Gruppo di pressione

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Un gruppo di pressione è un gruppo dotato di una organizzazione formale, identificabile e riconoscibile basata sulla divisione funzionale dei compiti che agisce in vista dell'affermazione dell'interesse particolare che ne ha causato la genesi. In questo senso il gruppo di interesse che si attiva in modo da esercitare influenza sulle decisioni dei decisori pubblici, siano essi i rappresentanti del potere legislativo, dell'esecutivo, delle Authority e degli enti di controllo o della funzione di implementazione realizzata dalla PA, agisce come gruppo di pressione. Il termine ha, nella lingua italiana, un sinonimo acquisito dalla tradizione anglosassone: lobby e la modalità di azione con cui esso si inserisce esercitando la propria pressione sul sistema politico viene denominata lobbying.

Il termine lobby viene usato correntemente anche per indicare un certo numero di gruppi, organizzazioni, individui, legati tra loro dalla volontà di influenzare a favore dell'interesse rappresentando le istituzioni legislative, politiche ed amministrative chiamate ad individuare l'interesse generale e a legiferare in merito ad esso. In Europa questo processo si verifica presso la Commissione che ha sede a Bruxelles, e in misura minore presso il Parlamento, che ha sede a Strasburgo; negli Usa la pressione si esercita sul Congresso di Washington.

Indice

Definizione [modifica]

Il fenomeno lobbistico si inquadra talora in un contesto de-ideologizzato, pertanto l'adesione o la presa di contatto con un gruppo di interesse non implica di per sé coincidenza a una generalizzata, o ideologica, visione del mondo ma si concretizza in un supporto a singole e specifiche negoziazioni con le istituzioni[1].

E, per finire, si è diffuso un improprio uso giornalistico del termine anche per indicare una manifestazione popolare, un corteo, dei comizi, l'uso di cartelli e striscioni con lo scopo di far pressione in supporto di (o contro) un preciso provvedimento legislativo (es.: la lobby contro la "poll-tax" istituita dal Primo Ministro conservatore Margaret Thatcher, che si è attivata in più riprese nell'arco dell'anno 1990/1991 in Gran Bretagna). Anche le varianti del termine lobby sono entrate a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: "lobby", "lobbies", "lobbying", "lobbista" ecc.

Etimologia del termine lobby [modifica]

Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da lobia = loggia, portico). Secondo Adrian Room[2] questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in The Relikes of Rome nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in Enrico VI, parte II, con il significato di "passaggio", "corridoio".

Altre fonti fanno derivare lobby dall'antico alto tedesco lauba, che significava deposito di documenti, che divenne poi lobby nell'adattamento inglese. Il dizionario inglese Webster ricorda che questa parola designa anche il recinto dove vengono raggruppati gli animali destinati al macello.

Fu nel secolo diciannovesimo, 1830 circa, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una "division".

Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica poi il gruppo da essi rappresentato.

Lobbying nell'Unione europea [modifica]

Si stima vi siano a Bruxelles quindicimila lobbisti che difendono gli interessi delle grandi aziende europee, soprattutto nei temi legati all'ambiente. Lo sviluppo di gruppi di interesse è dovuto alla mancanza di restrizioni rispetto a sistemi in cui il lobbysmo è più radicato, come gli Stati Uniti d'America e il Canada.[3] I commissari e i lobbysti mancano di un codice di condotta, se non quello a partecipazione volontaria proposto dalla SEAP, che si è rivelato insufficiente. Un'altra organizzazione, ALTER-EU, si occupa di proporre strumenti per la trasparenza. Come evidenziato in un saggio del professor Pier Luigi Petrillo,[4] ricercatore alla Università telematica Unitelma, professore a contratto di Teoria e Tecniche del Lobbying alla Luiss Guido Carli di Roma e direttore pro-tempore dell'Ufficio Lobby del Ministero dell'Agricoltura, i gruppi di pressione operano a Bruxelles come delle "antenne" della società civile: essi sono infrastrutture indispensabili alla definizione del processo decisionale, arricchendo il procedimento di informazioni tecniche e condizionando spesso le decisioni sia dei commissari che dei parlamentari.

