Gruppo di pressione

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Un gruppo di pressione è un gruppo di individui non inseriti all'interno del sistema politico, dotato di una organizzazione formale basata sulla divisione funzionale dei compiti, che agisce in vista dell'affermazione dell'interesse particolare che ne ha causato la genesi esercitando la propria influenza su determinate decisioni politiche al fine di ottenere dei provvedimenti coerenti con l'interesse rappresentato.

Il termine viene affiancato, nella lingua italiana, dalla espressione, acquisita dalla tradizione statunitense: lobby (propriamente «loggia» nel senso di «tribuna [parlamentare]»). La modalità di azione con cui esso si inserisce esercitando la propria pressione sul sistema politico viene denominata lobbying[1].

Etimologia del termine lobby[modifica | modifica sorgente]

Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da laubia = «loggia, portico»). Secondo Adrian Room[2] questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in The Relikes of Rome nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in Enrico VI, parte II, con il significato di "passaggio", "corridoio".
Altre fonti fanno derivare lobby dall'antico alto tedesco lauba, che significava deposito di documenti, che divenne poi lobby nell'adattamento inglese. Il dizionario inglese Webster ricorda che questa parola designa anche il recinto dove vengono raggruppati gli animali destinati al macello.[senza fonte]

Fu nel XIX secolo, intorno al 1830, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una "division". Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso: le lobby, ovvero le anticamere di fronte alle aule in cui le decisioni collettive venivano prese. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica da allora, anche se in modo improprio, il gruppo di pressione che lì si riuniva per incontrare i soggetti del sistema politico.

Caratteristiche del fenomeno[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo di interesse si attiva in modo da esercitare influenza sulle decisioni dei decisori pubblici, siano essi i rappresentanti del potere legislativo, dell'esecutivo, delle Authority e degli enti di controllo o della funzione di implementazione realizzata dalla pubblica amministrazione.

Il termine lobby viene usato anche per indicare gruppi e organizzazioni legati tra loro dalla volontà di esercitare l'influenza a favore dell'interesse particolare presso le istituzioni legislative, politiche ed amministrative chiamate ad individuare l'interesse generale e a legiferare in merito ad esso. In Europa questo processo si verifica presso la Commissione che ha sede a Bruxelles, e in misura minore presso il Parlamento, che ha sede a Strasburgo; negli Usa la pressione si esercita sul Congresso di Washington, ma anche sui vertici dell'esecutivo, guidato dal Presidente degli Stati Uniti.

Come osservato da Luigi Graziano[3] il lobbying come libero mercato dei gruppi di pressione organizzati, in competizione pura e perfetta per ottenere accoglimento dell'interesse rappresentato presso il decisore politico, è una modalità che si verifica all'interno di sistemi politici di tipo liberaldemocratico, come gli Stati Uniti, in cui la società civile rileva un tasso maggiore di articolazione degli interessi e una migliore capacità di aggregazione degli stessi, mentre il sistema politico manifesta una minore capacità generale di intervento dentro ai subsistemi sociali ed economici. Il lobbying in questo senso nasce all'interno di una cornice di stato minimale e di una maggiore attivazione della società civile organizzata. Al contrario, modelli alternativi di rappresentanza degli interessi, come il neo-corporativismo, connotano i sistemi politici con uno stato, etico, intensivamente inserito nella regolazione di economia e società - come accade nei sistemi politici europei continentali (i.e. Germania) - e un subsistema sociale ed economico meno articolato, in cui si stagliano pochi, qualificati gruppi di pressione, inclusi dall'esecutivo nella determinazione di un limitato numero di politiche pubbliche (economia, lavoro, fiscalità).

Recentemente, come osservato da Marco Mazzoni[4] si è diffuso un improprio uso giornalistico del termine anche per indicare ogni gruppo più o meno organizzato che si dedichi allo scopo di attivare attenzione mediatica in supporto di (o contro) un preciso provvedimento legislativo. Anche le varianti del termine lobby sono entrate a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: "lobby", "lobbies", "lobbying", "lobbista" ecc.

