Olona

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Olona
Olona
L'Olona a Legnano
Stato Italia Italia
Regioni Lombardia Lombardia (Province di Varese, Milano e Pavia.[1])
Lunghezza 71 km[2]
Portata media 18 m³/s a Rho[3]
Bacino idrografico 911 km²[4]
Altitudine sorgente 548 [1] m s.l.m.
Nasce Nasce in località Rasa di Varese a 548 metri s.l.m.. Altre sorgenti minori a sud del Monte Martica, (937 metri s.l.m.), al Passo Varrò (760 metri s.l.m.), Alpe Ravetta (618 metri s.l.m.), Pian Waldes (720 metri s.l.m.), Miniera Valvassera (450 metri s.l.m.).[1]
Affluenti Fredda, Vellone, Bevera, Lanza, Quadronna, Selvagna, Rile-Tenore, Bozzente, Lura
Sfocia In località San Cristoforo a Milano nel Lambro meridionale e le sue acque, con questo, sfociano nel Lambro a Sant'Angelo.[1]

L'Olona (Ulona, Urona oppure Uòna in lombardo occidentale[5]) è un fiume italiano lungo 71 km,[1][2][6] il cui corso si sviluppa interamente in Lombardia.

Il fiume nasce a 548 m s.l.m. in località Fornaci della Riana alla Rasa, frazione di Varese, all'interno del Parco Regionale Campo dei Fiori. Solcata la Valle Olona e attraversata l'alta pianura milanese, giunge a Rho, dove versa parte delle sue acque e le sue piene nel Canale Scolmatore di Nord Ovest, regolatore delle piene del Seveso. Passata Pero, l'Olona entra a Milano, dove, al termine del suo percorso sotterraneo, confluisce nel Lambro Meridionale, in località San Cristoforo[7][8]. Nel percorso tra le sorgenti e Milano il fiume è lungo 71 km.[6][7] Il fiume talvolta è indicato anche come Olona Settentrionale per l'omonimia con un secondo Olona, che scorre in provincia di Pavia e che a sua volta, per comodità, viene designato come inferiore o meridionale[9]. L'omonimia non è di origine imitativa o etimologica, ma è dovuta con ogni probabilità al fatto che originariamente si trattava di due tronconi dello stesso fiume, deviato dai Romani nel suo tratto superiore verso Milano e la Vettabbia[10] e di conseguenza diviso, in quanto anche a quei tempi la Vettabbia, forse navigabile,[11] sfociava nel Lambro.

Il fiume è noto per le cascate e le grotte di Valganna e per essere stato uno dei fiumi più inquinati d'Italia[12].

La Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome "Olona"

Sono tre le ipotesi sull'origine del toponimo "Olona"[13]. La prima ipotizza che il nome del fiume sia collegato alla radice celtica "OL", che significa "grande", "valido". La seconda considera la possibilità che il nome derivi dal greco "oros" (ὄρος), che significa rilievo, montagna. L’ultima ipotesi invece suppone che il toponimo del corso d’acqua sia collegato ad un monastero milanese fondato nel VIII secolo, che era conosciuto come "Aurona". Quest’ultima denominazione deriverebbe, a sua volta, dal nome della fondatrice del convento, "Aurona" o "Orona", che era sorella dell’Arcivescovo di Milano Teodoro II.

Dalla preistoria al XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

I ritrovamenti più antichi scoperti nelle zone intorno l'Olona sono dell'Età del bronzo (XIII secolo a.C.) e sono riconducibili alla cultura di Canegrate. Durante gli scavi furono scoperte 200 tombe[14].

Il cotonificio Dell'Acqua a Legnano, sorto lungo l'Olona.

In tempi storici, in epoca romana, le sue sponde furono colonizzate e assunsero una rilevante importanza per la loro posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione tra la pianura padana e le Alpi[15]. Già nel Tardo Impero, più a monte, Castel Seprio aumentava la sua importanza estendendo la sua influenza su un vasto territorio e diventando successivamente caposaldo longobardo e capoluogo del Contado del Seprio. Nel XIII secolo fu roccaforte del Comune di Milano e vi alternarono Torriani e Visconti per tendere al predominio a Milano. Il corso dell'Olona era fondamentale già dall'XI secolo come preziosa fonte di vettovagliamento grazie ai suoi mulini[16], mentre il controllo del Seprio era la chiave d'apertura dell'intera Valle Olona[17]. I Visconti, sconfitti i Torriani nella battaglia di Desio nel 1286, nel 1287 conquistarono Castel Seprio e ne imposero la distruzione. Entrate a far parte del Ducato di Milano e già da secoli protette da una formidabile catena di fortezze e castelli,[18] le sponde dell'Olona accrebbero il suo sviluppo: si moltiplicarono i mulini, dall'alto corso fino alle porte della città, e accanto all'attività molitoria si imposero insediamenti di tipo preindustriale (magli, folle, attorcitoi, concerie, segherie per il legno e per la pietra, in particolare sul Bevera), mentre restava ancora rilevante l'apporto all'irrigazione[16][19].

