Olona

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Olona
Olona
L'Olona a Legnano
Stato Italia Italia
Regioni Lombardia Lombardia (province di Varese e Milano[1])
Lunghezza 71 km[2]
Portata media 6,9 m³/s a Rho[3]
Bacino idrografico 911 km²[4][5]
Altitudine sorgente 548[1] m s.l.m.
Nasce Nasce in località Rasa di Varese a 548 metri s.l.m. Altre sorgenti minori a sud del Monte Martica, (937 metri s.l.m.), al Passo Varrò (760 metri s.l.m.), Alpe Ravetta (618 metri s.l.m.), Pian Waldes (720 metri s.l.m.), Miniera Valvassera (450 metri s.l.m.)[1]
Affluenti Bevera, Bozzente, Fredda, Gaggiolo, Lura, Merlata, Mornaga, Pudiga, Quadronna, Riale delle Selve, Rile, Selvagna, Tenore e Vellone
Sfocia In località San Cristoforo a Milano nel Lambro Meridionale[1]

L'Olona (Ulona[6], Urona oppure Uòna[7] in lombardo occidentale) è un fiume italiano lungo 71 km[1][2][8], il cui corso si sviluppa interamente in Lombardia.

Il fiume nasce a 548 m s.l.m. in località Fornaci della Riana alla Rasa, frazione di Varese, all'interno del Parco regionale Campo dei Fiori. Solcata la Valle Olona e attraversato l'Alto Milanese, l'Olona giunge a Rho, dove versa parte delle sue acque nel Canale Scolmatore di Nord Ovest. Passata Pero, il fiume entra a Milano, dove, all'uscita del suo percorso sotterraneo, confluisce nel Lambro Meridionale in località San Cristoforo terminando il suo corso[9]. Quest'ultimo, poi, sfocia nel Lambro a Sant'Angelo Lodigiano. L'Olona è noto per le cascate e le grotte di Valganna e per essere stato uno dei fiumi più inquinati d'Italia[10].

Il fiume talvolta è indicato anche come "Olona settentrionale" per l'omonimia con un secondo Olona, che sfocia nel Po dopo aver attraversato la provincia di Pavia e che a sua volta viene designato come "inferiore" o "meridionale"[11]. L'omonimia non è di origine imitativa o etimologica, ma è dovuta al fatto che originariamente si trattava di due tronconi dello stesso fiume, deviato dai Romani nel suo tratto superiore verso Milano e la Vettabbia[12].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

L'Olona ancora ruscello alla Rasa di Varese.
Le cascate di Valganna ghiacciate.

Idrografia: le sorgenti e la Valganna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Valganna (valle).

Oltre alla sorgente principale alle Fornaci della Riana[13], il fiume sgorga anche da altre cinque piccole fonti[14], due in Val di Rasa e tre nel comune di Valganna. Queste sorgenti danno luogo a due rami che si uniscono a valle di Bregazzana (frazione di Varese). Il primo ramo dà origine al laghetto Fonteviva, dedicato alla pesca sportiva[15], ed alle cascate di Valganna, che in inverno, a causa del clima rigido, sono spesso ghiacciate. Si trovano nel comune di Induno Olona e sono vicine alle famose ed omonime grotte[16]. Sulle cascate si può ammirare il fenomeno dell'affioramento del travertino[17].

La Valle Olona e l'alta pianura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Valle Olona.

Dopo questo tratto iniziale, caratterizzato dalla confluenza di sette piccoli affluenti che danno vigore al corso d'acqua[2], il fiume inizia a percorrere la valle Olona.

La valle è stata originata dall'Olona e dal ritiro dei ghiacciai durante l'ultima era glaciale; si presenta come una valle profondamente incisa con i centri abitati posti sui pianalti, ovvero sulle colline prospicienti l'alveo del fiume[18]. I versanti sono perlopiù ricoperti di boschi, mentre nel fondovalle sono presenti zone coltivate, prati e brughiere[18]. L'affluente principale in provincia di Varese è la Bevera; altri tributari importanti sono il Vellone, il Gaggiolo (chiamato anche Rio Lanza, Ranza, Anza o Clivio), la Quadronna, la Selvagna, il Mornaga, il Riale delle Selve ed il Tenore[19].

L'Olona a Gurone, frazione di Malnate.

A Gorla Minore il fiume si dirama nell'Olonella che si ricongiunge all'alveo principale dopo 1200 m[14]. Un tempo esisteva anche un'altra diramazione naturale che era indicata con questo nome e che attraversava Legnano passando dietro la basilica di San Magno. Questo ramo è stato interrato a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo[20]. Dopo aver superato Castellanza, il corso del fiume si dirige verso la pianura padana attraversando il Seprio.

Dopo aver lambito il comune di Parabiago (più precisamente la frazione San Lorenzo), il fiume riceve a Rho i suoi due principali affluenti, il Bozzente e il Lura[21]. A Rho ha origine anche il "deviatore dell'Olona", completato negli anni ottanta del XX secolo, che si immette nel Canale Scolmatore di Nord Ovest[5][22]. Quest'opera è sempre stata fonte di polemiche: da una parte non ha evitato tutte le esondazioni come era stato progettato e, dall'altra, porta acque inquinate verso il Ticino[23]. Nel novembre 2002, in condizioni climatiche particolari[24], hanno straripato contemporaneamente l'Olona, il Seveso, lo scolmatore e il Ticino.

L'Olona a Pero.

A valle di Rho e a Milano[modifica | modifica sorgente]

Da questo punto in poi il fiume non percorre più l'alveo naturale, ma segue il percorso deviato dagli antichi romani, che lo fecero confluire nel Lombra (cioè il Lambro Meridionale) per riprenderne le acque più a valle, indirizzarle a Milano attraverso il canale della Vepra e scaricarle nella Vettabbia alla Vetra nei pressi di San Lorenzo[25].

