Joseph de Maistre

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Vogel: Joseph de Maistre, 1810.

Il conte Joseph-Marie de Maistre, pron. [ˈʒosɛf maˈʀi də mɛstʀ][1] (Chambéry, 1º aprile 1753Torino, 26 febbraio 1821), è stato un filosofo, politico, diplomatico, scrittore, magistrato e giurista sabaudo[2] di lingua francese.

Ambasciatore del re Vittorio Emanuele I presso la corte dello zar Alessandro I dal 1803 al 1817, poi da tale data fino alla morte ministro reggente la Gran Cancelleria del Regno di Sardegna, de Maistre fu tra i portavoce più importanti del movimento controrivoluzionario che fece seguito alla Rivoluzione francese e ai rivolgimenti politici in atto dopo il 1789; propugnatore dell'immediato ripristino della monarchia ereditaria in Francia, in quanto istituzione ispirata per via divina, e assertore della suprema autorità papale sia nelle questioni religiose che in quelle politiche, de Maistre fu anche tra i teorici più intransigenti della Restaurazione, sebbene non mancò di criticare il Congresso di Vienna, a suo dire autore da un lato di un impossibile tentativo di ripristino integrale dell'Ancien Régime (peraltro ritenuto di sola facciata) e dall'altro di compromessi politici con le forze rivoluzionarie.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Joseph-Marie de Maistre nacque a Chambéry, in Savoia, allora parte del Regno di Sardegna, il 1º aprile 1753, da François-Xavier, magistrato e membro del Senato savoiardo, e dalla nobildonna Christine Demotz, primogenito di dieci figli. Soltanto nel 1778, grazie ai servigi resi alla Corona, il padre ricevette il titolo nobiliare di conte. Il giovane Joseph ebbe la sua prima educazione presso i gesuiti della sua città natale, verso i quali per tutta la vita nutrirà una profondissima devozione. Si laureò in giurisprudenza all'Università di Torino.

Memoriale di Joseph de Maistre e del fratello Xavier, Chambéry.

Nonostante l'intrapresa carriera da giurista e la ricca biblioteca di volumi di diritto ereditata dal nonno materno, le carte del diario di de Maistre e le corrispondenze iniziali suggeriscono che egli fosse assai più interessato alla teologia e a discipline quali filosofia, politica e storia piuttosto che a quelle giuridiche. Inoltre, assieme al francese, sua lingua madre (come della quasi totalità della nobiltà piemontese), e al greco e al latino appresi, come detto, durante la sua eccellente educazione presso i gesuiti, de Maistre sapeva perfettamente l'italiano e molto bene l'inglese, lo spagnolo, il portoghese, oltre ad un po' di tedesco. Il diario e le opere testimoniano la sua profonda conoscenza delle Sacre Scritture, degli scritti dei Padri della Chiesa, degli autori classici greci e latini[3], di quelli del Rinascimento e delle maggiori figure dell'Illuminismo europeo.

Entrò a far parte, nel 1774, della loggia massonica di rito inglese dei "Trois Mortiers", ma nel 1778 si spostò in quella martinista di rito scozzese rettificato della Parfaite Sincérité, legata al pensiero del tradizionalista francese Louis Claude de Saint-Martin[4]. Egli intravide nel ramo di questa corrente massonica un'élite con grandi potenzialità per la restaurazione cristiana del mondo, di quella "res publica cristiana d'Europa" di cui parlerà più tardi anche Edmund Burke nelle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia, che influenzeranno notevolmente il pensiero di de Maistre. Nel 1786 sposò la nobildonna Françoise-Marguerite de Morand, che gli darà tre figli.

Nel 1788 de Maistre entrò a far parte del Senato di Savoia. Allo scoppio della Rivoluzione francese, nel 1789, vide con un certo favore le prime fasi, percependo in esse uno spiraglio a favore di riforme contro la deriva assolutistica dell'Ancien Régime. Tuttavia, dopo la proclamazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e la lettura delle già citate Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Burke, edite nel 1790, il suo atteggiamento mutò in un completo rifiuto dei principi rivoluzionari. L'anno 1790 segnò la fine dell'esperienza massonica maistreiana. Nel 1792, in seguito all'aggressione e all'invasione francese della Savoia, fu costretto a fuggire in esilio, prima ad Aosta e poi in Svizzera, a Losanna[4][5]. Qui ebbe modo di conoscere Edward Gibbon, i Necker, Benjamin Constant e diversi emigrati francesi[6].