Un uso così intensivo delle acque richiese da parte del Ducato l'emanazione di apposite norme (gli Statuti delle acque): ciò avviene la prima volta nel 1346 e poi nel 1396[20].

Dalla nascita del Consorzio al XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1608 i mulini sull'Olona erano già centosessantasei, con 463 rodigini (prese di forza)[21] e nel 1610 cambiarono le disposizioni per la gestione: si costituì un consorzio fra gli utilizzatori,[22] sotto la sorveglanza di un membro del Senato cittadino, che controllava l'uso delle acque. Si trattava di una gestione privatistica che proseguirà fino al 1921 quando le acque del fiume verranno restituite al demanio pubblico[23]. Il Consorzio, che ha sede a Castellanza, sopravvive ancora mantenendone il controllo[24]. Dopo quell'epoca, le attività si diversificarono ulteriormente, con l'introduzione di filande per la seta, dato che nel territorio si era diffusa la coltura del gelso, quella del cotone, ed iniziarono ad essere impiantate tintorie, sbianche, ecc.. Queste ultime attività furono poi la premessa per la nascita dell'industria[25]. A metà del XIX secolo, le ruote vennero sostituite dalle turbine idrauliche in grado di ottimizzare lo sfruttamento della corrente, poi subentrarono il vapore e l'elettricità e le primigenie attività protoindustriali si trasformarono in industrie vere e proprie[26]. Ancora all'inizio del XXI secolo, nei sedici comuni che si affacciano sulla Valle Olona, si contano 2600 unità produttive, tra artigianali e industriali, con 20.000 occupati[27].

L'Olona ancora ruscello alla Rasa di Varese.
L'Olona presso Malnate.

Una enorme crisi ambientale iniziò quando cessò lo sfruttamento della forza idraulica del fiume e l'Olona divenne un facile sversatoio dei residui e dei liquami derivati dalle diverse produzioni[28], in particolare tessili, conciarie e cartarie. Nel periodo di massimo tasso di inquinamento, le acque dell'Olona apparivano colorate dagli scarichi delle tintorie e con una spessa schiuma bianca sulla superficie, ed il colore mutava giornalmente a seconda delle industrie che vi scaricavano. Ancora nel XXI secolo raccoglie scarichi civili ed industriali[29] malgrado già dagli anni ottanta sia in atto un'azione di bonifica con la costruzione di depuratori[30].

L'alveo originario[modifica | modifica sorgente]

A nord del Naviglio Grande[modifica | modifica sorgente]

Uno dei più importanti studi riguardanti l'idrografia milanese è stato compiuto dall'ingegnere Felice Poggi[31]. Nel 1911 Poggi affermò che l'Olona, quella che attualmente si scarica in darsena a porta Ticinese e quella che si scarica nel Po a San Zenone, costituivano, nei primi anni dell'Era volgare, un solo fiume[10].

La località in cui il fiume è stato deviato dai Romani, nel I-II secolo d.C., è Lucernate[32] Da qui, seguendo le pur minime ondulazioni del terreno e le ridottissime variazioni altimetriche, si arriva a Cascina Olona,[33] una frazione di Settimo Milanese, a Baggio e a Corsico, con una possibile variante che da Settimo porterebbe a Muggiano e a Trezzano sul Naviglio o a Cesano Boscone[10].

A sud del Naviglio Grande[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Olona (meridionale).

Le località di Cesano, Corsico e Trezzano sono contigue (da est a ovest) e tutte e tre sul Naviglio Grande che allora non esisteva, ma da ognuno di questi luoghi è possibile individuare un corso d'acqua che potrebbe scorrere nell'antico alveo dell'Olona fino a Binasco: da Trezzano e Cesano Boscone la roggia Belgioioso, da Corsico passando per Assago la Roggia Vecchia[10]. Da Binasco, con la derivazione del Ticinello si giunge poco più a sud, nel territorio di Lacchiarella, dove anche le rogge Colombana e Carona portano acqua alla rete irrigua e da qui proviene il Roggione. Questo corso d'acqua, quando alla cascina Settimo di Bornasco[34] riceve la roggia Olonetta, cambia nome e diventa l'Olona inferiore. L'Olonetta, assieme alla roggia Misana, proviene da un fontanile di Misano, pochi chilometri a monte. Ripreso il suo vecchio corso e il suo nome, il fiume sfocia come detto a San Zenone al Po.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Le Cascate di Valganna ghiacciate.

Idrografia: le sorgenti e la Valganna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Valganna (valle).

Oltre alla sorgente principale alle Fornaci della Riana[35], il fiume sgorga anche da altre cinque piccole fonti[36], due in Val di Rasa e tre in Valganna.Qui l'Olona forma le cascate di Valganna nella valle omonima. Si trovano nel comune di Induno Olona e sono vicine alle famose grotte[37]. Sulle cascate si può ammirare il fenomeno dell'affioramento del travertino. Queste sorgenti danno luogo a due rami che si uniscono a valle di Bregazzana (frazione di Varese). Il primo ramo dà origine al laghetto Fonteviva, dedicato alla "pesca sportiva"[38] ed alle cascate di Valganna che in inverno, a causa del clima rigido, sono spesso ghiacciate.

