Accademia dell'Arcadia

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Stemma dell' Accademia
Stemma dell' Accademia

Quanto l' Italia fiorisse, e fosse piena d' uomini insigni nelle scienze nel secolo decimosettimo a ognuno e' palese, che a quelle attenda; ma egualmente palese e' a' professori delle lettere amene quanto la condizione di queste fosse deteriorata, massimamente circa l' eloquenza, e la poesia volgare. E sebbene l' antica purita' loro, e il loro decoro venivano gagliardamente sostenuti dalle nostre Accademie della Crusca, e Fiorentina, e da varj letterati specialmente Napoletani, Bolognesi, e Romani; nondimeno le piu' delle nuove scuole nello stesso secolo aperte tanto prevalevano dappertutto, che per poco non venivano derisi que' saggi vendicatori del buon gusto Toscano, non che fossero da alcuno seguitati. Per liberare aduqnue l' Italia da si' fatta barbarie, pensarono alcuni professori dimoranti in Roma d' instituire un' Accademia a preciso effetto di esterminare il cattivo gusto; e procurare che piu' non avesse a risorgere, perseguitandolo continuamente ovunque si annidasse, o nascondesse, e in fino nelle castella e nelle ville piu' inote e impensate. [1]

L'Accademia dell'Arcadia è un'accademia letteraria fondata a Roma nel x sex 1690 da Gian Vincenzo Gravina e da Giovanni Mario Crescimbeni coadiuvati nell' impresa anche dal torinese Paolo Coardi; gli umbri Giuseppe Paolucci di Spello, Vincenzo Leonio da Spoleto, e Paolo Antonio Viti di Orvieto; i romani Silvio Stampiglia e Jacopo Vicinelli; i genovesi Pompeo Figari e Paolo Antonio del Nero; i toscani Melchiorre Maggio di Firenze e Agostino Maria Taia di Siena; Giovan Battista Zappi di Imola e il, poi, cardinale Carlo Tommaso Maillard di Tournon di Nizza[2]. Tutti poeti appartenenti al circolo formatosi attorno alla regina Cristina di Svezia. L'Accademia è considerata non solamente come una semplice scuola di pensiero, ma come un vero e proprio movimento letterario che si sviluppa e si divulga in tutta Italia in risposta a quello che era il cattivo gusto del Barocco.

Si richiama nella terminologia e nella simbologia alla tradizione dei pastori-poeti della mitica regione dell'Arcadia. Oltre al nome dell'Accademia, emblematico da questo punto di vista, anche la sede fu chiamata seguendo questa tendenza "Bosco Parrasio", una villa sulla salita di via Garibaldi sulle pendici del Gianicolo. Pastori furono detti i membri, Gesù bambino (adorato per primo dai pastori) fu scelto come protettore.

Come stemma venne adottata la siringa di Pan

Indice

[modifica] L' aneddoto della fondazione

Andando un giorno a diporto il colto e geniale drappello ne' suburbii di Roma, e recitando alterne rime all' ombra delle piante ed al mormorare de' rivoli, un de' compagni sorse enfaticamente a dire: "Pare che noi facciamo rivivere l' antica Arcadia". Baretti chiama irrisoriamente magiche tali espressioni, poiché destarono esse il pensiero di fondare un' accademia col nome di Arcadia. Quattordici furono gl' istitutori di questa societa'.[3]

[modifica] Programma letterario

I caratteri letterari dell'Accademia furono frutto del confronto tra due dei fondatori, Gian Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni.

Il primo vedeva nell'Accademia il centro propulsore di un rinnovamento non solo letterario, ma anche culturale. Questo ambizioso progetto era sostenuto dalla sua concezione della poesia come veicolo rivelatore di verità essenziali. Propose come modelli letterari Omero e Dante.

Il programma di Crescimbeni era decisamente più moderato e puntava a una più semplice reazione al disordine barocco ripristinando il buon gusto. Crescimbeni puntava a raggiungere un certo classicismo con una poesia chiara, regolare di matrice petrarchesca.

Prevalse il programma di Crescimbeni, dal momento che anche gli altri membri avevano come obiettivo non l’elaborazione di una nuova cultura, ma una nuova poesia classicheggiante, semplice e aggraziata.

