Accademia dell'Arcadia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Stemma dell' Accademia
« Quanto l'Italia fiorisse, e fosse piena d'uomini insigni nelle scienze nel secolo decimosettimo a ognuno è palese, che a quelle attenda; ma egualmente palese è a' professori delle lettere amene quanto la condizione di queste fosse deteriorata, massimamente circa l'eloquenza, e la poesia volgare. E sebbene l'antica purità loro, e il loro decoro venivano gagliardamente sostenuti dalle nostre Accademie della Crusca, e Fiorentina, e da varj letterati specialmente Napoletani, Bolognesi, e Romani; nondimeno le più delle nuove scuole nello stesso secolo aperte tanto prevalevano dappertutto, che per poco non venivano derisi que' saggi vendicatori del buon gusto Toscano, non che fossero da alcuno seguitati. Per liberare adunque l'Italia da si' fatta barbarie, pensarono alcuni professori dimoranti in Roma d'instituire un'Accademia a preciso effetto di esterminare il cattivo gusto; e procurare che più non avesse a risorgere, perseguitandolo continuamente ovunque si annidasse, o nascondesse, e in fino nelle castella e nelle ville più inote e impensate. »
(Giovanni Mario Crescimbeni, Storia dell'Accademia degli Arcadi istituita in Roma l'anno 1690, Londra, 1804, pagg. 51-52.)

L'Accademia dell'Arcadia è un'accademia letteraria fondata a Roma il 1690 da Gian Vincenzo Gravina e da Giovanni Mario Crescimbeni coadiuvati nell'impresa anche dal torinese Paolo Coardi; gli umbri Giuseppe Paolucci di Spello, Vincenzo Leonio da Spoleto, e Paolo Antonio Viti di Orvieto; i romani Silvio Stampiglia e Jacopo Vicinelli; i genovesi Pompeo Figari e Paolo Antonio del Nero; i toscani Melchiorre Maggio di Firenze e Agostino Maria Taia di Siena; Giambattista Felice Zappi di Imola e il, poi, cardinale Carlo Tommaso Maillard di Tournon di Nizza[1]. Tutti poeti appartenenti al circolo formatosi attorno alla regina Cristina di Svezia, chiamato "Reale Accademia". L'Accademia è considerata non solamente come una semplice scuola di pensiero, ma come un vero e proprio movimento letterario che si sviluppa e si divulga in tutta Italia in risposta a quello che era il cattivo gusto del Barocco.

Si richiama nella terminologia e nella simbologia alla tradizione dei pastori-poeti della mitica regione dell'Arcadia, e il nome fu trovato da Taia durante una adunata ai Prati di Castello, ai quei tempi un paesaggio pastorale..[2] Oltre al nome dell'Accademia, emblematico da questo punto di vista, anche la sede fu chiamata seguendo questa tendenza "Bosco Parrasio", una villa sulla salita di via Garibaldi sulle pendici del Gianicolo. Pastori furono detti i membri, Gesù bambino (adorato per primo dai pastori) fu scelto come protettore, come insegna, venne scelta la siringa del dio Pan, cinta di rami di alloro e di pino e ogni partecipante doveva assumere, come pesudonimo, un nome di ispirazione pastorale greca.

Come stemma venne adottata la siringa di Pan.

Indice

[modifica] L'aneddoto della fondazione

Andando un giorno a diporto il colto e geniale drappello ne' suburbii di Roma, e recitando alterne rime all' ombra delle piante ed al mormorare de' rivoli, un de' compagni sorse enfaticamente a dire: "Pare che noi facciamo rivivere l' antica Arcadia". Baretti chiama irrisoriamente magiche tali espressioni, poiché destarono esse il pensiero di fondare un' accademia col nome di Arcadia. Quattordici furono gl' istitutori di questa societa'.[3]

[modifica] Programma letterario

I caratteri letterari dell'Accademia furono frutto del confronto tra due dei fondatori, Gian Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni.

Il primo vedeva nell'Accademia il centro propulsore di un rinnovamento non solo letterario, ma anche culturale. Questo ambizioso progetto era sostenuto dalla sua concezione della poesia come veicolo rivelatore di verità essenziali. Propose come modelli letterari Omero e Dante. Inoltre non gradiva gli aspetti mondani che l'accademia stava sempre più assumendo.[2]

Il programma di Crescimbeni era decisamente più moderato e puntava a una più semplice reazione al disordine barocco ripristinando il buon gusto. Crescimbeni puntava a raggiungere un certo classicismo con una poesia chiara, regolare di matrice petrarchesca.

Prevalse il programma di Crescimbeni, dal momento che anche gli altri membri avevano come obiettivo non l’elaborazione di una nuova cultura, ma una nuova poesia classicheggiante, semplice e aggraziata.

