Anoplophora chinensis malasiaca

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Anoplophora chinensis malasiaca
Anoplophora malasiaca.jpg

Anoplophora chinensis malasiaca allo stadio adulto
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Coleopteroidea
Ordine Coleoptera
Sottordine Polyphaga
Infraordine Cucujiformia
Superfamiglia Cerambycoidea
Famiglia Cerambycidae
Sottofamiglia Lamiinae
Tribù Lamiini
Genere Anoplophora
Specie A. chinensis malasiaca
Nomenclatura trinomiale
Anoplophora chinensis malasiaca
Thomson, 1865
Nomi comuni

Cerambice dalle lunghe antenne
Tarlo asiatico

L'Anoplophora chinensis malasiaca Thomson, 1865, è un insetto coleottero appartenente alla famiglia dei cerambicidi, sottofamiglia Lamiinae e tribù dei Lamiini, originario dell'Estremo Oriente.

Venne avvistato in Italia per la prima volta nel 2000, all'interno del territorio comunale di Parabiago e fu poi rinvenuto in una ventina di altri comuni lombardi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Comunemente è chiamata Cerambice dalle lunghe antenne o impropriamente Tarlo asiatico.

Si tratta di un insetto d'aspetto allungato e robusto, lungo 20–40 mm, di colore blu scuro lucido e con alcune macchie bianche sulle elitre di numero e dimensione variabile. Le zampe e il lato ventrale sono ricoperti di pubescenza azzurra (non presente nella sottospecie A. chinensis chinensis della Cina).
Il capo reca due antenne, lunghe il doppio del corpo nel maschio e appena più lunghe del corpo nella femmina, di colore blu. La base degli articoli 3-11 è ricoperta di pubescenza bianco-azzurra.
Il protorace porta a ciascun lato una spina conica e due macchie bianche sul dorso (non presenti nella sottospecie chinensis).
La base delle elitre è ricoperta di piccoli granuli perliformi, carattere utile a distinguere questa specie dall'affine Anoplophora glabripennis (Motschulsky, 1853), anch'essa talvolta accidentalmente introdotta dall'Asia.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Dalle uova deposte all'interno delle cortecce di piante preferibilmente giovani e vigorose, nascono le larve dotate di potenti mandibole in grado di scavare all'interno del tronco. Essendo un olometabolo, le larve si nutrono continuamente del legno del cormo fino a raggiungere lo stadio larvale adulto impiegando spesso anche fino ad un anno per raggiungerlo. Le larve adulte compiono una prima metamorfosi che trasforma le stesse in pupe rimanendo in tale condizione per circa 20 gg e continuando a nutrirsi del legno generando ingenti quantitativi di rosura. Dopo questo periodo, la metamorfosi si completa trasformando l'insetto in immagine adulta e sfarfallando verso l'esterno generando un foro circolare alla corteccia della pianta. Nonostante l'età, gli adulti non sono ancora maturi sessualmente e per questo continuano a nutrirsi del legno esterno a cortecce delle piante già parassitate o di nuove. Raggiunta anche la maturità sessuale, da giugno ad ottobre circa, gli adulti continuano la loro attività trofica esterna iniziando l'accoppiamento che si concluderà successivamente con l'ovodeposizione della femmina all'interno di un'altra corteccia.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Originario dell'estremo oriente (Giappone) è stato introdotto in Italia forse attraverso l'importazione di qualche bonsai che nascondeva le larve nel legno[1].

