Monarchia parlamentare

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La monarchia parlamentare è una forma di governo, appartenente alle forme di democrazia rappresentativa, che prevede una spartizione dei poteri dello Stato tra il monarca e il parlamento.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Essa è una forma di governo democratico nella quale i poteri del re sono simili a quelli di un presidente della repubblica. Le differenze principali sono nella non scadenza del mandato, nella successione ereditaria, e nel fatto che il re può richiamare a sé tutti i poteri in momenti di gravi crisi sociali o di governo, trasformando la monarchia parlamentare in monarchia assoluta.

La durata vitalizia della carica del Capo dello Stato, insieme alla sua indipendenza da ogni origine politica, costituiscono i principali elementi di distinzione dalla repubblica parlamentare.

Il Re rimane il rappresentante dell'unità nazionale, custode della costituzione e, in misura diversa a seconda delle diverse costituzioni, contribuisce a nominare i giudici nelle più alte corte di giustizia. Inoltre, in qualità di Capo dello Stato, ha il compito di promulgare le leggi con una firma, che non sempre è un atto dovuto (anche questa prerogativa di vari presidenti repubblicani); per esempio, il Granduca del Lussemburgo gode ancora attualmente di un diritto di veto assoluto.

Nel Regno di Sardegna, per esempio, ai tempi del "connubio" tra Cavour e Rattazzi, si poté evidenziare quanto fosse difficile per un Gabinetto, pur sostenuto dalla fiducia del Re, governare contro la maggioranza del Parlamento. Perciò, con la chiamata a Capo del Governo Cavour nel 1852, che chiese subito dopo, esplicitamente, la fiducia delle Camere, si aprì anche in Italia una stagione riassumibile con le parole di Adolphe Thiers, "Il Re regna, e non governa".

Questo significa che il governo diviene espressione del Parlamento, mentre il Sovrano è di fatto tenuto a incaricarne il leader, che governerà sostenuto non più tanto dalla fiducia del Re, ma da quella delle camere.

Il passaggio tra le due forme di governo è pertanto incentrato sull'istituto del voto di fiducia del parlamento verso il governo, che sottrae progressivamente al monarca ogni discrezionalità nella scelta del Primo ministro. Normalmente, il passaggio fra le due forme di governo avviene in modo informale, tramite meccanismi politici non sanzionati giuridicamente da espresse modifiche costituzionali, anche se non mancano casi contrari come quello della Svezia che nel 1975 con una riforma istituzionale ha tolto al re anche il formale diritto di nomina del Primo ministro, affidandolo al Presidente del parlamento, mentre la Costituzione spagnola del 1978 definisce esplicitamente il regime politico della Spagna, al comma 3 dell'articolo 1, una monarchia parlamentare.

Se l'accoglimento di tale forma di governo nei vari sistemi istituzionali fu il portato della transizione dallo Stato liberale alla democrazia, la sua prima manifestazione storica, quella della Gran Bretagna ottocentesca, si sviluppò quando ancora il parlamento era eletto a suffragio ristretto.

L'archetipo della monarchia parlamentare: il Regno Unito[modifica | modifica sorgente]

Il classico esempio di monarchia parlamentare è rappresentato dal Regno Unito. Secondo il motto tradizionale, il Sovrano britannico regna, ma non governa. Il potere esecutivo è affidato al governo guidato dal Primo ministro. La nomina del Premier è affidata alla Regina, dovendo essa scegliere il Leader del partito che abbia vinto le elezioni. Nei fatti, il Primo ministro guida la politica nazionale, ma non può nominare e revocare a sua discrezione i ministri, o sciogliere il parlamento, in quanto tali atti legalmente possono essere effettuati solamente dalla Regina. Nel momento in cui si debbano affrontare problemi di particolare delicatezza politica, è uso che si riunisca il Consiglio di Gabinetto, un'assemblea ristretta formata solo dai ministri più importanti. Due ministri hanno particolari compiti istituzionali: il Cancelliere dello Scacchiere che è il titolare delle Finanze, e il Lord Cancelliere, ministro della Giustizia.

Il parlamento ha una struttura bicamerale. La Camera dei Comuni è eletta a suffragio universale con un sistema maggioritario che ha storicamente strutturato la competizione partitica su un modello bipartitico, che garantisce forti e stabili maggioranze assolute nell'assemblea e la conseguente formazione di governi monopartitici, secondo il cosiddetto Modello Westminster. Come già detto, il Capo del partito che abbia vinto le elezioni viene nominato alla guida del governo, configurando una impropria forma di investitura popolare dello stesso. È sempre possibile tuttavia, in omaggio al principio parlamentarista, la sostituzione del Premier nel corso della Legislatura, nel momento in cui il partito di governo cambi il suo Capo. È da notarsi come, a differenza di sistemi a tendenza partitocratica come quello italiano, nel sistema inglese, onde preservare il ruolo dei deputati eletti dal popolo, la sostituzione del Presidente del partito di governo non avvenga ad opera del Congresso del partito stesso, ma solo per mano del suo gruppo parlamentare.

Ai Comuni si affianca la Camera dei Lords, composta da membri vitalizi ed ereditari nelle figure degli aristocratici insigniti dei più alti titoli nobiliari del Regno, e da componenti vitalizi corrispondenti ai detentori delle più alte cariche giudiziarie, ai vescovi della Chiesa anglicana, e ai senatori nominati dalla Regina su indicazione del governo. Il presidente dell'assemblea è il Lord Cancelliere. Istituzionalmente i poteri della Camera Alta sono molto esigui, limitandosi alla possibilità di rallentare l'iter legislativo, e affidandosi per il resto alla capacità di persuasione politica derivata dall'alto profilo e prestigio dei suoi componenti.

Il potere giudiziario, basato sui principi della common law, ha spiccati caratteri tradizionalisti. Con una riforma del 2005 è stata istituita una Corte Suprema del Regno Unito, investita dei poteri di tribunale di ultima istanza in precedenza affidati ai Lords.

Per il tramite del Commonwealth, il modello parlamentarista britannico si è diffuso in gran parte delle ex colonie inglesi. Addirittura, diversi Paesi riconoscono a tutt'oggi Sua Maestà la Regina Elisabetta II come la propria Sovrana, localmente rappresentata da un Governatore Generale. Anche se in questi Paesi i poteri della Regina sono ancora forti come nel Regno Unito, tale associazione ha comunque garantito in genere una notevole tenuta democratica sconosciuta in molte repubbliche del Terzo Mondo.[senza fonte]

Stati retti da monarchie parlamentari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stati per forma di governo#Monarchia parlamentare.

Casi particolari[modifica | modifica sorgente]

  • Vi è associabile il caso di Andorra, che differisce per il solo fatto che i regnanti sono due o non uno solo, costituendo dunque una diarchia.
  • Un caso particolarissimo è quello della Malaysia. Essendo una federazione, il Capo dello Stato viene scelto ogni cinque anni dai Sovrani locali fra di essi. Il neoeletto mantiene le dignità regali mutuate dal suo Regno locale, pur avendo a tutti gli effetti una carica a tempo e configurandosi così in pratica come un Presidente. Dubbi sulla reale democraticità dell'ordinamento sono avanzate da vari osservatori internazionali nel caso della Malaysia per la corruzione che circonda il partito di governo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]