Tra le conseguenze di questo dissidio, vi fu una scissione, nel 1711, che portò alla fondazione di una Seconda Arcadia, patrocinata dagli scolari del Gravina, che tre anni dopo venne denominata Accademia de' Quirini. Nel 1719 i due rami si ricompattarono, per omaggiare Gravina, morto l'anno prima.

I fondatori della benemerita e celebre Accademia d'Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de' greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne' classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore, que' stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione, che formava la delizia non de' poeti soltanto, ma eziandio de' più applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si riponeva la sede del sublime e del bello.[4]

[modifica] La questione della sede

Il Bosco Parrasio

Gli Arcadi cominciarono a riunirsi nei giardini del Duca di Paganica a S. Pietro in Vincoli dove seduti per terra o su dei sassi presero a recitare i loro versi.

Dal 27 maggio 1691 si trasferirono nel giardino di Palazzo Riario, ex residenza di Cristina di Svezia, dove ebbero a disposizione una specie di fosso rotondo che comunque aveva parvenza di teatro. Nel 1693 si traferirono ancora presso il Duca di Parma agli Orti Palatini che dette loro il permesso di edificare un teatro agreste di forma circolare e a due ordini di posti in legno e terra e rivestito di fronde di alloro.

Nel 1699 si spostarono ancora, stavolta nel giardino del duca Don Antonio Salviati che aveva fatto scavare in una collinetta un teatro romaneggiante ma alla morte del duca, nel gennaio 1704, furono sfrattati dagli eredi e dunque nel luglio del 1705, per celebrare i Giochi Olimpici, dovettero ricorrere all' ospitalità del principe D. Vincenzo Giustiniani.

Successivamente, dall'11 settembre 1707, Francesco Maria Ruspoli, principe di Cerveteri, mise loro a disposizione un suo parco sull'Esquilino in attesa che fosse pronto un anfiteatro in un'altra villa del principe ma sull'Aventino che divenne sede fissa delle adunanze fino al 1725.

Finalmente, grazie a una donazione di 4000 scudi di Giovanni V del Portogallo, anche lui arcade, l'Accademia poté acquistare una sede tutta sua ovvero l'Orto dei Livi che l'architetto e arcade Antonio Canevari trasformò nel Bosco Parrasio.

Canevari strutturò il giardino su tre piani collegati da due rampe di scale. Sul primo terrazzamento fu edificato un teatro di forma ovale con tre ordini di sedili e un leggio di marmo. Al secondo livello si trova una finta grotta arcadica e, al terzo, un'edicola commemorativa che ricorda la donazione di Giovanni V.

Il Serbatoio, cioè l'edificio che fungeva da archivio e segreteria, fu definitivamente ristrutturato nella forma odierna da Giovanni Azzurri nel 1838 che lo dotò di una facciata in stile esedra.

[modifica] Organigramma

L'Accademia era una democrazia dove sovrana era l'assemblea dei membri che aveva l'obbligo di riunirsi almeno due volte in inverno e una in estate. A convocarla e a presiederla era preposto un Custode, eletto, con scrutinio segreto, ogni quattro anni durante la celebrazione dei Giochi Olimpici.

Il Custode doveva anche nominare, tra tutti gli Arcadi che risiedevano in Roma, un collegio di 12 Vicecustodi che ogni anno dovevano essere sostituiti per la metà.

Sempre di nomina del custode c'erano anche due Sottocustodi con funzioni di cancellieri e un Vicario o Protocustode che, in caso di impedimento del facente funzioni, aveva il compito di sostituirlo.

[modifica] Criteri e metodi di ammissione

Per entrare nell'accademia, che era a numero chiuso, era necessario possedere tre requisiti fondamentali ovvero: avere minimo 24 anni[5], una reputazione e una storia personale rispettabile ed essere oggettivamente riconosciuto un esperto in una qualche area del sapere e, se uomini, era obbligatoria anche la competenza in una qualche disciplina letteraria.

L' ammissione all' accademia avveniva in 5 modi differenti a seconda dei candidati.

1) Per acclamazione. Riservata a cardinali, principi, vicere' ed ambasciatori. Alla proposta del nome del candidato ogni Arcade dava il proprio assenso o diniego ad alta voce durante un' assemblea celebrata a porte chiuse.

2) Per annoverazione. Riservata alle signore. Il Collegio dei Vicecustodi proponeva all' assemblea le candidate e i soci, a porte chiuse ma a voce alta, decidevano in senso favorevole o contrario.

3) Per rappresentazione. Riservata ai giovani nobili. L' assemblea delegava una commissione ristretta che la rappresentasse e decidesse al suo posto sull' ammissione o meno dei candidati.

4) Per surrogazione. Riservata a tutti gli altri. Per sostituire i posti lasciati vacanti, per morte o malattia, da altri Arcadi l' assemblea decideva sugli aspiranti ma a scrutinio segreto.