Il tema della regolamentazione del lobbying è stato di recente affrontato in maniera significativa tanto da Commissione quanto da Parlamento europeo.

Già con il Libro bianco sulla governance europea della Commissione (2001) veniva prevista la possibilità che gruppi organizzati del mondo economico e della società civile organizzata prendessero parte al processo decisionale europeo, non più connotato da un government, centralizzato e basato su una logica top-down, ma fondato sulla governance, diffusa e fondata su un modello bottom-up.

Con il Libro Verde del 2006 Iniziativa europea per la Trasparenza, la Commissione europea avvia una consultazione pubblica volta a indagare sulle modalità migliori per avere un quadro più strutturato per le attività dei rappresentanti dei gruppi di interesse (lobbisti).

L'esito della consultazione - con contributi inviati da associazioni di categoria, gruppi della società civile organizzata, ong e associazioni no profit, cittadini, portatori di interessi pubblici, consultancies - porta alla creazione presso la Commissione nel marzo 2007 di un Registro europeo dei rappresentanti di interessi, ad iscrizione volontaria ma basato su incentivi selettivi, e del relativo Codice di condotta per i lobbisti.

Nel corso del 2011 anche il Parlamento europeo aderisce all'iniziativa della registrazione per i lobbisti e crea un Registro comune europeo (Commissione-Parlamento) dei rappresentanti di interessi.

In questo senso, essendo l'attività di lobbying esercitata presso le istituzioni decisionali europee trasparente e pubblica, l'intero processo decisionale appare più democraticamente leggibile e aperto alla partecipazione di una molteplicità di interessi.

Lobbying in Italia [modifica]

In Italia il lobbismo e la rappresentanza degli interessi organizzati hanno assunto uno sviluppo limitato a causa di alcuni fattori legati al sistema politico. Ha osservato Maria Cristina Antonucci, ricercatrice del CNR, che: "Le principali caratteristiche del lobbismo italiano possono essere sintetizzate così: 1.è un tipo di rappresentanza non regolamentata dal punto di vista normativo; 2. è un esempio di pressione dei gruppi particolarmente condizionato dalla cultura politica nazionale; 3. è un modello di relazione istituzionale più orientato all'esercizio dell'influenza come relazione sociale che alla comunicazione come processo; 4.è un sistema basato sui rapporti diretti e immediati tra lobbista e decisore piuttosto che su forme indirette di pressione (grassroots lobbying).[5]" Inoltre, la capacità dei partiti politici di fungere da aggregatori di interessi, il neo-corporativismo e la concertazione che hanno favorito sindacati e gruppi di datori di lavoro nella partecipazione alle politiche pubbliche, la presenza di importanti corpi sociali intermedi come la Chiesa cattolica, l'assenza di una legge nazionale in materia di lobby sono tutti fattori che hanno determinato il peculiare assetto del lobbying nel sistema italiano.

È importante ricordare che, dal 1948 al 2012, oltre 54 disegni di legge sono stati presentati in Parlamento in materia di regolamentazione della rappresentanza degli interessi e di partecipazione dei gruppi di pressione al processo decisionale pubblico, ma nessuno di essi è mai stato approvato. Tra questi, si ricordi il c.d. "ddl Santagata", l'unico disegno di legge in materia d'iniziativa del secondo governo Prodi. Il "ddl Santagata" fu presentato dall'allora Ministro per l'attuazione del programma di governo, Walter Santagata, nel novembre 2007, al termine di un impegnativo lavoro di analisi ed elaborazione condotto da una Commissione governativa presieduta da Pier Luigi Petrillo e composta da docenti universitari come Nicola Lupo, consiglieri di Stato come Michele Corradino (all'epoca capo di gabinetto del ministro), alti dirigenti pubblici come Monica Parrella e Francesca Basilico [6]. Interessante notare come il medesimo testo sia stato ripreso, sempre senza nessun esito legislativo, da alcune proposte di legge nella XVI legislatura (2008-2012) a firma dei deputati Marinello e Murgia. Più innovative del DDL Santagata appaiono, poi, alcune recenti proposte di legge, avanzate nel corso della XVI legislatura a firma dei deputati Moroni e Sereni, che prevedono una pluralità di registri di accreditamento dei rappresentanti degli interessi presso le diverse istituzioni oggetto di attiivtà di pressione: Camera, Senato e Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Lobbying nelle regioni italiane [modifica]

