Trachemys scripta elegans

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Trachemys scripta elegans
Trachemys scripta elegans adulta vista di fonte
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Bilateralia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Famiglia Emydidae
Genere Trachemys
Specie Trachemys scripta
Sottospecie Tarchemys scripta elegans
Nomenclatura binomiale
Trachemys scripta elegans
Wied, 1839
Nomi comuni

Tartaruga dalle orecchie rosse o elegans

Areale

Trachemys Scripta Elegans Map.svg

La tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans) è un rettile appartenente all'ordine delle testuggini. Deve il soprannome di orecchie rosse alle due macchie di colore rosso presenti ai lati della testa. Sovente viene confusa con esemplari di altre sottospecie. È una tartaruga d’acqua dolce diurna che in cattività può vivere in media fino a 35 anni se tenuta in condizioni ottimali, mentre allo stato brado supera con difficoltà i 25-30 anni.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Originaria del centro e del sud degli Stati Uniti (valle del Mississippi), dall’Illinois al Golfo del Messico. È stata introdotta nel resto del continente americano e in Europa, Asia e Australia. I suoi habitat preferiti sono i laghi, gli stagni e i fiumi dal corso d'acqua lento e fangoso con abbondanza di piante acquatiche. D'estate al prosciugarsi delle pozze d’acqua scava delle buche nel fango o si ripara nei boschi o nell'erba alta. Può resistere anche a climi "freddi" purché la temperatura dell'acqua in cui è immersa non scenda sotto i 3 gradi centigradi in inverno ed arrivi ad almeno 24 gradi d'estate.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Lunghezza: presenta da adulta diverse lunghezze del carapace, si va infatti da un minimo di 13–14 cm ad un massimo di 25 cm per i maschi, mentre le femmine riescono ad arrivare anche a 30 cm di lunghezza.

La caratteristica principale di questa specie è la macchia rosso intenso poco sopra la membrana timpanica. Talvolta la membrana timpanica e il tratto rosso coincidono. La zona rossa tende a scurirsi durante l'invecchiamento, soprattutto nei maschi. Le macchie nere presenti sul piastrone sono caratteristiche di ogni individuo e ne permettono il riconoscimento.

Dimorfismo sessuale: il riconoscimento del sesso avviene attraverso l’individuazione dei caratteri sessuali secondari. La coda del maschio è lunga, robusta e grossa alla base, a causa della presenza degli organi riproduttivi, via via diventa più fine, le unghie sono molto sviluppate specialmente sulle falangi centrali, il piastrone è leggermente concavo. I maschi sono più piccoli rispetto alle femmine. Allo stato naturale i maschi raggiungono la maturità sessuale a 2-5 anni di età, a una lunghezza del piastrone di 9–10 cm.

La femmina ha invece coda tozza e unghie corte. Il carapace in alcuni casi può essere leggermente bombato. La femmina è più grossa rispetto al maschio e può raggiungere anche i 30 cm di lunghezza. Le femmine diventano sessualmente mature quando raggiungono una lunghezza di 15-19,5 cm.

Il sesso, generalmente, non si può riconoscere prima dei 5-6 anni di età se mantenute in condizioni naturali (letargo compreso), ma in alcuni casi, ad es. temperatura d'incubazione delle uova e/o nel caso in cui si mantengano attive tutto l'anno, facendo saltare il letargo nei primi anni (pratica sconsigliata), in alcuni casi, si può riconoscere il sesso già a partire dal secondo anno di vita.

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

Pacifiche, preferiscono vivere in gruppi di pochi esemplari, massimo dieci, e non amano la solitudine. Amano oziare e stare fuori dall'acqua sotto i raggi del sole. Anche se sembrano animali molto rilassati in realtà sono sempre allerta e alla vista di un'ombra nel cielo o di qualsiasi altra cosa possa incutere loro timore, si tuffano in acqua per ripararsi dal pericolo. Sono grandi osservatrici e passano ore a guardare il mondo circostante.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