5) Per destinazione. Ad integrazione della precedente. Essendo difficile tenere il conto esatto di tutti gli Arcadi che venivano a mancare, per non escludere troppo a lungo personaggi anche di spicco, con voto segreto dell' assemblea, si dava il via libera all' associazione di nuovi membri assegnado loro anche un nome arcadico. Coloro che venivano nominati in questo modo divenivano membri effettivi, cioe' potevano partecipare alle manifestazioni, solo quando il Custode, ricevuta notizia certa della scomparsa di uno dei vecchi soci, li convocava e procedeva alla nomina ufficiale.

Al momento dell'ingresso nella congrega il neofita avrebbe ricevuto dall' assemblea un nuovo nome, con cui sarebbe stato conosciuto in Arcadia. Il nome arcadico era costituito da due parti: la prima veniva assegnato con un sorteggio mentre l'epiteto seguente era scelto dal candidato, previa approvazione dell'adunanza, purché facesse riferimento o a un luogo dell'Arcadia mitologica o geografica oppure vi fosse comunque collegato.

[modifica] Le colonie arcadiche

Le colonie sono Adunanze d'Arcadi in altre città, le quali benche [sic] facciano i recitamenti e le congregazioni, nondimeno si regolano colle leggi della Ragunanza di Roma. Hanno elleno un vicecustode per ciascuna, che presiede al governo; e prendono il nome, o dalle città ove sono fondate, o dalle principali Accademie, o altre ragioni di esse; e vacando i luoghi in esse colonie, si surrogano altri cittadini, o accademici[6].

Due anni dopo la fondazione d'Arcadia in Roma, cioe' l' anno 1690, si die' principio alla propagazione di questa Letteraria Pastorale Repubblica per mezzo delle Colonie dedotte in altre città, entro e fuori d' Italia; e dall'ora in poi sino all'anno 1726 si contano le fondazioni di quaranta Colonie e di quattro Rappresentanze Arcadiche[7].

Esse erano:

  • Colonia Forzata fondata in Arezzo nell' Accademia dei Forzati il 3 gennaio 1692
  • Colonia Camaldolese fondata nella Religione dei Monaci Camaldolesi il 15 ottobre 1694
  • Colonia Animosa fondata in Venezia il 29 aprile 1698
  • Colonia Renia fondata in Bologna il 29 aprile 1698. Motto: Matris se subjicit umbrae
  • Colonia Elvia fondata in Macerata il 18 giugno 1698. Motto: Cibo altro non vuole
  • Colonia Ferrarese fondata in Ferrara il 23 marzo 1699
  • Colonia Fisiocritica fondata in Siena nell' Accademia dei Fisiocritici il 19 gennaio 1700. Motto: Veris quod possit vincere falsa
  • Colonia Metaurica fondata in Urbino il 28 febbraio 1701. Motto: Micat inter omnes
  • Colonia Alfea fondata in Pisa il 24 maggio 1700
  • Colonia Crostolia fondata in Reggio nell'Emilia il 2 agosto 1703. Motto: Non portano gia' guerra a' nostri carmi
  • Colonia Sebezia fondata in Napoli il 17 agosto 1703
  • Colonia Mariana fondata nella Religione dei Chierici Regolari delle Scuole Pie l' 8 novembre 1703. Motto: Hinc satur
  • Colonia Rubicona fondata in Rimini il 4 gennaio 1704
  • Colonia Isaurica fondata in Pesaro il 26 febbraio 1704
  • Colonia Caliese fondata in Cagli il 2 maggio 1704. Motto: Arbor vittoriosa e trionfale
  • Colonia Milanese fondata in Milano il 2 aggio 1704. Motto: Anne deus geniusque loci?
  • Colonia Giulia fondata in Udine il 24 luglio 1704. Motto: Trunco non frondibus
  • Colonia Ligustica fondata in Genova il 19 febbraio 1705. Motto: Respondere parati
  • Colonia Veronese fondata in Verona il 18 settembre 1705
  • Colonia Augusta fondata in Perugia il 24 ottobre 1707
  • Colonia Emonia fondata in Lubiana il 7 marzo 1709
  • Colonia Lamonia fondata in Faenza nell' Accademia dei Filoponi il 1º giugno 1714. Motto: Difficile Effossu
  • Colonia Paternia fondata nella Religione dei Chierici Regolari Minori l' 11 giugno 1714
  • Colonia Trebbiense fondata in Piacenza il 4 febbraio 1715. Motto: Dulcedine capta
  • Colonia Sibillina fondata in Tivoli il 5 febbraio 1716. Motto: Vati nunc vatibus
  • Colonia Cenomana fondata in Brescia il 31 agosto 1716. Motto: Et respondere parati
  • Colonia Riformata fondata in Cesena nell' Accademia dei Riformati il 21 gennaio 1717
  • Colonia Innominata fondata in Bra nell' Accademia degli Innominati il 23 settembre 1717. Motto: Stat magni nominis umbra
  • Colonia Fulgina fondata in Foligno il 16 dicembre 1717. Motto: Fraterno lumine
  • Colonia Poliziana fondata in Montepulciano il 7 aprile 1718. Motto: Foetum sociantur in unum
  • Colonia Aternina fondata in L'Aquila il 7 giugno 1719. Motto: Vel murmure concors
  • Colonia Cluentina fondata in Camerino il 12 dicembre 1719. Motto: Equum foedus
  • Colonia Tegea fondata in Chieti il 7 marzo 1720. Motto: Matris nomina servat
  • Colonia Cremonese fondata in Cremona il 6 giugno 1720. Motto: A guisa di un bel sol fra l' altre irradia
  • Colonia Oretea fondata in Palermo il 12 gennaio 1721. Motto: Excussus dulcedine surgit
  • Colonia Ingauna fondata in Albenga nell' Accademia dei Mesti il 9 dicembre 1721. Motto: Laeti redeunt
  • Colonia Velina fondata in Rieti nel 1723. Motto: Cadendo resurgit
  • Colonia Estense fondata in Correggio il 1 dicembre 1724
  • Colonia Giania fondata in Fabriano il 6 agosto 1725
  • Colonia Gabella fondata in Carpi il 27 dicembre 1726. Motto: Quoniam convenimus
  • Rappresentanza Stravagante fondata nel Collegio Clementino di Roma il 24 aprile 1695. Motto: Placidis coeunt immitia
  • Rappresentanza Ravvivata fondata nel Seminario Romano il 9 maggio 1716. Motto: Pomis sua nomina servat
  • Rappresentanza Nazzarena fondata nel Collegio Nazzareno di Roma l' 11 novembre 1717. Motto: Tibi militat
  • Rappresentanza Angustiata fondata nel Collegio dei Nobili di Savona il 19 agosto 1721. Motto: Restrictio vires