In questa assenza di una normativa nazionale, alcune Regioni italiane hanno approvato delle leggi regionali in materia di disciplina del lobbying: è il caso della Regione Toscana (L. R. 5/2002 Norme per la trasparenza dell'attività politica e amministrativa del Consiglio regionale della Toscana), della Regione Molise (L. R. 24/2004 Norme per la trasparenza dell'attività politica ed amministrativa del Consiglio regionale del Molise) e della Regione Abruzzo (L.R. 61/2010 Disciplina sulla trasparenza dell'attività politica e amministrativa e sull'attività di rappresentanza di interessi particolari). Altri testi di legge regionale per la disciplina del lobbying sono stati presentati in Calabria, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, finora senza alcun esito legislativo. L'importanza dei processi legislativi regionali sul lobbying non risiede solo nella capacità di legiferare a livello sub-statale su un tema in cui non sia presente una legislazione nazionale ma nel richiamo diretto al modello europeo, sistema politico in cui tutte le Regioni italiane esercitano la rappresentanza degli interessi legata ai rispettivi territori.

Note [modifica]

  1. ^ così P.L. Petrillo, Gruppi di Pressione e AIR, in Rassegna parlamentare, 2, 2010, pp. 123 e ss.
  2. ^ Adrian Room, Dictionary of changes in meaning, London & New York, 1986.
  3. ^ Matteo Lazzarini Eurolobbisti Mursia editore
  4. ^ Cfr. P.L. Petrillo, Parlamento europeo e gruppi di pressione, in Rassegna Parlamentare, 2, 2006
  5. ^ Maria Cristina Antonucci, Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane, Roma, Carocci, 2012, p. 110
  6. ^ P.L. Petrillo, Le lobbies nella forma di governo italiana, in Percorsi costituzionali, 3, 2012, pp. 184

Bibliografia [modifica]

  • Maria Cristina Antonucci, Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane, Roma, Carocci, 2012.
  • Domenico Fisichella, L'altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione. Laterza, 1997.
  • Gigi Graziano. Le lobbies. Laterza, 2002. ISBN 978-88-420-6639-2
  • Gianfranco Macrì, "Europa, lobbying e fenomeno religioso. Il ruolo dei gruppi religiosi nella nuova Europa politica", Giappichelli, Torino, 2004.
  • Pier Luigi Petrillo. Parlamento europeo e gruppi di pressione. in Rassegna parlamentare, 2, 2006.
  • Alberto Cattaneo, Paolo Zanetto. Fare lobby. Manuale di Public affairs. Etas, 2007. ISBN 978-88-453-1119-2
  • Pier Luigi Petrillo. "Le lobbies nella forma di governo italiana", in Percorsi costituzionali, 3, 2012, pp. 179 ss.
  • Liborio Mattina. I gruppi di interesse. Il Mulino, 2010.
  • Pier Luigi Petrillo. AIR e gruppi di pressione: un binomio possibile. in Rassegna parlamentare, 2, 2011.
  • Marco Mazzoni. Le relazioni pubbliche ed il lobbying in Italia. Editori Laterza, 2010.
  • Pier Luigi Petrillo. Democrazie sotto pressione. Parlamenti e lobbies nel diritto pubblico comparato. Giuffrè, 2011.
  • Silvia Sassi, I rappresentanti di interessi nel contesto europeo. Ruolo e sinergie con le istituzioni. Giuffrè, 2012.

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

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