La nascita del Lambro Meridionale a Milano: le acque provenienti dal Naviglio Grande, a destra della foto, si uniscono a quelle dell'Olona.

Entrata a Pero, dopo un tratto iniziale ancora all'aperto, l'Olona inizia a scorrere sotto il manto stradale e giunge a Milano[1][26] attraversando dapprima i quartieri Gallaratese e QT8, dove raccoglie le acque del fiume Merlata (o Fugone). Nel tratto sotto piazza Stuparich riceve la confluenza del torrente Pudiga (o Mussa). Merlata e Pudiga sono i collettori delle acque che provengono dall'area a nord di Milano, le groane. L'Olona costeggia poi Lampugnano e San Siro, e prosegue sotto i viali della circonvallazione filoviaria (più precisamente piazza Stuparich, Viale Elia, piazzale Lotto, piazza Zavattari, viale Murillo, piazzale Brescia, viale Ranzoni, piazza Ghirlandaio, viale Bezzi, piazzale Tripoli, viale Misurata, piazza Bolivar, piazza Napoli, viale Troya, piazzale delle Milizie).

Il percorso sotto la circonvallazione, che venne disegnato per la prima volta sul Piano Regolatore Generale di Milano del 1884 (il cosiddetto "Piano Beruto")[27], è stato canalizzato nei primi due decenni del XX secolo[27] e coperto in un periodo che va dal 1950 al 1970[27]. All'uscita da questo tratto coperto, l'Olona termina il suo corso confluendo nel Lambro Meridionale dopo avere sottopassato il Naviglio Grande.

Fino all'entrata in funzione del sistema di depurazione delle acque del capoluogo lombardo, nel 2005, il Lambro Meridionale era un collettore di fogna che raccoglieva gli esiti della parte occidentale della rete fognaria cittadina. In seguito, questi liquami sono stati deviati ai depuratori di San Rocco e di Nosedo[28]. Dal medesimo scaricatore, che un tempo serviva soprattutto a diluire i reflui fognari, il Lambro Meridionale ha la sua "sorgente pulita"[29].

Il bacino idrografico[modifica | modifica sorgente]

L'Olona misura 71 km di lunghezza e possiede un bacino idrografico di 911 km²[2]. Il bacino dell'Olona si estende su parte delle province di Varese, Como, Milano, interessando anche un minuscolo lembo di territorio svizzero[5]. Con i suoi 911 km², il bacino del fiume corrisponde al 5% della superficie della Lombardia ed ospita approssimativamente 1.000.000 di abitanti (corrispondente a circa il 10% dei residenti nella Regione)[5].

Alcuni autori descrivono invece l'Olona ed il Lambro Meridionale come un solo corso d'acqua che sfocia nel Lambro a Sant'Angelo Lodigiano[29].

L'alveo originario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Olona (meridionale).
L'Olonetta, a sinistra della foto, confluisce nel Roggione a Bornasco. Da questo punto in poi, il corso d'acqua che ne deriva prende il nome di Olona inferiore o meridionale.

Uno dei più importanti studi riguardanti l'idrografia milanese è stato compiuto dall'ingegnere Felice Poggi[30]. Nel 1911 Poggi affermò che l'Olona, quella che termina il suo corso a Milano e quella che si scarica nel Po a San Zenone, costituivano, fino ai primi anni dell'Era volgare, un solo fiume[12].

La località in cui il fiume è stato deviato verso Milano dai Romani è Lucernate, frazione di Rho[31][32]. Da qui, per trovare l'antico alveo dell'Olona seguendo le pur minime ondulazioni e le ridottissime variazioni altimetriche del terreno, si arriva a Cascina Olona[32] (frazione di Settimo Milanese. È indicativo il toponimo), a Baggio e a Corsico, con una possibile variante che da Settimo porterebbe a Muggiano e a Trezzano sul Naviglio (o a Cesano Boscone)[12]. Nelle località contigue di Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio, che sorgono tutte e tre sul Naviglio Grande, è possibile individuare due corsi d'acqua che potrebbero scorrere nell'antico alveo dell'Olona verso sud fino a Binasco: a Trezzano sul Naviglio e Cesano Boscone la roggia Belgioioso e a Corsico la roggia Vecchia[12].

Da Binasco, con la derivazione del Ticinello, si giunge poi poco più a sud, nel territorio di Lacchiarella, dove le rogge Colombana e Carona portano acqua alla rete irrigua dando origine al Roggione. Il Roggione, quando alla cascina Settimo di Bornasco[33] riceve la roggia Olonetta, cambia nome diventando l'Olona inferiore o meridionale. L'Olonetta, assieme alla roggia Misana, proviene da un fontanile di Misano Olona, pochi chilometri a monte. Ripreso il suo vecchio corso e il suo nome, l'Olona meridionale sfocia nel Po a San Zenone.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo

Sono tre le ipotesi sull'origine del toponimo "Olona"[34]. La prima suppone che il nome del fiume sia collegato alla radice celtica "OL", che significa "grande", "valido". La seconda congettura ipotizza che il toponimo del corso d'acqua sia collegato ad un monastero milanese fondato nel VIII secolo che era conosciuto come "Aurona". Quest'ultima denominazione deriverebbe, a sua volta, dal nome della fondatrice del convento, nonché sorella dell'arcivescovo di Milano Teodoro II, "Aurona" (o "Orona"). L'ultima ipotesi suppone invece che il nome derivi dal greco "oros" (ὄρος), che significa "rilievo", "montagna". Altri toponimi che sono stati utilizzati durante la storia per riferirsi all'Olona sono Ollona (comparso in un documento del 737 d.C.), Oleunda (1033) e Olonna (riportato nel 1688 sull'Anonimo Ravennate)[35].

