Flat tax

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Flat tax in Europa

La flat tax (in italiano: tassa piatta) è un sistema fiscale non progressivo se non accompagnato da deduzione o detrazione, nel qual caso, anche se l'aliquota legale è costante, l'aliquota media è crescente. Solitamente tale sistema si riferisce alle imposte sul reddito familiare, e talvolta sui profitti delle imprese, tassate con un'aliquota fissa. Fu ideata per la prima volta nel 1956 dall'economista statunitense Milton Friedman.

I sistemi di flat tax, messi in atto come proposto, solo in alcuni casi esonerano le famiglie con un reddito inferiore ad uno stabilito per legge (no tax area). Le flat tax non sono comuni nelle economie avanzate, le cui tasse nazionali includono un’aliquota progressiva sui redditi delle famiglie, e sugli utili delle aziende, cosicché l’aliquota aumenta in percentuale all’aumentare del reddito. Ad ogni modo i sistemi che vengono sempre più chiamati di flat tax presentano molte differenze ai regimi di flat tax (es. tasse progressive).

Va evidenziato il fatto che la flat tax va ad esclusivo vantaggio di quella parte di popolazione che eccede le aliquote massime di reddito. Di fatto, oltre il 90% della popolazione pagherebbe le stesse che paga con un sistema progressivo, e chi ha un reddito basso o medio basso, pagherebbe più tasse di quanto non ne pagherebbe con un sistema progressivo.

Nel caso pratico della Repubblica Ceca, è stata adottata di recente la flat tax al 23%, e, considerando il sistema di tassazione precedente, la soglia minima per poter trarre vantaggio dalla nuova tassazione flat è di 55mila corone ceche lorde al mese (circa 2200 euro). Al di sotto di questa soglia il vantaggio o svantaggio sono pressoché nulli, e lo svantaggio inizia a diventare evidente quando si scende sotto le 30mila corone al mese. 55mila corone lorde al mese sono uno stipendio a volte verosimile solo nella città di Praga. A pagare le spese di questa riforma, oggi sono tutti i pensionati e il 95% dei lavoratori della Repubblica Ceca.[senza fonte]

Durante la presidenza di George W. Bush, alcuni economisti americani (Robert Hall, Alvin Rabushka, ecc.) proposero, poco dopo l'approvazione del taglio delle tasse proposto dal Presidente, di sostituire il sistema fiscale vigente in quell'epoca con una flat tax del 17,5%: se questa proposta fosse diventata legge, il 62% dei contribuenti avrebbe guadagnato denaro rispetto al precedente sistema progressivo. Tale percentuale sale di molto se si ricorda che le due aliquote più basse ai tempi del Presidente Clinton erano del 15% e del 28% (si ricordi che l'aliquota massima era del 27% ai tempi del Presidente Reagan). Bisogna ricordare che tale proposta è basata sull'eliminazione di tutte le esenzioni, detrazioni e deduzioni vigenti per poter allargare la base imponibile il più possibile, fino ad includere tutto il PIL nazionale: in questo modo si ottiene un gettito uguale (o superiore, se si considera il fenomeno dell'emersione della cosiddetta economia sommersa) con una sola aliquota decisamente inferiore e si rafforza la democrazia in quanto, purtroppo, moltissime esenzioni, detrazioni e deduzioni sono state create dietro la spinta - non sempre pulita - delle lobby o associazioni di categoria e non nell'interesse della collettività e dei contribuenti.

Inoltre alcuni economisti americani (Robert Hall, Alvin Rabushka, ecc.) sostengono che si può creare una no-tax area per esentare i più poveri e per far scendere, di fatto, l'aliquota reale sui poveri e la classe media: così si realizza la progressività per deduzione e non per aliquote o scaglioni che danneggia il risparmio e gli investimenti. Bisogna ricordare che la redistribuzione del reddito può esserci sia con una flat tax che con un sistema progressivo: è l'efficienza della spesa pubblica, e non il sistema tributario, a determinare l'efficacia della redistribuzione. In altre parole, anche con aliquote molto progressive possiamo non avere redistribuzione del reddito se i politici e i burocrati sperperano il denaro dei contribuenti: con la flat tax si ha, almeno nel breve periodo (nel lungo periodo si realizzeranno gli effetti positivi della Curva di Laffer), una penuria di entrate e i politici dovranno decidere se tagliare le spese utili (esempio: gli aiuti alle famiglie numerose) o quelle inutili (esempio: i contributi a fondo perduto a favore di questa o di quella lobby) per raggiungere il pareggio di bilancio.