La Valle Olona e l'alta pianura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Valle Olona.

Dopo questo tratto iniziale, caratterizzato dalla confluenza di sette piccoli affluenti che danno vigore al corso d'acqua[2], il fiume inizia a percorrere la valle Olona.

La valle è stata originata dall'Olona e dal ritiro dei ghiacciai durante l'ultima era glaciale; si presenta come una valle profondamente incisa con i centri abitati posti sulle colline prospicienti l'alveo del fiume, chiamate pianalti[39]. I versanti sono perlopiù ricoperti di boschi, mentre nel fondovalle sono presenti zone coltivate, prati e brughiere[39]. L'affluente principale in provincia di Varese è la Bevera; Altri tributari importanti sono il Vellone, il Gaggiolo (chiamato anche Rio Lanza, Ranza, Anza o Clivio), la Quadronna, la Selvagna, il Mornaga, il Riale delle Selve ed il Tenore[40].

Lavatoio sull'Olona a Legnano in una fotografia del 1903.

A Gorla Minore il fiume si dirama nell'Olonella che si ricongiunge all'alveo principale dopo 1200 m[36]. Esisteva un tempo anche un'altra diramazione naturale indicata con questo nome che attraversava Legnano: essa è stata interrata tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo[41]. Dopo aver superata Castellanza, il corso del fiume si dirige verso la pianura padana attraversando il Seprio.

L'Olona a Pero.

Dopo aver lambito il comune di Parabiago (più precisamente la frazione San Lorenzo), il fiume riceve a Rho i suoi due principali affluenti, il Bozzente e il Lura[42]. A Rho ha origine anche il "deviatore dell'Olona", completato negli anni ottanta, che si immette nel Canale Scolmatore di Nord Ovest[3][43]. Quest'opera è sempre stata fonte di polemiche: da una parte non ha evitato tutte le esondazioni come era stato progettato e, dall'altra, porta acque inquinate verso il Ticino[44]. Nel novembre 2002, in condizioni climatiche particolari,[45] strariparono contemporaneamente l'Olona, il Seveso, lo scolmatore e il Ticino.

A valle di Rho[modifica | modifica sorgente]

Da questo punto in poi il fiume non percorre più l'alveo naturale, ma segue il percorso deviato dagli antichi romani, che lo fecero confluire nel Lombra (Lambro meridionale) per riprenderne le acque più a valle, indirizzarle a Milano attraverso il canale della Vepra e scaricarle nella Vettabbia alla Vetra nei pressi di San Lorenzo[46].

Entrato a Pero, dopo un tratto iniziale ancora all'aperto, l'Olona inizia a scorrere sotto il manto stradale e giunge a Milano[1][47], attraversando dapprima i quartieri Gallaratese e QT8, dove raccoglie le acque del fiume Merlata (o Fugone). Nel tratto sotto piazza Stuparich riceve la confluenza del torrente Pudiga (o Mussa). Merlata e Pudiga sono i collettori delle acque che provengono dall'area a nord di Milano, le Groane. L'Olona costeggia poi Lampugnano e San Siro, e prosegue sotto i viali della circonvallazione filoviaria (più precisamente piazza Stuparich, Viale Elia, piazzale Lotto, piazza Zavattari, viale Murillo, piazzale Brescia, viale Ranzoni, piazza Ghirlandaio, viale Bezzi, piazzale Tripoli, viale Misurata, piazza Bolivar, piazza Napoli, viale Troya, piazzale delle Milizie).

A Milano, adesso e nel passato[modifica | modifica sorgente]

La darsena di porta Ticinese a Milano in una foto d'epoca. Per oltre tre secoli e mezzo è stata la "foce" dell'Olona

Sotto questo percorso, disegnato per la prima volta dal Piano Regolatore Generale di Milano del 1884 (Piano Beruto)[28], canalizzato nei primi due decenni del XX secolo[28] e coperto in un periodo che va dal 1950 al 1970[28], l'Olona finisce: quando uscirà dopo avere sottopassato il Naviglio Grande confluisce nel Lambro meridionale. Alcuni autori descrivono l'Olona ed il Lambro Meridionale come un solo corso d'acqua che termina alla confluenza con il Lambro a Sant'Angelo Lodigiano[48] e gli si attribuisce una lunghezza di 120 chilometri. Altri preferiscono trattare i due corsi d'acqua separatamente,[1] con l'Olona che misura 71 chilometri di lunghezza e un bacino di 370 chilometri quadrati. Fino all'entrata in funzione del sistema di depurazione delle acque del capoluogo lombardo, nel 2005, il Lambro meridionale era un collettore di fogna che raccoglieva gli esiti della parte occidentale della rete fognaria cittadina, che oggi sono invece convogliati ai depuratori di San Rocco e di Nosedo, e usciva a cielo aperto a San Cristoforo unendo le sue acque a quelle dell'Olona, e a parte di quelle del Naviglio che uscivano da uno scaricatore[49]. Dal medesimo scaricatore, che un tempo serviva soprattutto a diluire i reflui fognari, oggi il Lambro meridionale ha la sua "sorgente pulita"[50].

