Specie aliena

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Per specie aliena in biologia si intende una specie vivente (animale, vegetale o fungo) che, per opera dell'uomo o di un evento naturale, si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo areale storico, anche detta alloctona.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La parola alieno deriva dal latino alius, corrispondente del termine greco allòs, che significa altro; letteralmente che appartiene ad altri, estraneo.

Effetti ecologici[modifica | modifica sorgente]

Una specie aliena che si inserisce in un nuovo habitat può essere non adatta o non in grado di adattarsi e quindi estinguersi o mantenere livelli di popolazione molto bassi, o magari solo per un breve periodo di tempo. Esistono molti casi in cui, però, una specie aliena riesca ad adattarsi e a sopravvivere in un habitat nuovo e differente da quello in cui questa specie si è evoluta e in cui normalmente vive. In questi casi la specie può riprodursi anche in grandi numeri e per lunghi periodi di tempo.

In molti casi una specie aliena che si adatta a un nuovo habitat ne altera l'equilibrio, ad esempio entrando in competizione con una o più specie autoctono. In alcuni casi, la specie alloctona prende il sopravvento su quella, o quelle, originarie, portando le popolazioni autoctone persino all'estinzione. Uno dei frequenti motivi del vantaggio delle specie aliene su quelle autoctone è l'assenza di predatori e parassiti specifici che possano frenare la crescita delle popolazioni.

Ad oggi sono molte centinaia, se non migliaia le specie aliene introdotte pressoché in tutti gli ambienti del mondo, spesso con considerevole impatto ambientale ed economico.

Vettori[modifica | modifica sorgente]

La diffusione delle specie aliene è dovuta principalmente a fattori antropici, ma in alcuni casi può essere dovuta a migrazioni naturali, ad esempio stormi di uccelli messi fuori rotta da tempeste o pesci "sconfinati" in bacini idrografici in cui erano assenti in precedenza in seguito a piene eccezionali o catture fluviali.

Fra i vettori noti ci sono le acque di zavorra delle navi, ad esempio caricate in paesi tropicali e scaricate nei porti europei piene di larvem (ad esempio molte specie di meduse, di molluschi; animali fuggiti da allevamenti (ad esempio la nutria); animali tenuti da compagnia e rilasciati in cattività (ad esempio alcune specie di pappagalli, di tartarughe e testuggini ma anche grandi mammiferi come nel caso del coniglio e del cane dingo che, per diversi motivi, hanno storicamente creato enormi danni ambientali ed economici in Australia); o le più antiche stive delle navi (ad esempio i ratti.

La Convenzione sulla diversità biologica ha individuato sei differenti categorie riguardo alle cause della bioinvasione:[1];

  • rilascio volontario di selvaggina, agenti per il controllo biologico o piante utilizzate per modellare il paesaggio
  • fuga da giardini, itticoltura o giardini zoologici;
  • contaminazione piante, agenti patogeni o infestanti trasportati involontariamente;
  • trasporto di “clandestini”– in acqua di zavorra, nel trasporto merci e cargo aerei;
  • corridoi (ad es. strade, canali) con particolare accento sul ruolo svolto dalle infrastrutture di trasporto;
  • spontanea – la diffusione naturale in un territorio di una specie alloctona.

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie invasive in Italia.

Un caso clamoroso è l'alga Caulerpa taxifolia, sfuggita dall'acquario di Montecarlo nei primi anni novanta. Quest'alga entrò in competizione con la meno prolifica Posidonia oceanica risultando indigesta e addirittura tossica per molte specie erbivore del Mar Mediterraneo. Attualmente si tende a ridimensionare l'entità della competizione tra questa specie e la Posidonia.
Sempre in campo vegetale la robinia, una specie di leguminosa arborea originaria dell'America settentrionale e importata in Europa a scopo ornamentale nel XIX secolo, ha ormai sostituito in molti boschi europei le specie autoctone come i pioppi o i salici. Nel caso della robinia, l'effettiva invasività va comunque valutata caso per caso, in quanto a volte la sua presenza rimane limitata ai bordi delle strade e ai viali e ai giardini dove è stata appositamente piantata[2]. In questi casi la lotta alla robinia non avrebbe senso.

Un altro caso di specie aliena che riguarda l'Italia in particolare è la nutria, originaria del Sudamerica, si è diffusa, a partire dal bacino del Po, in tutta Italia. Allevati per la pelliccia dal dopoguerra, molti esemplari fuggirono o furono rilasciati dagli allevamenti e si insediarono nei fiumi italiani, dove hanno trovato un ambiente ideale per la loro riproduzione.

Emblematico anche il caso dello scoiattolo grigio americano, introdotto in pochi individui nei boschi di Stupinigi, fuori Torino, conta oggi migliaia di esemplari che minacciano l'autoctono scoiattolo rosso. Nelle Isole Britanniche lo scoiattolo grigio ha quasi sostituito il congenere europeo. I fiumi italiani sono interessati da numerosi esempi di specie alloctone, introdotte a scopo di pesca sportiva. Alcuni esempi sono il pesce gatto, la sandra, il siluro e il persico sole, che hanno portato sulla soglia dell'estinzione diverse specie autoctone.

Una nutria

Negli ultimi anni, inoltre, sta avendo luogo una vera e propria migrazione di specie aliene di pesci dal Mar Rosso al Mar Mediterraneo, in seguito all'apertura del Canale di Suez. Queste specie sono definite lessepsiane, da Ferdinando di Lesseps che progettò e realizzò il canale. In questi ultimi anni il numero di specie lessepsiane è in aumento anche a causa dell'innalzamento della temperatura delle acque dovuto al riscaldamento globale provocato dalle emissioni dei gas serra ad opera dell'uomo. È controverso se in questo caso si possa parlare di vere specie aliene in quanto l'intervento umano si è limitato alla creazione del corridoio attraverso cui si sono spostate, autonomamente, le specie.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Natura2000
  2. ^ Nuovo giornale botanico italiano, edito dalla Società botanica italiana, 1950 (pagina 379), da cui si cita: "È ormai così largamente naturalizzata a Roma e dintorni, da dover esser considerata come entità integrante della flora italiana"

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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