Fin dai tempi più antichi, gli abitanti della Valle Olona vissero principalmente lontano dal fiume, su terreni più alti che sicuramente non sarebbero stati colpiti dalle piene stagionali[36]. Dai reperti archeologici trovati, si può dedurre che la Valle Olona fosse - già in antichità - una rilevante via di comunicazione[37].

Le acque dell'Olona sono state utilizzate per secoli dalla popolazione locale per irrigare i campi, per la pesca, per l'allevamento di bestiame, per muovere le ruote dei mulini ad acqua e, con la nascita delle prime fabbriche lungo le sue sponde, per azionare le ruote idrauliche a servizio delle industrie[38].

Dalla preistoria al Medioevo[modifica | modifica sorgente]

I reperti preistorici più antichi trovati nelle zone intorno all'alveo naturale l'Olona sono delle ossa di bos primigenius risalenti alla glaciazione Würm[39]. Portate alla luce a Legnano in località Costa San Giorgio, sono conservate all'interno del museo civico Sutermeister[40].

Per quanto riguarda la presenza dell'uomo, i ritrovamenti più antichi scoperti nei dintorni del fiume stati portati alla luce nella zona delle sorgenti. I laghi varesini furono infatti frequentati, tra il 4300 a.C. ed il 800 a.C., da una civiltà palattificola[41]. Secondo alcuni autori, parte di queste popolazioni, in seguito ad un incremento demografico, migrarono verso sud insediandosi lungo la Valle Olona[42]

Più a valle, tra il 1926 ed il 1928, nei pressi del confine tra Castellanza e Legnano, è venuto alla luce un reperto risalente ad un periodo compreso tra il 3400 a.C. ed il 2200 a. C.[43] Si tratta di un piccolo frammento di un vaso campaniforme realizzato nell'età del rame e collegabile alla cultura di Remedello[42]. È stato trovato durante i lavori di costruzione della strada statale 527 Bustese in località "Paradiso" a Castellanza[43][44]. Anche questa suppellettile è conservata all'interno del museo civico Sutermeister di Legnano[45].

Si collocano invece ottocento anni dopo il frammento del vaso campaniforme, i reperti archeologici appartenenti cosiddetta cultura di Canegrate[42]. Durante i primi scavi, furono individuate 200 tombe riconducibili all'età del bronzo recente e risalenti al XIII secolo a.C.[46][47][48] Questa cultura si è sviluppata a partire dall'età del bronzo recente, fino ad arrivare all'età del ferro[49]. Le suppellettili successive, due punte di lancia in bronzo trovate a sempre Legnano, sono invece databili tra il IX e l'VIII secolo a.C. (prima età del ferro) e sono legate alla cultura di Golasecca arcaica[37][50]. Lungo l'Olona sono state scoperti anche reperti che appartengono sempre alla cultura di Golasecca (questa volta più recente) e che risalgono al VI-V secolo a.C.[37][51]

I ritrovamenti archeologici trovati lungo l'Olona si fanno poi sempre più frequenti avvicinandosi alla conquista romana della pianura padana[52]. Tra essi, spiccano numerosi reperti collegati alla cultura di La Tène che sono stati portati alla luce lungo la bassa Valle Olona[53]. Anche dopo la conquista romana, occorse del tempo affinché si compisse la romanizzazione della zona; durante questa fase coesistette infatti un dualismo culturale gallo-romano[54]. Con l'arrivo dei Romani, iniziarono anche a comparire i primi documenti scritti sulle genti che abitavano il Nord Italia[55]. La completa romanizzazione della Valle Olona avvenne poi durante il I secolo a.C.; dopo questa fase, lungo le sponde del fiume, i ritrovamenti di reperti archeologici si sono fatti sempre più frequenti[56]. Tale abbondanza di suppellettili è continuata fino al II secolo d.C., quando è avvenuto un vistoso calo, per poi riprendere con profusione di reperti tra il IV ed il V secolo d.C.[57]

In epoca romana, le sponde dell'Olona assunsero una rilevante importanza per la loro posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione tra la pianura padana e le Alpi[58]. Nel I secolo d.C., lungo la direttrice disegnata dal corso del fiume, venne realizzata una strada romana che collegava Milano al Verbano. Il tratto di fiume che segue questa strada fu canalizzato: c'è chi ipotizza che sia stata quest'opera a promuovere lo scavo fino al Mussa (Lombra) e, in definitiva, la deviazione del fiume verso Milano[59].

Anche nel Medioevo esisteva una strada costeggiante il fiume che aveva una forte valenza strategica. Questa via di transito proveniva dalla Valle Olona e collegava Milano al nord ovest della Lombardia[60]. L'Olona mantenne nei secoli la sua importanza strategica anche per un altro motivo: il fiume era una preziosa fonte di vettovagliamento per via della presenza, lungo il suo corso, di mulini ad acqua[61].

La parte est del castello di Legnano. Sulla sinistra, il fiume Olona.

Nel 1176 le sponde dell'Olona furono teatro delle fasi decisive della battaglia di Legnano. Il Carroccio, scortato da centinaia di cavalieri, fu collocato lungo una scarpata fiancheggiante il corso d'acqua per avere una difesa naturale almeno su un lato[62]. La scelta di collocare il Carroccio a Legnano non fu fortuita. All'epoca il borgo legnanese rappresentava, per chi proveniva da nord, il passaggio di accesso al contado milanese: tale varco doveva essere chiuso e strenuamente difeso per prevenire l'attacco a Milano[63]. Per questo motivo, a Legnano, fu in seguito edificato, su un'isola naturale del fiume, il Castello Visconteo.

Già nella tarda antichità, lungo il tratto iniziale del fiume, esisteva una località, Castelseprio, che stava gradualmente aumentando la sua importanza estendendo la sua influenza su un vasto territorio e diventando successivamente caposaldo longobardo e capoluogo dell'omonimo contado. In questi secoli, il controllo del Seprio era la chiave d'apertura dell'intera Valle Olona[64]. I Visconti, sconfitti i Torriani nella battaglia di Desio, nel 1287 conquistarono Castelseprio e ne imposero la distruzione. Il Seprio, e con esso la parte superiore della Valle Olona, furono poi definitivamente annessi al Ducato di Milano nel 1395.

