Porta Garibaldi (Milano)
Coordinate: 45°28′50.63″N 9°11′12.83″E / 45.4807306°N 9.1868972°E
Porta Garibaldi, già porta Comasina, fu eretta nel 1826, quale elemento architettonico-monumentale, lungo i bastioni[1] dall'architetto Giacomo Moraglia. Il 22 marzo 1848, durante le Cinque giornate, fu la seconda ad essere espugnata dagli insorti, dopo Porta Tosa.
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[modifica] L'antica porta romana
L'antica porta Comasina risaliva alla cinta romana, quando era dedicata alla Luna. Essa venne conservata nel tracciato delle mura medievali, dalla originaria collocazione al Ponte Vetero a quella più eccentrica del Pontaccio, ed era una delle sei principali. A lungo essa rappresentò una delle più importanti vie di penetrazione in città, raccogliendo i traffici delle strade da Como e dalla Brianza. Fuori dalla porta sorse il rione detto ‘di Porta Comasina’, uno dei sei in cui era divisa la città, che ospitava braccianti e muratori che rientravano alle cascine per il raccolto. Il rione aveva un proprio stemma la cui blasonatura era: scaccato di rosso e di bianco, il numero di tiri (sette o sei) poteva variare a seconda delle raffigurazioni. Verso la fine del XIX secolo il borgo venne sostituito dai quartieri operai di Garibaldi ed Isola Garibaldi.
[modifica] La porta nelle mura spagnole
Demolita nel XVI secolo, la porta romana e medioevale comprendeva, probabilmente, due torri laterali e due archi, distinti dalle statue della Madonna e di Sant'Ambrogio (oggi conservate al museo del castello). Essa venne sostituita da una nuova porta, collocata lungo l’assai più periferico percorso delle mura spagnole.
[modifica] I progetti di rifacimento napoleonici
In epoca napoleonica il governo del Melzi d'Eril pianificò un generale rifacimento delle porte di ingresso in Milano, previa demolizione della porta spagnole ed alberazione dei bastioni. Queste ultime, infatti, avevano funzione militare mentre il nuovo governo desiderava dedicarle a meri caselli daziari, ma di foggia adeguata allo status della capitale del Regno Italico. La cinta daziaria di Milano avrebbe, infatti, corrisposto con le mura spagnole.
Il governo affidò un primo progetto di rifacimento al Cagnola. Ma esso si rivelò troppo costoso, il Cagnola un poco compromesso con il periodo napoleonico e il nuovo governo austriaco (che fece finanziare la ricostruzione della porta dai negozianti milanesi), preferì affidare un nuovo incarico al giovane Moraglia, un architetto neoclassico destinato ad una fulgida carriera.
[modifica] Il progetto del Moraglia
Moraglia riprese la tipologia cagnoliana dell'arco trionfale fiancheggiato dai due caselli, affacciato verso l'asse stradale principale di penetrazione in Milano. Egli disegnò un arco trionfale, a un fornice e con due passaggi pedonali aperti ai fianchi, fiancheggiato da due caselli daziari, porticati ed affacciati sull'asse stradale. L'arco è di ordine dorico, in pietra di Viggiù, con due passaggi aperti ai fianchi. La muratura è ingentilita da fregi incassati nella muratura a bugnato. Sulla sommità dell'arco vennero collocati quattro ‘colossi’, opera del Perabò, a simboleggiare i principali fiumi della Lombardia: Po, Adda, Ticino ed Olona. La porta venne completata tra il 1826 e il 1828, mentre per i due caselli si dovette attendere il 1834.
[modifica] Le successive dedicazioni dell'arco trionfale
L'arco, non ancora completato, venne dedicato, in un primo tempo, all'imperatore austriaco Francesco II, sovrano del Lombardo-Veneto, a ricordo della sua seconda visita in città nel 1826, proveniente da Como, dove era giunto attraverso la nuova strada dello Stelvio. La dedica recitava: "A FRANCESCO I / PIO OTTIMO MASSIMO / I NEGOZIANTI MILANESI ERESSERO”. Pare che l’epigrafe venisse commentata aggiungendo un ultimo verso: “sebbene poca volontà ne avessero”, che venne attribuito al Manzoni, forse perché sembrava ben riuscita.
Nel 1859 vi fece il suo ingresso in Milano il generale Garibaldi, che proveniva sempre da Como, dove aveva conseguito le brillanti vittoria di Varese e San Fermo. A ricordo dell’evento, la porta gli venne, nel 1860, dedicata.
Venne rimossa la lapide dedicata a Francesco II sostituita da una epigrafe, ancora esistente, che recita: “ QUI SULL' ORME DEL NOME NEMICO / IL FERRO DELL'ITALICA GIOVENTU' / INCISE LE VITTORIE COMENSI / MDCCCLIX” ed ai lati “VARESE” e ”SAN FERMO”.
[modifica] Note
- ^ Le mura e le porte avevano perso da tempo la loro funzione difensiva e già nel 1782 il Piermarini aveva avuto l'incarico di trasformarne la parte relativa a porta Orientale e nella successiva epoca napoleonica le nuove porte, con la loro monumentalità, dovevano diventare un elemento di spicco del paesaggio urbano milanese
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