[modifica] Custodi generali dell'Arcadia

Sigilli dei Custodi Generali dell' Arcadia

[modifica] Membri dell'Arcadia[15]

[modifica] Capi di stato, politici, aristocratici

[modifica] Compositori e Musicisti

[modifica] Scrittori, Poeti, Artisti

[modifica] Ecclesiastici

[modifica] Scienziati

[modifica] Le cinque fasi dell'Arcadia

Isidoro Carini, nel 1891 tracciò un excursus storico dell'Arcadia, suddividendo la sua attività in cinque periodi: il primo fu quello gestito dal custode generale Crescimbeni, dal 1690 al 1728, di espansione romana e poi italiana; il secondo periodo, dal 1728 al 1743, sotto la guida di Francesco Lazzarini, fu quello di maggior prestigio, visti i nomi degli aderenti; il terzo, dal 1734 al 1766, con custode Michele Giuseppe Morei, segnò l'inizio del declino per le sorti dell'Arcadia; il quarto, tra il 1766 e il 1824, nel quale, secondo il Carini, l'Arcadia si ridusse ad una spenta accademia di sopravvissuti; un quinto compreso tra il 1824 e la fine del secolo, contraddistinto da un'attività distante dalla poesia moderna.[2]

[modifica] L'Arcadia oggi

Formalmente l'Accademia d'Arcadia è tuttora in attività. Nel 1925, sostanzialmente trasformata in un istituto di studi storici e letterari, assunse il "sottotitolo" di Accademia Letteraria Italiana. Attualmente è retta da uno statuto approvato il 1º maggio 1972. Dalla fine dell'Ottocento l'Arcadia ha pubblicato anche una sua rivista, a periodicità irregolare, e con diversi cambi di titolature: L'Arcadia: periodico mensile di scienze lettere ed arti (1889-1897); Giornale arcadico: rivista mensile di lettere scienze ed arti (1898-1916); L'Arcadia. Atti dell'Accademia e scritti dei soci (1917-1926); Atti dell'Accademia degli Arcadi e scritti dei soci (1927-1941); Atti e memorie dell'Arcadia (1948-1988/1989) (3.Ser. v.1 - v.9).[281]