I fondatori della benemerita e celebre Accademia d' Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de' greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne' classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore, que' stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione, che formava la delizia non de' poeti soltanto, ma eziandio de' più applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si riponeva la sede del sublime e del bello.[4]

[modifica] La questione della sede

Il Bosco Parrasio
Il Bosco Parrasio

Gli Arcadi cominciarono a riunirsi nei giardini del Duca di Paganica a S. Pietro in Vincoli dove seduti per terra o su dei sassi presero a recitare i loro versi.

Dal 27 maggio 1691 si trasferirono nel giardino di Palazzo Riario, ex residenza di Cristina di Svezia, dove ebbero a disposizione una specie di fosso rotondo che comunque aveva parvenza di teatro. Nel 1693 si traferirono ancora presso il Duca di Parma agli Orti Palatini che dette loro il permesso di edificare un teatro agreste di forma circolare e a due ordini di posti in legno e terra e rivestito di fronde di alloro.

Nel 1699 si spostarono ancora, stavolta nel giardino del duca Don Antonio Salviati che aveva fatto scavare in una collinetta un teatro romaneggiante ma alla morte del duca, nel gennaio 1704, furono sfrattati dagli eredi e dunque nel luglio del 1705, per celebrare i Giochi Olimpici, dovettero ricorrere all' ospitalita' del principe D. Vincenzo Giustiniani.

Successivamente, dall' 11 settembre 1707, Francesco Maria Ruspoli, principe di Cerveteri, mise loro a disposizione un suo parco sull' Esquilino in attesa che fosse pronto un anfiteatro in un' altra villa del principe ma sull' Aventino che divenne sede fissa delle adunanze fino al 1725.

Finalmente, grazie a una donazione di 4000 scudi di Giovanni V del Portogallo, anche lui arcade, l' Accademia pote' acquistare una sede tutta sua ovvero l' Orto dei Livi che l' architetto e arcade Antonio Canevari trasformo' nel Bosco Parrasio.

Canevari strutturo' il giardino su tre piani collegati da due rampe di scale. Sul primo terrazzamento fu edificato un teatro di forma ovale con tre ordini di sedili e un leggio di marmo. Al secondo livello si trova una finta grotta arcadica e, al terzo, un' edicola commemorativa che ricorda la donazione di Giovanni V.

Il Serbatoio, cioe' l' edificio che fungeva da archivio e segreteria, fu definitivamente ristrutturato nella forma odierna da Giovanni Azzurri nel 1838 che lo doto' di una facciata in stile esedra.


[modifica] Organigramma

L' Accademia era una democrazia dove sovrana era l' assemblea dei membri che aveva l' obbligo di riunirsi almeno due volte in inverno e almeno una in estate. A convocarla e a presiederla era preposto un Custode eletto, con scrutinio segreto, ogni quattro anni durante la celebrazione dei Giochi Olimpici.

Il Custode doveva anche nominare un collegio di 12 Vicecustodi tra tutti gli Arcadi che risiedevano in Roma che ogni anno dovevano essere sostiuiti per la metà.

Sempre di nomina del custode c'erano anche due Sottocustodi con funzioni di cancellieri e un Vicario o Protocustode che, in caso di impedimento del facente funzioni, aveva il compito di sotituirlo.

[modifica] Criteri e metodi di ammissione

Per entrare nell' accademia, che era a numero chiuso, era necessario possedere tre requisiti fondamentali ovvero avere minimo 24 anni, una reputazione e una storia personale rispettabile ed essere oggettivamente riconosciuto un esperto in una qualche area del sapere e, se uomini, era obbligatoria anche la competenza in una qualche disciplina letteraria.

L' ammissione all' accademia avveniva in 5 modi differenti a seconda dei candidati.

1) Per acclamazione. Riservata a cardinali, principi, vicere' ed ambasciatori. Alla proposta del nome del candidato ogni Arcade dava il proprio assenso o diniego ad alta voce durante un' assemblea celebrata a porte chiuse.

2) Per annoverazione. Riservata alle signore. Il Collegio dei Vicecustodi proponeva all' assemblea le candidate e i soci, a porte chiuse ma a voce alta, decidevano in senso favorevole o contrario.

3) Per rappresentazione. Riservata ai giovani nobili. L' assemblea delegava una commissione ristretta che la rappresentasse e decidesse al suo posto sull' ammissione o meno dei candidati.

