Effeminatezza

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Con il termine effeminatezza si sogliono descrivere quei tratti caratteriali di un maschio a cui viene associata una natura maggiormente femminile rispetto a quella sua maschile d'appartenenza[1]; ciò a causa di comportamenti, modi di fare, stile e ruolo di genere assunti[2]. Applicato ad un portamento e/o aspetto più aggraziato e, per l'appunto, femmineo rispetto a quanto sia più logico attendersi da un uomo: utilizzato generalmente in modo critico o per mettere in ridicolo la persona indicata come effeminata.

Nel corso della tradizione occidentale l'effeminatezza è stata spesso considerata alla stregua d'un vero e proprio vizio, indicativa di personaggi dai tratti innati negativi, spesso con un intento peggiorativo nei riguardi delle "tendenze omosessuali" da parte di chi manifestava modi effeminati[3].

In altre società i maschi dai tratti più femminili potevano essere considerati come un genere umano distinto, un vero e proprio terzo sesso; poteva inoltre avere una funzione sociale considerata speciale, quasi sciamanica; come nel caso della tradizione dei due spiriti questo per alcune delle tribù 'pellerossa' (nativi americani) che abitavano il nordamerica prima dell'arrivo degli europei.

Nella cultura contemporanea un maschio effeminato può esser paragonato ad un bellimbusto vanesio o a un damerino, simile alla figura del dandy ottocentesca.

Intolleranza e/o accettazione sociale[modifica | modifica wikitesto]

Nella maggior parte delle culture l'effeminatezza è tradizionalmente considerata, quando non addirittura un "vizio morale", almeno segno di debolezza, indicativo di tratti negativi innati del carattere, spesso insinuando tendenze alla passività sessuale nei rapporti con altri uomini[4].

La definizione di ciò che costituisce un comportamento effeminato varia notevolmente a seconda del contesto sociale e culturale, nonché del periodo temporale preso in considerazione. Mentre alcuni comportamenti effeminati evocano in alcune persone impressioni stereotipate di omosessualità[5], in altre possono far pensare più semplicemente ad un istinto poco virile, carente di mascolinità, senza per questo mettere in discussione l'orientamento sessuale della persona considerata.

Esempi di comportamenti non conformi con la mascolinità tradizionale possono includere un interesse alquanto spiccato per la moda (fashion) femminile[6]; l'uso di gesti marcati, espressioni ed effusioni emotive rivolte ad altri maschi[7]; il travestitismo o l'uso di cosmetici (make-up)[8] ; l'adozione di manierismi da vamp o regina[9][10]. Questi esempi son cambiati nel tempo e variano anche a seconda di diversi fattori contestuali: durante l'illuminismo ad esempio la moda maschile prescriveva l'uso di calzettoni elaborati fino al ginocchio, abiti lunghi e parrucche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola effeminatezza deriva da ex-fuori e femina-donna, significa pertanto "essere come una donna"[11]; il termine latino originario è mollities-morbidezza/mollezza (un 'peccato' rispetto a vir-virilità). Nell'antica koinè greca la parola indicante l'effeminato è Kinaidos, nella sua forma latinizzata cinaedus, o malakoi: un uomo "la cui caratteristica saliente è una presunta femminilità interiore, tanto da fargli desiderar con ardore e più d'ogni altra cosa di essere penetrato sessualmente da altri uomini" (Winkler, 1990).

Un cinedo è un maschio che abitualmente si veste con indumenti muliebri (da donna) e che gioca ad essere corteggiato come una ragazza; il termine poteva anche esser usato per indicare gli eunuchi (catamite) nonché amanti omosessuali dei re persiani e quei ragazzi appena adolescenti che vendono per denaro le proprie grazie, questo nell'antica Grecia e durante l'Impero romano. In origine il kinaidos greco sembra essere stato il ballerino effeminato che intratteneva il pubblico al suono di timpani e tamburelli e che adottava per l'occasione uno stile vagamente lascivo, dimenando il sedere in modo da suggerire un rapporto anale (Williams, 1999).