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Europa[modifica | modifica sorgente]

Si stima vi siano a Bruxelles quindicimila lobbisti che difendono gli interessi delle grandi aziende, delle associazioni di categoria (peak o umbrella associations), ma anche dei gruppi ambientalisti, per la tutela dei diritti sociali e delle organizzazioni non governative nei confronti del sistema politico-decisionale europeo. La sempre maggiore presenza di gruppi di pressione a Bruxelles è dovuta alla crescente capacità della Unione Europea di intervenire con legislazione e regolazione in molte materie ed ambiti precedentemente normati dalle istituzioni nazionali. Sia i Commissari e i dipendenti della Commissione[5], sia i Parlamentari e i dipendenti del Parlamento europeo[6] sono chiamati al rispetto di specifici codici di condotta, inclusivi di una specifica disciplina per le relazioni con i rappresentanti degli interessi, nello svolgimento del proprio mandato politico o dell'incarico amministrativo. Inoltre, uno specifico codice di condotta[7] viene sottoscritto dai rappresentanti degli interessi particolari che su base volontaria si iscrivono al Registro della Trasparenza, frutto di un processo di regolamentazione del lobbying affrontato tanto dalla Commissione quanto dal Parlamento europeo.

Con il Libro bianco sulla governance europea della Commissione (2001) veniva prevista la possibilità che gruppi organizzati del mondo economico e della società civile organizzata prendessero parte al processo decisionale europeo, non più connotato da un government, centralizzato e basato su una logica top-down, ma fondato sulla governance, diffusa e fondata su un modello bottom-up. Con il Libro Verde del 2006, Iniziativa europea per la Trasparenza, la Commissione europea avvia una consultazione pubblica volta a indagare sulle modalità migliori per avere un quadro più strutturato per le attività dei rappresentanti dei gruppi di interesse (lobbisti). L'esito della consultazione - con contributi inviati da associazioni di categoria, gruppi della società civile organizzata, ong e associazioni no profit, cittadini, portatori di interessi pubblici - porta alla creazione presso la Commissione nel marzo 2007 di un Registro europeo dei rappresentanti di interessi, a iscrizione volontaria ma basato su incentivi selettivi, e del relativo Codice di condotta per i lobbisti.

Nel corso del 2011 anche il Parlamento europeo aderisce all'iniziativa della registrazione per i lobbisti e crea un Registro comune europeo (Commissione-Parlamento) dei rappresentanti di interessi, denominato Registro per la Trasparenza.

In questo senso, essendo l'attività di lobbying esercitata presso le istituzioni decisionali europee trasparente e pubblica, l'intero processo di policy making appare più democraticamente leggibile e aperto alla partecipazione di una molteplicità di interessi.

Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia il lobbismo e la rappresentanza degli interessi organizzati hanno assunto uno sviluppo limitato a causa di alcuni fattori legati al sistema politico. Secondo Maria Cristina Antonucci: "Le principali caratteristiche del lobbismo italiano possono essere sintetizzate così: 1. è un tipo di rappresentanza non regolamentata dal punto di vista normativo; 2. è un esempio di pressione dei gruppi particolarmente condizionato dalla cultura politica nazionale; 3. è un modello di relazione istituzionale più orientato all'esercizio dell'influenza come relazione sociale che alla comunicazione come processo; 4.è un sistema basato sui rapporti diretti e immediati tra lobbista e decisore piuttosto che su forme indirette di pressione (grassroots lobbying).[8]" Inoltre, la capacità dei partiti politici di fungere da aggregatori di interessi, il neo-corporativismo e la concertazione che hanno favorito sindacati e gruppi di datori di lavoro nella partecipazione alle politiche pubbliche, la presenza di importanti corpi sociali intermedi come la Chiesa cattolica, l'assenza di una legge nazionale in materia di lobby sono tutti fattori che hanno determinato il peculiare assetto del lobbying nel sistema italiano.