[modifica] Note

  1. ^ Ibid. pag. 5
  2. ^ a b c "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.I, pag.321-323
  3. ^ Giovanni Battista Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, Torino, 1855, Vol. IV pag. 214
  4. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1852, Vol. LIV, pag. 7
  5. ^ Vi furono comunque delle eccezioni in caso di giovani di grande talento, ad esempio Giulio Carlo Fagnani (1682-1766), matematico e poeta, entrato in Arcadia a soli sedici anni (Giuseppe Mamiani, Elogi storici di Federico Commandino, G. Ubaldo del Monte, Giulio Carlo Fagnani, Pesaro, Nobili, 1828, p. 95).
  6. ^ Crescimbeni, Storia dell' Accademia degli arcadi, cit. pag. 17
  7. ^ Ibid. pag. 101
  8. ^ La lista dei custodi si trova in varie fonti, tra cui Graziosi (1991), p. 100.
  9. ^ Lancetti (1836), p. 91, 183; Giorgio Inglese, Alberto Asor Rosa, Luigi Trenti, Paolo Procaccioli, Letteratura italiana: dizionario bio- bibliografico e indici, Torino, Einaudi, 1991 - ISBN 8806115049, p. 1226.
  10. ^ Lancetti (1836), p. 3.
  11. ^ Graziosi (1991), p. 34.
  12. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 13
  13. ^ Adunanza generale tenuta dagli Arcadi nella Sala del Serbatojo il dì 13 settembre 1827, Roma, 1828, pag. 43
  14. ^ Graziosi (1991), p.
  15. ^ Per la determinazione delle corrispondenze tra nomi arcadici e nomi nomi secolari, si fa riferimento principalmente a Weller (1856), (1862) e a Lancetti (1836).
  16. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  17. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  18. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  19. ^ Graziosi (1991), p. 33.
  20. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  21. ^ Croce (1946: 50).
  22. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  23. ^ Lancetti (1836), p. 26.
  24. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  25. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, L'istoria della volgar poesia‎, Roma, 1730, p. 365
  26. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  27. ^ cf. Lancetti (1836), p. 96 e Quadrivium 24 (1983), p. 175-176.
  28. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  29. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, Notizie istoriche degli Arcadi morti, Roma, 1721, pag. 252
  30. ^ Vincenzo Lancetti, Pseudonimia: ovvero Tavole alfabetiche de'nomi finti o supposti degli scrittori con la contrapposizione de' veri, Milano, 1836, pag. 394
  31. ^ Emil Ottokar Weller, Index pseudonymorum, Leipzig, 1856, pag. 15
  32. ^ Edward J. Olszewski, Cardinal Pietro Ottoboni (1667-1740) And The Vatican Tomb Of Pope Alexander VIII, DIANE Publishing, 2004, pag. 84
  33. ^ Ibid.
  34. ^ Enrico Careri, Beni musicali, musica, musicologia, LIM LibreriaMusicaleItaliana, 2006 - ISBN 9788870963106, p. 53-54.
  35. ^ Ibid. pag. 271
  36. ^ Dino Provensal, La vita e le opere di Lodovico Adimari, Rocca S. Casciano, 1902, pag. 112
  37. ^ Ibid. pag. 31
  38. ^ Marcus Chr Lippe, Rossinis opere serie, Franz Steiner Verlag, 2005, pag. 369
  39. ^ Ibid. pag. 148
  40. ^ Weller, 1862, cit. pag. 127
  41. ^ Ibid. pag. 451
  42. ^ L'istoria della volgar poesia, cit. pag. 206
  43. ^ Ibid. pag. 64
  44. ^ Ibid. pag. 4
  45. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 87
  46. ^ Weller, 1862, cit. pag. 112
  47. ^ Weller, 1862, cit. pag. 18
  48. ^ Ibid. pag. 17
  49. ^ Ibid. pag. 567
  50. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 196
  51. ^ Ibid. pag. 48
  52. ^ Emilio de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze: lettere ed arti del secolo XVIII. e de'contemporanei compilata da letterati Italiani di ogni provincia. Volume 1, Venezia, Alvisopoli, 1834, pag.218.
  53. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 340
  54. ^ Ibid. pag. 277
  55. ^ Pietro Leopoldo Ferri, Enrico Castreca-Brunetti, Teresa Bandettini, Aggiunte alla Biblioteca femminile italiana del conte P. Leopoldo Ferri, Roma, 1844, pag. 22
  56. ^ Ibid. pag. 3
  57. ^ Ibid. pag. 13
  58. ^ Weller, 1977, cit. pag. 199
  59. ^ Weller, 1856, cit. pag. 13
  60. ^ Weller, 1862, cit. pag. 14
  61. ^ Ibid. pag. 168
  62. ^ Jolanda de Blasi, Antologia delle scrittrici italiane dalle origine al 1800, Firenze, 1930, pag. 396
  63. ^ Ibid. pag. 148
  64. ^ Weller, 1977, cit. pag. 184
