Francesco Berni

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Francesco Berni

Francesco Berni (Lamporecchio, 1497Firenze, 26 maggio 1535) è stato uno scrittore e poeta italiano. Da lui derivò un genere letterario chiamato capitolo bernesco.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Francesco Berni nacque a Lamporecchio val di Nievole, un paese in provincia di Pistoia, nel 1496 o nel 1497. Si formò a Firenze, ma nel 1517 si trasferì nella Roma papale presso la famiglia del potente cardinal Bibbiena, suo lontano parente, entrando in contatto con l'umanesimo romano. I suoi primi componimenti si rifanno alla tradizione fiorentina quattrocentesca, riprendendo in particolar modo il linguaggio dell'equivoco dei canti carnascialeschi. Dopo un breve allontanamento negli Abruzzi, fece ritorno a Roma, dove passò al servizio di Giovan Matteo Giberti, datario pontificio e futuro vescovo di Verona, dove il poeta lo seguirà dopo il drammatico sacco di Roma. Nel 1532 Berni decise poi di passare al servizio del cardinale Ippolito de' Medici; approfittando di un viaggio di quest'ultimo verso Nizza, il poeta approfittò per fermarsi a Firenze, dove entrò in contatto con l'ambiente di Alessandro de' Medici. Nel 1535, a soli 38 anni, forse invischiato in un intrigo di corte, morì avvelenato.

Opere[modifica | modifica sorgente]

La prima opera di Berni, convenzionalmente datata al 1516, è La Catrina, un breve scherzo scenico in ottave che riprende i modi della farsa rusticale. I suoi primi componimenti in terza rima si distinguono invece per un'originale ripresa del doppio senso erotico della poesia burchiellesca e dei canti carnascialeschi. Accanto alla poesia faceta in volgare, nei primi anni il poeta si dedicò anche alla composizione di carmi latini, alcuni dei quali dedicati ad un suo amore omosessuale. Del (1526)è invece il Dialogo contra i poeti, un dialogo satirico contro le degenerazioni della poesia del suo secolo. Negli anni del servizio a Giberti compose numerosi sonetti di diversa intonazione (satirici, pasquineschi, parodici) e si dedicò al Rifacimento dell'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo (1524-31), in parte tradotto e pubblicato in Inghilterra da William Stewart Rose. La sua fama è legata soprattutto ai "32 Capitoli", pensieri satirici in terzine, scritti in momenti diversi della sua vita e pubblicati postumi in una prima edizione del 1537. Nell'edizione giuntina di Opere burlesche del 1555, curata dal Lasca, egli viene proclamato "vero trovatore, maestro e padre del burlesco stile": la sua poesia diede vita ad un vero e proprio genere letterario, il "capitolo bernesco", che ebbe numerosi imitatori non solo nel Cinquecento e nel Seicento, ma ancora nel Settecento (soprattutto dai poeti dell'Arcadia) e nell'Ottocento. Dallo stile giocoso e faceto tipico delle sue poesie deriva l'aggettivo bernesco.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Virgili, Francesco Berni, con documenti inediti, Firenze, Successori Le Monnier, 1881.
  • Ettore Bonora, Francesco Berni e la poesia bernesca, in Storia della letteratura italiana, vol. IV, Garzanti, Milano 1988.
  • Arnaldo Di Benedetto, L'«Orlando innamorato» di Francesco Berni, in Poesia e comportamento. Da Lorenzo il Magnifico a Campanella, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2005 (II edizione), pp. 57-72.
  • Danilo Romei, Berni e Berneschi del Cinquecento, Firenze, Centro 2 P, 1984, poi in Id., Da Leone X a Clemente VII. Scrittori toscani nella Roma dei papati medicei (1513-1534), Manziana (Roma), Vecchiarelli editore, 2007, pp. 151-338.

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