Dalla Maddalena a piazza Tripoli[modifica | modifica sorgente]

Trattoria lungo l'Olona all'"Isola Brera", Milano (1930 circa)

Fino dall'antichità, all'altezza dalla Maddalena, l'Olona prendeva la strada della città: all'epoca dei Romani per entrare nella Vettabbia[51], poi, dal XII secolo, nella fossa difensiva attorno alle mura medievali[28], e successivamente (1603) per alimentare la darsena di porta Ticinese[52]. Giunto a Milano, il fiume si divideva in due rami, Olona Vecchia e Olona Nuova, che si riunivano prima di entrare in darsena. Il braccio settentrionale che non compariva nelle carte precedenti, appare per la prima volta in una carta del 1722[53] ma non esiste più nelle carte dopo la fine del XIX secolo[54]. Vita più lunga ebbe invece la cosiddetta "isola Brera", che era ubicata tra le attuali vie Washington e Foppa, originata da una biforcazione del fiume e che prendeva nome dalla cascina omonima che vi sorgeva, ed è ancora segnata in una carta del 1925[55].

Nel 1919[56], nell'ambito della complessa revisione idrofognaria intrapresa a Milano, si iniziarono a costruire i canali dell'attuale percorso, coperto alcuni decenni più tardi, e la deviazione verso la darsena avveniva in piazza Tripoli: qui c'era una chiusa che deviava il fiume per via Roncaglia, dando inizio a quello che fu chiamato il "ramo darsena"[28]. Nei due periodi di asciutta annuale dei navigli, la chiusa era manovrata in modo tale che l'Olona proseguisse il suo percorso lungo la circonvallazione fino a sfociare, a San Cristoforo, nel Lambro meridionale che allora era un vero e proprio collettore di fogna.

Il nuovo percorso, che pure era previsto dal piano Beruto del 1884, non entrò in funzione se non agli inizi degli anni trenta[28] lungo la circonvallazione e per il primo e l'ultimo tratto del ramo darsena (a ovest di via Washington e in corrispondenza con il parco Solari nel 1932); il tratto intermedio fu definitivamente canalizzato (e contestualmente coperto) negli anni cinquanta con la realizzazione di piazza De Agostini e delle vie circostanti[28].

Col passare degli anni e con l'aumentare dell'inquinamento dell'Olona, la chiusa di piazza Tripoli venne manovrata non soltanto per deviare il flusso delle acque durante le asciutte: dapprima ridusse la portata del ramo darsena e, alla fine degli anni ottanta, l'azzerò per "rischio idrogeologico e pericolo di inquinamento"[7] della darsena e delle acque che ne uscivano a scopo irriguo o di navigazione.

La prima copertura a tratti (da via Valparaiso a viale Coni Zugna) del ramo darsena avvenne, come si è detto, nel 1932, quando al posto dello "scalo bestiame" delle ferrovie che vi sorgeva, venne costruito il Parco Solari.[57] Per secoli l'Olona[58] era stato il maggiore affluente della darsena stessa.

Il prezioso aiuto della cartografia[modifica | modifica sorgente]

Una mappa di Milano del 1600: si vedono il percorso dell'Olona, da Lampugnano alla Maddalena e alle mura, cascine e mulini, mentre non esiste ancora la darsena[59]
Una vecchia mappa idrografica di Milano della metà del XIX secolo. Si notano i due bracci dell'Olona che confluiscono prima di entrare nella darsena.

La mappa più antica che rappresenta il corso dell'Olona è datata 1608[56]. Su di essa sono anche segnati i ponti e, con una buona precisione, le costruzioni lungo il fiume. Per quanto riguarda i dintorni di Milano, dal XVII[60] secolo ai giorni nostri, i riferimenti cartografici che mostrano il percorso dell'Olona sono molti. Oltre a quello della Maddalena compaiono spesso nomi di cascine e di mulini. Fino al 1704[61] il fiume presenta un solo braccio terminale, a partire dal 1722[53] il fiume si biforca in due rami pressoché paralleli: Olona nuova quello settentrionale che più tardi si chiamerà roggia Molinara, Olona vecchia quello meridionale. La roggia sarà chiusa alla fine dell'Ottocento, prima della canalizzazione del fiume. Il percorso attuale compare, come detto, nel piano regolatore generale del Beruto nel 1884 e, con esso il tracciato del ramo darsena. Questo, prima di incrociare via Vincenzo Foppa, attraversava la via Vepra il cui nome ricorda sia quello romano del canale, sia l'antico borgo omonimo, dove, dopo la sconfitta col Barbarossa e la distruzione della città, furono esiliati i milanesi di porta Vercellina.[62] Qui, fino agli anni cinquanta, esisteva l'ultimo tratto di fiume non canalizzato e con andamento tortuoso e l'ultimo agglomerato artigiano che ne utilizzava le acque per tintorie e laboratori per il trattamento di tessuti pesanti.[63][64]. Per il tratto a monte, la più precisa, tra le mappe più antiche, è del 1789 ed è opera del frate Mauro Fornari e di Domenico Cagnoni. La carta inquadra la provincia di Varese fino a qualche chilometro a sud di Legnano. La prima cartina disegnata dal “Consorzio del Fiume Olona” è del 1722, ed stata tracciata dall'ingegner Gaetano Raggi[65]. Oltre che le infrastrutture, riporta anche i canali e le chiuse.

