Austropotamobius pallipes

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Gambero di fiume
Austropotamobius pallipes.jpg
Austropotamobius pallipes
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Ordine Decapoda
Superfamiglia Astacoidea
Famiglia Astacidae
Genere Austropotamobius
Specie A. pallipes
Nomenclatura binomiale
Austropotamobius pallipes
Lereboullet, 1858
Sinonimi

Astacus pallipes, Astacus pallipes, Atlantoastacus orientalis, Atlantoastacus orientalis carinthiacus, Atlantoastacus pallipes rhodanicus, Austropotamobius (Atlanoastacus) pallipes lusitanicus, Austropotamobius (Atlantoastacus) berndhauseri, Austropotamobius italicus carsicus, Austropotamobius pallipes italicus

Il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes Lereboullet, 1858) è un piccolo crostaceo d'acqua dolce, della famiglia degli Astacidae.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

In molti paesi europei viene soprannominato "Gambero dai piedi bianchi" per la caratteristica colorazione degli arti e del ventre in contrasto col resto del corpo che si presenta dal bruno rossiccio fino al verde scuro a volte con tinte più chiare vicine al giallastro. Particolarmente tozzo e dal carapace robusto, può raggiungere gli 11–12 cm di lunghezza e i 90 g di peso. I maschi sono più grandi delle femmine.

Abitudini[modifica | modifica wikitesto]

Vive nei torrenti e nei rii particolarmente ossigenati. Preferisce i letti ghiaiosi o sabbiosi ma dotati di rive in cui siano presenti anfratti e luoghi sicuri, rappresentati spesso da fronde di alberi caduti o foglie, per potersi nascondere e riposare. Essendo un organismo stenotermo freddo, predilige le acque fresche con un optimum vicino ai 15 °C e un range che si discosti di pochi gradi, sopportando al massimo la temperatura di 23 °C.

È un animale tipicamente notturno. Si nutre di qualunque cosa: dalle alghe alle piante acquatiche, dai vermi ai molluschi, alle larve di insetti.
Si dimostra particolarmente aggressivo nella difesa del suo territorio e nelle lotte sessuali, come dimostrano le catture di esemplari con arti o chele parzialmente o totalmente mutilate.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

L'accoppiamento avviene soprattutto in autunno. La femmina porta sull'addome per 5-6 mesi le uova fecondate (circa un centinaio), prendendosene cura, ventilandole e pulendole continuamente. In Primavera esse schiudono ma le piccole larve rimangono ancora per qualche tempo aggrappate al corpo materno.

Predatori[modifica | modifica wikitesto]

I gamberi di fiume devono sfuggire continuamente a numerosi predatori che, come l'uomo, ne apprezzano le carni. In particolare le larve sono spesso oggetto di cattura da parte di altre larve grandi cacciatrici come quelle dei coleotteri idroadefaghi (che si nutrono in acqua) come i Ditiscidi, o delle Libellule, anch'esse particolarmente voraci allo stadio larvale, che possono predare persino i piccoli gamberetti. Tra i pesci vanno ricordati la trota, il persico sole, il persico trota, l'anguilla ed il cavedano. Anche i Corvi oltre a molti uccelli trampolieri si cibano di gamberi.

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La specie è diffusa in Europa ( Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Austria, Svizzera, Italia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Russia e Croazia).

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La specie è considerata in pericolo in base ai criteri della IUCN red list.

I fattori che più ne minacciano la sopravvivenza in Italia sono:

  • la presenza di Crostacei esotici (cioè non autoctoni) introdotti dalle attività umane, in particolare sfuggiti ad allevamenti. Tali specie in particolare sono: Procambarus clarkii, Orconectes limosus di origine americana e Astacus leptodactylus di origine turco-asiatica. La più pericolosa è la prima.
    La loro presenza ha due effetti:
    • competizione per le risorse
    • introduzione di malattie sconosciute alla specie autoctona e quindi molto meno tollerate. In particolare con i Gamberi "americani" ha fatto la sua comparsa anche il fungo Aphanomyces astaci che ha causato un'elevata moria nell'Austropotamobius pallipes
  • altro grave fattore è rappresentato dall'inquinamento organico che diminuisce il tenore di ossigeno nelle acque, rendendo impossibile la presenza del gambero
  • l'inquinamento inorganico dovuto principalmente ai metalli pesanti contenuti negli anticrittogamici.

La sottospecie italiana Austropotamobius pallipes italicus è a forte rischio di estinzione ed in molte zone non è più stata rintracciata. Ai fattori sopra elencati, si aggiunge quindi un pericoloso frazionamento dell'areale e delle popolazioni che potrebbe portare ad un indebolimento genetico e ad una rapida estinzione in Italia.

La sempre maggiore difficoltà di reperibilità è dovuta soprattutto alle difficoltà di allevamento. Per allevare questi crostacei infatti occorrono acque estremamente pulite, cosa non comune per quanto riguarda i fiumi odierni.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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