L'anno seguente videro la luce le note Lettere di un realista savoiardo ai suoi compatrioti (Lettres d'un royaliste savoisien à ses compatriotes). Nel 1794 de Maistre iniziò la stesura dello scritto Studio sulla sovranità, incompiuto e che uscirà soltanto postumo nel 1870. Ma saranno le Considerazioni sulla Francia (Considérations sur la France), uno dei suoi maggiori scritti, ad assicurargli la celebrità in tutti gli ambienti controrivoluzionari europei.[5]. Fuggito dalla Svizzera, anch'essa invasa dalle truppe francesi, e trasferitosi a Venezia in seria indigenza economica, riuscì finalmente a rientrare in patria nel 1797, imbarcandosi per la Sardegna, dove nel 1799 gli sarà affidato dal re l'incarico di Reggente della Gran Cancelleria del Regno a Cagliari.

Nel 1802, re Vittorio Emanuele I inviò de Maistre come ministro plenipotenziario a San Pietroburgo, presso la corte dello Zar Alessandro I. Giunto in Russia, de Maistre diventò ben presto una delle più influenti e ammirate figure intellettuali, assiduo frequentatore dei salotti della nobiltà e dell'alta società pietroburghese.[7] Rimasto, però, isolato politicamente, senza istruzioni precise e con un appannaggio irrisorio[8], incompreso dai suoi superiori e dallo stesso Zar (che solo in un secondo momento seppe avvalersi dei consigli del Conte), de Maistre seppe tuttavia tutelare con grande abilità il prestigio della dinastia sabauda presso i ministri e la corte russa.[4]. Nel quadro angosciante dell'invasione napoleonica, de Maistre svolse in seno alla corte un'importante attività politica, che portò lo stesso zar Alessandro a fermare alcune riforme d'ispirazione illuministica, e a favorire l'azione apostolica della Compagnia di Gesù, andatasi man mano ricostituendo dopo il suo scioglimento nel 1773, riuscendo perfino a convertire al Cattolicesimo alcuni esponenti della nobiltà russa.

Fëdor Alekseev: Veduta di San Pietroburgo, 1817.

Questo suo aperto sostegno all'azione pastorale operata dai gesuiti fece cadere de Maistre in disgrazia presso la corte dello Zar, il quale richiese alle autorità sabaude il suo rientro in patria, avvenuto poi nel 1817. Questo episodio segnò la fine dell'attività diplomatica del Conte, ma non di quella politica. Il periodo pietroburghese fu uno dei più floridi all'interno dell'attività letteraria di de Maistre[4]. Nel 1814 fu dato alle stampe il Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche (Essai sur le principe générateur des constitutions politique), della cui pubblicazione si interessò anche l'amico Louis de Bonald, altro esponente di spicco della corrente controrivoluzionaria col quale de Maistre intratteneva un rapporto epistolare. Di quegli anni furono anche l'Esame della filosofia di Bacone (Examen de la philosophie de Bacon) e le Lettere ad un gentiluomo russo sull'Inquisizione spagnola (Lettres à un gentilhomme russe sur l'Inquisition espagnole), scritte in occasione della soppressione, nelle quali egli criticò dal suo punto di vista le accuse comunemente lanciate dalla critica illuministica contro l'Inquisizione, attaccando anche la filosofia di Hume e gli enciclopedisti. Intanto de Maistre iniziava l'opera che lo renderà celebre, ossia Le serate di San Pietroburgo (Les Soirées de Saint-Pétersbourg), capolavoro di teologia e filosofia della storia, che uscirà postumo nel 1821, appena dopo la sua morte[4].

Rientrato nel frattempo a Torino, nel 1818, due anni dopo la fine del Congresso di Vienna, fu nominato nuovamente Ministro Reggente della Gran Cancelleria del Regno[9]. Nel 1819, in piena Restaurazione, de Maistre pubblica l'altro suo capolavoro, Del Papa (Du Pape)[10].

Profondamente religioso, celebre e ammirato ormai in tutta Europa, sebbene segnato dall'indigenza in cui fu costretto a vivere negli ultimi anni, Joseph de Maistre si spense il 26 febbraio 1821, circondato dai parenti e da tutti quegli amici e conoscenti che condivisero assieme a lui il suo ideale politico e spirituale[4]. Qualche giorno prima della morte, in una lettera a Massimo d'Azeglio, aveva compianto la sorte dell'Italia divisa e lamentato lo scarso patriottismo degli italiani[11]. È sepolto nella chiesa dei Santi Martiri di Torino.

Il pensiero di Joseph de Maistre[modifica | modifica wikitesto]

Litografia di Joseph de Maistre, posta come ritratto in antiporta della prima edizione de Les Soirées de Saint-Pétersbourg (1821).

Conformemente al pensiero comune controrivoluzionario, per de Maistre l'origine di tutti i mali dell'epoca a lui contemporanea poteva essere identificata nella Riforma protestante.

Come afferma nella sua opera Del Papa, edita nel 1819, solo la Chiesa cattolica e la figura papale sarebbero in grado di poter garantire l'ordine sociale. Il potere papale dovrebbe inoltre essere infallibile, dal momento che è indispensabile, secondo Maistre, che vi sia qualcuno in grado di poter giudicare senza essere giudicato. Non bisogna confondere però tale concezione politica dell'infallibilità petrina con quella elaborata dal Concilio Vaticano I che la circoscrive all'ambito del contenuto della fede.

L'ultramontanismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ultramontanismo.

La rivoluzione è il peccato (sociale) in quanto distruzione dell'ordine naturale - e, dunque, legittimo - voluto da Dio (essendo, secondo de Maistre, l'autorità divina a legittimare la sovranità politica e qualsiasi potere terreno). In de Maistre torna inoltre sia il concetto di centralità della Chiesa cattolica che l'unione del potere temporale e politico nelle sole mani del pontefice, inteso come vertice della piramide sociale e civile oltre che arbitro internazionale di ogni conflitto, in quanto ritenuto al di sopra di ogni particolarismo nazionale.

Tali posizioni identificano de Maistre quale rappresentante della corrente di pensiero denominata ultramontanismo, ovvero quella dottrina che afferma la suprema autorità del papato all'interno della Chiesa, e che vede nella figura del papa la guida morale della società.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
immagine del nastrino non ancora presente Membro della Reale Accademia delle Scienze di Torino

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Nobilis Ioseph Maistre Camberiensis ad i.u. lauream anno 1772. die 29. Aprilis hora 5. pomeridiana, 1772. La tesi di laurea di Joseph de Maistre, conservata negli archivi della Biblioteca Nazionale Universitara di Torino (link).
  • Elogio di Vittorio Amedeo III (Éloge de Victor-Amédée III), 1775.
  • Lettere d'un realista savoiardo ai suoi compatrioti (Lettres d'un royaliste savoisien à ses compatriotes), 1793.
  • Studio sulla sovranità (Étude sur la souveraineté), 1794 (postumo, in Œuvres inédits del 1870).
  • Dello stato di natura, ossia Esame d'uno scritto di Jean-Jacques Rousseau (De l'État de nature ou Examen d'un écrit de Jean-Jacques Rousseau), 1795 (postumo, in Œuvres inédits del 1870).
  • Considerazioni sulla Francia (Considérations sur la France), 1796.
  • Intorno allo stato del Piemonte rispetto alla carta moneta, 1797-1799. Scritto italiano pubblicato a Turn, Aosta e Venezia.
  • Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche (Essai sur le principe générateur des constitutions politiques), pubblicato da Louis de Bonald, 1814.
  • Del Papa (Du Pape), 1819.
  • Della Chiesa gallicana nel suo rapporto con il Sovrano Pontefice, per servire da seguito all'opera intitolata "Del Papa" (De l'Église gallicane dans son rapport avec le Souverain Pontife, pour servir de suite a l'ouvrage intitulé "Du Pape"), postumo, 1821.
  • Le Serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza (Les soirées de Saint-Pétersbourg, ou Entretiens sur le gouvernement temporel de la Providence), postumo, 1821.
  • Lettere ad un gentiluomo russo sull'Inquisizione spagnola (Lettres à un gentilhomme russe sur l'Inquisition espagnole), postumo (a cura del figlio, il conte Rodolphe de Maistre), 1822.
  • Esame della filosofia di Bacone (Examen de la philosophie de Bacon), postumo, 1836.
  • Lettere ed opuscoli inediti (Lettres et opuscules indédits), postumo (a cura del figlio, il conte Rodolphe de Maistre), 1851.
  • Memorie politiche ed episolario diplomatico (Mémoires politiques et correspondance diplomatique), postumo (a cura di Albert Blanc), 1858.
  • Quattro capitoli inediti sulla Russia (Quatre chapitres inédits sur la Russie), postumo (a cura del figlio, il conte Rodolphe de Maistre), 1859.
  • La Casa di Savoja e l'Austria, postumo, (documenti inediti tratti dalla corrispondenza diplomatica), 1859.
  • Opere inedite (Œuvres inédits), postumo (a cura del nipote, il conte Charles de Maistre), 1870.