Tra le carte del XIX secolo[66] sono da citare la mappa disegnata dall'ingegner Vittore Vezzosi nel 1861, che riferisce anche di alcuni rilievi effettuati sul fiume, e quella dell'ingegner Villoresi (1878), su cui sono tracciate con dovizia di particolari le zone irrigate dall'Olona. Quest'ultima riporta infatti anche i canali e le rogge originati dal fiume.

Gli affluenti e le acque[modifica | modifica sorgente]

Il Lura a Cadorago

Il bacino dell'Olona misura 370 km² e si estende su parte delle province di Varese, Como, Milano, interessando anche un minuscolo lembo di territorio svizzero[3] e il fiume conta 19 affluenti[67]. Quelli più importanti sono la Lura, la Bevera, il Gaggiolo (o Lanza), il Bozzente, il Vellone, il Rile-Tenore, il Merlata, la Mussa, la Quadronna, la Selvagna, ed il Fredda. In Valle Olona si trovano alcune zone umid, tra cui lo Stagno Buzonel che si trova nel fondovalle tra Castelseprio e Lonate Ceppino, ed è alimentato dal torrente Bozzone, che in seguito confluisce nell'Olona[68]. Da ricordare anche il Refreddo o Fontanile Crotto, un corso d'acqua che sgorga nel fondovalle di Castelseprio, in località Crotto Valle Olona e che confluisce nel fiume poco più a valle[69].

Regime del fiume[modifica | modifica sorgente]

Il regime dell'Olona è tipicamente prealpino[70], con periodi di portata elevata in autunno e primavera, e periodi di magra - seppur non di secca - in inverno ed estate.

El Gamba de legn arranca tra le acque dell'Olona straripata alla Maddalena (1917)

La portata media[71] dell'Olona a Ponte Gurone di Malnate è di 2,18 m³/s. In questa località è stata ultimata nel 2009 una diga a vasche di laminazione che regola la portata del fiume, per contenerne le piene. È in grado di formare un bacino temporaneo di 1.570.000 metri cubi con un rilascio di 36 metri cubi al secondo[72]. A Rho, dopo che il fiume riceve gli apporti di Bozzente e Lura, essa tocca il valore di 18 m³/s[3].

Le inondazioni[modifica | modifica sorgente]

L'Olona, prima della costruzione di argini e canali scolmatori, è stato un fiume che ha flagellato con frequenti esondazioni le aree che attraversa[73]. L'ultima esondazione che ha fatto danni ingenti si è verificata il 13 settembre 1995[74], mentre l'ultima in ordine cronologico è avvenuta nel novembre 2002[75].

La qualità delle acque[modifica | modifica sorgente]

L'Olona in centro a Nerviano.

La qualità delle acque del fiume è monitorata in cinque stazioni: (Varese, Lozza, Fagnano Olona, Legnano e Rho)[76].

Nelle prime stazioni di monitoraggio, Varese, Lozza e Fagnano, l'acqua del fiume risulta "accettabile" o "sufficiente", ed è in costante miglioramento. A Legnano la qualità delle acque peggiora, assumendo il grado "scadente"[77], ma anche qui si nota un miglioramento, visto che fino a pochi anni fa lo stato delle acque dell'Olona era "pessimo". A Rho, anche se in lieve miglioramento, le acque del fiume mantengono il grado "pessimo"[77]. Dopo il depuratore di Pero le acque dell'Olona migliorano. Il consorzio di tutela del fiume si è posto l'obiettivo di far raggiungere in tutte le stazioni di monitoraggio, entro la fine del 2008, il grado "accettabile" ed entro la fine del 2016 il grado "buono"[6]. Dai dati ufficiali la mèta del 2008 non è stata raggiunta ed è ancora più difficile, sembra, raggiungere il traguardo prefissato per il 2016.[78] Queste difficoltà erano ben presenti alla regione Lombardia che per il caso specifico e per il Seveso è ricorsa a strumenti straordinari quali il "contratto di fiume"[79] che prevede un maggiore coinvolgimento degli enti locali e della popolazione interessati per massimizzare il coordinamento degli interventi.[80] Tra le cause che rendono arduo il recupero del fiume, gli esperti sottolineano l'insufficienza del ricambio delle acque, dovuto all'impermeabilizzazione (cementificazione) del bacino di impluvio e l'alta artificialità del percorso (canalizzazioni, tombinature,[27][81] preponderanza di tratti rettilinei) oltre all'insufficienza complessiva del sistema fognario e di collettamento delle acque. Per il tratto Varese Milano nel 2006 si segnalava la necessità di costruire 31 nuovi depuratori[82] e di questi è stato completato soltanto quello di Gornate Olona (2009)[83], che però è di grande capacità e riduce notevolmente il fabbisogno ricordato.