  65. ^ in Federico Marri, La figura e l' opera di Ranieri de' Calzabigi, Olschki, 1989
  66. ^ Ibid. pag. 51
  67. ^ Weller, 1977, cit. pag. 22
  68. ^ Weller, 1862, cit. pag. 269
  69. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 26
  70. ^ J.P. Lobies (a cura di), Ibn. Index bio-bibliographicus notorum hominum, t. B (a cura di M. Seydoux), Verlag, Osnabruck 1973, p. 400.
  71. ^ Weller, 1862, cit. pag. 81
  72. ^ Ibid. pag. 105
  73. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 39
  74. ^ Società napoletana di storia patria, Archivio storico per le province napoletane, Napoli, 1876, Vol. 3, pag. 146
  75. ^ Weller, 1977, cit. pag. 126
  76. ^ Weller, 1862, cit. pag. 104
  77. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 90
  78. ^ Ibid. pag. 114
  79. ^ Ibid. pag. 96
  80. ^ Weller, 1977, cit. pag. 309
  81. ^ Ibid. pag. 12
  82. ^ Weller, 1862, cit. pag. 5
  83. ^ Ibid. pag. 92
  84. ^ Ibid. pag. 10
  85. ^ Ibid. pag. 144
  86. ^ Weller, 1977, cit. pag. 54
  87. ^ Ibid. pag. 265
  88. ^ Weller, 1977, cit. pag. 327
  89. ^ Emilio de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze: lettere ed arti del secolo XVIII. e de'contemporanei compilata da letterati Italiani di ogni provincia. Volume 1, Venezia, Alvisopoli, 1834, pag.198.
  90. ^ Ibid. pag. 179
  91. ^ Weller, 1862, cit. pag. 267
  92. ^ Enrico Maria Fusco, Scrittori e idee. Dizionario critico della letteratura italiana, Società Editrice Internazionale, 1956, p. 4.
  93. ^ Ibid. pag. 552
  94. ^ Emilio de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze: lettere ed arti del secolo XVIII. e de'contemporanei compilata da letterati Italiani di ogni provincia. Volume 1, Venezia, Alvisopoli, 1834, pag.57.
  95. ^ Benedetto Croce, Aneddoti di varia letteratura, Laterza, 1953, pag. 121
  96. ^ in Opere Del Cavaliere Carlo Castone a cura di Francesco Mocchetti, Como, 1816
  97. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 17
  98. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 17
  99. ^ Ibid. pag. 43
  100. ^ Ibid. pag. 154
  101. ^ Ibid. pag. 565
  102. ^ Ibid. pag. 39
  103. ^ Weller, 1862, cit. pag. 274
  104. ^ Crescimbeni, Notizie istoriche, cit. pag. 372
  105. ^ Ibid. pag. 266
  106. ^ Ibid. pag. 19
  107. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del '700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  108. ^ Amedeo Benedetti, Una polemica di carattere storiografico tra Emanuele Gerini e Giambattista Spotorno, "La Berio", Genova, 48 (2008), n. 2, p. 62.
  109. ^ Ibid. pag. 186
  110. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 369
  111. ^ Weller, 1856, cit. pag. 27
  112. ^ in Niccolò Forteguerri, Angelo Fabroni, Ricciardetto di Nicolo Carteromaco [pseud.], Milano, 1813
  113. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, L'istoria della volgar poesia, Roma, 1714, pag. 205
  114. ^ Weller, 1977, cit. pag. 25
  115. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 372
  116. ^ Weller, 1862, cit. pag. 31
  117. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 89
  118. ^ Ibid. pag. 169
  119. ^ Weller, 1977, cit. pag. 170
  120. ^ Ibid. pag. 626
  121. ^ Amedeo Benedetti, Una polemica di carattere storiografico tra Emanuele Gerini e Giambattista Spotorno, "La Berio", Genova, 48 (2008), n. 2, p. 62.
  122. ^ Ibid. pag. 20
  123. ^ Ibid. pag. 13
  124. ^ Ibid. pag. 7
  125. ^ Pietro Leopoldo Ferri, Enrico Castreca-Brunetti, Teresa Bandettini, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842, pagg. 487-488
  126. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 88
  127. ^ Weller, 1856, cit. pag. 3
  128. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 27
  129. ^ Ibid. pag. 54
  130. ^ Ibid. pag. 274
  131. ^ Weller, 1862, cit. pag. 267
  132. ^ Weller, 1862, cit. pag. 19
  133. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 29
  134. ^ Jean Rotrou, Georges Forestier, Marianne Béthery, Théâtre complet. Société des textes français modernes, 2003, vol. VI, p. 40, ISBN 286503268X, ISBN 9782865032686
  135. ^ Carlo Leone Curiel e Bruno Brunelli, Il teatro S. Pietro di Trieste, 1690-1801: 1690-1801. Milano: Archetipografia di Milano, 1937, p. 346
  136. ^ Ibid. pag. 48
  137. ^ Weller, 1977, cit. pag. 452
  138. ^ Weller, 1862, cit. pag. 42
  139. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 36
