Lobby
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Il termine gruppo di pressione ha, nella lingua italiana, un sinonimo acquisito dalla tradizione anglosassone: lobby.
Il termine lobby viene usato correntemente anche per indicare un certo numero di gruppi, organizzazioni, individui, legati tra loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni legislative: in Europa presso la Commissione che ha sede a Bruxelles, negli Usa presso il Congresso di Washington.
Il fenomeno lobbistico si inquadra in un contesto de-ideologizzato, pertanto l'adesione o la presa di contatto con un gruppo di interesse non implica di per sé coincidenza a una generalizzata,o ideologica, visione del mondo ma si concretizza in un supporto a singole e specifiche negoziazioni con le istituzioni.
E, per finire, esso è stato adottato dal linguaggio giornalistico, anche per indicare una manifestazione popolare, generalmente composta da un corteo, comizi, uso di cartelli e striscioni, che ha lo scopo di far pressione in supporto di (o contro) un preciso provvedimento legislativo (es.: la lobby contro la "poll-tax" istituita dal Primo Ministro conservatore Margaret Thatcher, che si è attivata in più riprese nell'arco dell'anno 1990/1991 in Gran Bretagna). Tutti gli usi non letterali del termine lobby, escluso quest'ultimo, sono entrati a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: "lobby", "lobbies", "lobbying", "lobbista", ecc.
Indice |
[modifica] Lobby nella Commissione Europea
Si stima vi siano a Bruxelles 15mila lobbysti che difendono gli interessi delle grandi aziende europee, soprattutto nei temi legati all'ambiente. Lo sviluppo di gruppi di interesse è dovuto alla mancanza di restrizioni rispetto a sistemi in cui il lobbysmo è più radicato, come gli Stati Uniti e il Canada. I commissari e i lobbysti mancano di un codice di condotta, se non quello a partecipazione volontaria proposto dalla SEAP, che si è rivelato insufficiente. Un'altra organizzazione, ALTER-EU, si occupa di proporre strumenti per la trasparenza.
[modifica] Etimologia del termine
Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da "lobia" = loggia, portico). Secondo Adrian Room questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in The Relikes of Rome nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in Enrico VI, parte II, con il significato di "passaggio", "corridoio".
Altre fonti fanno derivare lobby dall’Antico Alto-Tedesco lauba, che significava deposito di documenti, che divenne poi lobby nell’adattamento inglese. Il dizionario inglese Webster ricorda che questa parola designi anche il recinto dove vengono raggruppati gli animali destinati al macello.
Fu nel secolo diciannovesimo, 1830 circa, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una "division".
Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica poi il gruppo da essi rappresentato.
[modifica] Bibliografia
- Alberto Cattaneo, Paolo Zanetto. Fare lobby. Manuale di Public affairs. Etas, 2007. ISBN 9788845311192
- Giuseppe Mazzei. Lobby della trasparenza. Centro Documentazione Giornalistica, 2003.
- Marcello Menni. L'intermediazione di interessi: Lobbying Aracne, 2007. ISBN 8854813036
- Gigi Graziano. Le lobbies. Laterza, 2002. ISBN 9788842066392
- Mauro Fotia. Le lobby in Italia. Gruppi di pressione e potere. Dedalo, 2002. ISBN 9788822061904
- Franco Spicciariello & Emanuele Calvario. Introduzione alle relazioni istituzionali. LUISS University Press, 2006.
- Lucia Fiorentino. K il lobbista. Introduzione al principio di democrazia partecipativa. Edizioni Scientifiche Italiane, 2007.