Dal 1948 al 2013, 54 disegni di legge sono stati presentati presso il parlamento italiano, in materia di regolamentazione della rappresentanza degli interessi e di partecipazione dei gruppi di pressione al processo decisionale pubblico, ma nessuno di essi è mai stato approvato. Tra questi, il cosiddetto "DdL Santagata", preparato durante il II governo Prodi. Il disegno di legge fu presentato dal Ministro per l'attuazione del programma di governo, Giulio Santagata, nel novembre 2007, al termine di un lavoro di analisi ed elaborazione condotto da una Commissione governativa presieduta dal consigliere di Stato Michele Corradino e da Pierluigi Petrillo.[9]. Il disegno di legge non è stato approvato a causa di una opposizione interna all'esecutivo Prodi, dovuta alla qualità del testo, e alla breve durata dello stesso. Analoghe proposte di legge sono state riprese durante la XVI legislatura (2008-2012) dai deputati Marinello e Murgia. Nel corso della XVI legislatura a firma dei deputati Moroni e Sereni, un altro disegno di legge in proposito è stato presentato, senza che si concretizzasse in legge. Nel corso della XVII legislatura, il governo presieduto da Enrico Letta ha ripreso il tema della regolamentazione dei gruppi di pressione[10], affidando ad un gruppo di lavoro la redazione del disegno di legge, dopo aver condiviso nel Consiglio dei Ministri del 24 maggio 2013 una nota informativa su come procedere a regolamentare le lobbies[11]. Il 5 giugno 2013, su incarico del presidente Letta, il gruppo di lavoro incaricato di redigere il ddl lobby ha ufficialmente incontrato una delegazione di lobbisti[12]. Il gruppo di lavoro, coordinato dal segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Garofoli e da Pierluigi Petrillo, ha concluso il lavoro di elaborazione del disegno di legge il 12 giugno 2013[13]. Il provvedimento è stato illustrato nel pre-Consiglio dei Ministri del 4 luglio 2013 ed ha sollevato immediatamente critiche e valutazioni poco favorevoli, tanto da parte del mondo dei lobbisti quanto da parte di alcuni politici. Il Consiglio dei Ministri del 5 luglio 2013 ha preferito rinviare il provvedimento suggerendo per il testo ulteriori approfondimenti comparati[14]. Il disegno di legge elaborato dal gruppo di lavoro è naufragato di fronte alla opposizione di un cospicuo numero di Ministri contrari tanto al merito quanto al metodo del drafting legislativo, ritenuto troppo puntuale e interventista. In particolare il disaccordo sostantivo, cui è riconducibile il naufragio della possibilità di regolamentare le lobby da parte dell'esecutivo Letta, riguardava una molteplicità delle proposte avanzate nella bozza, tra cui: autorità delegate alla tenuta del Registro dei lobbisti, entità delle sanzioni per comportamenti contrari alla legge, frequenza della rendicontazione degli incontri tra politici e lobbisti.

Alcuni importanti modelli di categorizzazione del lobbying sono stati recentemente forniti da Primavera e Micucci, con speciale riferimento alla questione del traffico di influenze illecite, contenuto nella Legge Severino.

In assenza di una normativa nazionale, alcune regioni italiane hanno approvato delle leggi regionali in materia di disciplina del lobbying: è il caso della Regione Toscana (L. R. 5/2002 Norme per la trasparenza dell'attività politica e amministrativa del Consiglio regionale della Toscana), della Regione Molise (L. R. 24/2004 Norme per la trasparenza dell'attività politica ed amministrativa del Consiglio regionale del Molise) e della Regione Abruzzo (L.R. 61/2010 Disciplina sulla trasparenza dell'attività politica e amministrativa e sull'attività di rappresentanza di interessi particolari). Altri testi di legge regionale per la disciplina del lobbying sono stati presentati in Calabria, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, finora senza alcun esito.