I maschi durante il periodo di corteggiamento adottano un rituale particolare vibrando le zampe anteriori innanzi al muso delle femmine. Il periodo degli accoppiamenti comprende tutto il periodo estivo, inoltre le femmine sono in grado di “conservare” lo sperma del maschio per utilizzarlo in successive covate. Le femmine depongono da due a trenta uova ellissoidali (grandi 2,7-4,7 x 1,6-3,7 cm) da una a sei volte l’anno, da aprile a luglio, in buche profonde 2–10 cm e larghe 10–20 cm. Le uova si schiudono dopo 100-120 giorni. Le temperature di incubazione portano, se sotto i 27 °C, alla nascita di soli maschi, mentre temperature medie di 31 °C portano alla nascita di sole femmine. La terra in cui vengono deposte le uova deve essere leggermente umida, altrimenti gli embrioni rischieranno la disidratazione. L'incubazione varia dai 100 ai 120 giorni durante i quali la tartaruga si svilupperà. Alcuni esemplari richiedono un più lungo periodo di incubazione in quanto prematuri. Le uova non vanno toccate o spostate. Se l'uovo assume un colore nero, marrone o comincia ad emettere cattivo odore, può essere scartato poiché non più fertile. La tartaruga non deve essere aiutata ad uscire dall'uovo in quanto il sacco vitellino potrebbe essere ancora aderente alle pareti e questo potrebbe provocare la morte dell'animale.

Alla nascita il carapace dei giovani esemplari è lungo intorno ai 3 cm ed è, rispetto agli adulti, più arcuato e con colorazione più brillante. Sotto alla pancia al momento della nascita sarà presente il sacco vitellino che nel giro di qualche ora o giorno verrà riassorbito lasciando la tartaruga con un piastrone finalmente assemblato.

Allevamento in cattività[modifica | modifica sorgente]

Le tartarughe del genere Trachemys sono onnivore. Sono animali particolarmente voraci, quindi se tenute in cattività devono essere supervisionate per quanto riguarda la quantità del cibo. I giovani esemplari, di età inferiore ai tre anni, sono prevalentemente carnivori e si nutrono di piccoli invertebrati e vertebrati. Il cibo a base proteica migliore da dare alle tartarughe Trachemys è il pesce di lago o fiume fresco. Da piccole è giusto che mangino una volta al giorno e la quantità deve essere equivalente alla testa della tartaruga. Con l'avanzare dell'età la dieta deve variare e al pesce si aggiungeranno i vegetali. Una volta adulte è giusto che mangino in media ogni 2-3 giorni. In natura queste tartarughe prediligono piante acquatiche, ma in assenza di queste gli allevatori potranno dare foglie di tarassaco, cicoria, radicchio, basilico, zucchina, carota, piselli, fave. Sarebbe meglio evitare l'insalata, eccetto la lattuga romana, in quanto può dare qualche problema durante la digestione.

È invece obbligatorio, per i primi anni di vita e nell'uscita dal letargo, la presenza di un osso di seppia nella vasca. Gli ossi di seppia sono reperibili dal pescivendolo o nei negozi di animali in quanto vengono venduti per gli uccelli in gabbia. È necessario poiché fornisce il calcio per far crescere nel modo corretto il guscio della piccola Trachemys.

In commercio vengono trovati facilmente dei mangimi in pellet che contengono sali minerali e vitamine. Vanno integrati nella dieta delle tartarughe come degli snack. Sul mercato sono molto diffusi i gamberetti secchi "gammarus" che vengono usati da molti allevatori inesperti come mangime principale per le Trachemys ma in realtà questo mangime è assolutamente sconsigliato in quanto è solo l'esoscheletro del gamberetto, privo di vitamine e ad alto contenuto proteico. I gamberetti secchi possono essere usati come snack ma vanno somministrati raramente e non devono sostituire un pasto. Una cattiva alimentazione è alla base della maggior parte delle morti di questi animali.

Le giovani tartarughe possono essere ospitate in un acquaterrario piuttosto ampio, munito di una cospicua area asciutta. Questo deve essere dotato di un termoriscaldatore e di una fonte di luce a raggi ultravioletti A e B in caso di mancanza di luce solare diretta.

Le temperature ottimali vanno dai 15 ai 28 °C con una lieve escursione termica giornaliera di circa 5-6 °C; l'umidità dovrebbe aggirarsi attorno al 50-60%. Quando le loro dimensioni cominciano a superare la decina di centimetri di carapace in lunghezza, andrebbero alloggiate all'aperto (in un apposito laghetto oppure in grandi vasche poste all'esterno) per tutto l'anno, eccezione fatta per le aree montane dove si consiglia il ricovero invernale in un locale non riscaldato. Se non fosse possibile ospitare le tartarughe adulte all'aperto, si consiglia di tenerle tutto l'anno in un acquaterrario 100x50x50 (1 esemplare) o 120x60x60 (2 esemplari) a seconda della grandezza che hanno. Per individui adulti la capienza dell'acquaterrario o del laghetto sarebbe meglio che non scendesse sotto i 500 litri.

