Aleksandr Sergeevič Puškin
Aleksandr Sergeevič Puškin, in russo: Александр Сергеевич Пушкин[?], /ɐlʲɪˈksandr sʲɪˈrɡʲejevʲɪtɕ ˈpuʃkʲɪn/ (Mosca, 6 giugno 1799[1] – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837), è stato un poeta, scrittore e drammaturgo russo. In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori espressioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti, russi e non.
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[modifica] Biografia
[modifica] Le origini
La famiglia del padre, Sergej L'vovič Puškin, maggiore in congedo, era di piccola ma antichissima nobiltà, mentre sua madre, Nadežda Osipovna nata Hannibal, era la nipote del famoso ingegnere di Pietro il Grande, l'abissino Abram Petrovič Gannibal, a cui Puškin dedicherà Il negro di Pietro il Grande, opera rimasta incompiuta.
Nonostante i rapporti con i genitori fossero piuttosto freddi, il secondogenito Puškin andrà sempre orgoglioso della sua nobiltà "vecchia di 600 anni" e del suo sangue africano. Non venne educato dai genitori, assidui frequentatori di salotti mondani, ma dalla nonna materna, dallo zio materno Vasilij, che apparteneva a un circolo letterario d'avanguardia chiamato Arzamas, e dalla balia Arina Rodionovna, il cui nome fu reso celebre dalle liriche che l'autore compose nell'ultimo periodo della sua vita.
La sua infanzia fu sempre caratterizzata dalla presenza di libri, soprattutto in francese, e da un ambiente che stimolava la curiosità per la lettura.
[modifica] La giovinezza
Lettore accanito, formò la sua prima cultura nella ricca biblioteca paterna, sui classici di Boileau, Racine, Molière, Parny, Chénier, Rousseau, Montesquieu, Voltaire.
Nel 1811 Puškin entrò al liceo di Carskoe Selo, che diventerà la sua seconda casa: qui conobbe il futuro poeta Del'vig, i futuri decabristi I. I. Puščin e V. K. Kjuchel'beker, oltre a collaborare alla rivista della scuola, "Vestnik" (Notiziario), con primissime poesie in francese.
È in questo periodo, infatti, che cominciò a scrivere versi. Nel 1814 alcune sue poesie comparvero sul "Vestnik Evropy" (Messaggero d'Europa), e prima ancora di lasciare il liceo egli venne invitato a far parte della celebre società letteraria dell'Arzamas dove fu in grado di gareggiare con poeti già molto affermati come Žukovskij e Batjuškov. Nello stesso periodo conobbe Čaadaev e Karamzin.
[modifica] L'età adulta
Dopo aver completato i suoi studi, senza tuttavia eccellervi, nel 1817, Puškin diventò funzionario del Ministero degli Esteri, anche se di fatto non risulta che abbia mai svolto alcun lavoro ministeriale. A San Pietroburgo, dove risiedeva in quegli anni, condusse una vita all'insegna del piacere, primo fra tutti quello per le donne. In questo periodo frequentò Pavel Aleksandrovič Katenin e Aleksandr Sergeevič Griboedov. Ai salotti alternava tuttavia la partecipazione a società letterarie politiche progressiste, come l'"Arzamas" e la "Lampada verde" tanto che la poesia ispirò i lavori poetici di quel periodo ("La libertà", "La campagna", "Nöel") facendolo cadere in sospetto di attività sovversive tanto che fu confinato da un provvedimento di polizia nella Russia meridionale. Alcuni epigrammi rivoluzionari avevano infatti cominciato a circolare tra i salotti nobili ancor prima della pubblicazione di quest'opera, ed erano giunti a conoscenza dello stesso zar Alessandro I, che lo obbligò a lasciare la città, e ad assumere un incarico governativo nella sperduta e lontana Ekaterinoslav.
Lavorò nel frattempo ad un poema epico romantico in sei canti Ruslan e Ljudmila, edito nel 1822, a cura degli amici che erano rimasti nella capitale, che gli valse il rispetto e gli onori della nuova generazione di letterati e le antipatie della vecchia che vedevano nell'opera un'involuzione e un meticciamento della letteratura russa.
Puškin trasse vantaggio dal confino viaggiando al seguito del generale V. F. Raevskij, nominato suo custode, e visitando la Crimea, il Caucaso e la Bessarabia spingendosi, libero sulla parola data al generale con cui nel frattempo aveva stretto un forte legame di amicizia, fino a Kamenka e Chisinau. A Kamenka frequentò Pavel Ivanovič Pestel', capo della società segreta "Associazione del Sud".