Entrate a far parte del Ducato di Milano e già da secoli protette da una catena di fortezze e castelli[65], le sponde dell'Olona accrebbero il suo sviluppo: si moltiplicarono i mulini, mentre restava ancora rilevante l'apporto all'irrigazione[61][66]. Un uso così intensivo delle acque richiese da parte del Ducato l'emanazione di apposite norme (i cosiddetti "Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano"): ciò avvenne la prima volta nel 1346 e poi nel 1396[67].

Dal Medioevo al XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Uso dell'acqua del fiume Olona e Consorzio del fiume Olona.
La roggia "Riale" a Parabiago, che da secoli preleva acqua dall'Olona per scopi irrigui.
Il cotonificio Dell'Acqua di Legnano, sorto nel 1894 lungo l'Olona. Al centro della foto, si può notare una ruota idraulica a servizio dello stabilimento.
L'interno del Cotonificio Cantoni di Legnano, fondato lungo il fiume nel 1830. Al centro, si può vedere l'Olona, già canalizzato, prima della copertura dell'alveo interno allo stabilimento.

Le premesse all'istituzione di un consorzio tra gli utilizzatori delle acque del fiume si ebbero nel 1541, quando furono sottoscritte le cosiddette Novae Costitutiones (cioè le "Nuove Costituzioni")[68][69][70]. In questo caso il nuovo contratto, che aveva carattere pubblico, prevedeva un Regius Judex Commissarius Fluminis Olona (anche noto come "Commissario del Fiume " o "Conservatore del Fiume") che sovrintendeva al controllo degli utilizzatori delle acque dell'Olona[69][70]. In genere, tale funzione era ricoperta da un esponente del Senato di Milano[68].

Nel 1606 fu invece costituito un vero e proprio consorzio fra gli utilizzatori[71] sotto la sorveglianza, anche in questo caso, di un membro del Senato di Milano che aveva il compito di controllare l'uso delle acque dell'Olona[69]. Si trattava di una gestione privatistica che proseguirà fino al 1921, quando le acque del fiume verranno restituite al demanio pubblico[69]. Questa associazione consortile, che ha sede a Castellanza, sopravvive ancora con il nome di consorzio del fiume Olona[72].

Dopo il XVII secolo, le attività artigianali si diversificarono ulteriormente. Nel territorio iniziarono ad essere impiantate tintorie, sbianche, filature e tessiture per la seta, il cotone e la lana[73]. Queste attività a gestione domestica furono la premessa per la nascita delle protoindustrie; alle origini questi artigiani, per far muovere i macchinari, sfruttavano la forza motrice del fiume grazie alla posa di ruote idrauliche[73]. Per poter installare queste ultime, gli antesignani dei moderni imprenditori dovevano chiedere il permesso al consorzio[74]. A metà del XIX secolo, per ottimizzare lo sfruttamento della corrente, le ruote vennero sostituite dalle più moderne turbine idrauliche[74]. Nel periodo citato, per vari motivi, le primigenie attività protoindustriali si trasformarono in industrie vere e proprie[75]. Con il passare del tempo, il numero delle fabbriche che sorgevano lungo le sponde dell'Olona crebbe costantemente fino ad arrivare, nel 1881, ad un numero di 129[32]. Anche la superficie dei terreni irrigati aumentò progressivamente: si passò dalle 10.801 pertiche milanesi del 1608, alle 16.120 del 1801 e alle 18.687 del 1877[32].

Quando cessò lo sfruttamento della forza idraulica del fiume, iniziò una crisi ambientale che portò l'Olona ad essere annoverato tra i fiumi più inquinati d'Italia. L'Olona divenne infatti un facile sversatoio dei residui e dei liquami derivati dalle diverse produzioni[27], in particolare tessili, conciarie e cartarie. Nel periodo di massimo tasso di inquinamento, le acque dell'Olona apparivano colorate dagli scarichi delle tintorie con una spessa schiuma bianca sulla superficie. Ancora nel XXI secolo il corso d'acqua raccoglie scarichi civili ed industriali[76] malgrado già dagli anni ottanta del XX secolo sia in atto un'azione di bonifica con la costruzione di depuratori[77].

L'Olona e Milano[modifica | modifica sorgente]

Trattoria lungo l'Olona all'isola Brera, Milano (1930 circa).
La darsena di porta Ticinese a Milano in una foto d'epoca. Per oltre tre secoli e mezzo è stata la foce dell'Olona.
I lavori per la costruzione del Parco Solari a Milano. In primo piano, l'Olona.

Fino dall'antichità, all'altezza della Maddalena, odierno quartiere di Milano, l'Olona prendeva la strada della città: all'epoca dei Romani per entrare nella Vettabbia con l'obbiettivo di aumentarne la portata irrigua, poi, dal XII secolo, nel fossato difensivo attorno alle mura medievali[27] e, successivamente (1603), per alimentare la darsena di porta Ticinese[78]. Fino al 1704[79] il fiume presentava un solo braccio terminale, mentre su un documento del 1722[80] è riportato che l'Olona si biforcava in due rami pressoché paralleli, che si riunivano prima di entrare in darsena: l'Olona Nuova, cioè quello settentrionale che più tardi si chiamerà roggia Molinara, e l'Olona Vecchia, ovvero quello meridionale. La roggia Molinara fu poi interrata alla fine del XIX secolo prima della canalizzazione del fiume[81]. Vita più lunga ebbe invece la cosiddetta "isola Brera", che era ubicata tra le attuali vie Giorgio Washington e Vincenzo Foppa. Originata da un'altra biforcazione del fiume, prendeva il nome dalla cascina omonima che vi sorgeva. È ancora segnata in una carta del 1925[82].