Due episodi recenti sono particolarmente indicativi della situazione. Il 31 dicembre 2009[84] e per diversi giorni a seguire, a Varese lo scolmatore di piena del collettore fognario ha riversato liquami non depurati nel fiume, mentre il 28 giugno 2010 a Fagnano Olona[85] si è verificata la moria di alcune migliaia di pesci: anche in questo caso, i tecnici dell'ARPA hanno potuto stabilire che i liquami tossici, regolarmente recapitati in fogna, erano stati sversati nel fiume dallo scolmatore di quest'ultima.

La natura[modifica | modifica sorgente]

Una robinia.

I pendii lungo l'Olona sono dominati da boschi di latifoglie.

Flora[modifica | modifica sorgente]

La prima parte del corso del fiume attraversa il Parco Regionale Campo dei Fiori. Fino a 600 m di altitudine prevalgono i castagni, i frassini ed i tigli[86]. Nelle valli più umide sono comuni gli aceri[86]. Sulla parte sommitale del Massiccio del Campo dei Fiori vengono sostituiti dal faggio[86], mentre i versanti aridi del Monte Martica sono dominati da betulle e dal pino silvestre[87]. Gli spazi aperti sono impreziositi da piante ormai rare come Gentiana pneumonanthe e da decine di specie di orchidee selvatiche quali ad esempio vesparia e moscaria[86].

Fiore di vesparia

A valle del Campo dei Fiori è stato istituito il Parco Rile Tenore Olona. Le specie che compongono la flora sono principalmente farnie, carpini, robinie, noccioli, platani, frassini, querce, pioppi, olmi, aceri ed ontani[88]. Molte sono anche le specie autoctone di arbusti, funghi e felci che crescono nel parco[29].

La flora del tratto pianeggiante dell'Olona, che è la maggior parte del percorso, è caratterizzata, oltre che dalle specie d'alto fusto già ricordate, dalla massiccia presenza della robinia, originaria dell'America settentrionale e introdotta nei nostri boschi agli inizi del XIX secolo[89].

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Il volo di un giovane astore.

Nella prima parte del corso, quello non inquinato, la fauna è ricchissima. Nel parco del Campo dei Fiori si possono incontrare ungulati maestosi come il cervo o l'agile capriolo[86], oltre a decine di piccoli mammiferi e roditori, tra i quali citiamo lo scoiattolo, il riccio, il toporagno e la donnola[90]. Diversi sono anche i rapaci presenti: alcuni stanziali come l'Astore, con i suoi 120 centimetri di apertura alare, il Nibbio bruno, il falco pecchiaiolo, la poiana, lo sparviero e il falco pellegrino, altri migratori come il biancone e il falco di palude[86]. Il gufo, l'allocco e il barbagianni non nidificano tra gli alberi ma cacciano di notte nei boschi e fanno udire i loro richiami[90][91]. Completano l'avifauna l'airone cenerino, formidabile pescatore che non disdegna rane, piccoli rettili, topi e insetti e i molti uccelli, migratori e non, tipici dei boschi e dei campi[90].

Tra gli anfibi sono presenti salamandre e diverse specie di raganelle, rospi e rane. Tra i rettili citiamo la lucertola, l'orbettino, la vipera ed il ramarro[29]

La pesca era un tempo un'attività praticata sul fiume, anche in forme professionali, ed era il consorzio a rilasciare le singole licenze[92].

Parchi[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Legnano
Il mulino Gajo a Parabiago

A partire dal 1984, quando una delibera regionale istituì i Parco Regionale del Campo dei Fiori[93], sono stati diversi i parchi istituiti sulle sponde dell’Olona e sui territori circostanti.

Il parco regionale Campo dei Fiori[93] ha una superficie di 6.300 ettari ed è gestito da un consorzio formato dalla Comunità montana Valli del Verbano, dalla Comunità montana del Piambello, dalla provincia di Varese e dai diciassette comuni compresi nel territorio del Parco: Barasso, Bedero Valcuvia, Brinzio, Casciago Castello Cabiaglio, Cocquio-Trevisago, Comerio, Cunardo, Cuvio, Gavirate, Induno Olona, Luvinate, Masciago Primo, Orino, Rancio Valcuvia, Valganna e Varese. Ha sede a Brinzio. Dal 2010 è attivo il progetto di recupero dell'area della sorgente principale dell'Olona, alla Rasa di Varese. In particolare saranno risanate le Fornaci della Riana e Rasa di Varese, mentre è stata recuperata e riaperta Villa Cagnola[94].

Il parco Rile Tenore Olona[88], costituito nel 2006, abbraccia un territorio caratterizzato da estesi terrazzamenti di origine fluvio-glaciale, i cosiddetti pianali morenici ed è ricco di siti di rilevanza storica e culturale. La tipica geologia del territorio consente la nascita di molteplici piccoli corsi d’acqua sostentati da acque risorgive e piovane. I principali sono il Rile ed il Tenore. Il parco si estende per 16 km², e comprende i comuni di Carnago, Caronno Varesino, Castelseprio, Castiglione Olona, Gazzada Schianno, Gornate Olona, Lonate Ceppino, Lozza, Morazzone e, dal 2012 Oggiona con Santo Stefano. Nel 2013 entrerà a far parte dell’ente anche il comune di Cairate.

