Edmund Burke
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Edmund Burke (RP: /ˈed.mənd bɜːk/; Dublino, 12 gennaio 1729 – Beaconsfield, 9 luglio 1797) è stato un politico, filosofo e scrittore britannico di origine irlandese.
Per più di vent'anni sedette alla Camera dei Comuni come membro del partito Whig. Viene ricordato soprattutto per il suo sostegno alla lotta condotta dalle colonie americane contro re Giorgio III[1], lotta che portò alla guerra di indipendenza americana, come anche per la sua decisa opposizione alla Rivoluzione francese. La rivoluzione in Francia rese Burke una delle figure principali della corrente conservatrice del partito Whig (che soprannominò “Old Whigs”), in opposizione ai “New Whigs” filo-rivoluzionari, guidati da Charles James Fox. Burke pubblicò anche opere filosofiche sull'estetica e fondò l'Annual Register, una rivista politica.
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[modifica] Biografia
Nato a Dublino, in Irlanda, Burke era figlio di un avvocato protestante e di madre cattolica, il cui cognome, prima del matrimonio era Nagle. Burke venne educato alla fede del padre e rimase per tutta la vita un anglicano praticante. Dopo aver frequentato la scuola dei Quaccheri a Ballitore (contea di Kildare), nel 1744 entrò al Trinity College di Dublino. Nel 1747, fondò un circolo di discussione, l'Edmund Burke's Club. Nel 1770, il Club si fuse con il Club storico (Historical Club), formando la College Historical Society. Si laureò nel 1748. Burke Sr. voleva che il figlio studiasse giurisprudenza e lo mandò quindi a Londra, nel 1750. Nella capitale inglese Burke cominciò l'esercizio forense presso Middle Temple, per abbandonarlo quasi subito.
Il primo lavoro di Burke ad essere pubblicato fu A Vindication of Natural Society: A View of the Miseries and Evils Arising to Mankind from every species of Artificial Society (Difesa della società naturale: rassegna delle miserie e dei mali provenienti all'umanità da ogni specie di società artificiale), apparso anonimo nel 1756. Nel 1757 pubblicò un trattato di estetica, A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful (Un'indagine filosofica sull'origine delle nostre idee di Sublime e Bello), che attirò l'attenzione di importanti pensatori europei, come Denis Diderot e Immanuel Kant. Nel 1758, assieme all'editore Robert Dodsley, fondò l'influente Annual Register, una rivista su cui diversi autori commentavano i maggiori eventi di politica internazionale dell'anno passato. A Londra, Burke entrò a far parte dei più importanti circoli culturali ed artistici, stabilendo rapporti con personalità come Samuel Johnson, Sir Joshua Reynolds, Giuseppe Baretti, David Garrick e Oliver Goldsmith.
Nello stesso periodo, Burke conobbe William Gerard Hamilton. Quando Hamilton fu nominato Segretario per l'Irlanda, Burke divenne suo segretario - incarico che avrebbe svolto per tre anni - e lo seguì a Dublino. Nel 1765 Burke divenne segretario privato del Marchese di Rockingham, esponente di spicco dei Whigs, che, in quell'anno era diventato Primo Ministro. Lord Rockingham e Burke sarebbero rimasti amici ed alleati fino alla prematura morte del primo, avvenuta nel 1782.
[modifica] Carriera politica
Nel 1765 Burke entrò a far parte del Parlamento, essendo stato eletto alla Camera dei Comuni a rappresentare un “pocket borough”, ossia uno di quei collegi elettorali (detti anche “Rotten boroughs”, ossia “Borghi putridi”) che, a causa di una ridotta popolazione, erano di fatto sotto il controllo di un patrono, solitamente il maggiore proprietario terriero della zona. Il collegio in questione era Wendover, “feudo” di Lord Fermanagh, un alleato di Rockingham. Burke giocò un ruolo fondamentale nel dibattito sui limiti costituzionali dell'autorità regia. Si batté con forza contro un potere regio privo di restrizioni, sostenendo il ruolo dei partiti politici nel mantenere un principio di opposizione, in grado di arginare gli abusi del Re o di fazioni all'interno del governo. La sua più importante pubblicazione sul tema fu Thoughts on the Cause of the Present Discontents del 1770. Burke appoggiò le lamentele delle colonie americane contro il governo di re Giorgio III e dei suoi rappresentanti. Fece sentire la sua voce anche contro le persecuzioni dei cattolici in Irlanda e denunciò gli abusi e la corruzione della Compagnia delle Indie Orientali.