Durante i due anni di confino scrisse Il prigioniero del Caucaso e una serie di liriche e poemetti in stile byroniano oltre ai primi tre canti dell'Evgenij Onegin.
[modifica] L'esilio
Nel 1823 venne trasferito ad Odessa alle dipendenze del conte K.V. Voroncov. Odessa era allora un grande centro commerciale e una città cosmopolita per la presenza di stranieri, in particolare greci, ed era un ambiente piuttosto stimolante per uno scrittore (tra l'altro qui inizia il poema Gli zingari, pubblicato poi nel 1827).
Colà Puskin venne iniziato alla Libera Muratoria nella Loggia "Ovidio". Si profilarono peraltro dissapori con Voroncov il quale, volendo vendicarsi del corteggiamento di Puškin verso la moglie Elisabetta, forse coronato da successo, stante le bellissime liriche che l'autore russo le ha dedicato, lo denunciò per attività sovversiva alla polizia. Come prova produsse una lettera, sottratta dallo stesso Voroncov, in cui Puškin scriveva a un suo interlocutore di Pietroburgo con frasi giudicate atee. La polizia lo spedì quindi in esilio presso Pskov, nella tenuta materna di Michajlovskoe, dove rimase, senza la possibilità di allontanarsene, fino al 1826. In quell'anno infatti lo zar Nicola I, dopo aver represso il movimento decabrista, decise di annullare il provvedimento di confino avvisandolo tuttavia, in un'udienza privata, che da quel momento sarebbe stato il suo unico censore, salvo venir meno a quanto promesso quando la polizia intercettò una lettera mandata da Puškin ai decabristi in Siberia e riprese a controllarlo.
Intanto nel 1825 finì il poema drammatico Boris Godunov (rappresentato solo nel 1831) e il racconto in versi Il conte Nulin, oltre a diverse poesie.
[modifica] Il ritorno a Pietroburgo
Tornato a San Pietroburgo, l'autore visse il momento più prolifico della sua esistenza di scrittore, coronato nel 1831 con il matrimonio con la bellissima Natal'ja Nikolaevna Gončarova[2].
Nello stesso anno Puškin incontra Gogol', e con lui instaura un forte rapporto di amicizia e reciproca stima, tanto che, quando nel 1836 avvia una sua rivista[3], pubblica al suo interno alcuni dei racconti più belli e famosi di Gogol'. Intanto Puškin e sua moglie cominciarono a frequentare la società di corte e gli eventi mondani. Ne derivò un periodo di grandi problemi finanziari e umiliazioni per lo scrittore, soprattutto a causa della moglie e dei suoi numerosi ammiratori, tra i quali lo zar stesso[4].
Nel 1833 uscì in volume Evgenij Onegin (con un capitolo censurato) e pubblicò La dama di picche, nel 1835 l'antologia Poemi e racconti (che non contiene ancora La figlia del capitano né le ultime poesie).
[modifica] Il duello e la morte
Nel 1837, a seguito d'una lettera anonima che insinuava l'infedeltà della moglie, dopo aver insultato il conte van Heeckeren, ambasciatore del Regno dei Paesi Bassi e padre adottivo del presunto amante di lei - il barone francese George d'Anthès, marito della sorella della moglie dell'ambasciatore Natalja - Puškin fu sfidato a duello. Fissato per le quattro del pomeriggio dell'8 febbraio 1837, il duello si svolse alla Čërnaja Rečka a Pietroburgo, dove oggi si trova l'omonima fermata della metropolitana, dove una statua del poeta ricorda l'evento. Puškin rimase ferito mortalmente. Il barone invece si salvò grazie a un bottone che parò il colpo. Puškin morì due giorni dopo la sfida, ad appena 38 anni per complicanze settiche della ferita all'addome.
Puskin mostrò pentimento e conseguentemente ebbe funerali religiosi. Dato che il governo temeva rivolte e dimostrazioni popolari, il funerale fu celebrato nella massima semplicità e il corpo di Puškin fu trasportato segretamente nella notte per essere sepolto nella proprietà di famiglia.