Risentono molto dello stress per cui è meglio non stuzzicarle troppo.

Stato di conservazione[modifica | modifica sorgente]

Non è una specie minacciata anche se tuttavia risente dell'inquinamento, della caccia, della proliferazione delle dighe e degli sbarramenti lungo il corso dei fiumi, che distruggono l'habitat ed impediscono gli spostamenti alla ricerca di cibo e di aree riproduttive. Dal 24 ottobre 2001 (Regolamento CE 2087/2001) ne sono vietate le importazioni (anche di ibridi) a tutela della tartaruga palustre europea, l'Emys orbicularis.

Eco-etologia in Italia[modifica | modifica sorgente]

La specie è stata inserita nell'elenco delle 100 tra le specie esotiche invasive più dannose al mondo[2].

Questa specie viene comunemente ritenuta una temibile predatrice di anfibi, pesci e uccelli acquatici e concausa della diminuzione degli esemplari dell’autoctona Emys orbicularis. Tale luogo comune è in contrasto con innumerevoli studi italiani ed europei evidenziano che la specie nei primi anni di vita è prevalentemente insettivora e da adulta è prettamente vegetariana ed opportunistica[3][4], con scarse capacità predatorie, al contrario della prettamente carnivora ’’ Emys o.’’, inoltre non sono stati evidenziati casi di predazione alla piccola fauna simpatrica, pesci e pulli di ‘’ralli’’ e di ‘’anatidi’’[5].[6]

Si stima che in Italia giungano circa 900.000 testuggini l’anno e l’abnorme diffusione degli esemplari, negli specchi, corsi d’acqua, finanche nelle fontane e laghi dei parchi pubblici è dovuta esclusivamente al continuo rilascio di esemplari adulti o subadulti[7] capaci di superare con un fase di letargo i rigori invernali, cosa non possibile per i giovani esemplari. Nelle varie zone climatiche italiane è stato osservato che negli le deposizioni di uova raramente portano alla schiusa e che gli esemplari sopravvivono solo in condizioni di semilibertà in ambienti lacustri protetti e nelle zone meridionali con inverni meno rigidi.[5][8][9]

La Trachemys è soggetta a tutti i fattori antropici negativi a cui è soggetta la Emys e la sua massiccia presenza è dovuta solo al continuo costante rilascio di svariate decine di migliaia di esemplari adulti e subadulti ben alimentati nella fase di allevamento domestico, cosa che fa superare la fase di riduzione naturale per predazione a cui sono sottoposti i giovani esemplari selvatici.

Analizzando tutti questi fattori è stato ipotizzato che senza questi continui rilasci questa specie sarebbe destinata a invadere tutti i corsi d'acqua dolce in italia (dal centro al sud) in alcune decine di anni per la sua alta capacità di riprodursi e quindi sia da ritenere alloctona e dannosa per l'ambiente in quanto si nutre prevalentemente di uova e di piccoli di pesce.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Tortoise & Freshwater Turtle Specialist Group 1996, Trachemys scripta elegans in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ 100 of the World's Worst Invasive Alien Species
  3. ^ Clark D.B. & Gibbons J.W. 1969. Dietary shift in the Turtle Pseudemys scripta (Schoepff )from youth to maturity. Copeia 4: 704-706.
  4. ^ Parmenter R.R. & Avery H.W. 1990. The feeding ecology of the Slider Turtle: pp. 257-266.In: Gibbons J.W. (Edit). Life History end Ecology of the Slider Turtle. Smithsonian Institution Press, Washington D.C.
  5. ^ a b Agosta F. & Parolini L. 1999. Autoecologia e rapporti sinecologici di popolazioni introdotte in Lombardia di Trachemys scripta elegans. Dati preliminari. In: “Atti 2º Congresso nazionale della Societas Herpetologica Italica (Praia a Mare, 1998)”. Riv. Idrobiol. 38 (1/2/3): 421-430.
  6. ^ Bruekers J. & Keijlen H. van der 1999. Trachemys scripta elegans in the Netherlands; a threat for Dutch flora and fauna? Nederlandse Schildpadden Vereniging (NSV), Dutch Turtle/Tortoise Society. <www.igr.nl/users/nsv/english/1.htm>
  7. ^ Ferri V. & Di Cerbo A.R. 2000. La Trachemys scripta elegans (Wied, 1839) negli ambienti umidi lombardi: inquinamento faunistico o problema ecologico? In: “Atti I Congr. naz. S.H.I. (Torino, 1996)”. Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino: 803-808.
  8. ^ Ballasina D. 1995. Salviamo le tartarughe! Edagricole, Bologna
  9. ^ Luiselli L., Capula M., Capizzi D., Filippi E., Trujillo J.V. & Anibaldi C. 1997. Problems for conservation of Pond Turtles (Emys orbicularis) in Central Italy: is the introduced Red-Eared Turtle (Trachemys scripta) a serious threat? Chelonian Conservation and Biology 2 (3):417-419.
  10. ^ Convegno_Alloctoni 2002: 129-130