  140. ^ Ibid. pag. 49
  141. ^ Ibid. pag. 164
  142. ^ Weller, 1856, cit. pag. 54
  143. ^ Weller, 1856, cit. pag. 138
  144. ^ Ibid. pag. 11
  145. ^ Ibid. pag. 46
  146. ^ Ibid. pag. 279
  147. ^ Weller, 1977, cit. pag. 198
  148. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 317
  149. ^ Ibid. pag. 104
  150. ^ Weller, 1856, cit. pag. 268
  151. ^ Carini, cit. pag. 501
  152. ^ Weller, 1856, cit. pag. 3
  153. ^ Ibid. pag. 3
  154. ^ Weller, 1862, cit. pag. 15
  155. ^ Weller, 1862, cit. pag. 10
  156. ^ Ibid. pag. 6
  157. ^ Weller, 1977, cit. pag. 29
  158. ^ Emil Weller, Lexicon Pseudonymorum, Georg Olms Verlag, 1977, pag. 363
  159. ^ Weller, 1862, cit. pag. 98
  160. ^ Ibid. pag. 308
  161. ^ in Thomas James Mathias, Poesie di scrittori illustri inglesi, Napoli, 1830
  162. ^ Enzo Esposito, Annali di Antonio De Rossi stampatore in Roma (1695-1755), L. S. Olschki, Firenze, 1972, pag. 625
  163. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 18
  164. ^ Ibid. pag. 51
  165. ^ Weller, 1977, cit. pag. 48
  166. ^ Ibid. pag. 108
  167. ^ Vincenzo Monti, Poesie a cura di Francesco Flora, Vallecchi, 1927, pag. 37
  168. ^ Weller, 1977, cit. pag. 126
  169. ^ Rinaldo Fulin, Riccardo Predelli, Archivio veneto, Venezia, 1924, pag. 76
  170. ^ Weller, 1977, cit. pag. 320
  171. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 19
  172. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 251
  173. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 253
  174. ^ Weller, 1862, cit. pag. 269
  175. ^ Ibid. pag. 11
  176. ^ Ibid. pag. 48
  177. ^ Ibid. pag. 129
  178. ^ Ibid. pag. 175
  179. ^ Ibid. pag. 194
  180. ^ Ibid. pag. 24
  181. ^ Weller, 1977, cit. pag. 15
  182. ^ Giovanni Spadolini, Francesco Protonotari, Nuova antologia, Roma, 1904, ser.4, vol. 110, pag. 194
  183. ^ Ibid. pag. 32
  184. ^ Bronisław Biliński, Le glorie di Giovanni III Sobieski, vincitore di Vienna 1683, nella poesia italiana, Wrocław, 1990, pag. 56
  185. ^ Storia letteraria d'Italia, Vallardi, 1929, pag. 154
  186. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 81 (erroneamente Petrini)
  187. ^ Abd-el-Kader Salza, La lirica (dall'Arcardia ai tempi moderni), Vallardi, 1913, pag. 162
  188. ^ Bernardino Perfetti, Saggi di poesie: parte dette all'improvviso e parte scritte, a cura di Domenico Cianfogni, Firenze, 1748, pag. 2
  189. ^ Crescimbeni, Storia dell' Accademia degli arcadi, cit. pag. 24
  190. ^ Ibid. pag. 4
  191. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 92
  192. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 92
  193. ^ Ibid. pag. 53
  194. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 97
  195. ^ Weller, 1856, cit. pag. 108
  196. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 28
  197. ^ Weller, 1856, cit. pag. 272
  198. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 264
  199. ^ Weller, 1862, cit. pag. 9
  200. ^ Ibid. pag. 34
  201. ^ Ibid. pag. 32
  202. ^ Ibid. pag. 98
  203. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 3
  204. ^ Ibid. pag. 29
  205. ^ Weller, 1977, cit. pag. 125
  206. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 14
  207. ^ Weller, 1862, cit. pag. 107
  208. ^ Ibid. pag. 108
  209. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 59
  210. ^ Isidoro Carini, L'Arcadia dal 1690-1890: memorie storiche, Roma, 1891, pag. 598
  211. ^ Ibid. pag. 13
  212. ^ Weller, 1856, cit. pag. 15
  213. ^ Ibid. pag. 27
  214. ^ Giovanni Battista F. Zappi, Faustina Maratti, Rime di G. Batista Felice Zappi e di Faustina Maratti sua consorte, Firenze, 1819, pag. 344
  215. ^ Giuseppe Rovani, Storia delle lettere e delle arti in Italia, Milano, 1857, Vol. III, pag. 85
  216. ^ Ibid. pag. 86
  217. ^ Weller, 1862, cit. pag. 58
  218. ^ Ibid. pag. 135
  219. ^ Ibid.
  220. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 42
  221. ^ Weller, 1856, cit. pag. 12
  222. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 435
  223. ^ Emil Weller, Index Pseudonymorum, Leipzig, 1862, pag. 5
  224. ^ Ibid. pag. 203
  225. ^ Weller, 1977, cit. pag. 322
  226. ^ Weller, 1862, cit. pag. 31
  227. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 368
  228. ^ Gaetano Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani, Tip. Pirola, Milano 1848, p. 332.