Antica Grecia e Impero romano[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico greco Plutarco racconta che il tiranno di Ambracia Periandro così si rivolse un giorno al proprio amante effeminato chiedendogli: "Non sei ancora incinta?" Questo in presenza di altre persone; ciò procurò una tal umiliazione nel ragazzo (l'esser cioè paragonato ad una femmina) da indurlo al suicidio ( Amatorius 768F).

Eschine e Timarco nel loro reciproco scontro politico (nell'orazione Contro Timarco), in difesa e contro l'operato di Demostene, non si risparmiano l'accusa di essere pornoi-volgare puttana e balatos-fondoschiena/culo in quanto kinaidiā "dal temperamento poco virile e donnesco che indossa cappottini delicati e piccole camicette morbide" (Dover, 1989). Demostene era anche implicato, sempre secondo le accuse mossegli contro da Eschine, in faccende di omosessualità passiva e prostituzione giovanile (Aiskhines III 162): "c'è un certo Aristion, che da giovane era incredibilmente bello e che ha convissuto per lungo tempo sotto lo stesso tetto di Demostene... sarebbe sconveniente per me parlarne oltre" (Dover, 1989).

Il testo Eroti (Amori, forme del desiderio, affari di cuore), conservatosi assieme ai manoscritti di Luciano di Samosata e risalente a circa il IV sec a.C., contiene un dibattito acceso tra due uomini sui meriti relativi di donne e ragazzi in quanto veicoli di piacere sessuale maschile: il primo, Callicradites, è ben lungi dall'essere effeminato per la sua predilezione nei confronti dei ragazzi anzi, la sua preferenza lo rende iper-virile; il suo desiderio pederastico lo rende più di un uomo, non indebolisce né sovverte la propria identità di genere maschile ma piuttosto la consolida. L'altro invece, Caricle, che ha una spiccata preferenza erotica nei confronti delle donne, per piacere di più a queste, deve sempre abbigliarsi alla moda e continuamente lavarsi e profumarsi... finendo così col dar l'impressione d'esser lui effeminato.

Testo biblico[modifica | modifica wikitesto]

Essere Malakos-molle è elencato assieme agli altri vizi da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi (6-9): nel tempo le varie traduzioni che ne sono state fatte hanno usato termini diversi per esprimere il concetto, da efebo a sodomita a prostituto, dando sempre al concetto finale un significato di "perversione omosessuale".

Medioevo e modernità[modifica | modifica wikitesto]

Nella visione feudale del mondo il concetto di effeminatezza riemerge rinnovato direttamente da quello greco, considerato segno di viltà e contraddizione rispetto alla mascolinità naturale dell'uomo: assimilato all'incapacità nel far rispettare la propria autorità (carattere debole). Nel XVII sec indica un uomo che è psicologicamente sottomesso ad una donna e che ha quindi rovesciato il ruolo del maschio e della femmina anche dentro il letto matrimoniale[12].

Nel XVIII secolo l'effeminatezza era considerata immorale tanto quanto la masturbazione e la sodomia; nel 1895 Oscar Wilde viene accusato tra l'altro di aver indotto il giovane amante all'effeminatezza, e di esserlo lui stesso[13].

Contemporaneità[modifica | modifica wikitesto]