Galleria immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) ADW:Trachemys scripta
  • (EN) Bruekers J. & Keijlen H. van der 1999. Trachemys scripta elegans in the Netherlands; a threat for Dutch flora and fauna? Nederlandse Schildpadden Vereniging (NSV), Dutch Turtle-Tortoise Society.
  • (EN) Clark D.B. & Gibbons J.W. 1969. Dietary shift in the Turtle Pseudemys scripta (Schoepff ) from youth to maturity. Copeia 4: 704-706.
  • (EN) Conant R. 1975. A field guide to reptiles and amphibians of eastern and central North America. Houghton Mifflin Co., Boston.
  • (EN) Ernst C.H. & Barbour R.W. 1972. Turtles of the United States. University of Kentucky Press, Lexington.
  • (EN) Ernst C.H. 1990. Systematics, Taxonomy, Variation, and Geographic Distribution of the Slider Turtle: pp. 57–67. In: Gibbons J.W. (Edit). Life History end Ecology of the Slider Turtle. Smithsonian Institution Press, Washington D.C.
  • (EN) ITIS:Trachemys scripta
  • (EN) Luiselli L., Capula M., Capizzi D., Filippi E., Trujillo J.V. & Anibaldi C. 1997. Problems for conservation of Pond Turtles (Emys orbicularis) in Central Italy: is the introduced Red-Eared Turtle (Trachemys scripta) a serious threat? Chelonian Conservation and Biology 2 (3): 417-419.
  • (EN) Manchester D. 1982. Red-eared sliders in Pennsylvania. Testudo 2: 27-40.
  • (EN) [1]NCBI Trachemys scripta
  • (EN) Parmenter R.R. & Avery H.W. 1990. The feeding ecology of the Slider Turtle: pp. 257–266. In: Gibbons J.W. (Edit). Life History end Ecology of the Slider Turtle. Smithsonian Institution Press, Washington D.C.
  • (EN) Tortoise & Freshwater Turtle Specialist Group 1996, Trachemys scripta elegans in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
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  • Ferri V., Agosta F., Parolini L. & Soccici C. 1999. La gestione di testuggini d’acqua abbandonate: cinque anni del Progetto Arcadia/Trachemys in Lombardia. Atti Conv. Tutela animali di Genova.
  • Ferri V. & Di Cerbo A.R. 2000. La Trachemys scripta elegans (Wied, 1839) negli ambienti umidi lombardi: inquinamento faunistico o problema ecologico? In: “Atti I Congr. naz. S.H.I. (Torino, 1996)”. Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino: 803-808.
  • Ferri V. & Soccini C. 2001. Monitoraggio Salute Testuggini: rendiconto dei primi due anni di attività. In: “Atti 3º Congresso nazionale della Societas Herpetologica Italica (Pavia, 2000)”. Pianura 13: 149-152. 130 La gestione delle specie alloctone in Italia.
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  • Piovano S. & Giacoma C. 1999. Censimento di Trachemys scripta elegans presente in un Parco urbano di Torino. In: “Atti 2º Congresso Nazionale della Societas Herpetologica Italica (Praia a Mare, 1998)”, Riv. Idrobiol. 38 (1/2/3): 499-508.
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  • Scocozza T. 1999/2000. La presenza di Trachemys all’interno del parco urbano della Pellerina. Tesi di Laurea in Etologia, Corso di Laurea in Scienze Naturali, Facoltà di Scienze M.F.N., Università degli Studi di Torino. Relatore: Giacoma C., Correlatore: Piovano S.
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