Nel 2006 è stato istituito anche il parco del Medio Olona, che comprende il tratto della Valle Olona tra Fagnano Olona e Marnate. Il Parco comprende i Comuni di Fagnano Olona, Gorla Maggiore, Solbiate Olona, Gorla Minore, Olgiate Olona e Marnate. Oltre alla Valle Olona il Parco include anche il tratto fagnanese del Tenore e i boschi ad est di Gorla Maggiore, in cui scorre il Fontanile di Tradate.[95]

Il parco locale del bosco di Legnano[96][97], nato negli anni settanta, sorge accanto al castello di Legnano, al confine con i comuni di Canegratee San Vittore Olona. È anche noto come "Parco castello" o "Parco di Legnano". Nel periodo della costituzione del parco i rimboschimenti non erano fondati sulle conoscenze delle specie locali, e dunque l'area protetta annovera molte piante non autoctone della zona. Solamente i pioppi lungo le rogge ricordano l'ambiente agricolo lungo le sponde del fiume. Dal 1981 è stato realizzato un sistema di laghetti e paludi frequentato da un grande numero di uccelli acquatici, e abitato da molte specie ittiche.

Il parco dei mulini[98] è stato istituito il 20 marzo 2008, ed interessa le aree boschive ed agricole dei Comuni di Legnano, Canegrate, San Vittore Olona e Parabiago. È in fase di studio l'estensione fino a Nerviano. La superficie, oltre 264 ettari, è quasi interamente impiegata ad attività agricole. Nel Parco sono presenti importantissime testimonianze storiche come il castello di Legnano, l'ex opificio Visconti di Modrone (oggi adibito a centro residenziale) e sei mulini, ultima testimonianza dell'antica tradizione molitoria della zona[99].

Il parco Valle del Lanza[100] include invece i comuni di Malnate, Cagno, Bizzarone e Valmorea e interessa il torrente Lanza (ovvero il Gaggiolo). Ha un’estensione di 676 ettari.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Comuni attraversati[modifica | modifica sorgente]

I Comuni attraversati dal fiume sono:

Navigabilità e viabilità[modifica | modifica sorgente]

Il fiume in sé non ha mai rappresentato una via di comunicazione navigabile[92], ma il suo corso e le sue sponde hanno costituito una frequentata via di transito dalla bassa pianura verso il nord fino dalla preistoria e testimonianze in tal senso provengono dai ritrovamenti a Parabiago, Canegrate , Legnano e Castelseprio. Del I secolo d.C. è la strada romana da Milano al Verbano che seguiva l'Olona fino a Legnano e lungo la quale il fiume fu canalizzato: c'è chi pensa che sia stata quest'opera a promuovere lo scavo fino al Mussa (Lombra) e, in definitiva, la deviazione a Milano.[101]. Di navigabilità non si può parlare neppure oggi, anche se in alcuni punti del fiume viene praticata la canoa e ogni tanto, per scopi di promozione ambientale, qualche ecologista ne effettua la discesa in kayak[102].

Un mulino di San Vittore Olona in una foto d'epoca
Il Mulino Montoli a San Vittore Olona.

Infrastrutture e progetti[modifica | modifica sorgente]

Un tempo, le infrastrutture fluviali riguardavano soprattutto i ponti, il rafforzamento degli argini a difesa dalle piene, le derivazioni d'acqua e le fortificazioni a difesa dell'assieme. L'Olona, in tutto il suo percorso, viene scavalcato da 57 ponti, tra i quali ve ne sono alcuni di interesse storico, come il ponte romanico a Castiglione Olona[67]; le derivazioni, numerosissime, sono ormai praticamente tutte chiuse; il corso del fiume profondamente artificializzato[103], ma ancora inquinato e ancora fortemente a "rischio idraulico", cioè di straripamento[104]. Dopo il completamento nel 2009 del grande impianto di "laminazione" di Gurone[105], capace di trattenere fino a 1.570.000 metri cubi d'acqua in un bacino provvisorio con un rilascio massimo di 36 metri cubi al secondo, a destare preoccupazione sono soprattutto gli affluenti, Lura[106] e Bozzente[107] in particolare, non ancora convenientemente regolati. Dal 2006 le opere di difesa idraulica sono demandate al "contratto di fiume"[108].

Va anche segnalata la costruzione di varie piste ciclabili lungo il corso del fiume. Tra esse, ricordiamo quella tra Castellanza a Castiglione Olona. Il tragitto ricalca il percorso della ferrovia della Valmorea; è in progetto il prolungamento fino a Mendrisio, in Svizzera[109].

I mulini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mulini ad acqua sul fiume Olona.

