Ailanthus altissima

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Albero del paradiso
Götterbaum (Ailanthus altissima).jpg
Grande esemplare in un parco in Germania
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Sapindales
Famiglia Simaroubaceae
Genere Ailanthus
Specie A. altissima
Nomenclatura binomiale
Ailanthus altissima
(Mill.) Swingle
Nomi comuni

albero del paradiso, ailanto

Ailanthus altissima, in italiano albero del paradiso o ailanto, è una pianta decidua appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae. È nativo della Cina nordoccidentale e centrale e di Taiwan ed è naturalizzato in Italia. Diversamente da altri membri del genere Ailanthus, è diffuso in climi temperati anziché tropicali. L'albero cresce rapidamente ed è capace di raggiungere altezze di 15 m in 25 anni, è però poco longevo.

Nella sua terra d'origine, la Cina, è detto, in Mandarino standard, chouchun (cinese: 臭椿, pinyin: 'chòuchūn'); qui l'albero del paradiso ha una lunga e ricca storia. È citato nel più antico dizionario cinese conosciuto e menzionata in innumerevoli testi di medicina cinesi per la sua riconosciuta abilità di curare mali che vanno dalle malattie mentali alla perdita dei capelli. Le radici, le foglie e la corteccia sono usate ancora oggi nella medicina tradizionale cinese, principalmente come astringenti. L'albero è stato estesamente coltivato sia in Cina che in altri paesi per l'allevamento del bombice dell'ailanto, il bruco di una falena impiegata per la produzione di una particolare seta.

L'albero fu importato in Europa per la prima volta nel 1740 e negli Stati Uniti nel 1784. Fu uno dei primi alberi ad essere portato in Occidente in un'epoca in cui le cineserie dominavano le arti europee, e fu inizialmente presentato come una specie ornamentale di velocissima crescita. L'entusiasmo iniziale calò quando i giardinieri dovettero affrontare la sua capacità pollonante, la sua resistenza ad ogni tipo di ambiente e la sua tendenza a diffondersi spontaneamente. Proprio per i vantaggi della sua adattabilità e della grande velocità di crescita, l'ailanto venne largamente impiegato per le alberature stradali durante gran parte del XIX secolo, crescendo bene anche in situazioni difficili. In caso di terreni franosi e sterili da consolidare l'ailanto si è dimostrato prezioso e perciò è stato usato estesamente[1]. Tipico è l'utilizzo improvvido a consolidare scarpate ferroviarie o stradali, per cui si rinviene inselvatichito ed infestante nei terreni disturbati circostanti.

L'albero del paradiso è naturalizzato in molte zone d'Europa e degli Stati Uniti ed anche altre zone al di fuori del suo areale originario. In molte di queste è divenuta una specie invasiva grazie alla sua capacità di colonizzare rapidamente aree disturbate e soffocare i competitori con sostanze allelopatiche. In Australia, negli Stati Uniti D'America, in Nuova Zelanda e numerosi Paesi dell'Europa meridionale e dell'Europa orientale, è considerata una specie molto invasiva e quindi nociva per gli ambienti naturali. La sua eradicazione è difficile, perché l'albero ricaccia vigorosamente se tagliato; la lotta contro l'ailanto è necessaria dove esso entra in competizione con piante autoctone (in genere in aree già degradate dall'uomo), ma, naturalmente, non in altre situazioni, come nel caso di alberature cittadine, o dove la diffusione negli ambienti naturali è contenuta.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Disegno botanico delle foglie, fiori e samara da Illustrated flora of the northern states and Canada di Britton e Addison Brown, 1913

L'albero del paradiso è un albero di medie dimensioni che raggiunge altezze di 17–27 m ed un diametro, all'altezza del petto, di 1 m.[2] La corteccia è liscia, grigio chiaro, spesso diviene ruvida, con screpolature marrone chiaro con l'avanzare dell'età dell'albero. Gli steli sono diritti, lisci poiché ricoperti superficialmente da peluria, e rossicci o castani nella colorazione. La corteccia ha lenticelle come anche cicatrici a forma di cuore delle foglie (cioè un segno lasciato sul ramo quando una foglia cade) con molti fasci di cicatrici (ovvero piccoli segni dove le venature delle foglie prima erano unite all'albero) intorno ai bordi. Le gemme hanno una fine pubescenza, forma a cupola e sono parzialmente nascoste dal picciolo, sebbene siano completamente visibili nella stagione latente nelle cavità delle cicatrici delle foglie. I rami hanno un colore che va dal grigio chiaro allo scuro, sono lisci, lucenti e hanno lenticelle in rilievo che diventano fessure con la crescita dell'albero. Le estremità dei rami diventano pendenti. La qualità del legno è in genere molto modesta, sia per robustezza che per durata.

Tutte le parti della pianta, ma soprattutto le foglie, hanno un forte odore, acre e nauseante, spesso considerato molto sgradevole.[3]

Invasione da parte di A. altissima lungo le rive del fiume Garonna.

Le foglie sono composte, hanno una composizione pennata sono larghe, spaiate od ordinate e sono disposte alternatamente sullo stelo. Esse variano per dimensione dai 30 ai 90 cm in lunghezza e contengono 10-41 foglioline organizzate in coppie, con le foglie più larghe poste sui giovani germogli vigorosi. Il rachide è di colore verde-rossiccio chiaro con la base rigonfia. Le foglioline sono ovate-lanceolate con margini lisci, abbastanza asimmetriche e talvolta non direttamente opposte l'una all'altra. Ogni fogliolina è lunga dai 5 ai 18 cm e larga dai 2.5 ai 5 cm. Hanno l'estremità affusolata mentre le basi hanno da due a quattro denti, ognuno contenente una o più ghiandole sulla punta.[4] I lati superiori delle foglioline sono di colore verde scuro con venature verde chiaro, mentre i lati inferiori sono verde biancastro. I piccioli sono lunghi dai 5 ai 12 mm. Le basi lobate e le ghiandole la distinguono dalla specie simile del sommacco.

I fiori sono piccoli e si presentano in grandi infiorescenze che raggiungono la lunghezza massima di 50 cm fino all'ultimo nuovo germoglio. I fiori solitari variano in colore dal verde giallognolo al rossiccio, ognuno con cinque petali e sepali. I sepali sono a forma di tazza, lobati e uniti mentre i petali sono valvari (si toccano ai bordi senza sovrapporsi), bianchi e pelosi verso l'interno.[4]

Galleria d'immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Sericultura; Rivista Universale dei Progressi Dell' Industria Serica) ((Google libri, pagina 131)
  2. ^ James H. Miller, Yawney, Harry W., Ailanthus altissima in Silvics of Forest Trees of the United States, Volume 2, United States Department of Forestry, 1965, revised December 1990. URL consultato il 29 maggio 2007.
  3. ^ Rob Davies, The toxic Tree of Heaven threatens England's green and pleasant land, The Observer, Sunday 17 September 2006. URL consultato il 21 agosto 2010.
  4. ^ a b Shiu-ying Hu, Ailanthus altissima (PDF) in Arnoldia, vol. 39, nº 2, marzo 1979, pp. 29–50. URL consultato il 30 maggio 2007.

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