Libertinismo

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Il libertinismo è un movimento culturale che ebbe vasta diffusione nella Francia del XVII secolo. L'origine della parola è tuttavia più antica: risale alle sette del "libero spirito" nate nel XIII secolo in Italia, Francia e Germania. Il libertinismo si sarebbe poi sviluppato nel corso del XVII e del XVIII secolo anche in Inghilterra.[1]

Il termine libertino deriva dall'aggettivo latino libertinus, che a sua volta deriva dal sostantivo libertus, cioè "liberto", che presso i Romani significava "colui che è stato liberato", "servo liberato"[2][3].

Dalla presunta profezia, tratta da Gioacchino da Fiore, dell'avvento di un'età aurea dello Spirito, queste sette ne traevano la credenza in una sorta di panteismo e consideravano lecito praticare una libertà di costumi, specie di quelli sessuali. La vita dell'uomo infatti è strettamente naturale e nella natura è la perfezione divina. Gli istinti non vanno frenati e non esiste peccato se ci si comporta seguendo le spinte naturali del piacere fisico.[4]

Indice

I primi libertini [modifica]

Età Antica e Medioevo [modifica]

In realtà il libertinismo o libertinaggio, inteso come ricerca del piacere sfrenato e dei divertimenti, era già presente in epoche più remote; basti pensare alla libertà e promiscuità sessuale dell'Antica Grecia o della Roma Antica, dove venivano anche legalizzati, in certi periodi, matrimoni tra persone dello stesso sesso[5], oppure la prostituzione, che veniva anche considerata come una vera e propria attività imprenditoriale[6].

Tuttavia il termine libertinus designerà l'individuo dissoluto, o più generalmente la figura del pervertito, solo a partire dal XI secolo. Già nella letteratura del XII secolo si trovano riferimenti ai libertini; un esempio è il componimento In taberna quando sumus, forse il testo più famoso dei carmina potatoria ("carmi in onore del vino") [7], contenuti nei Carmina Burana.

Rinascimento [modifica]

L'idea del libertinismo, inteso nel senso filosofico del termine, sviluppatasi in Italia grazie a figure del Rinascimento come Girolamo Cardano, Paracelso e Niccolò Machiavelli [8] (e più avanti grazie a Pierre Gassendi), all'inizio non si basava sull'accezione carnale e sessuale, ma

Compare così una setta di libertini francesi nel 1525 circa, a Lilla e a Parigi, diffusasi con la protezione dalla stessa sorella del re Francesco I: Margherita d'Angoulême. [9]

Anche nella cupa e severa Ginevra comparvero i libertini, fortemente combattuti da Calvino con gli scritti e con il rogo.[10]

Nei libertini di questo periodo sono evidenti i riflessi culturali del Rinascimento esaltante la naturalità dell'uomo con in più un'interpretazione teologica della redenzione di Cristo che ha portato secondo loro ad un rinnovamento non solo dello Spirito ma anche del corpo dell'uomo. Con la redenzione del corpo di Cristo è stata restituita all'uomo anche la purezza della carne come ai tempi biblici dell'Eden di Adamo. Per questo ogni desiderio naturale non va represso moralisticamente ma soddisfatto per volontà di Cristo redentore. [11]

Sempre in età rinascimentale il termine libertino era usato per denigrare sette religiose come quella dell’olandese David Joris che praticava un’anarchia morale rifacendosi ad un’interpretazione di San Paolo della "nuova alleanza" che si contrapponeva alla legge mosaica sostituendovi l’amore e la grazia.[12]

XVII secolo [modifica]

Nel Seicento con il termine libertini non si indicano più i sostenitori di costumi riprovevoli giustificati da motivazioni religiose ma coloro che si sono allontanati dalla vera fede e che sono caduti nella dissolutezza morale.

Non sempre il termine veniva interpretato negativamente ma poteva anche significare "esprit fort", uno spirito forte [13]: una mente che tendeva all'estremizzazione ma convinta delle sue posizioni.

Adamo, la purezza del corpo

Il termine libertino stava quindi ad indicare tre significati sia nel linguaggio comune che tra i filosofi:

  • il libertino era un depravato;
  • un ateo dedito solo ai piaceri del corpo;
  • un filosofo scettico.