Nel 1919[83], nell'ambito della complessa revisione idrofognaria di Milano, si iniziarono a costruire i canali dell'attuale percorso, che prevedeva la deviazione di parte delle acque dell'Olona verso il Lambro Meridionale passando per la circonvallazione esterna. Fu però mantenuta la diramazione che sfociava nella darsena. La deviazione verso quest'ultima avveniva in piazza Tripoli: qui c'era una chiusa che deviava il fiume per via Roncaglia, dando inizio a quello che fu chiamato il "ramo darsena"[27]. Nei due periodi di asciutta annuale dei Navigli, la chiusa era manovrata in modo tale da chiudere il ramo darsena facendo sfociare l'intera portata delle acque dell'Olona nel Lambro Meridionale a San Cristoforo. Il Lambro Meridionale, che allora era un vero e proprio collettore di fogna, è infatti anche conosciuto come "Lambro Merdario"[30].

Il nuovo percorso canalizzato, che pure era previsto dal Piano Beruto del 1884, non entrò in funzione se non agli inizi degli anni trenta del XX secolo[27]. La prima copertura effettuata a Milano sul corso dell'Olona avvenne nel 1935 su parte del ramo darsena (da via Valparaiso a viale Coni Zugna), quando al posto dello scalo bestiame delle ferrovie che vi sorgeva venne costruito il Parco Solari[84]. La parte restante del ramo darsena ed il tratto canalizzato lungo la circonvallazione furono invece coperti tra il 1950 ed il 1970[27]. Col passare degli anni, e con l'aumentare dell'inquinamento del fiume, la chiusa di piazza Tripoli venne manovrata non soltanto per deviare il flusso delle acque durante le asciutte dei Navigli: dapprima ridusse la portata del ramo darsena e, alla fine degli anni ottanta del XX secolo, l'azzerò per "rischio idrogeologico e pericolo di inquinamento"[27] della darsena e delle acque che ne uscivano a scopo irriguo o di navigazione.

La cartografia[modifica | modifica sorgente]

Una mappa di Milano del 1600: si vedono il percorso dell'Olona da Lampugnano alla Maddalena, le mura, le cascine e i mulini, mentre non esiste ancora la darsena[85].
Mappa dell'ingegner Gaetano Raggi del Consorzio del fiume Olona, riportante il territorio da Legnano a Parabiago (1772).
Una vecchia mappa idrografica di Milano della metà del XIX secolo. Si notano l'Olona Vecchia e quella Nuova che confluiscono prima di entrare nella darsena.

La mappa più antica che rappresenta il corso dell'Olona è datata 1608[83]. Su di essa sono anche segnati i ponti e, con una buona precisione, le costruzioni lungo il fiume.

Per il tratto che attraversa Milano, il percorso attuale compare, come già accennato, nel piano regolatore generale del Beruto nel 1884 e con esso il tracciato del ramo darsena. Questo, prima di incrociare via Vincenzo Foppa, attraversava la via Vepra, il cui nome ricorda sia quello romano del canale, sia l'antico borgo omonimo, dove, dopo la sconfitta col Barbarossa e la distruzione della città, furono esiliati i milanesi di porta Vercellina[86]. Qui, fino agli anni cinquanta del XX secolo, esisteva l'ultimo tratto di fiume non canalizzato e con andamento tortuoso, e l'ultimo agglomerato artigiano che ne utilizzava le acque per tintorie e laboratori per il trattamento di tessuti pesanti[87][88].

Per quanto riguarda i dintorni di Milano, dal XVII al XXI secolo[89], i riferimenti cartografici che mostrano il percorso dell'Olona sono molti. Oltre a quello della Maddalena a Milano, compaiono spesso nomi di cascine e di mulini.

Per il tratto a monte, la più precisa, tra le mappe più antiche, è quella del 1789, che è opera del frate Mauro Fornari e di Domenico Cagnoni. La carta inquadrava la provincia di Varese fino a qualche chilometro a sud di Legnano. La prima cartina disegnata dal consorzio del fiume Olona, che è del 1722, è stata invece tracciata dall'ingegner Gaetano Raggi[90]. Oltre alle infrastrutture, riporta anche i canali e le chiuse.

Tra le carte del XIX secolo[91] sono da citare la mappa disegnata dall'ingegner Vittore Vezzosi nel 1861, che riferisce anche di alcuni rilievi effettuati sul fiume, e quella dell'ingegner Eugenio Villoresi (1878), su cui sono tracciate con dovizia di particolari le zone irrigate dall'Olona. Quest'ultima riporta infatti anche i canali e le rogge originate dal fiume.

Gli affluenti e le acque[modifica | modifica sorgente]

Il Rile tra Cassano Magnago, Bolladello e Santo Stefano.
Il Gaggiolo a Malnate.

Il fiume conta in totale 19 affluenti[92]. Quelli più importanti sono la Lura, la Bevera, il Gaggiolo (o Lanza), il Bozzente, il Vellone, il Rile, il Tenore, il Merlata, la Mussa, la Quadronna, la Selvagna ed il Fredda. In Valle Olona sono ubucate alcune zone umide, tra cui lo stagno Buzonel. Questo specchio d'acqua, che si trova nel fondovalle tra Castelseprio e Lonate Ceppino, è alimentato dal torrente Bozzone, che in seguito confluisce nell'Olona[93]. Da ricordare anche il Refreddo (o Fontanile Crotto), un corso d'acqua che sgorga nel fondovalle di Castelseprio, in località Crotto Valle Olona, e che confluisce nel fiume poco più a valle[94].

Regime del fiume[modifica | modifica sorgente]

Il regime dell'Olona è tipicamente prealpino[95], con periodi di portata elevata in autunno e primavera, e periodi di magra - seppur non di secca - in inverno ed estate[5].