In tale contesto di assenza di regolazione nazionale, può essere iscritto il parziale tentativo avviato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali dove, con il DM 9 febbraio 2012, n. 2284,con la creazione dell'Unità per la Trasparenza si è pensato di garantire la trasparenza dei processi decisionali di competenza dell'Amministrazione e di gestire l'attività di interazione tra il Ministero e il mondo delle lobbies. L'Unità è stata promossa dall'allora Ministro dell'Agricoltura Mario Catania ed ha subito uno stop, dovuto anche alla scarsità della rilevanza dei soggetti iscritti, durante il periodo in cui Ministro dell'Agricoltura era Nunzia De Girolamo. II Ministro Maurizio Martina, ha recentemente riavviato il lavoro dell'Unità, confermandone il direttore Pierluigi Petrillo. Ad aprile 2014 risultano registrati nell'Elenco dei Lobbisti[non è scritto che fu stoppata?], 112 soggetti tra cui multinazionali come Enel e Vodafone, associazioni di settore come Legapesca e ONG come Slow Food[15]. La principale criticità del registro, oltre alla corsa alla iscrizione da parte di interessi di limitata importanza e alla ricerca di un canale di accredito[16], è legata alla mancata volontà dei principali gruppi di pressione legati alle politiche agricole, Coldiretti e Confagricoltura, di iscriversi al Registro. In assenza di questi due importantissimi gruppi dentro alle politiche agricole[17], il Registro ha poche possibilità di esplicare una minima efficacia. Nel frattempo, l'esecutivo Renzi ha segnalato nel DEF l'esigenza di definire a giugno 2014 "un provvedimento legislativo per regolare le lobby e le relazioni fra gruppi di interesse e istituzioni, a tutti i livelli[18]".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vocabolario Treccani online
  2. ^ Adrian Room, Dictionary of changes in meaning, London & New York, 1986.
  3. ^ L. Graziano, Lobbying, Pluralism and Democracy, Palgrave Macmillan, 2001.
  4. ^ M. Mazzoni, Il coverage della lobby nella stampa italiana. Paper presentato al Convegno della Società Italiana di Scienza Politica 2012, disponibile on line http://www.sisp.it/files/papers/2012/marco-mazzoni-1249.pdf
  5. ^ http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/pdf/code_conduct_en.pdf
  6. ^ http://www.europarl.europa.eu/pdf/meps/201206_Code_of_conduct_EN.pdf
  7. ^ http://ec.europa.eu/transparencyregister/info/about-register/codeOfConduct.do?locale=it
  8. ^ Maria Cristina Antonucci, Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane, Roma, Carocci, 2012, p. 110
  9. ^ P.L. Petrillo, Le lobbies nella forma di governo italiana, in Percorsi costituzionali, 3, 2012, pp. 184
  10. ^ Facendo seguito a quanto proposto dall'associazione da lui presieduta VEDRO'Lobby, un appello ai partiti: "Serve una legge per la trasparenza" | Vedro - L'Italia al futuro
  11. ^ Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, 24 maggio 2013 http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=71257
  12. ^ Comunicato stampa della Presidenza del Consiglio, 5 giugno 2013http://www.governo.it/Presidenza/Comunicati/dettaglio.asp?d=71450
  13. ^ Corriere della Sera, 12 giugno 2013, p. 16 http://archiviostorico.corriere.it/2013/giugno/12/Lobby_domani_governo_adotta_ddl_co_0_20130612_b8113108-d322-11e2-bd77-41d090694984.shtml
  14. ^ La Repubblica, 6 luglio 2013, p. 6http://ricerca.gelocal.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/07/06/ma-salta-la-legge-sulle-lobby-controlli.html
  15. ^ http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5254
  16. ^ Degna di nota la registrazione di alcuni gruppi di pressione quali ANACAITPR, l'Associazione Nazionale Allevatori del Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante Rapido e ANASB, l'Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina
  17. ^ Sul tema dei grandi gruppi nelle politiche agricole è stato scritto in A Piccinini, F. Peronaci, La lobby agricola. Tra concertazione, neocorporativismo, globalizzazione dei mercati, vacche pazze ed organismi geneticamente modificati, Milano, Franco Angeli, 2003.
  18. ^ http://www.publicpolicy.it/lobby-def-riforma-giugno-31336.html

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Cristina Antonucci, "Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane", Roma, Carocci, 2012.
  • Frank Baumgartner et alii, "Lobbying and policy change", Chicago, The University of Chicago Press, 2009.
  • Domenico Fisichella, L'altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione. Laterza, 1997.
  • Gigi Graziano. Le lobbies. Laterza, 2002. ISBN 978-88-420-6639-2
  • Gianfranco Macrì, "Europa, lobbying e fenomeno religioso. Il ruolo dei gruppi religiosi nella nuova Europa politica", Giappichelli, Torino, 2004.
  • Pier Luigi Petrillo, "Democrazie sotto pressione. Parlamenti e lobbies nel diritto pubblico comparato", Giuffrè 2012
  • Alberto Cattaneo, Paolo Zanetto. Fare lobby. Manuale di Public affairs. Etas, 2007. ISBN 978-88-453-1119-2
  • Francesco Galietti. Alta pressione. Perché in Italia è difficile regolare le lobby, Marsilio, 2011.
  • Liborio Mattina. I gruppi di interesse. Il Mulino, 2010.
  • Marco Mazzoni. Le relazioni pubbliche ed il lobbying in Italia. Editori Laterza, 2010.
  • Gianluca Sgueo, Lobbying e Lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale Egea-Bocconi, 2012
  • Santo Primavera, Massimo Micucci, Trafficante sarà lei!, Acireale, Buonanno, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]