  229. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 41
  230. ^ Weller, 1977, cit. pag. 223
  231. ^ Ibid. pag. 46
  232. ^ Ibid. pag. 151
  233. ^ Weller, 1856, cit. pag. 11
  234. ^ Ibid. pag. 54
  235. ^ Luigi Vanvitelli, Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli, Napoli, 1823, pag. 69
  236. ^ Weller, 1862, cit. pag. 274
  237. ^ dal 1792. Isidoro Carini, L'Arcadia dal 1690-1890: memorie storiche, 1891, pag. 598
  238. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 444
  239. ^ Michael Holzmann, Hanns Bohatta, Deutsches Pseudonymen-lexikon, Akademischer Verlag, 1906, pag. 74
  240. ^ Ibid. pag. 86
  241. ^ Weller, 1977, cit. pag. 275
  242. ^ Ibid. pag. 273
  243. ^ Ibid. pag. 200
  244. ^ Weller, 1862, cit. pag. 38
  245. ^ Ibid. pag. 32
  246. ^ Michele Maylender, Storia delle accademie d'Italia, Bologna, 1926, pag. 428
  247. ^ Ibid. pag. 448
  248. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 276
  249. ^ Ibid. pag. 566
  250. ^ Weller, 1856, cit. pag. 47
  251. ^ Ibid. pag. 30
  252. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Tip. Emiliana, 1851, p. 181.
  253. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 49.
  254. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  255. ^ Accademia nazionale dei Lincei, Convegno indetto in occasione del II centenario della morte di Metastasio, Roma, 1985, pag. 31. Cfr. anche Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 52.
  256. ^ V. Lancetti, Pseudonimia. Ovvero tavole alfabetiche de' nomi finti o supposti degli scrittori con la contrapposizione de' veri, Milano 1836, p. 44
  257. ^ Emil Weller, 1856, cit. pag. 19
  258. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  259. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  260. ^ Emil Weller, 1886, cit. pag. 352
  261. ^ Emil Weller, 1886, cit. pag. 31
  262. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  263. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  264. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  265. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  266. ^ V. Lancetti, op. cit., p. 16
  267. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 58.
  268. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 411. Cfr. anche Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57-8.
  269. ^ Ibid. pag. 54
  270. ^ Lancetti (1836), p. 193.
  271. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  272. ^ Weller, 1856, cit. pag. 8, 266.
  273. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, L'istoria della volgar poesia, 1730, pag. 275 e pag. 450
  274. ^ Weller, 1862, cit. pag. 268
  275. ^ Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  276. ^ Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Catalogo Palatino, Scheda: 154 / 1075
  277. ^ Giuseppe Mamiani, Elogi storici di Federico Commandino, G. Ubaldo del Monte, Giulio Carlo Fagnani, Pesaro, Nobili, 1828, p. 95.
  278. ^ Weller, cit., p. 271.
  279. ^ Weller, 1977, cit. pag. 75; Emilio de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze: lettere ed arti del secolo XVIII. e de'contemporanei compilata da letterati Italiani di ogni provincia, Venezia, Alvisopoli, 1834, p. 400.
  280. ^ Di Jean-Pierre Lobies, François-Pierre Lobies, Index bio-bibliographicus notorum hominum, Biblio Verlag, 1973, p. 493. ISBN 3764807261, 9783764807269. E anche in Fernando Mazzocca, Enrico Colle, Stefano Susino, Il Neoclassicismo in Italia da Tiepolo a Canova, Milano, SKIRA, 2002, p. 477.
  281. ^ Informazioni bibliografiche da Scholarly Societies Project.

[modifica] Bibliografia

  • Isidoro Carini, L'Arcadia dal 1690-1890: memorie storiche. Roma, 1891
  • Giovanni Mario Crescimbeni, Storia dell'Accademia degli Arcadi istituita in Roma l'anno 1690, Londra, 1804
  • Maria Teresa Graziosi, L'Arcadia: trecento anni di storia, Palombi, 1991 - ISBN 8876211136
  • Vincenzo Lancetti, Pseudonimia: ovvero tavole alfabetiche de' nomi finti o suppostidegli scrittori con la contrapposizione de'veri, Milano, Pirola, 1836 [1]
  • Antonio Piromalli, L'Arcadia, Palermo, Palumbo, 1975 (2° ed.).
  • Emmanuele Portal, L'Arcadia, Sandron, 1922
  • Emil Ottokar Weller, Index pseudonymorum, Leipzig, 1856, [2][3]
  • Emil Weller, Index Pseudonymorum, Leipzig, 1862 [4]

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali