Francis Fukuyama

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Francis Fukuyama

Francis Fukuyama (Chicago, 27 ottobre 1952) è un politologo statunitense.

Introduzione[modifica | modifica sorgente]

Fukuyama ha studiato storia dell'antichità a New York e scienze politiche presso l'Università Harvard. Ha lavorato per la cosiddetta "fabbrica di pensiero", ovvero la Rand Corporation. Il suo pensiero è divenuto celebre grazie al suo capolavoro La fine della storia (1992), nel quale Fukuyama ipotizza che a livello ideologico l'umanità abbia vissuto con il comunismo e il capitalismo il culmine del pensiero politico, proponendo così una versione attuale della dialettica hegeliana. Ha insegnato presso la George Mason University e la Paul H. Nitze School of Advanced International Studies -SAIS- della Johns Hopkins University di Washington D.C. (U.S.A.), dove ha diretto il dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (International Development). Dal 2011, Francis Fukuyama insegna presso la prestigiosa Stanford University, Palo Alto, California.

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

The End of History and the last man (La fine della storia e l'ultimo uomo)[modifica | modifica sorgente]

Nel suo più celebre saggio politico (1992), Fukuyama interpreta la storia dell'umanità come un unico processo di evoluzione che termina alla fine del XX secolo. Un ulteriore sviluppo di questo processo, che va oltre il traguardo dello stato liberale e democratico, è da escludere. I motivi di questa stagnazione evolutiva sono principalmente:

Secondo Fukuyama, la malvagità dei regimi totalitari dello scorso secolo ha influenzato il pensiero di molti intellettuali in maniera tale da rendere le loro previsioni e tesi politiche pessimiste. Nello stesso tempo dimenticano però che la caduta del muro di Berlino e le conseguenze, ovvero la caduta dell'impero sovietico rappresentano ottime premesse per raggiungere il traguardo comune delle società occidentali; lo stato liberale e democratico, fondato sui principi fondamentali dei diritti dell'uomo.

Anche il fascismo non si può considerare un'alternativa, perché la sua ideologia è stata sradicata già durante e dopo la seconda guerra mondiale. Inoltre, con la caduta del muro di Berlino (1989), nessun sistema totalitario può essere considerato un'alternativa allo stato liberale, se si accettano i diritti fondamentali dell'umanità. Questo è il risultato empirico dovuto ai cambiamenti della politica internazionale. Le cause principali che hanno portato alla fine delle ideologie totalitarie vengono analizzate nella maniera che segue.

Fascismo[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda il fascismo, Fukuyama sostiene che questa ideologia politica abbia avuto al suo interno un problema strutturale dovuto al militarismo. Il militarismo e le dottrine riguardanti la razza pura hanno creato conflitti con altre nazioni e minoranze etniche, che hanno scaturito una violenza sociale inevitabile.

Comunismo[modifica | modifica sorgente]

Secondo Fukuyama il comunismo ha incontrato le maggiori difficoltà nella gestione dell'economia popolare. Mantenere lo standard di vita che aveva raggiunto la popolazione sovietica negli anni settanta era diventato impossibile. Inoltre le continue bugie propagandistiche hanno provocato una mancanza di fiducia da parte dell'intera popolazione sovietica. Grazie alla politica della Perestrojka, anche i maggiori esponenti della politica sovietica avevano compreso che il comunismo aveva perso la legittimità come sistema politico.

Liberalismo e democrazia[modifica | modifica sorgente]

Il liberalismo inteso da Fukuyama è costituito principalmente dal dogma dello stato legale e dai diritti fondamentali dell'uomo, che possono essere difesi contro lo stato. Per garantire un benessere sociale però è opportuno stabilizzare l'economia popolare consentendo ai singoli attori di agire liberamente secondo le leggi del mercato. La democrazia gioca un ruolo altrettanto fondamentale, perché responsabilizza la popolazione, permettendole di agire a livello politico per contrastare le decisioni dello stato che offendono i principi del liberalismo.

Teoria dell'evoluzione universale e sociopolitica[modifica | modifica sorgente]

Fukuyama sostiene che l'evoluzione non avviene in maniera del tutto casuale ("blind concatenation of events"). Sono infatti i principi del liberalismo a dettare l'evoluzione, contrassegnata e spinta dalla forza della razionalità. Qualsiasi sistema totalitario offende i diritti dell'uomo ed è condannato al fallimento. Il fallimento dunque viene posto come stato evolutivo teleologico, ovvero tutt'altro che casuale.

The Great Disruption[modifica | modifica sorgente]

In questo saggio (1999) l'autore statunitense descrive il cambiamento sociale dovuto alla nuova tecnologia mediatica, soprattutto causata dallo sviluppo della comunicazione telematica. Gli stati industrializzati hanno raggiunto il culmine economico e produttivo e si apprestano a ripartire alla volta di una nuova società basata sulla informazione telematica e sui mezzi di comunicazione. Questo cambiamento comporterà secondo Fukuyama dei danni sociali, che scaturiranno i seguenti problemi correlati a questo processo:

Nello stesso tempo le società adotteranno dei metodi per poter superare queste difficoltà. Ci saranno nuove forme di etica, ad esempio l'etica mediatica, ma soprattutto si riuscirà a superare questa situazione sociale grazie al sostegno e la ristrutturazione del capitale sociale. Il capitale sociale per Fukuyama rappresenta un'indicazione valida per stabilire se una società sia capace di autogestirsi. Il capitale sociale viene definito come l'insieme delle norme formali e informali, che vengono condivise dalla maggior parte dei membri di una società e che permettono una cooperazione effettiva.

Fukuyama sostiene che ogni società sia in grado di autorganizzarsi a tal punto, che anche il passaggio da un'era all'altra possa essere superato. Nel corso del XX secolo abbiamo assistito al passaggio dall'era industriale a quella post-industriale (o dell'informazione), i valori culturali di riferimento si sono fortemente modificati ma è tutt'oggi in atto un processo di ricostruzione dell'ordine sociale, dovuto sicuramente anche al fatto che l'essere umano è, per natura, un animale socievole, che tende a ripristinare ordine e non a vivere nel disordine e nell'irrazionalità.

Our Posthuman Future[modifica | modifica sorgente]

Critica al transumanesimo[modifica | modifica sorgente]

Nel suo libro Our Posthuman Future (2002), Francis Fukuyama sostiene che le ricerche eugenetiche e biogenetiche possano realmente minare gli ideali progressisti della democrazia liberale, attraverso una mutazione radicale della natura umana. Il nuovo movimento transumanista può inoltre provocare un cambiamento sociale tale, da poter mettere in pericolo le idee progressiste della democrazia liberale, basate sull'uguaglianza degli esseri viventi. Francis Fukuyama ammette che nel suo saggio politico The End of Hystory (1992) non aveva considerato gli effetti della scienza moderna biogenetica e del movimento transumanista. In particolare Fukuyama critica i cambiamenti demografici e sociali, che possano avvenire mediante l'eugenetica:

Il prolungamento della vita avviene, secondo Fukuyama, puramente a livello fisiologico. Nello stesso tempo le capacità intellettive degli anziani diminuiranno col passare degli anni. La rigidità intellettuale comporterà dei problemi sociali non indifferenti. Aumenteranno gli ospizi, ma soprattutto aumenterà la discriminazione nei confronti degli anziani e i giovani saranno una rarità. Inoltre molti anziani non riusciranno a seguire gli sviluppi repentini della tecnologia e potranno avere ulteriori difficoltà nella gestione della vita quotidiana.

Opere tradotte in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • La fine della storia e l'ultimo uomo, Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84173-0
  • Fiducia, Milano, Rizzoli, 1996. ISBN 88-17-84500-0
  • La grande distruzione. La natura umana e la ricostruzione di un nuovo ordine sociale, Milano, Baldini & Castoldi, 2001. ISBN 88-8490-057-3
  • L'uomo oltre l'uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica, Milano, A. Mondadori, 2002. ISBN 88-04-50687-3
  • Esportare la democrazia. State-building e ordine mondiale nel XXI secolo, Torino, Lindau, 2005. ISBN 88-7180-531-3
  • America al bivio. La democrazia, il potere e l'eredità dei neoconservatori, Torino, Lindau, 2006. ISBN 88-7180-574-7

Interviste[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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