Nel 1769 Burke pubblicò, in risposta a George Grenville, il pamphlet The Present State of the Nation (L'attuale stato della Nazione). Nello stesso anno comprò la piccola tenuta di Gregories, vicino a Beaconsfield. Il prezzo fu saldato per la maggior parte con denaro preso a prestito. Anche se questa tenuta di seicento acri conteneva una collezione d'arte, comprendente opere di Tiziano, nondimeno nei decenni seguenti si sarebbe dimostrata un pesante fardello finanziario. I suoi discorsi e i suoi scritti l'avevano ormai reso famoso e, tra l'altro, avevano fatto dubitare che fosse l'autore delle Letters of Junius, violenti attacchi contro il governo, che si riveleranno in seguito del saggista Sir Philip Francis. Nel 1774 venne eletto a rappresentare Bristol, al tempo la seconda città dell'Inghilterra e, quindi, un collegio in cui la contesa elettorale era abbastanza libera. Il suo discorso agli elettori, tenuto dopo la vittoria, si fece notare per la difesa dei principi della democrazia rappresentativa contro la nozione per cui gli eletti dovevano agire esclusivamente a difesa degli interessi dei loro elettori. Il supporto che Burke fornì al libero commercio con l'Irlanda e il suo sostegno all'Emancipazione dei cattolici, argomenti impopolari tra i suoi elettori, gli fecero perdere il seggio nel 1780. Per il resto della sua carriera parlamentare, Burke rappresentò Malton, un altro collegio elettorale controllato da Rockingham.
Sotto il governo tory di Lord North, la guerra in America andò sempre peggio. In parte, fu proprio grazie ai discorsi di Burke che la guerra finì. A questo periodo appartengono due delle sue opere più brillanti: il discorso Conciliation with America (1775) e la Letter to the Sheriffs of Bristol (1777). La caduta di North riportò Rockingham al potere. Burke divenne Paymaster of the Forces (un lucroso incarico, relativo al finanziamento delle truppe) e Privy Councillor, ma la morte inaspettata di Rockingham, avvenuta nel luglio 1782 pose fine al suo governo dopo pochi mesi.
Burke sostenne allora il nuovo Primo Ministro, il Duca di Portland, e con questi le due vere anime del governo, il Whig Charles James Fox in coalizione con Lord North, una decisione che in seguito molti considereranno il suo peggior errore politico. Durante questo breve governo di coalizione continuò a rivestire l'incarico di Paymaster. La coalizione cadde nel 1783 e fu seguita dal lungo governo Tory di William Pitt il Giovane, che durò fino al 1801. Burke fu all'opposizione sino al 1793, anno in cui ruppe definitivamente con Fox e passò, assieme ad altri esponenti Whigs come William Wyndham ed i nipoti di Rockingham, con i Tories di Pitt. Nel 1785 pronunciò il famoso discorso sui debiti del Nababbo di Arcot. L'attacco contro il Governatore del Bengala Warren Hastings ebbe come conseguenza il giudizio di impeachment a carico di Hastings. Il processo, di cui Burke fu il maggior promotore, durò dal 1787 fino alla definitiva assoluzione di Hastings nel 1794.