La portata media[3] dell'Olona a Ponte Gurone di Malnate è di 2,3 m³/s. In questa località è stata ultimata nel 2009 una diga a vasche di laminazione che regola la portata del fiume per contenerne le piene. È in grado di formare un bacino temporaneo di 1.570.000 metri cubi con un rilascio di 36 metri cubi al secondo[96]. A Rho, dopo che l'Olona riceve gli apporti di Bozzente e Lura, la portata media tocca il valore di 6,9 m³/s[3] (18 m³/s la massima[5]). La pendenza media del corso del fiume è invece del 6%[55]. La scarsa entità della portata è spiegata considerando il carente apporto idrico delle sorgenti, degli affluenti, dei fontanili e delle precipitazioni meteorologiche[55]. Questa portata limitata non ha però impedito lo sfruttamento delle acque del fiume[38].

Un Gamba de legn arranca tra le acque dell'Olona straripata a Milano (1917)

Le inondazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alluvione della Lombardia del 1995.

L'Olona, prima della costruzione di argini e canali scolmatori, è stato un fiume che ha flagellato con frequenti esondazioni le aree che attraversa[97]. L'ultima esondazione che ha fatto danni ingenti si è verificata il 13 settembre 1995[98], mentre l'ultima in ordine cronologico è avvenuta nel luglio 2014[99].

La qualità delle acque[modifica | modifica sorgente]

La qualità delle acque del fiume è monitorata in cinque stazioni: Varese, Lozza, Fagnano Olona, Legnano e Rho[100].

L'Olona a Nerviano.

Nelle prime stazioni di monitoraggio, Varese, Lozza e Fagnano, l'acqua del fiume risulta "accettabile" o "sufficiente" ed è in costante miglioramento. A Legnano la qualità delle acque peggiora, assumendo il grado "scadente"[101], ma anche qui si nota un miglioramento, visto che fino a pochi anni prima lo stato delle acque dell'Olona era "pessimo". A Rho, anche se in lieve miglioramento, le acque del fiume mantengono il grado "pessimo"[101]. Dopo il depuratore di Pero le acque dell'Olona migliorano. Il consorzio di tutela del fiume si è posto l'obiettivo di far raggiungere in tutte le stazioni di monitoraggio, entro la fine del 2008, il grado "accettabile", ed entro la fine del 2016 il grado "buono"[8]. Dai dati ufficiali, la meta del 2008 non è stata raggiunta ed è ancora più difficile, sembra, raggiungere il traguardo prefissato per il 2016[102]. Queste difficoltà erano ben presenti alla regione Lombardia, che per l'Olona e per il Seveso è ricorsa a strumenti straordinari quali il "contratto di fiume"[103]. Questa iniziativa prevede infatti un maggiore coinvolgimento degli enti locali e della popolazione interessata, con l'obbiettivo di ottimizzare il coordinamento degli interventi[104].

Tra le cause che rendono arduo il recupero del fiume, gli esperti sottolineano l'insufficienza del ricambio delle acque, che è dovuto all'impermeabilizzazione (cementificazione) del bacino di impluvio e all'alta artificialità del percorso (canalizzazioni, tombinature, preponderanza di tratti rettilinei), oltre all'insufficienza complessiva del sistema fognario e di collettamento delle acque di scarico. Per il tratto Varese-Milano, nel 2006 si segnalava la necessità di costruire 31 nuovi depuratori[105]: di questi è stato completato soltanto quello di Gornate Olona (2009)[106], che è di grande capacità e riduce notevolmente il fabbisogno menzionato.

Un episodio è particolarmente indicativo della situazione. Il 28 giugno 2010 a Fagnano Olona[107] si è verificata la moria di alcune migliaia di pesci: anche in questo caso, i tecnici dell'ARPA hanno potuto stabilire che i liquami tossici, regolarmente recapitati in fogna, erano stati sversati nel fiume dallo scolmatore di quest'ultima.

La natura[modifica | modifica sorgente]

Una robinia.

Flora[modifica | modifica sorgente]

La prima parte del corso del fiume attraversa il Parco Regionale Campo dei Fiori. Fino a 600 m di altitudine, in questa area protetta, prevalgono i castagni, i frassini ed i tigli[108]. Nelle valli più umide sono comuni gli aceri[108]. Sulla parte sommitale del massiccio del Campo dei Fiori queste specie vegetali vengono sostituite dal faggio[108], mentre sui versanti aridi del Monte Martica sono comuni le betulle e i pini silvestri[109]. Gli spazi aperti sono impreziositi da piante ormai rare come la Gentiana pneumonanthe e da decine di specie di orchidee selvatiche, quali, ad esempio, la vesparia e la moscaria[108].

Fiore di vesparia.

A valle del Campo dei Fiori è stato istituito il Parco Rile Tenore Olona. Le specie che compongono la flora di questa area protetta sono principalmente farnie, carpini, robinie, noccioli, platani, frassini, querce, pioppi, olmi, aceri ed ontani[110]. Molte sono anche le specie autoctone di arbusti, funghi e felci che crescono all'interno del Parco[76].

La flora del tratto pianeggiante dell'Olona, che è la maggior parte del percorso, è caratterizzata, oltre che dalle specie d'alto fusto già ricordate, dalla massiccia presenza della robinia, originaria dell'America settentrionale e introdotta nei boschi italiani agli inizi del XIX secolo[111].

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Il volo di un giovane astore.

Nella prima parte del corso, quello non inquinato, la fauna è ricchissima. Nel parco del Campo dei Fiori si possono incontrare ungulati come il cervo o il capriolo[108], e decine di piccoli mammiferi e roditori, tra i quali lo scoiattolo, il riccio, il toporagno e la donnola[112]. Diversi sono anche i rapaci presenti: alcuni stanziali come l'Astore, il Nibbio bruno, il falco pecchiaiolo, la poiana, lo sparviero e il falco pellegrino, altri migratori come il biancone e il falco di palude[108]. Altri uccelli presenti sono il gufo, l'allocco e il barbagianni[112][113]. Completano l'avifauna l'airone cenerino e molti uccelli, migratori e non, tipici dei boschi e dei campi[112].