Una di queste definizioni non escludeva l’altra, anzi autori cristiani sostenevano come un comportamento licenzioso spesso portasse all'abbandono della fede e viceversa come un atteggiamento di critica o incredulità nei confronti della Chiesa fosse causa di depravazione morale.

Certo questo poteva essere vero per i più rozzi e incolti ma esisteva anche un "libertinage erudit" (libertinaggio erudito) [14] proprio di personaggi intellettualmente di rilievo.

Cattolici e protestanti sostenevano che la decadenza della morale e in particolare la sessualità senza regole era l’effetto della mancanza di fede.

La licenziosità morale veniva in genere riportata al naturalismo metafisico rinascimentale come già si è detto, ma in particolare i cattolici accusavano la teoria della predestinazione calvinista come causa del comportamento libertino. Infatti, essi dicevano, se la salvezza o la dannazione dell’uomo dipendono dalla predestinazione divina che già ha deciso del destino ultraterreno allora nulla servirà e varrà il comportamento dell’uomo per modificare quanto già fissato; tanto vale peccare fortemente ("pecca fortiter") come diceva Lutero [15], perché solo chi cade nel fondo dell'abisso del peccato può far rinascere la sua fede per risalire alla salvezza.

Ma in vero anche la teoria della "facile devozione" dei gesuiti [16], antitetica a quella calvinista, poteva portare alla stessa conclusione. Ne troviamo un chiaro esempio nel quietismo italiano a proposito del processo di Miguel de Molinos condannato dal Sant'Uffizio nel 1682: sosteneva l’eretico de Molino che se è vero che il nostro corpo da Adamo in poi è definitivamente preda del demonio, se misticamente e asceticamente liberiamo la nostra anima dalla carne allora nulla importerà se questa finirà di corrompersi con i piaceri terreni. L’anima rifugiatasi nella contemplazione sarà ormai salva.

Si è sempre voluto sostenere un nesso tra libertinismo filosofico e quello morale per cui si attribuiva al primo la causa del secondo [17] e talora gli avversari della dottrina in questione usavano questa pretesa conseguenza morale per discreditarla. [18] In realtà questo nesso causale non era nelle intenzioni di chi in origine aveva formulato quella dottrina ma piuttosto la si prendeva a pretesto per giustificare certi disinvolti comportamenti indirizzati al godimento edonistico dei piaceri carnali come quelli sessuali.

Il libertinismo nella Francia del '600 [modifica]

Un poeta popolare libertino

Ce monde icy n'est qu'une misère
Et l'autre n'est qu'une chimere
Bienhereux qui f...e qui boit
J'y vivray tousjour de la sorte,
Priant le bon Dieu qu'ainsi soit
Jusqu'a ce qu'un Diable m'emporte.


«Questo mondo è una miseria, e l'altro non è che una chimera. Fortunato chi f… e beve. Io affiderò la mia vita alla fortuna pregando il buon Dio che sia così fino alla fine quando un Diavolo mi trascini via.»[19]

In effetti questa concezione collegata alla religione era largamente diffusa nel libertinismo del Seicento che associava all'indifferenza religiosa il nichilismo morale: era questo un libertinismo popolare diffuso in Francia sia tra i nobili che tra i borghesi che lo praticavano non motivati da anticlericalismo ma piuttosto per generica indifferenza ai precetti della Chiesa.

I progressi della scienza ma soprattutto il disgusto per gli orrori di cui si erano macchiati sia i cattolici che i protestanti nelle fanatiche guerre di religione, allontanavano sempre di più dalla fede gli spiriti moderati e pacifici.

Naturalmente i libertini si opponevano ai tentativi d'ingerenza della Chiesa romana nel regno di Francia e questo può spiegare il fatto che essi vennero in genere tollerati e non subirono persecuzioni in uno Stato, sostanzialmente laico, che applicava molto blandamente le leggi che punivano le offese alla religione come la bestemmia e l'ateismo.

Si diffondono in questo periodo in Francia testi d'intellettuali e letterati libertini che affermano di non credere tanto alla filosofia o alla scienza quanto al buon senso, che ci fa apprezzare le gioie della vita: essi si proclamano credenti ma lasciano ai teologi le questioni di fede che per loro rimangano misteri e che non ritengono debbano essere chiariti alla luce di una ragione debole e insufficiente. Del resto questi stessi motivi si erano presentati sia nei mistici medioevali che nella Riforma che condannava duramente i tentativi della miserabile logica umana di penetrare le verità di fede.