Tra le sorgenti e Nerviano il corso del fiume era un tempo disseminato di mulini. Fin dal Medio Evo, a Legnano in particolare, prosperava l'attività molitoria[110]. Tale era il numero di mulini da far supporre che nel XV secolo questa attività costituisse per l'intera zona una notevole fonte economica. Il più antico documento conosciuto nel quale si nomina un mulino sull'Olona è del 1043[110]: esso fa riferimento ad una struttura situata tra Castegnate e la località "Gabinella" a Legnano, di proprietà di Pietro Vismara. Le Signorie degli Sforza e dei Visconti posero a presidio dei più importanti raggruppamenti di mulini sull'Olona alcune fortificazioni, sfruttando fortilizi e castelli già esistenti. Nel 1608 si contavano sulle sponde dell'Olona 116 mulini[111], fra i quali un maglio da rame, un follone o gualchiera per i panni e diversi torchi da olio.

Durante lo sviluppo industriale del XIX e XX secolo i mulini vennero gradatamente abbandonati[99]. A Legnano furono demoliti i sette della città dalle grandi industrie cotoniere per permettere l'installazione delle più moderne ed efficienti ruote idrauliche. Nel periodo post bellico crebbe il fabbisogno di corrente elettrica, e l'uso delle vecchie ruote diventò economicamente conveniente solo per le piccole officine. Gli antichi mulini ripresero dunque ad azionare trapani, piallatrici, mole a smeriglio, ecc. ma anche questo nuovo risveglio si spense presto col mutare delle condizioni economiche[99].

Al XXI secolo ne restano, a monte e a valle del castello visconteo di Legnano, soltanto sei[99] e da essi prende il nome una tradizionale gara di cross campestre, la Cinque Mulini, che si corre ogni anno, in primavera, a San Vittore Olona. Si tratta dei mulini "Meraviglia" (già Melzi Salazar), "Cozzi", "Cornaggia" (lungo l'Olona adiacente al Parco comunale del Castello di Legnano), "De Toffol", "Montoli" di San Vittore Olona e "Galletto" di Canegrate. L'unica struttura con le macine ancora in efficienza di questa zona (destinata a triturare foraggio per bestiame) è il mulino annesso alla fattoria agricola "Meraviglia" nel territorio di San Vittore Olona, che è certamente il più antico tra i rimasti: risalirebbe infatti al XIV secolo[99]. A valle del Castello ne rimangono pochi altri, come il mulino "Gajo" a Parabiago ed un altro a valle di Nerviano.

Archeologia industriale[modifica | modifica sorgente]

Sulla sinistra, le facciate ristrutturate dei capannoni dell'ex-cotonificio Cantoni a Legnano
L’Università Carlo Cattaneo a Castellanza

A partire dagli sessanta e settanta del XX secolo, l'industria della Valle Olona (specie il settore tessile) entrò in una crisi irreversibile e quindi, progressivamente, la maggior parte delle fabbriche interruppe definitivamente le attività produttive, lasciando lungo le aree adiacenti all'Olona un importante patrimonio di archeologia industriale[112].

Un esempio di zona lungo l'Olona precedentemente occupata da un sito produttivo, che è stata recuperata all’inizio del XXI secolo, è l’area dell’ex Cotonificio Cantoni di Legnano[113]. Il primo nucleo dello stabilimento citato è stato realizzato nel 1830[114]. Originariamente, l’energia per movimentare le macchine derivava dalla forza motrice delle acque dell’Olona[114]. Questi terreni erano infatti caratterizzati dalla presenza di mulini, che furono prima acquistati dalla società, per poi essere convertiti in generatori di energia meccanica per i macchinari[114]. Per ottimizzare l’energia prodotta dalla forza motrice del fiume, negli anni sessanta e anni settanta del XIX secolo, i Cantoni operarono degli importanti lavori sull’alveo dell’Olona, tra cui la rettifica del corso del fiume all’interno dell’area dello stabilimento, che era originariamente caratterizzato dalla presenza di anse[114]. Nel 1846 furono introdotti i primi macchinari a vapore[114]. Un altro esempio di edifici industriali che sono stati recuperati è l’ex Cotonificio Cantoni di Castellanza, che nel 1991 è stato adibito a sede dell'università Carlo Cattaneo[115]

Un'attenzione tutta particolare merita la stabilimento della Birrificio Angelo Poretti[116], di Induno Olona, perché in piena attività. Qui fu la vena delle stesse fonti che originano l'Olona a innescare l'opportunità, colta da Angelo Poretti nel 1877,[117] di costruire una grande birreria. Nel 1901, quando per l'ottimo andamento degli affari si trattò di ampliare lo stabilimento, il Poretti lo volle in stile Liberty e anche i successivi restauri e ampliamenti furono rispettosi di tale scelta. L'edificio, tra il naturalismo, il classicismo, l'egizio e il floreale, presenta appariscenti decorazioni: mascheroni, grottesche, medaglioni, frange e gocce, conchiglie, lesene giganti e grandi festoni di luppolo.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Andrea Gamberini, L'età dei Visconti e degli Sforza, 1277-1535, Milano, Skira, 2001.
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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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