Tra gli anfibi sono presenti salamandre e diverse specie di raganelle, rospi e rane. Tra i rettili vanno citati anche la lucertola, l'orbettino, la vipera ed il ramarro[76]

Parchi[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1984, quando una delibera regionale istituì i Parco Regionale del Campo dei Fiori[114], sono stati diversi i parchi creati lungo sulle sponde dell'Olona e sui territori circostanti.

Uno scorcio del laghetto presente all'interno del Parco locale del bosco di Legnano.

Il Parco regionale Campo dei Fiori[114] ha una superficie di 6.300 ettari ed è gestito da un consorzio formato dalla Comunità montana Valli del Verbano, dalla Comunità montana del Piambello, dalla provincia di Varese e dai diciassette comuni compresi nel territorio del Parco: Barasso, Bedero Valcuvia, Brinzio, Casciago Castello Cabiaglio, Cocquio-Trevisago, Comerio, Cunardo, Cuvio, Gavirate, Induno Olona, Luvinate, Masciago Primo, Orino, Rancio Valcuvia, Valganna e Varese. Ha sede a Brinzio. Dal 2010 è attivo il progetto di recupero dell'area della sorgente principale dell'Olona alla Rasa di Varese.

Il Parco Rile Tenore Olona[110], che è stato costituito nel 2006, abbraccia un territorio caratterizzato da estesi terrazzamenti di origine fluvio-glaciale, i cosiddetti pianali morenici, ed è ricco di siti di rilevanza storica e culturale. La tipica geologia del territorio consente la nascita di molteplici piccoli corsi d'acqua sostentati da acque risorgive e piovane. I principali sono il Rile ed il Tenore. Il parco si estende per 16 km² e comprende i comuni di Cairate, Carnago, Caronno Varesino, Castelseprio, Castiglione Olona, Gazzada Schianno, Gornate Olona, Lonate Ceppino, Lozza, Morazzone e Oggiona con Santo Stefano.

L'Olona che attraversa il Parco dei mulini.

Nel 2006 è stato istituito il parco del Medio Olona, che comprende il tratto della Valle Olona tra Fagnano Olona e Marnate. Il parco include i comuni di Fagnano Olona, Gorla Maggiore, Solbiate Olona, Gorla Minore, Olgiate Olona e Marnate. Oltre alla Valle Olona, il parco comprende anche il tratto fagnanese del Tenore e i boschi ad est di Gorla Maggiore, dove scorre il Fontanile di Tradate[115].

Il Parco locale del bosco di Legnano[116][117], nato negli anni settanta del XX secolo, sorge accanto al castello di Legnano, al confine con i comuni di Canegrate e San Vittore Olona. È anche noto come "parco castello" o "parco di Legnano". Nel periodo della sua costituzione, i rimboschimenti non erano fondati sulle conoscenze delle specie locali, e dunque questa area protetta annovera molte piante non autoctone della zona. Solamente i pioppi lungo le rogge ricordano l'ambiente agricolo lungo le sponde del fiume. Nel 1981 è stata realizzata una zona umida che è frequentata da un grande numero di uccelli acquatici e che è abitata da molte specie ittiche.

Il Parco dei mulini[118], che è stato istituito il 20 marzo 2008, interessa le aree boschive ed agricole dei Comuni di Legnano, Canegrate, San Vittore Olona, Parabiago e Nerviano. La superficie, oltre 264 ettari, è quasi interamente impiegata ad attività agricole. Nel parco sono presenti importantissime testimonianze storiche come il castello di Legnano, l'ex opificio Visconti di Modrone e sei mulini, ultima testimonianza dell'antica tradizione molitoria della zona[119].

Il Parco Valle del Lanza[120] include invece i comuni di Malnate, Cagno, Bizzarone e Valmorea e interessa il torrente Lanza (altro nome del Gaggiolo). Ha un'estensione di 676 ettari.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Comuni attraversati[modifica | modifica sorgente]

I comuni attraversati dal fiume sono:

Navigabilità e pesca[modifica | modifica sorgente]

L'Olona a Malnate.

Il fiume in sé non ha mai rappresentato una via di comunicazione navigabile[121]. Di navigabilità non si può parlare neppure nel XXI secolo, anche se in alcuni punti del fiume viene praticata la canoa e ogni tanto, per scopi di promozione ambientale, qualche ecologista ne effettua la discesa in kayak[122].

La pesca era un tempo un'attività florida praticata anche da pescatori professionisti[123][124]. Nell'Olona si pescavano principalmente trote e gamberi di fiume ed era vietata la pesca con le reti[121][125]. Le singole licenze erano rilasciate dal consorzio del fiume Olona[126]. Questa attività scomparve tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo a causa dell'industrializzazione delle sponde del fiume e del conseguente peggioramento della qualità delle sue acque[124].

Infrastrutture e progetti[modifica | modifica sorgente]

La ferrovia della Valmorea nei pressi di Solbiate Olona.

Un tempo, le infrastrutture fluviali riguardavano soprattutto i ponti, il rafforzamento degli argini a difesa dalle piene, le derivazioni d'acqua e le fortificazioni a difesa dell'assieme. L'Olona, in tutto il suo percorso, viene scavalcato da 57 ponti, tra i quali ve ne sono alcuni di interesse storico, come il ponte romanico a Castiglione Olona[92]. Le derivazioni, numerosissime, sono ormai praticamente tutte chiuse. Il corso del fiume, che è profondamente artificializzato[127], è ancora inquinato e fortemente a rischio idraulico, cioè di straripamento[128]. Dopo il completamento nel 2009 del grande impianto di laminazione di Gurone[129], a destare preoccupazione sono soprattutto il Lura[130] e il Bozzente[131]. Dal 2006 le opere di difesa idraulica sono demandate al "contratto di fiume"[132].