In una prospettiva attuale l'effeminatezza è spesso associata all'identificazione con gusti artistici-culturali femminili, come ad esempio le boy band musicali: in estremo oriente, ad esempio tramite l'arte bishonen l'effeminatezza è associata al gusto artistico che forma parte dell'identità culturale femminile.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Effeminate, Merriam-Webster Dictionary. URL consultato il 23-07-2012.
  2. ^ (EN) Sherry Marie Velasco, Male delivery: reproduction, effeminacy, and pregnant men in early modern Spain, Vanderbilt University Press, 2006, ISBN 0826515150.
  3. ^ (EN) Donald F. Reuter, Gay-2-zee: a dictionary of sex, subtext, and the sublime, St. Martin's Press, 2006, ISBN 0312354274.
  4. ^ Oliver Haag, Als der homo sexuell homosexuell wurde, Diskurs über Richard von Krafft-Ebings: Psychopathia Sexualis, Webportal für die Geschichte der Männlichkeiten des Instituts für Geschichte der Universität Wien.
  5. ^ Tim Bergling, Sissyphobia: Gay Men and Effeminate Behavior, New York, Harrington Park Press, 2001, ISBN 1-56023-990-5.
  6. ^ (EN) Glenn O'brien, Ten Things That Look Too Gay, New York Guides. URL consultato il 23-07-2012.
  7. ^ (EN) Sabine Lang, Men As Women, Women As Men: Changing Gender in Native American Cultures, University of Texas Press, 1998, ISBN 0292747012.
  8. ^ (EN) Laurie A. Wilkie, The lost boys of Zeta Psi: a historical archaeology of masculinity in a university fraternity, University of California Press, 2010, ISBN 0520260600.
  9. ^ (EN) Paul Baker, Fantabulosa: a dictionary of Polari and gay slang, Continuum International Publishing Group, 2004, ISBN 0826473431.
  10. ^ (EN) Donald F. Reuter, Gay-2-zee: a dictionary of sex, subtext, and the sublime, St. Martin's Press, 2006, ISBN 0312354274.
  11. ^ Real Academia Española, Fémina.
  12. ^ (EN) Sherry Marie Velasco, Male delivery: reproduction, effeminacy, and pregnant men in early modern Spain, Vanderbilt University Press, 2006, ISBN 0826515150.
  13. ^ (EN) Men and Masculinitie, ABC-CLIO, ISBN 1576077748.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • On Virtues and Vices, Aristotle, trans. H. Rackham, Loeb Classical Library, Harvard University Press, Cambridge, MA, 1992. Vol. #285
  • The Eudemian Ethics, Aristotle, trans. H. Rackham, Loeb Classical Library. Vol. #285
  • Oxford English Dictionary, 20 vol. It has 75 references in English literature of over 500 years of usage of the word 'effeminate'.
  • Davis, Madeline and Lapovsky Kennedy, Elizabeth (1989). "Oral History and the Study of Sexuality in the Lesbian Community", Hidden from History: Reclaiming the Gay & Lesbian Past (1990), Duberman, etc., eds. New York: Meridian, New American Library, Penguin Books. ISBN 0-452-01067-5.
  • Winkler, John J. (1990). The Constraints of Desire: The Anthropology of Sex and Gender in Ancient Greece. New York: Routledge.
  • Williams, Craig A. (1999). Roman Homosexuality: Ideologies of Masculinity in Classical Antiquity. New York: Oxford University Press.
  • Martin, Dale B. (1996). "Arsenokoités and Malakos: Meanings and Consequences", Biblical Ethics & Homosexuality: Listening to Scripture, Robert L. Brawley, ed. Westminster John Knox Press. [1]
  • Holland, Tom (2004). Rubicon: The Last Years of the Roman Republic. Doubleday. ISBN 0-385-50313-X.
  • Halperin, David M. (2002). How To Do The History of Homosexuality, p. 125. Chicago: The University of Chicago Press. ISBN 0-226-31447-2.
  • K.J. Dover, (1989). Greek Homosexuality. Cambridge, Mass.: Harvard University Press. ISBN 0-674-36270-5.
  • Levine, Martin P. (1998). Gay Macho. New York: New York University Press. ISBN 0-8147-4694-2.
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  • Bergling, Tim (2001). Sissyphobia: Gay Men and Effeminate Behavior. New York: Harrington Park Press. ISBN 1-56023-990-5.
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    • Bergling, Tim (1997). "Sissyphobia", Genre, p. 53. September.
    • Bailey, Michael (1995). "Gender Identity", The Lives of Lesbians, Gays, and Bisexuals, p. 71-93. New York: Harcourt Brace.
  • Padva, Gilad (2014), Queer Nostalgia in Cinema and Pop Culture, Basingstoke, Hamps.: Palgrave Macmillan. ISBN 978-1-137-26633-0.