Proposte recenti e attuali[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà degli anni 2000 sono state proposte adozioni della flat tax in vari Paesi del mondo, in particolare negli Stati dell'est Europa. Negli Stati Uniti d'America, l'ex leader della maggioranza alla Camera dei rappresentanti Dick Armey e il gruppo conservatore FreedomWorks hanno cercato il supporto popolare per l'adozione di tale sistema (Taxpayer Choice Act).[4] In altri Paesi l'adozione della flat tax è stata proposta principalmente a causa del successo rilevato in numerosi Paesi dell'Europa dell'est, sebbene questo sia oggetto di discussione.[5]

Sistemi di flat tax sono stati introdotti con la speranza di stimolare la crescita e lo sviluppo economico. Gli Stati baltici Estonia, Lettonia e Lituania hanno rispettivamente una flat tax pari al 24%, 25% e 33% a partire dalla metà degli anni 90. Il 1º gennaio 2001 è stata introdotta al 13% sul reddito in Russia. Successivamente l'Ucraina ha adottato come la Russia la flat tax del 13% nel 2003, ma che è stata aumentata al 15% nel 2007. La Slovacchia ha introdotto una flat tax pari al 19% sulla maggior parte delle imposte nel maggio 2004, per poi essere abolita nel 2013 dal rieletto governo di sinistra in favore di un sistema progressivo, facente parte di un pacchetto per l'austerità;[6] nel periodo avente la tassa fissa la crescita economica ha raggiunto il 10%, la disoccupazione è calata dal 20 al 10% e il debito pubblico è passato dal 50 al 21% del PIL nel 2008.[6] La Romania ha adottato la flat tax 16% sul reddito e sugli utili delle aziende il 1º gennaio 2005. La Macedonia ha introdotto la flat tax al 12% sul reddito e sui profitti delle imprese il 1º gennaio 2007, portando la percentuale al 10% nel 2008.[7][8] L'Albania ha introdotto la flat tax al 10% dal 2008.[9] La Bulgaria applica una tassa fissa al 10% per i profitti aziendali e redditi personali dal 2008.[10]

Negli Stati Uniti, sebbene le tasse federali siano progressive, cinque stati su cinquanta — Illinois, Indiana, Massachusetts, Michigan e Pennsylvania — hanno un'unica aliquota su redditi delle persone, dal 3,07% (Pennsylvania) al 5.3% (Massachussetts).

La flat tax va comunque ad esclusivo vantaggio di quella parte di popolazione che eccede le aliquote massime di reddito. Di fatto, oltre il 90% della popolazione pagherebbe le stesse che paga con un sistema progressivo, e chi ha un reddito basso o medio basso, pagherebbe più tasse di quanto non ne pagherebbe con un sistema progressivo. I presunti effetti descritti sopra, si possono correggere con l'introduzione di una no-tax area per esentare i più poveri e per far scendere, di fatto, l'aliquota reale sui poveri e la classe media: così si realizza la progressività per deduzione e non per aliquote o scaglioni che danneggia il risparmio e gli investimenti. Bisogna ricordare che la redistribuzione del reddito può esserci sia con una flat tax che con un sistema progressivo: è l'efficienza della spesa pubblica, e non il sistema tributario, a determinare l'efficacia della redistribuzione. In altre parole, anche con aliquote molto progressive possiamo NON avere redistribuzione del reddito se i politici e i burocrati sperperano il denaro dei contribuenti: con la flat tax si ha, almeno nel breve periodo (nel lungo periodo si realizzeranno gli effetti positivi della Curva di Laffer), una penuria di entrate e i politici dovranno decidere se tagliare le spese utili (esempio: gli aiuti alle famiglie numerose) o quelle inutili (esempio: i contributi a fondo perduto a favore di questa o di quella lobby) per raggiungere il pareggio di bilancio.

La Slovenia ha registrato la più altra crescita tra i paesi dell'est-Europa e non ha mai introdotto la flat tax.[senza fonte]

Il 1 gennaio 2004, in Italia, è entrata in vigore l'IRES (Imposta sul REddito delle Società) al posto dell'IRPEG. L'IRES è una flat tax: infatti è presente una sola aliquota pari al 27,5%.

La Grecia e la Croazia stanno pianificando di introdurre la flat tax. Paul Kirchhof, che era stato proposto come il prossimo ministro delle Finanze della Germania nel 2005, aveva proposto di introdurre la flat tax al 25% entro il 2007 ed aveva provocato diffuse polemiche. Alcuni sostengono il sistema fiscale tedesco sia il più complesso del mondo[senza fonte].

Il 27 settembre 2005, il Consiglio olandese dei Consiglieri economici ha consigliato la flat tax ad un alto tasso pari al 40% per i redditi in Olanda. Alcune deduzioni sarebbero permesse, e le persone con più di 65 anni avrebbero tassi più bassi.

Sempre negli Stati Uniti, le proposte per la flat tax a livello federale sono emerse più volte negli ultimi anni, durante i numerosi dibattiti politici. Jerry Brown, l'ultimo governatore Democratico della California, ha messo la flat tax nel suo programma, quando correva per la presidenza degli Stati Uniti nel 1992. È stato però criticato dal suo rivale Democratico Tom Harkin. Quattro anni dopo, il candidato Repubblicano Steve Forbes, ha proposto un'idea simile tra le proposte principali del programma. Sebbene nessuno di questi abbia ricevuto la nomination dal proprio partito, le loro proposte sono entrate nel diffuso dibattito riguardo al sistema fiscale degli Stati Uniti.