Opere complete[modifica | modifica wikitesto]

  • Opere complete di Joseph de Maistre (Œuvres complètes de Joseph de Maistre), 1884-1886 (Vitte et Perrussel, 14 volumi in-8º).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Spesso citato nella forma italiana Giuseppe-Maria de Maistre.
  2. ^ La Savoia era allora parte del Regno di Sardegna. A tal proposito Joseph de Maistre scrisse nel 1802 in una lettera di protesta inviata a M. Alquier, ambasciatore della repubblica francese a Napoli (in Œuvres complètes, tomo I, p. XVIII):
    (FR)
    « Je ne suis pas français, je ne l'ai jamais été et je ne veux pas l'être. »
    (IT)
    « Non sono francese, non lo sono mai stato né voglio esserlo. »

    A riprova di ciò Albert Blanc, professore di diritto presso l'università di Torino e curatore delle memorie e della corrispondenza diplomatica di Joseph de Maistre, nella prefazione a quest'ultima (Correspondance diplomatique, Paris, 1860, vol. I, pp. III-IV) scrisse a proposito del conte:
    (FR)
    « ... ce philosophe était un politique; ce catholique était un Italien; il a vu les destinées de la maison de Savoie, il a souhaité la chute de la domination autrichienne, il a été, dans ce siècle, l'un des premiers défenseurs de notre indépendance. »
    (IT)
    « ... questo filosofo [de Maistre] era un politico; questo cattolico era un italiano; egli ha profetizzato i destini della casa di Savoia, ha sperato nel crollo della dominazione austriaca, ed è stato in questo secolo uno dei primi difensori della nostra indipendenza. »
  3. ^ In particolar modo Platone, Plutarco, Cicerone.
  4. ^ a b c d e f Joseph de Maistre, pensatore europeo da una lezione del dott. Ignazio Cantoni.
  5. ^ a b Joseph de Maistre: commento del pensiero (a cura di C. Galli).
  6. ^ Mémoires politique et corrispondence diplomatique, Paris, 1859, p. 23 ss.
  7. ^ A testimonianza della sua fama, anche in Guerra e Pace di Lev Tolstoj la figura di Joseph de Maistre viene immortalata dall'autore sotto il personaggio fittizio dell'abate italiano in esilio presente nel salotto della principessa Anna Pavlovna Scerer (Libro primo, Parte prima, Cap. I-II-III-IV-V-VI).
  8. ^ A causa della disastrosa situazione delle casse del Regno, il Conte de Maistre dovette separarsi dalla propria famiglia, che riuscirà a raggiungerlo solo nel 1814.
  9. ^ È in questo periodo che egli incontra anche la realtà dell'"Amicizia Cattolica", associazione religiosa guidata dal venerabile Pio Brunone Lanteri.
  10. ^ In un articolo della Nuova Antologia del 16 aprile 1928 (Guelfismo e nazionalismo di Giuseppe de Maistre) lo storico Niccolò Rodolico ricorda come il conte de Maistre nel 1820, in piena Restaurazione, ebbe amareggiato l'ultimo anno della sua vita da indugi e difficoltà oppostigli per la dedica e la stampa della seconda edizione dell'opera (che fu pubblicata, postuma, a Lione nel 1821). De Maistre desiderava dedicare il libro a Papa Pio VII che aveva per lui grandissima stima, e desiderava pubblicarlo in Piemonte, ma non vi riuscì. Secondo Rodolico queste difficoltà si spiegano con le condizioni dello spirito pubblico dal '19 al '20 in Europa, quando liberali, giansenisti e settari anticlericali avevano ripreso le agitazioni, e con la paura di provocare nuove e più vivaci polemiche.