[modifica] Burke e l'opposizione alla Rivoluzione francese
Dato il sostegno di Burke all'indipendenza americana e la sua compagna contro la prerogativa regia, molti furono sorpresi quando diede alle stampe Reflections on the Revolution in France nel 1790. Con questa pubblicazione, il politico anglo-irlandese divenne uno dei primi critici della Rivoluzione francese, che considerava non un movimento diretto a creare una democrazia costituzionale e rappresentativa, bensì una violenta rivolta contro la tradizione e la legittima autorità, un esperimento sconnesso con la realtà complessa della società umana, che sarebbe finito in un disastro. Grandi ammiratori di Burke, come Thomas Jefferson e Charles James Fox, lo accusarono di essere diventato reazionario e nemico della democrazia. Thomas Paine scrisse The Rights of Man nel 1791 come risposta a Burke. Peraltro, altri sostenitori della democrazia, come John Adams, concordarono con Burke sulla situazione francese. Inoltre, molte previsioni di Burke sullo sviluppo della rivoluzione sarebbero state confermate, con l'esecuzione di Luigi XVI, il Terrore e l'affermarsi del regime autocratico di Napoleone.
| « Fare una rivoluzione significa sovvertire l'antico ordinamento del proprio paese; e non si può ricorrere a ragioni comuni per giustificare un così violento procedimento. […] Passando dai principî che hanno creato e cementato questa costituzione all'Assemblea Nazionale, che deve apparire e agire come potere sovrano, vediamo qui un organismo costituito con ogni possibile potere e senza alcuna possibilità di controllo esterno. Vediamo un organismo senza leggi fondamentali, senza massime stabilite, senza norme di procedure rispettate, che niente può vincolare a un sistema qualsiasi. [...] Se questa mostruosa costituzione continuerà a vivere, la Francia sarà interamente governata da bande di agitatori, da società cittadine composte da manipolatori di assegnati, da fiduciari per la vendita dei beni della Chiesa, procuratori, agenti, speculatori, avventurieri tutti che comporranno una ignobile oligarchia, fondata sulla distruzione della Corona, della Chiesa, della nobiltà e del popolo. Qui finiscono tutti gli ingannevoli sogni e visioni di eguaglianza e di diritti dell'uomo. Nella "palude Serbonia" di questa vile oligarchia tutti saranno assorbiti, soffocati e perduti per sempre. » | |
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(Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia)
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Questi fatti ed il disaccordo sulla loro interpretazione portarono alla rottura dell'amicizia tra Burke e Fox e, da un punto di vista più generale, alla divisione del Partito Whig. Nel 1791 Burke pubblicò Appeal from the New to the Old Whigs, in cui rinnovò le sue critiche ai programmi radicali ispirati dalla Rivoluzione francese ed attaccò i Whigs che li appoggiavano. Gran parte del partito seguì Burke e si unì al governo tory di William Pitt il Giovane, che dichiarò guerra alla Francia rivoluzionaria nel 1793.
Nel 1794 Burke subì un duro colpo, causato dalla morte del figlio Richard, a cui era molto legato. In quello stesso anno finì il processo contro Hastings. Burke sentì di aver compiuto il suo lavoro e, stanco, decise di lasciare il Parlamento. Il Re, che aveva apprezzato le sue posizioni sulla Rivoluzione francese, voleva nominarlo Conte di Beaconsfield, ma la morte del figlio aveva privato questo titolo di ogni attrattiva e Burke accettò solo una pensione di 2.500 sterline. Anche questa modesta ricompensa fu attaccata dal Duca di Bedford e dal Conte di Lauderdale. A loro Burke diede una bruciante risposta in Letter to a Noble Lord (1796). In quello stesso anno uscirono i suoi ultimi scritti le Letters on a Regicide Peace, schierandosi contro i negoziati di pace con la Francia.
Morì a Beaconsfield, il 9 luglio 1797. Sebbene molti avessero proposto di inumarlo nell'Abbazia di Westminster con un funerale di Stato, il Parlamento preferì attenersi al testamento lasciato da Burke e lasciarlo seppellire nella cattedrale di Beaconsfield.
[modifica] Note
- ^ La posizione di Burke era favorevole alle proteste sollevate dai coloni contro l'abuso del potere regio in quanto a suo parere - come poi si verificò - avrebbero potuto portare ad una vero e proprio scontro bellico con la madrepatria, cosa che la Gran Bretagna doveva assolutamente evitare. Proprio per questo egli, pur comprendendone le richieste, si oppose nettamente all'indipendenza delle colonie americane.
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