Al contrario vi sono quelli che con stringenti argomentazioni razionali tratte dallo scetticismo concludono che l'unica verità è nella Rivelazione ma essi non hanno nessun interesse per le verità religiose per cui le affermazioni di fede dei libertini sembrano essere più che altro strumenti per evitare persecuzioni e tribolazioni.

Il mondo dei libertini è molto variegato: tra di loro vi sono atei convinti come Cyrano de Bergerac che s'ispira alla filosofia di Tommaso Campanella da lui frequentato a Parigi, o quelli come Pierre Gassendi che credevano in Dio e nella vita eterna ma non si interessavano delle dispute teologiche.

Libertini furono nel 600 filosofi, letterati, magistrati, uomini politici che agendo in segreto o in ristretti circoli aristocratici, con pubblicazioni anonime e clandestine cercarono d'influenzare il potere politico rimanendo nascosti alla pubblica opinione.[20]

Il libertinismo filosofico erudito [modifica]

Il libertinismo, che viene considerato come un periodo di congiunzione tra l'età rinascimentale e l'illuminismo, può essere inteso come il complesso delle dottrine degli "spiriti forti" o "liberi pensatori" del Seicento che, in Italia, Francia, Olanda e Germania, avanzavano un pensiero spregiudicato, spesso condannato dalle Chiese.

Il pensiero libertino tuttavia non è una dottrina organica, ma si distingue per alcuni temi centrali ricorrenti:

  • la negazione dei miracoli e dell'immortalità dell'anima;
  • la critica delle religioni nate dalla paura dell'uomo e strumento di potere politico;
  • il materialismo e l'atomismo come spiegazione del mondo;
  • la dottrina etica della doppia verità (cioè libertà spirituale ed insieme obbedienza alla morale sociale). [21]

Pierre Bayle [modifica]

Pierre Bayle

Pierre Bayle (1647-1706) sostiene un deciso scetticismo tanto che, sia coloro che lo contestavano, che i suoi discepoli, considerarono ipocrite le sue professioni di credente. In realtà egli di fronte al dilagante razionalismo illuministico credette bene di rifugiarsi in quella che definiva la "religione del cuore".

La sua era una tipica posizione libertina che scetticamente contestava ogni tipo di giustificazione razionale delle verità cristiane e nello stesso tempo dichiarava in buona fede, sia pure superficialmente, la sua fede cristiana. Questo non bastò a persuadere i suoi contemporanei che lo giudicarono sempre uno scettico anticristiano, sebbene egli sostenesse che anche un ateo può avere una profonda vita morale e citava in primo luogo Spinoza.

Così, nonostante la sua sincera buona fede, non gli si credette, e dopo di lui, specie nel Settecento, il termine "libertino" venne definitivamente assimilato a quello di "depravato".

Pierre Gassendi [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pierre Gassendi.
Pierre Gassendi

L'abate Pierre Gassend detto Gassendi (1592–1655) fu sempre considerato durante tutta la sua vita un buon sacerdote, rispettoso della ortodossia cattolica e scrupoloso nei suoi doveri spirituali, tanto che venne apprezzato persino dalla Compagnia di Gesù; era nello stesso tempo buon amico dei filosofi libertini del suo tempo. [22]

Nelle Exercitationes paradoxicae adversus Aristoteleos (1624) egli inizia a configurare il suo pensiero filosofico con una critica distruttiva alla filosofia aristotelica ma in effetti, dichiarava lui stesso, la sua era una contestazione diretta alla metafisica in quanto tale che pretende di attingere verità assolute quando la conoscenza dell'uomo è inevitabilmente relativa. Lo stesso scetticismo egli esprimeva anche per le verità scientifiche e, sebbene egli sia stato il più grande divulgatore delle scoperte astromiche di Galilei, egli in effetti non aveva colto il sottofondo matematico delle scoperte galileiane e pensava invece che la fisica non fosse altro che una semplice constatazione di fatti naturali.