4) Per surrogazione. Riservata a tutti gli altri. Per sostituire i posti lasciati vacanti, per morte o malattia, da altri Arcadi l' assemblea decideva sugli aspiranti ma a scrutinio segreto.

5) Per destinazione. Ad integrazione della precedente. Essendo difficile tenere il conto esatto di tutti gli Arcadi che venivano a mancare, per non escludere troppo a lungo personaggi anche di spicco, con voto segreto dell' assemblea, si dava il via libera all' associazione di nuovi membri assegnado loro anche un nome arcadico. Coloro che venivano nominati in questo modo divenivano membri effettivi, cioe' potevano partecipare alle manifestazioni, solo quando il Custode, ricevuta notizia certa della scomparsa di uno dei vecchi soci, li convocava e procedeva alla nomina ufficiale.

Al momento dell' ingresso nella congrega il neofita avrebbe ricevuto dall' assemblea lo pseudonimo arcadico in forma di doppio nome. Il primo lemma del nome arcadico veniva assegnato con un sorteggio mentre la denominazione arcadica era scelta dal candidato, previa approvazione dell' adunanza, purche' facesse riferimento o a un luogo dell' Arcadia mitologica o geografica oppure vi fosse comunque collegato.

[modifica] Le colonie arcadiche

Le colonie sono Adunanze d' Arcadi in altre citta', le quali benche [sic] facciano i recitamenti e le congregazioni, nondimeno si regolano colle leggi della Ragunanza di Roma. Hanno elleno un vicecustode per ciascuna, che presiede al governo; e prendono il nome, o dalle citta' ove sono fondate, o dalle principali Accademie, o altre ragioni di esse; e vacando i luoghi in esse colonie, si surrogano altri cittadini, o accademici[5].

Due anni dopo la fondazione d' Arcadia in Roma, cioe' l' anno 1690, si die' principio alla propagazione di questa Letteraria Pastorale Repubblica per mezzo delle Colonie dedotte in altre citta', entro e fuori d' Italia; e dall' ora in poi sino all' anno 1726 si contano le fondazioni di quaranta Colonie e di quattro Rappresentanze Arcadiche[6].

Ed erano:

  • Colonia Forzata fondata in Arezzo nell' Accademia dei Forzati il 3 gennaio 1692
  • Colonia Camaldolese fondata nella Religione dei Monaci Camaldolesi il 15 Ottobre 1694
  • Colonia Animosa fondata in Venezia il 29 aprile 1698
  • Colonia Renia fondata in Bologna il 29 aprile 1698. Motto: Matris se subjicit umbrae
  • Colonia Elvia fondata in Macerata il 18 giugno 1698. Motto: Cibo altro non vuole
  • Colonia Ferrarese fondata in Ferrara il 23 marzo 1699
  • Colonia Fisiocritica fondata in Siena nell' Accademia dei Fisiocritici il 19 gennaio 1700. Motto: Veris quod possit vincere falsa
  • Colonia Metaurica fondata in Urbino il 28 febbraio 1701. Motto: Micat inter omnes
  • Colonia Alfea fondata in Pisa il 24 maggio 1700
  • Colonia Crostolia fondata in Reggio nell'Emilia il 2 agosto 1703. Motto: Non portano gia' guerra a' nostri carmi
  • Colonia Sebezia fondata in Napoli il 17 agosto 1703
  • Colonia Mariana fondata nella Religione dei Chierici Regolari delle Scuole Pie l' 8 novembre 1703. Motto: Hinc satur
  • Colonia Rubicona fondata in Rimini il 4 gennaio 1704
  • Colonia Isaurica fondata in Pesaro il 26 febbraio 1704
  • Colonia Caliese fondata in Cagli il 2 maggio 1704. Motto: Arbor vittoriosa e trionfale
  • Colonia Milanese fondata in Milano il 2 aggio 1704. Motto: Anne deus geniusque loci?
  • Colonia Giulia fondata in Udine il 24 luglio 1704. Motto: Trunco non frondibus
  • Colonia Ligustica fondata in Genova il 19 febbraio 1705. Motto: Respondere parati
  • Colonia Veronese fondata in Verona il 18 settembre 1705
  • Colonia Augusta fondata in Perugia il 24 ottobre 1707
  • Colonia Emonia fondata in Lubiana il 7 marzo 1709
  • Colonia Lamonia fondata in Faenza nell' Accademia dei Filoponi il 1 giugno 1714. Motto: Difficile Effossu
  • Colonia Paternia fondata nella Religione dei Chierici Regolari Minori l' 11 gugno 1714
  • Colonia Trebbiense fondata in Piacenza il 4 febbraio 1715. Motto: Dulcedine capta
  • Colonia Sibillina fondata in Tivoli il 5 febbraio 1716. Motto: Vati nunc vatibus
  • Colonia Cenomana fondata in Brescia il 31 agosto 1716. Motto: Et respondere parati
  • Colonia Riformata fondata in Cesena nell' Accademia dei Riformati il 21 gennaio 1717
  • Colonia Innominata fondata in Bra nell' Accademia degli Innominati il 23 settembre 1717. Motto: Stat magni nominis umbra
  • Colonia Fulgina fondata in Foligno il 16 dicembre 1717. Motto: Fraterno lumine
  • Colonia Poliziana fondata in Montepulciano il 7 aprile 1718. Motto: Foetum sociantur in unum
  • Colonia Aternina fondata in L'Aquila il 7 giugno 1719. Motto: Vel murmure concors
  • Colonia Cluentina fondata in Camerino il 12 dicembre 1719. Motto: Equum foedus
  • Colonia Tegea fondata in Chieti il 7 marzo 1720. Motto: Matris nomina servat
  • Colonia Cremonese fondata in Cremona il 6 giugno 1720. Motto: A guisa di un bel sol fra l' altre irradia
  • Colonia Oretea fondata in Palermo il 12 gennaio 1721. Motto: Excussus dulcedine surgit
  • Colonia Ingauna fondata in Albenga nell' Accademia dei Mesti il 9 dicembre 1721. Motto: Laeti redeunt
  • Colonia Velina fondata in Rieti nel 1723. Motto: Cadendo resurgit
  • Colonia Estense fondata in Correggio il 1 dicembre 1724
  • Colonia Giania fondata in Fabriano il 6 agosto 1725
  • Colonia Gabella fondata in Carpi il 27 dicembre 1726. Motto: Quoniam convenimus
  • Rappresentanza Stravagante fondata nel Collegio Clementino di Roma il 24 aprile 1695. Motto: Placidis coeunt immitia
  • Rappresentanza Ravvivata fondata nel Seminario Romano il 9 maggio 1716. Motto: Pomis sua nomina servat
  • Rappresentanza Nazzarena fondata nel Collegio Nazzareno di Roma l' 11 novembre 1717. Motto: Tibi militat
  • Rappresentanza Angustiata fondata nel Collegio dei Nobili di Savona il 19 agosto 1721. Motto: Restrictio vires

[modifica] Custodi generali dell'Arcadia

Sigilli dei Custodi Generali dell' Arcadia
Sigilli dei Custodi Generali dell' Arcadia