[modifica] Le opere
[modifica] Poemi
- Ruslan e Ljudmila
- Gavriiliada o Il Gabrieliad (1821, attribuzione incerta)
- "Poemi meridionali":
- Il prigioniero del Caucaso (1820-1821)
- La fontana di Bachcisaraj (1822)
- I fratelli masnadieri (1821)
- Evgenij Onegin (1823-1831)
- Il cavaliere di bronzo (1833, pubblicato nel 1841)
[modifica] Racconti in versi
- Gli zingari (1824)
- Il conte Nulin (1825)
- Poltava (1828)
- Tazit (pubblicato nel 1837)
- La casetta a Kolomna (1830)
- Andželo (1833)
[modifica] Poesie più brevi
- 4 voll. in vita: 1829, 1829, 1832 e 1835
- nelle opere complete in 9 voll., 1838-41
- idem in 16 voll., 1937
[modifica] Fiabe in versi
- Zar Nikita e le sue quaranta figlie (1822)
- Il fidanzato (1825)
- Fiaba del pope e del suo bracciante (1830)
- Fiaba dello zar di Saltan (1831)
- Fiaba del pescatore e del pesciolino (1833)
- Fiaba della zarevna morta e dei sette bogatyri (1833)
- Fiaba del galletto d'oro (1834)
[modifica] Narrativa in prosa
- Il negro di Pietro il Grande (1828, incompiuto)
- Le novelle del compianto Ivan Petrovic Belkin (5 racconti scritti a Bòldino nell'autunno del 1830):
- La pistolettata
- La tormenta
- Il fabbricante di bare
- Il maestro delle poste
- La contadina padrona
- Dubrovskij (risalente al 1832-33, uscito nel 1842)
- La dama di picche (1834)
- Kirdzali (1834)
- La figlia del capitano (1836)
[modifica] Teatro
- Boris Godunov (1825, pubblicato nel 1831), a cui si ispira il libretto dell'opera omonima di Modest Petrovič Musorgskij
- Piccole tragedie (1830, microdrammi in versi)
- Mozart e Salieri
- Il banchetto durante la peste
- Il cavaliere avaro
- Il convitato di pietra
[modifica] Saggi
- Storia della rivolta di Pugacëv (1834)
- Viaggio a Arzrum durante la rivolta del 1829 (1836)
- Prose critiche e articoli:
- Le mie osservazioni sul teatro russo (1820, ma uscito postumo nel 1895)
- Sulla prosa (1822, ma uscito nel 1884)
- Sulle cause che hanno rallentato il cammino della nostra letteratura (abbozzo del 1824, pubblicato nel 1874)
- Sulla poesia classica e romantica (1825)
- Sulla tragedia (1924-25, ma 1916)
- Dell'elemento nazional-popolare in letteratura (risalente agli anni '20 e uscito nel 1855)
- Abozzo di un'introduzione al "Boris Godunov" (1829-30, pubblicato nel 1855)
- Sul dramma popolare e sul dranna "Marfa Posadnica" (articolo sul dramma di Michail Petrovič Pogodin rimasto incompiuto e pubblicato nel 1841-42)
- Su Salieri (1832, ma uscito nel 1855)
- Sul viaggio da Mosca a Pietroburgo (1833-34, censurato)
- Sull'inconsistenza della letteratura russa (1834, ma 1855)
- Byron (1835, incompiuto)
- Voltaire (1836, uscito su "Sovremennik")
- John Tenner (1836)
- Le veglie alla fattoria di Dikan'ka
- Il naso (segnalazioni sulla stessa rivista dei racconti di Gogol')
- Sui "I doveri degli uomoni" di Silvio Pellico (articolo sulla stessa rivista)
[modifica] Altre opere
- Epistolario (1926-69)
- Diario 1833-35 (1923)
- Frammenti di opere incompiute, come il dramma Rusalka, il romanzo Dubrovskij o il poema Vadim
[modifica] Trasposizioni cinematografiche
- Onegin (1999) di Martha Fiennes con Ralph Fiennes e Liv Tyler.
- La tormenta (1964) di Vladimir Basov con Valentina Titova e Oleg Vidov.
[modifica] Note
- ^ 26 maggio nel calendario Giuliano allora utilizzato in Russia.
- ^ Incontrata la prima volta a un ballo il 6 dicembre 1828, riuscì a sposarla solo il 18 febbraio 1831, dopo averne chiesto la mano più volte e aver trovato i genitori di lei incerti sul da farsi fino all'ultimo. I due avranno i figli Mar'ja nel 1832, Aleksandr nel 1833, Grigorij nel 1835, e Natal'ja nel 1836.
- ^ Chiamata "Il contemporaneo" (Sovremennik) viene autorizzata il 14 gennaio 1836, durò meno di un anno.
- ^ Nel suo diario annota d'essere stato nominato valletto solo perché la moglie possa partecipare ai balli di corte.
[modifica] Bibliografia
- Serena Vitale, Il bottone di Puskin, Milano, Adelphi, 1996. ISBN 88-459-1121-7.
- Aleksandr Sergeevic Puskin, Opere poetiche. Drammi, Milano, Mursia, 1959.
- Aleksandr Puskin, Opere, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-33672-2.
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