La fama di Gassendi nel Seicento si dovette soprattutto alla sua opera di autenticazione e di difesa del pensiero di Epicuro, falsificato da incrostazioni cristiane. Da questa base materialista egli quindi elaborò la sua dottrina fondata sulla pura e semplice conoscenza sensoriale, che non potrà mai andare oltre i fenomeni per attingere la metafisica cosa in sé. Nessuna verità religiosa potrà essere sostenuta con argomentazioni razionali. I convincimenti metafisici e morali degli uomini variano a seconda delle situazioni storiche, delle società, delle zone geografiche.[23]

Era la stessa constatazione finale di Cartesio che insoddisfatto della cultura astratta ricevuta al rinomato collegio gesuita de La Fleche, era andato alla ricerca nel "gran libro del mondo" di principi universali tali da risolvere i problemi pratici dell'esistenza. Ma mentre Cartesio crede di trovare queste norme universali di comportamento nella scoperta nella sua stessa ragione delle regole del metodo che portano a verità assolute, Gassendi nega che possano esistere verità razionali definitive: solo la Rivelazione, per chi crede, può soddisfare l'ansia di certezze dell'uomo.

Il libertinismo radicale [modifica]

Le tesi più estreme dei libertini le troviamo elaborate nell'opera "Theofrastus redivivus" pubblicata anonima intorno al 1660. Questo testo si rifà al "De tribus impostoribus" risalente all'età medioevale ed attribuito a Federico II ma anch'esso pubblicato anonimo. Nell'opera si afferma che Dio non esiste, gli uomini hanno creduto in Lui per il loro timore superstizioso e perché così fanno credere loro i potenti che si servono della religione come "instrumentum regni"; l'uomo si differenzia dagli animali solo per l'uso della parola e la stessa anima si riduce a parola. Ogni comportamento dell'uomo mira al piacere e perciò l'unica regola dei rapporti sociali è quella che impone di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. [24]

L'eredità del libertinismo [modifica]

Il Tartufo (Tartuffe)

La filosofia libertina con il suo carattere volutamente antisistematico rimane difficile da definire nei suoi contorni precisi. Essa è piuttosto una dottrina che mira negativamente a distruggere le false convinzioni umane sulla metafisica, sulla pretesa assolutezza delle scienze mettendo in evidenza la precarietà delle opinioni umane relative e transitorie.

I libertini si rifacevano ai grandi pensatori del passato e del Rinascimento, pur ritenendosi svincolati dall'eredità della tradizione filosofica; il loro stesso antiaristotelismo era diretto non tanto alla filosofia aristotelica quanto a metterne in discussione la concezione della scienza che ancora dominava nel '600.

Al libertinismo va riportata la definitiva crisi della filosofia scolastica e il diffondersi dell'indifferenza religiosa nei confronti della autorità della gerarchia ecclesiastica bersagliata spesso dalla satira di letterati e commediografi come quella dell'intimo amico di Gassendi il libertino Molière l'autore de Il Tartufo, un'opera che riunisce in sé una satira corrosiva contro i gesuiti, i giansenisti e i preti che si atteggiano a mistici[25]

La taverna, opera dalla serie pittorica La carriera del libertino, di William Hogarth (1732-1735)

Dalla loro critica agli aspetti più contrari al senso comune della filosofia cartesiana, ne consegue una sintesi fra il pensiero di Cartesio e quello di Gassendi, che dava così una certa dignità filosofica al libertinismo erudito.

Il libertinismo non durò a lungo come dottrina filosofica ma condusse lo spirito scettico e laico del '500 fino agli esiti del libero pensiero illuminista. In fondo furono proprio i libertini a proteggere lo spirito libero rinascimentale dall'ondata repressiva della Controriforma e tramandarlo alla futura libertà di pensiero.

L'eredità del libertinismo oggi più che coglierla in polemici liberi pensatori la si può ritrovare ogniqualvolta la Chiesa interviene negli aspetti secolari dell'uomo e nelle istituzioni sociali facendo così riaffiorare ondate di anticlericalismo.

Per quanto riguarda l'aspetto più noto del libertinismo, quello della morale sessuale oggi, almeno in Occidente, nessuno che voglia usufruire della propria libertà sessuale ritiene di dover giustificare filosoficamente le sue tendenze.