[modifica] Membri dell'Arcadia

[modifica] Compositori e Musicisti

[modifica] Scrittori, Poeti, Artisti

Ordinati per nome

[modifica] Ecclesiastici

[modifica] Note

  1. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, Storia dell'Accademia degli Arcadi istituita in Roma l'anno 1690, Londra, 1804, pagg. 51-52
  2. ^ Ibid. pag. 5
  3. ^ Giovanni Battista Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, Torino, 1855, Vol. IV pag. 214
  4. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1852, Vol. LIV, pag. 7
  5. ^ Crescimbeni, Storia dell' Accademia degli arcadi, cit. pag. 17
  6. ^ Ibid. pag. 101
  7. ^ Adunanza generale tenuta dagli Arcadi nella Sala del Serbatojo il dì 13 settembre 1827, Roma, 1828, pag. 43
  8. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, Notizie istoriche degli Arcadi morti, Roma, 1721, pag. 252
  9. ^ Vincenzo Lancetti, Pseudonimia: ovvero Tavole alfabetiche de'nomi finti o supposti degli scrittori con la contrapposizione de' veri, Milano, 1836, pag. 394
  10. ^ Emil Ottokar Weller, Index pseudonymorum, Leipzig, 1856, pag. 15
  11. ^ Edward J. Olszewski, Cardinal Pietro Ottoboni (1667-1740) And The Vatican Tomb Of Pope Alexander VIII, DIANE Publishing, 2004, pag. 84
  12. ^ Ibid.
  13. ^ Emil Weller, Index Pseudonymorum, Leipzig, 1862, pag. 5
  14. ^ Ibid. pag. 144
  15. ^ Ibid. pag. 13
  16. ^ Ibid. pag. 12
  17. ^ Ibid. pag. 49
  18. ^ Ibid. pag. 6
  19. ^ Abd-el-Kader Salza, La lirica (dall'Arcardia ai tempi moderni), Vallardi, 1913, pag. 162
  20. ^ Weller, 1862, cit. pag. 58
  21. ^ Ibid. pag. 43
  22. ^ Weller, 1856, cit. pag. 268
  23. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 42
  24. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 3
  25. ^ Weller, 1856, cit. pag. 108
  26. ^ Ibid. pag. 64
  27. ^ Isidoro Carini, L'Arcadia dal 1690-1890: memorie storiche, Roma, 1891, pag. 598
  28. ^ Weller, 1862, cit. pag. 81
  29. ^ Ibid. pag. 20
  30. ^ Ibid. pag. 48
  31. ^ Ibid. pag. 151
  32. ^ Michael Holzmann, Hanns Bohatta, Deutsches Pseudonymen-lexikon, Akademischer Verlag, 1906, pag. 74
  33. ^ Weller, 1862, cit. pag. 38
  34. ^ Weller, 1856, cit. pag. 47
  35. ^ Ibid. pag. 13
  36. ^ Ibid. pag. 10
  37. ^ Ibid. pag. 154
  38. ^ Ibid. pag. 13
  39. ^ Weller, 1862, cit. pag. 15
  40. ^ Ibid. pag. 51
  41. ^ Ibid. pag. 24
  42. ^ Bernardino Perfetti, Saggi di poesie: parte dette all'improvviso e parte scritte, a cura di Domenico Cianfogni, Firenze, 1748, pag. 2
  43. ^ Weller, 1856, cit. pag. 12
  44. ^ Carini, cit. pag. 501
  45. ^ Benedetto Croce, Aneddoti di varia letteratura, Laterza, 1953, pag. 121
  46. ^ Weller, 1862, cit. pag. 274
  47. ^ Ibid. pag. 30
  48. ^ Ibid. pag. 31
  49. ^ in Opere Del Cavaliere Carlo Castone a cura di Francesco Mocchetti, Como, 1816
  50. ^ Crescimbeni, Notizie istoriche, cit. pag. 372
  51. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 19
  52. ^ Weller, 1856, cit. pag. 3
  53. ^ Ibid. pag. 54
  54. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 372
  55. ^ Weller, 1856, cit. pag. 13
  56. ^ Ibid. pag. 104
  57. ^ Emil Weller, Lexicon Pseudonymorum, Georg Olms Verlag, 1977, pag. 363
  58. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 18
  59. ^ Weller, 1856, cit. pag. 15
  60. ^ Ibid.
  61. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 39
  62. ^ Weller, 1862, cit. pag. 269
  63. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 340
  64. ^ Weller, 1856, cit. pag. 272
  65. ^ Ibid. pag. 48
  66. ^ Ibid. pag. 274
  67. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 29
  68. ^ Weller, 1856, cit. pag. 54
  69. ^ Ibid. pag. 46
  70. ^ Ibid. pag. 29
  71. ^ Weller, 1862, cit. pag. 18
  72. ^ Ibid. pag. 3
  73. ^ Ibid. pag. 148
  74. ^ Ibid. pag. 32