Va anche segnalata la costruzione di varie piste ciclabili lungo il corso del fiume. Tra esse, va ricordata quella tra Castellanza a Castiglione Olona, il cui tragitto ricalca il percorso della ferrovia della Valmorea. Di questa pista ciclabile è in progetto il prolungamento fino a Mendrisio, in Svizzera[133].

I mulini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mulini ad acqua sul fiume Olona.
Il mulino Gajo-Lampugnani di Parabiago.

Tra le sorgenti e Nerviano il corso del fiume era un tempo disseminato di mulini. Fin dal Medioevo, a Legnano in particolare, prosperava l'attività molitoria[134]. Tale era il numero di mulini da far supporre che nel XV secolo questa attività costituisse per l'intera zona una notevole fonte economica.

Il più antico documento conosciuto nel quale si nomina un mulino sull'Olona è del 1043[134]: esso fa riferimento ad una struttura situata tra Castegnate e la località "Gabinella" a Legnano di proprietà di Pietro Vismara. Le Signorie degli Sforza e dei Visconti posero a presidio dei più importanti raggruppamenti di mulini sull'Olona alcune fortificazioni, sfruttando fortilizi e castelli già esistenti. Nel 1608 si contavano sulle sponde dell'Olona 116 mulini[135], fra i quali un maglio da rame, un follone o gualchiera per i panni e diversi torchi da olio, numero che passò a 106 nel 1772 ed a 90 nel 1881 e nel 1901[136].

Il mulino Montoli di San Vittore Olona.

Durante lo sviluppo industriale del XIX e XX secolo, i mulini vennero gradatamente abbandonati[119]. A Legnano i sette della città furono demoliti dalle grandi industrie cotoniere per permettere l'installazione delle più moderne ed efficienti ruote idrauliche. Nel periodo post bellico crebbe il fabbisogno di corrente elettrica, e l'uso delle vecchie ruote diventò economicamente conveniente solo per le piccole officine. Gli antichi mulini ripresero dunque ad azionare trapani, piallatrici, mole a smeriglio, ecc., ma anche questo nuovo risveglio si spense presto col mutare delle condizioni economiche[119].

Al XXI secolo ne restano, a monte e a valle del castello visconteo di Legnano, soltanto sei[119]. Da essi prende il nome una tradizionale gara di cross campestre, la Cinque Mulini, che si corre ogni anno, in primavera, a San Vittore Olona. Si tratta dei mulini "Meraviglia" (già Melzi Salazar), "Cozzi", "Cornaggia", "De Toffol", "Montoli" di San Vittore Olona e "Galletto" di Canegrate. L'unico mulino di questa zona con le macine ancora in efficienza è il mulino annesso alla fattoria agricola "Meraviglia" nel territorio di San Vittore Olona, che è certamente il più antico tra i rimasti: risalirebbe infatti al XIV secolo[119]. Tale impianto molinatorio è ancora destinato a triturare il foraggio per bestiame. A valle del castello di Legnano ne rimangono pochi altri, come il mulino "Gajo-Lampugnani" a Parabiago ed un altro a valle di Nerviano.

Archeologia industriale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tela olona.
Sulla sinistra, le facciate ristrutturate dei capannoni dell'ex-Cotonificio Cantoni di Legnano.

A partire dagli anni sessanta e settanta del XX secolo, l'industria della Valle Olona (specie il settore tessile) entrò in una crisi irreversibile e quindi, progressivamente, la maggior parte delle fabbriche interruppe definitivamente le attività produttive, lasciando lungo le aree adiacenti all'Olona un importante patrimonio di archeologia industriale[137].

L'Università Carlo Cattaneo a Castellanza.

Un esempio di zona lungo l'Olona che era precedentemente occupata da un sito produttivo e che è stata recuperata all'inizio del XXI secolo, è l'area dell'ex Cotonificio Cantoni di Legnano[138]. Il primo nucleo dello stabilimento citato è stato realizzato nel 1830[139]. Originariamente, l'energia per movimentare le macchine derivava dalla forza motrice delle acque dell'Olona[139]. Questi terreni erano infatti caratterizzati dalla presenza di mulini, che furono prima acquistati dalla società, per poi essere convertiti in generatori di energia meccanica per i macchinari[139]. Per incrementare la forza motrice tratta dal fiume, nel 1865 iniziarono alcuni interventi sull'Olona nel tratto che attraversava il cotonificio. Fu infatti rettificato il corso del fiume con lo scavo di un nuovo alveo - pressoché rettilineo - che portò all'eliminazione delle anse naturali del corso d'acqua[139]. Nel 1846 furono introdotti i primi macchinari a vapore[139].

Un altro esempio di plesso industriale sorto lungo l'Olona che è stato recuperato è l'ex Cotonificio Cantoni di Castellanza. Tali edifici, nel 1991, sono stati adibiti a sede dell'università Carlo Cattaneo[140].

Da citare è anche lo stabilimento del Birrificio Angelo Poretti[141] di Induno Olona. Nel 1901 il plesso industriale fu ampliato con la costruzione di nuovi padiglioni in stile Liberty. Anche i successivi restauri e ampliamenti furono rispettosi di tale scelta. Gli edifici, tra il naturalismo, il classicismo, l'egizio e il floreale, presentano appariscenti decorazioni: mascheroni, grottesche, medaglioni, frange e gocce, conchiglie, lesene giganti e grandi festoni di luppolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Enciclopedia di Milano, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1997.
  • Matteo Colaone, Il Seprio. I luoghi, la storia, il mistero di una regione nascosta, Monza, Menaresta Editore, 2011.

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