"Disastro ambientale" in Lombardia[modifica | modifica sorgente]

Questo coleottero xilofago è risultato essere un gravissimo problema per la produzione di piante ornamentali in vivaio e per piante di latifoglie, che contraddistinguono la flora tipica del nord Italia ed in particolare delle zone boschive protette, dato che allo stato larvale, la maggior fonte di sostentamento è proprio il legno di tali piante. Sono oltre 50 le piante arboree colpite: Acer spp. (acero), Aesculus hippocastanum (ippocastano), Alnus spp. (ontano), Betula spp.(betulla), Carpinus spp. (carpino), Corylus spp. (nocciolo), Cotoneaster spp. (cotonastro), Crataegus spp. (biancospino), Fagus spp. (faggio), Ficus carica (fico), Lagestroemia spp., Malus spp. (melo), Platanus spp. (platano), Populus spp. (pioppo), Prunus spp., Pyrus spp. (pero), Rhododendron spp. (rododendro), Rosa spp. (rosa), Salix spp. (salice), Quercus spp. (quercia), Ulmus spp. (olmo), Citrus spp. (agrumi).

L'Altomilanese risulta essere la zona più colpita in assoluto, poiché questo tipo di insetto ha letteralmente infestato i territori comunali di Canegrate, Cardano al Campo, Casorezzo, Cerro Maggiore, Gallarate, Inveruno, Lainate, Legnano, Mesero, Nerviano, Parabiago, Pogliano Milanese, San Vittore Olona, San Giorgio su Legnano, Saronno e Villa Cortese, più di altri comuni lombardi.[2]

Tra i parchi e le aree protette, risultano essere gravemente minacciate il Parco Altomilanese, il Parco del Roccolo ed il Parco dei mulini, per la quantità di comuni adiacenti colpiti, mentre sono a rischio d'infestazione il Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate, il Parco naturale lombardo della Valle del Ticino, il Parco Agricolo Sud Milano ed il Parco delle Groane, a causa della prossima vicinanza alle aree infestate[3]. La Regione Lombardia ha dichiarato lo stato di quarantena, ordinato l'abbattimento delle piante più colpite ed attuato il monitoraggio totale delle specie arboree a rischio, in tutta l'area interessata e nelle aree limitrofi attraverso il decreto del direttore generale n. 731/2004, pubblicato in data 2 febbraio 2004 sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.

Nel luglio del 2008, il Servizio Fitosanitario Regionale del Lazio ha accertato la presenza dell'insetto xilofago anche su alcune alberature presenti nel Parco Comunale di Via Porta S. Sebastiano a Roma.

Mappatura delle segnalazioni nazionali (e non) tramite Twitter[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottica anche di sensibilizzare le pubbliche amministrazioni (che indicano numeri di telefono e email per le segnalazioni) sui temi dell'innovazione sociale e dei dati condivisi, è stata creata una applicazione web basata su una mappa per la segnalazione degli avvistamenti del tarlo asiatico. Lo strumento consente di inviare un messaggio di segnalazione avvistamento del tarlo asiatico tramite un tweet geolocalizzato contenente il tag#tarloasiatico.

Come mai una mappa partecipata? Gli utilizzi possono essere almeno due:

  1. Comunicazione rapida tra cittadini ed istituzioni su un avvistamento tramite Twitter.
  2. Registrazione della presenza dell’insetto da parte delle istituzioni che effettuano un rilievo in loco (dopo una segnalazione telefonica o tramite mail), lo scopo finale potrebbe essere quello di avere una mappa nazionale della presenza dell’insetto.

Di sotto le indicazioni per poter usare l’applicazione.

  1. Create un account Twitter
  2. Con un dispositivo mobile (o anche con il computer portatile) una volta avvistato il tarlo inviate un tweet sul luogo dell’avvistamentocontenente il tag #tarloasiatico e geolocalizzandolo tramite l’icona di localizzazione. Potete aggiungere ogni altra informazione riteniate opportuna (foto o testo).
  3. Dopo circa un’ora il vostro tweet sarà presente sulla mappa del tarlo asiatico che potete visualizzare qui.
  4. Chiunque volesse diffondere la mappa sul proprio sito può farlo copiando ed incollando questo codice