  75. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 17
  76. ^ Weller, 1862, cit. pag. 267
  77. ^ Weller, 1856, cit. pag. 3
  78. ^ Ibid. pag. 3
  79. ^ Ibid. pag. 51
  80. ^ Ibid. pag. 75
  81. ^ Ibid. pag. 32
  82. ^ Weller, 1977, cit. pag. 309
  83. ^ Weller, 1856, cit. pag. 138
  84. ^ Weller, 1862, cit. pag. 10
  85. ^ Ibid. pag. 266
  86. ^ Ibid. pag. 32
  87. ^ Weller, 1977, cit. pag. 223
  88. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 41
  89. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 368
  90. ^ Weller, 1862, cit. pag. 14
  91. ^ Ibid. pag. 11
  92. ^ Ibid. pag. 46
  93. ^ Ibid. pag. 265
  94. ^ Weller, 1977, cit. pag. 25
  95. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 36
  96. ^ Weller, 1977, cit. pag. 184
  97. ^ Weller, 1862, cit. pag. 104
  98. ^ Weller, 1977, cit. pag. 327
  99. ^ Ibid. pag. 626
  100. ^ Weller, 1862, cit. pag. 107
  101. ^ Michele Maylender, Storia delle accademie d'Italia, Bologna, 1926, pag. 428
  102. ^ Bronisław Biliński, Le glorie di Giovanni III Sobieski, vincitore di Vienna 1683, nella poesia italiana, Wrocław, 1990, pag. 56
  103. ^ Weller, 1862, cit. pag. 9
  104. ^ Ibid. pag. 4
  105. ^ Storia letteraria d'Italia, Vallardi, 1929, pag. 154
  106. ^ Rinaldo Fulin, Riccardo Predelli, Archivio veneto, Venezia, 1924, pag. 76
  107. ^ Weller, 1856, cit. pag. 27
  108. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 28
  109. ^ Ibid. pag. 86
  110. ^ Weller, 1977, cit. pag. 22
  111. ^ Ibid. pag. 566
  112. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 59
  113. ^ Ibid. pag. 96
  114. ^ Weller, 1977, cit. pag. 54
  115. ^ Ibid. pag. 179
  116. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 264
  117. ^ Ibid. pag. 98
  118. ^ Weller, 1977, cit. pag. 452
  119. ^ Ibid. pag. 552
  120. ^ Ibid. pag. 168
  121. ^ Ibid. pag. 200
  122. ^ Ibid. pag. 11
  123. ^ Ibid. pag. 271
  124. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 14
  125. ^ Weller, 1862, cit. pag. 112
  126. ^ Ibid. pag. 105
  127. ^ Ibid. pag. 39
  128. ^ Marcus Chr Lippe, Rossinis opere serie, Franz Steiner Verlag, 2005, pag. 369
  129. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 97
  130. ^ Weller, 1862, cit. pag. 19
  131. ^ Ibid. pag. 273
  132. ^ Ibid. pag. 7
  133. ^ Ibid. pag. 108
  134. ^ Ibid. pag. 148
  135. ^ Enzo Esposito, Annali di Antonio De Rossi stampatore in Roma (1695-1755), L. S. Olschki, Firenze, 1972, pag. 625
  136. ^ Weller, 1862, cit. pag. 127
  137. ^ Ibid. pag. 54
  138. ^ Ibid. pag. 277
  139. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 26
  140. ^ Weller, 1862, cit. pag. 274
  141. ^ Ibid. pag. 27
  142. ^ Weller, 1977, cit. pag. 198
  143. ^ Ibid. pag. 175
  144. ^ Ibid. pag. 135
  145. ^ Giovanni Spadolini, Francesco Protonotari, Nuova antologia, Roma, 1904, ser.4, vol. 110, pag. 194
  146. ^ Weller, 1977, cit. pag. 15
  147. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 92
  148. ^ Ibid. pag. 34
  149. ^ Giovanni Battista F. Zappi, Faustina Maratti, Rime di G. Batista Felice Zappi e di Faustina Maratti sua consorte, Firenze, 1819, pag. 344
  150. ^ Società napoletana di storia patria, Archivio storico per le province napoletane, Napoli, 1876, Vol. 3, pag. 146
  151. ^ Weller, 1862, cit. pag. 5
  152. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 435
  153. ^ Pietro Leopoldo Ferri, Enrico Castreca-Brunetti, Teresa Bandettini, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842, pagg. 487-488
  154. ^ Dino Provensal, La vita e le opere di Lodovico Adimari, Rocca S. Casciano, 1902, pag. 112
  155. ^ Weller, 1977, cit. pag. 320
  156. ^ Ibid. pag. 53
  157. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 196
  158. ^ Weller, 1977, cit. pag. 29