Gli effetti della Flat tax nell'Europa dell'est[modifica | modifica sorgente]

I difensori della flat tax sostengono che gli ex paesi comunisti dell'Europa dell'est hanno beneficiato dall'adozione della flat tax. Alcuni di questi stati, in particolare i paesi Baltici, hanno riscontrato una crescita economica eccezionale negli ultimi anni.

Va messo in evidenza che la Slovenia (che è il paese più in forte crescita e con il Pil procapite più alto dell'est-europa[senza fonte]), non ha mai introdotto la flat tax. Nel 2008 la Slovenia applica infatti una tassa al 41% per i redditi superiori a 13.600 Euro.

La flat tax in Italia[modifica | modifica sorgente]

La Costituzione italiana (art. 53) prevede che il sistema tributario sia informato a criteri di progressività della tassazione con la capacità contributiva del cittadino.

Sul piano fiscale, il 1° gennaio 2004 in Italia è entrata in vigore l'Imposta sul reddito delle società (IRES), al posto dell'IRPEG, che è una flat tax: infatti è presente una sola aliquota pari al 27,5%.[11]

Sul piano politico, l'introduzione della flat tax venne proposta da Silvio Berlusconi nel 1994, quando propose un'aliquota del 33% (con una no-tax area per i più poveri) al posto dell'IRPEF progressiva[12] e voleva sostituire l'IRPEG con l'IRES (avente, nella proposta originale, una aliquota unica del 25%): il 27 marzo 1994 la coalizione guidata da Berlusconi vinse le elezioni.

Nel corso della XIV Legislatura (2001-2006) il governo abbassò la pressione fiscale (che nel 2005 raggiunse il "minimo storico" degli ultimi decenni: 40,6%) e i contribuenti italiani risparmiarono 13,7 miliardi di euro (sui 24 miliardi di euro promessi nel programma elettorale) rispetto a quanto pagavano nel 2001, anche se il taglio fu finanziato attraverso l'aumento del deficit pubblico che nel 2005 salì al 4,4%, livello massimo dal 1996, e in violazione dei parametri di Maastricht.[13][14]

Bisogna ricordare che il taglio dell'IRPEF avvenne con la cosiddetta tecnica dello spezzatino, ovvero con la divisione del taglio in 3 (piccoli) moduli (2002, 2003, 2005) realmente entrati in vigore (i moduli per il 2007 - che doveva diventare legge nel dicembre 2006 - e per il 2008 - che doveva diventare legge nel dicembre 2007 - non sono entrati in vigore in quanto, in quegli anni, Berlusconi non era al Governo).

Nel 2005 è stata proposta dai Radicali Italiani di Marco Pannella l'idea di una flat tax al 20%[15]. Nel 2008, La Destra - Fiamma Tricolore, guidata da Daniela Santanchè, propose di introdurre una flat tax sul reddito al 20%, comune a persone fisiche e giuridiche. Data la situazione dei conti pubblici, si dava le precedenza alla riduzione dell'IRES dal 27,5% al 20%, mentre la medesima aliquota sui redditi si puntava ad applicarla nel medio - lungo termine di governo.[16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://didattica.unibocconi.it/mypage/upload/48751_20100908_031600_SYLLABUS6093GIAVAZZIPARTEIFALL2010.PDF
  2. ^ http://didattica.unibocconi.it/mypage/upload/48751_20101108_122845_6093SYLLABUSPARTIIROBERTOPEROTTI2010VERSION01.PDF
  3. ^ Insegnamento - Universita' Bocconi
  4. ^ Michael M. Phillips, Mortgage Bailout Infuriates Tenants (And Steve Forbes) in The Wall Street Journal, 16 maggio 2008.
  5. ^ Flat-Tax Comeback Bruce Bartlett, National Review, 10 novembre 2003
  6. ^ a b http://blogs.lse.ac.uk/europpblog/2013/03/18/slovakia-abandon-flat-tax/
  7. ^ CORPORATE TAX REFORM IN REPUBLIC OF MACEDONIA
  8. ^ Taxation, euraxess.mk.
  9. ^ Albanian government to implement flat tax (SETimes.com)
  10. ^ http://www.investnet.bg/bulgarian-economy/InvestmentIncentives/why-invest-in-bulgaria.aspx
  11. ^ Decreto legislativo n. 344/2003.
  12. ^ 1994-2010, promesse tradite sulle tasse
  13. ^ http://www.gfmag.com/tools/global-database/economic-data/10395-public-deficit-by-country.html#axzz1D2cNpr8i
  14. ^ Parametri di Maastricht
  15. ^ La flat tax, un dibattito aperto (Notizie Radicali)
  16. ^ Programma Elettorale La Destra - Fiamma Tricolore
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