L'importanza dell'eredità libertina è da vedere piuttosto nella separazione della fede dal dibattito scientifico e dalle argomentazioni razionali. In questo senso i libertini rinnovarono di fronte all'attacco della Controriforma le esigenze di separazione tra fede e ragione che si possono far risalire all'alto medio evo quando con Occam si affermò la soluzione del problema dell'intellectus fidei (comprensione razionale della fede) con la separazione di filosofia e teologia, di scienza e fede. [26]

Note [modifica]

  1. ^ Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente
  2. ^ Libertino in Vocabolario - Treccani
  3. ^ Dizionario Etimologico online
  4. ^ Fritz Mauthner, L'ateismo e la sua storia in Occidente, Volume 1, Nessun Dogma, 2012 p.314
  5. ^ Marco Valerio Marziale, Epigrammi, 1.24, 12.42
  6. ^ Eros sfrenato a Pompei. Investire in prostitute: i ricchi dell'antica Roma facevano così - Il Sole 24 Ore.it
  7. ^ Cfr. Carmina potatoria
  8. ^ Cfr. Luca Addante, Eretici e libertini nel Cinquecento italiano, Laterza, 2010
  9. ^ «...Era inoltre in contatto con la "setta dei libertini", con Quintin e Pocquet che risultano accolti e protetti dalla regina nel 1546.» In Luciano Chiappini,L'Aquila bianca: studi di storia estense, Corbo Editore, 2000 p.320
  10. ^ Fritz Mauthner, L'ateismo e la sua storia in Occidente, Volume 1, ed. Nessun Dogma, 2012 p.636
  11. ^ G. De Ruggiero, Storia della filosofia, parte III: Rinascimento, Riforma e Controriforma, Bari 1967
  12. ^ Joseph Hall, Un mondo diverso e identico (1605), Guida Editori, 1985 p.243
  13. ^ Cfr. Théophile de Viau (1590-1626)
  14. ^ Cfr. Enciclopedia Treccani alla voce "Libertino"
  15. ^ «esto peccator, et pecca fortiter, sed fortius fide et gaude in Christo qui victor est peccati, mortis et mundi [...] ora fortiter; es enim fortissìmus peccator» (Lutero, Lettera a Melantone del 1 agosto 1521
  16. ^ M. Rosa, Regalità e "douceur" nell'Europa del '700: la contrastata devozione al S.Cuore, a cura di F.Trainello, pp.70-71
  17. ^ Romano Ruggiero, Enciclopedia, Volume 8, Einaudi 1979, p.248
  18. ^ Cfr. Foucault Didier, Storia del libertinaggio e dei libertini, Salerno editore, 2009
  19. ^ Claude de Chouvigny, baron de Blot-l'Eglise (1605?-1655)
  20. ^ Cfr. Sergio Zoli, Dall'Europa libertina all'Europa illuminista: stato laico e "oriente" libertino nella politica e nella cultura dell'età dell'assolutismo e della Ragion di Stato da Richelieu al secolo dei lumi : alle origini del laicismo e dell'illuminismo, ed. Nardini, 1997
  21. ^ Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente in Dizionario di Storia (2007)
  22. ^ Cfr. Sapere,it alla voce "Pierre Gassendi"
  23. ^ Cfr. P. Innocenti, Epicureismo e "libertinage" in Pierre gassendi, in AA.VV., Il libertinismo in Europa, Milano-Napoli 1980, pp.209-227
  24. ^ Cfr.Ateismo ed Illuminismo]
  25. ^ Nicola Chiaromonte, La situazione drammatica, Bompiani, Milano 1960 p.21
  26. ^ Cfr. Michel Onfray, L'età dei libertini. Controstoria della filosofia, Fazi editore, 2009

Bibliografia [modifica]

  • G. De Ruggiero, Storia della filosofia, parte III: Rinascimento, Riforma e Controriforma, Bari 1967
  • G. Spini, Ricerca dei libertini, Firenze 1985
  • G. Spini, Alcuni appunti sui libertini italiani, in «Il libertinismo in Europa», Milano-Napoli 1980
  • G. Muresu, Chierico e Libertino, in «Letteratura Italiana, V. Le Questioni», Torino 1986

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]