La mappa è stata creata da Pratosmart. Le prime due segnalazioni che trovate fatte da @pratosmart e @pratoaccade sono tweet a solo scopo dimostrativo. Attualmente questa applicazione non è patrocinata da nessuna amministrazione pubblica. Le PA attualmente hanno deciso di adottare altri canali di segnalazione (come telefonate o mail). Questa mappa è stata creata attualmente a scopo dimostrativo per collaborare con tutte le PA che decidessero di intraprendere una campagna di innovazione a servizio della causa. L’ intenzione è, oltre a fornire uno strumento utile alle PA (che chiedono la collaborazione di tutti nel comunicare gli avvistamenti) anche dimostrare come sia più rapido e meno costoso interagire tra cittadini e PA tramite i social media.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sara Regina, «Tarlo asiatico, un pericolo»: ma chi l'ha visto? in Corriere della sera.it, agosto 2008. URL consultato il 26-08-2008.
  2. ^ http://www.agricoltura.regione.lombardia.it/shared/ccurl/264/615/MI_VA_Anoplophora.pdf piantina in PDF della Regione Lombardia con le zone più colpite
  3. ^ http://www.agricoltura.regione.lombardia.it/shared/ccurl/558/833/DOCdelimitazione_clb_2010.PDF documento PDF della Regione Lombardia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Delvare G., Bon M. C., Hérard F., Cocquempot C., Maspero M. & Colombo M., 2004 - Description of Aprostocetus anoplophorae n. sp. (Hymenoptera: Eulophidae), a new egg parasitoid of the invasive pest Anoplophora chinensis (Förster) (Coleoptera: Cerambycidae) - Annales de la Societé entomologique de France (N. S.) 40 (3-4): 227-233 PDF [1]
  • EPPO, 2003 - Data sheets on quarantine pests: Anoplophora malasiaca and Anoplophora chinensis - European and Mediterranean Plant Protection Organization, Paris, 4 pp. PDF [2]
  • EPPO, 2004 - Data sheets on quarantine pests: Anoplophora glabripennis - European and Mediterranean Plant Protection Organization, Paris, 4 pp. PDF [3]
  • Fukaya M., Yasui H., Yasuda T., Akino T. & Wakamura S., 2005 - Female orientation to the male in the white-spotted longicorn beetle, Anoplophora malasiaca (Thomson) (Coleoptera: Cerambycidae) by visual and olfactory cues - Japanese Journal of Applied Entomology and Zoology 40 (1): 63-68 PDF [4]
  • Hüdepohl K. E., 1989 - Über südostasiatische Cerambycidae V. The Philippine species of genus Anoplophora Hope, 1839 (Coleoptera, Cerambycidae, Lamiinae, Lamiini) - Entomofauna 10 (15): 249-255 PDF [5]
  • Keena M. A., 2005 - Pourable artificial diet for rearing Anoplophora glabripennis (Coleoptera: Cerambycidae) and methods to optimize larval survival and synchronize development - Annals of the Entomological Society of America 98 (4): 536-547 PDF [6]
  • Keena M. A., 2006 - Effects of temperature on Anoplophora glabripennis (Coleoptera: Cerambycidae) adult survival, reproduction, and egg hatch - Environmental Entomology 35 (4): 912-921 PDF [7]
  • Morewood W. D., Neiner P. R., Mcneil J. R., Sellmer J. C. & Hoover K., 2003 - Oviposition preference and larval performance of Anoplophora glabripennis (Coleoptera: Cerambycidae) in four Eastern North American hardwood tree species - Environmental Entomology 32 (5): 1028-1034 PDF [8]
  • Nowak D. J., Pasek J. E., Sequeira R. A., Crane D. E., & Mastro V. C., 2001 - Potential effect of Anoplophora glabripennis (Coleoptera: Cerambycidae) on urban trees in the United States - Journal of Economic Entomology 94 (1): 116-122 PDF [9]
  • Poland T. M., Haack R. A., Petrice T. R., Miller D. L. & Bauer L. S., 2006 - Laboratory evaluation of the toxicity of systemic insecticides for control of Anoplophora glabripennis and Plectrodera scalator (Coleoptera: Cerambycidae) - Journal of Economic Entomology 99 (1): 85-93 PDF [10]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]