  11. ^ Scrive de Maistre, riguardo alla possibile unità dell'Italia, che « gli Italiani non ci fanno grande attenzione, sono tutti distratti o indifferenti » (Lettera a Massimo d'Azeglio - Torino, 21 febbraio 1821). Tuttavia preferisce che il Piemonte non s'impegni in un'impresa che gli potrebbe riuscire troppo pericolosa: « [...] esaminare se il Piemonte può essere più fiorente e felice come grande provincia o come piccolo regno. [...] Io propendo per la seconda. » (ibidem).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Armenteros, Carolina, The French Idea of History: Joseph de Maistre and his Heirs, 1794-1854 (Ithaca, NY e Londra: Cornell University Press, 2011).
  • Armenteros, Carolina e Richard Lebrun, Joseph de Maistre and his European Readers: From Friedrich von Gentz to Isaiah Berlin (Leiden and Boston: Brill, 2011).
  • Armenteros, Carolina e Richard Lebrun, Joseph de Maistre and the Legacy of Enlightenment, SVEC (Oxford: The Voltaire Foundation, 2011).
  • Armenteros, Carolina e Richard Lebrun, The New enfant du siècle: Joseph de Maistre as a Writer, in St Andrews Studies in French History and Culture 1 (2010).
  • Armenteros, Carolina, "From Human Nature to Normal Humanity: Joseph de Maistre, Rousseau, and the Origins of Moral Statistics," Journal of the History of Ideas, 68, 1 (2007): 107–30.
  • Armenteros, Carolina, "Parabolas and the Fate of Nations: Early Conservative Historicism in Joseph de Maistre's De la souveraineté du peuple," History of Political Thought, 28, 2 (2007): 230–52.
  • Barthelet, Philippe, Joseph de Maistre: Les Dossiers H (Geneva: Éditions L'Âge d'Homme, 2005).
  • Berardi, Silvio. La teocrazia universale di Joseph de Maistre. Tra Rivoluzione e Restaurazione. Roma, Anicia, 2008. ISBN 978-88-7346-505-8.
  • Cioran, Émile. Essai sur la pensée réactionnaire: à propos de Joseph de Maistre. Fata Morgana, Parigi, 1977.
  • Fisichella, Domenico. Giusnaturalismo e teoria della sovranità in Joseph de Maistre. Messina-Firenze, 1963. (ora in Id. Politica e mutamento sociale. Costantino Marco Editore, Lungro di Cosenza, 2002, pp. 191-243. ISBN 88-85350-97-6.)
  • Fisichella, Domenico. Il pensiero politico di Joseph de Maistre. Laterza, Roma-Bari, 1993. ISBN 88-420-4157-2.
  • Fisichella, Domenico. Joseph de Maistre, pensatore europeo. Laterza, Roma-Bari, 2005. ISBN 88-420-7598-1.
  • Legitimo, Gianfranco. Sociologi cattolici italiani: De Maistre, Taparelli, Toniolo. Il Quadrato, Roma, 1963.
  • Mandoul, Jean. Un homme d'État italien: Joseph de Maistre et la politique la Maison de Savoie. Alcan, Paris, 1900.
  • Monteton, Charles Philippe Dijon de. Die Entzauberung des Gesellschaftsvertrags. Ein Vergleich der Anti-Sozial-Kontrakts-Theorien von Carl Ludwig von Haller und Joseph Graf de Maistre im Kontext der politischen Ideengeschichte. Frankfurt am Main et. al., 2007, 164 S., 2 Abb. ISBN 978-3-631-55538-5.
  • Pansini, Giuseppe. Joseph de Maistre e la democrazia. Estratto da "Nuova Rivista Storica", anno XXXVIII, fasc. 3, 1954. Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1954.
  • Ravera, Marco. Joseph de Maistre pensatore dell'origine. Milano, Mursia, "Studi di filosofia 21", 1986

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 46764421 LCCN: n50039480 SBN: IT\ICCU\CFIV\040887