  159. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 317
  160. ^ Ibid. pag. 308
  161. ^ Ibid. pag. 448
  162. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 13
  163. ^ Giuseppe Rovani, Storia delle lettere e delle arti in Italia, Milano, 1857, Vol. III, pag. 85
  164. ^ Pietro Leopoldo Ferri, Enrico Castreca-Brunetti, Teresa Bandettini, Aggiunte alla Biblioteca femminile italiana del conte P. Leopoldo Ferri, Roma, 1844, pag. 22
  165. ^ Weller, 1862, cit. pag. 269
  166. ^ Luigi Vanvitelli, Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli, Napoli, 1823, pag. 69
  167. ^ Weller, 1977, cit. pag. 322
  168. ^ Ibid. pag. 164
  169. ^ Jolanda de Blasi, Antologia delle scrittrici italiane dalle origine al 1800, Firenze, 1930, pag. 396
  170. ^ Weller, 1862, cit. pag. 31
  171. ^ Weller, 1977, cit. pag. 126
  172. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 444
  173. ^ Weller, 1977, cit. pag. 199
  174. ^ Ibid. pag. 565
  175. ^ Ibid. pag. 451
  176. ^ in Niccolò Forteguerri, Angelo Fabroni, Ricciardetto di Nicolo Carteromaco [pseud.], Milano, 1813
  177. ^ Weller, 1977, cit. pag. 170
  178. ^ Ibid. pag. 169
  179. ^ Ibid. pag. 4
  180. ^ Ibid. pag. 567
  181. ^ Weller, 1862, cit. pag. 267
  182. ^ Ibid. pag. 86
  183. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 253
  184. ^ Ibid. pag. 19
  185. ^ Weller, 1977, cit. pag. 126
  186. ^ Ibid. pag. 194
  187. ^ Weller, 1862, cit. pag. 98
  188. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, L'istoria della volgar poesia, Roma, 1714, pag. 205
  189. ^ Weller, 1856, cit. pag. 11
  190. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 88
  191. ^ Weller, 1977, cit. pag. 48
  192. ^ Ibid. pag. 129
  193. ^ Ibid. pag. 114
  194. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 276
  195. ^ Ibid. pag. 108
  196. ^ Ibid. pag. 186
  197. ^ Weller, 1977, cit. pag. 125
  198. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 89
  199. ^ in Federico Marri, La figura e l' opera di Ranieri de' Calzabigi, Olschki, 1989
  200. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 87
  201. ^ Ibid. pag. 203
  202. ^ Ibid. pag. 17
  203. ^ Ibid. pag. 48
  204. ^ in Thomas James Mathias, Poesie di scrittori illustri inglesi, Napoli, 1830
  205. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 90
  206. ^ Weller, 1977, cit. pag. 275
  207. ^ Ibid. pag. 92
  208. ^ L'istoria della volgar poesia, cit. pag. 206
  209. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 27
  210. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 369
  211. ^ Ibid. pag. 279
  212. ^ Weller, 1862, cit. pag. 31
  213. ^ Vincenzo Monti, Poesie a cura di Francesco Flora, Vallecchi, 1927, pag. 37
  214. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 92
  215. ^ Weller, 1862, cit. pag. 42
  216. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 411
  217. ^ Weller, 1856, cit. pag. 266
  218. ^ Ibid. pag. 54
  219. ^ Accademia nazionale dei Lincei, Convegno indetto in occasione del II centenario della morte di Metastasio, Roma, 1985, pag. 31
  220. ^ Weller, 1862, cit. pag. 268

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Mario Crescimbeni, Storia dell'Accademia degli Arcadi istituita in Roma l'anno 1690, Londra, 1804
  • Vincenzo Lancetti, Pseudonimia: ovvero Tavole alfabetiche de'nomi finti o supposti degli scrittori con la contrapposizione de' veri, Milano, 1836 [1]
  • Emil Ottokar Weller, Index pseudonymorum, Leipzig, 1856, [2][3]
  • Emil Weller, Index Pseudonymorum, Leipzig, 1862 [4]
  • Isidoro Carini, L'Arcadia dal 1690-1890: memorie storiche. Roma, 1891
  • Emmanuele Portal, L'Arcadia, Sandron, 1922
  • Antonio Piromalli, L'Arcadia, Palermo, Palumbo, 1975 (2° ed.).

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