Léon Bloy

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Léon Bloy, 1887

Léon Bloy (Périgueux, 11 luglio 1846Bourg-la-Reine, 3 novembre 1917) è stato uno scrittore, saggista e poeta francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in una famiglia borghese, dopo una infanzia tormentata e un'adolescenza solitaria, a 18 anni si trasferisce a Parigi, dove svolge umili lavori. Inizialmente appartenente alla scuola simbolista, sotto l'influsso dell'amicizia con il colto scrittore dandy Barbey d'Aurevilly, conosciuto nel 1866, si trasforma da violento anticlericale in fervente religioso, convertendosi al cattolicesimo. In questi anni nasce il lui la convinzione di dover compiere una missione straordinaria e di dover realizzare lavori letterari fondamentali.[1] Il suo maestro lo introduce anche alle liriche simboliste e decadentiste, instillandogli una certa avversione al naturalismo come emerge nell'opera Les funérailles du naturalisme del 1891.

Lavora nella redazione di Univers, insieme con Louis Veuillot. In seguito, si ritira nel monastero di Soligny-la-Trappe con l'intenzione di farsi monaco benedettino, ma nel 1889 si sposa con Jeanne Molbeck, cui rimarrà legato fino alla morte.

Durante una visita al santuario di La Salette conosce l'abate Tardif, il quale lo introduce allo studio della simbologia biblica e lo invita a scrivere un'opera sull'apparizione della Vergine. In questo periodo maturano gli elementi essenziali del suo pensiero e conosce personaggi importanti della vita letteraria parigina, come il poeta Paul Verlaine.

Muore il 3 novembre 1917 dopo una lunga e dolorosa malattia.

Profilo letterario[modifica | modifica sorgente]

I suoi lavori riflettono una profonda devozione alla Chiesa cattolica e, più in generale, un ardente desiderio dell'Assoluto. Tuttavia i toni violenti di molte sue opere gli valsero la nomea di integralista religioso. Il suo primo romanzo (Le Désespéré) rappresentò un attacco furioso nei confronti del razionalismo e contribuì alla sua esclusione dalla comunità letteraria del tempo.

I primi lavori sono pervasi da un romanticismo visionario e da un insistente simbolismo in grado di descrivere il mistero e le tematiche sacre, il tutto puntellato da intensi slanci di entusiasmo, di passione estatica e di amore.

Con i Propos d'un entrepreneur de démolitions (1884) e dalle pagine del periodico Le Pal (1885), inizia a criticare duramente i vizi di una società conformista e imborghesita, ormai sull'orlo del precipizio. In questi lavori, l'autore alterna osanna a invettive apocalittiche ed in questo clima difficile, di disagio, povertà ed emarginazione, scrive i romanzi Le Désespéré (1887) e La Femme pauvre (1897), che elaborano il tema quasi autobiografico dell'uomo genio incompreso e della sola donna adorante e comprensiva.

Con i saggi Le Salut par les Juifs (1892), Exégèse des lieux communs (1902-1912), Le Sang du Pauvre (1909), e L'Ame de Napoléon (1912) lo scrittore sviluppa i suoi concetti fondamentali, ossia una visione della storia umana intesa come espiazione, tramite la sofferenza, che conduce dopo la purificazione alla Città Celeste; una netta esaltazione dell'irrazionale a scapito dell'ambito intellettuale e un rimpianto dei valori teocratici.[1]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

  • Le Désespéré (1887)
  • La Femme pauvre (1897)

Saggi[modifica | modifica sorgente]

  • Propos d'un entrepreneur de démolitions (1884)
  • La Chevalière de la mort (1891) (traduzione italiana La Cavaliera della morte, Adelphi, Piccola Biblioteca 364, 1996)
  • Le Salut par les Juifs (1892) (traduzione italiana Dagli ebrei la salvezza, Adelphi, Piccola Biblioteca 330, 1994)
  • Je m'accuse (1900)
  • Exégèse des lieux communs (1902-1912) (traduzione italiana Esegesi dei luoghi comuni)
  • Belluaires et porchers (1905)
  • Celle qui pleure (1908)
  • Le Sang du Pauvre (1909) (traduzione italiana Il sangue del povero)
  • L’Âme de Napoléon (1912) (traduzione italiana L'anima di Napoleone, Firenze, Rinascimento del Libro, 1927. Traduzione e studio di Domenico Giuliotti)
  • Jeanne d'Arc et l'Allemagne (1915)
  • Dans les ténèbres (postumo, 1918) (traduzione italiana Nelle tenebre)

Romanzi brevi[modifica | modifica sorgente]

  • Sueur de sang (1893)
  • Histoires désobligeantes (1894)

Diari[modifica | modifica sorgente]

  • Le Mendiant ingrat (1898)
  • Mon Journal (1904)
  • Quatre ans de captivité à Cochons-sur-Marne (1905)
  • L’Invendable (1909)
  • Le Vieux de la montagne (1911)
  • Le Pèlerin de l'Absolu (1914)
  • Au seuil de l'Apocalypse (1916)
  • La Porte des humbles (postumo, 1920)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Le Muse, De Agostini, Novara, 1964, Vol.II, p. 301

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jacques Maritain, Quelques pages sur Léon Bloy, Parigi, 1927
  • M.R. Brady, Tought and Style in the Works of Léon Bloy, Washington, 1945
  • Emiliano Zazo (A cura di), La fede impaziente, Milano, Bompiani, 1946
  • Giuliano Vigini, La critica italiana di fronte a Lèon Bloy (1918-1976). Estratto da rivista Otto/Novecento, 1977

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 4926903 LCCN: n50009572