Lambro

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Lambro
Lambro
Il fiume dal ponte di Triuggio
Stato Italia Italia
Regioni Lombardia Lombardia
Lunghezza 130 km
Portata media 5,8 m³/s alla foce[1]
Bacino idrografico 1350 km²
Altitudine sorgente 942 m s.l.m.
Nasce Alpe del Piano Rancio, Sorgente Menaresta
45°55′05.26″N 9°14′24.06″E / 45.918128°N 9.240017°E45.918128; 9.240017
Sfocia Po presso Corte Sant'Andrea, frazione di Senna Lodigiana
45°08′07.86″N 9°32′45.55″E / 45.135515°N 9.545986°E45.135515; 9.545986Coordinate: 45°08′07.86″N 9°32′45.55″E / 45.135515°N 9.545986°E45.135515; 9.545986
« A piè del colle scorre il Lambro limpidissimo fiume e benché piccolo, è capace di sostenere barche di ordinaria grandezza, il quale scendendo per Monza, di qui non lungi, si scarica nel Po»
(Francesco Petrarca, "Lettera a Guido, Arcivescovo di Genova, del 21 ottobre 1353")

Il Lambro (Lamber o Lambar in lombardo occidentale) è un fiume della Lombardia lungo 130 km, tributario di sinistra del Po. Il colatore Lambro Meridionale, che si forma a Milano e raccoglie anche parte delle acque dell'Olona, è il suo maggiore affluente.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il fiume nel Parco di Monza
Il Lambro e il Ponte dei Leoni a Monza

Il nome italiano deriva dal latino Lambrus, che si è voluto far derivare dal greco λαμπρως (lampròs) 'lucente', come la sua acqua.[2] Che anticamente lo fosse, lo conferma il detto milanese ciar com'el Làmber, limpido come il Lambro.

Sfortunatissimo Antonio de Beatis,[3] segretario del cardinale Luigi d'Aragona che accompagnò in un lungo viaggio in Europa: come scrive nel suo Diario di viaggio, "giunti al Lambro nei pressi di Monza, questo era fangosissimo, in antitesi con il suo nome".

Tuttavia, secondo Julius Pokorny (Pokorny, Indogermanisches etymologisches Wörterbuch 1132, legʷh-), il nome latino Lambrus corrisponde al greco ἐλαφρός 'leggero, svelto' ('leicht, flink' in tedesco) ed è da mettere in relazione all'illirico lembus (*lengʷho-s) 'veicolo leggero' ('leichtes Fahrzeug' in tedesco), da cui deriva il greco λέμβος. Pokorny cita Hans Krahe, Gymnasium 59 (1952), p. 79.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Lo sbocco dalla Valassina[modifica | modifica sorgente]

Il Lambretto, ramo del Lambro a Monza
Il Lambro lascia Monza, verso sud, tra vecchie fabbriche
Tra i capannoni industriali a Cologno Monzese

Fu Carlo Amoretti a descrivere per primo il curioso comportamento intercalante della sorgente del Lambro nel suo Viaggio da Milano ai Tre Laghi del 1791, descrivendo il fenomeno e la zona carsica circostante.[4] Alcune incisioni rupestri non figurative, scoperte il secolo scorso, fanno risalire i primi insediamenti umani, che praticavano probabilmente il culto delle pietre, nell'area della sorgente al III-I millennio prima di Cristo. Il fiume discende rapido fino ai 320 metri del Piano d'Erba e qui, il brusco cambio di pendenza e il rallentamento della velocità dell'acqua hanno provocato danni e alluvioni fino dall'antichità per il frequente accumulo di detriti.[5] Le acque ostacolate nel loro naturale deflusso raggiungevano il lago di Pusiano in mille rivoli, spesso impaludandosi, e nel 1799 il fiume perse definitivamente l'alveo originario. Fu soltanto nel 1817, durante il dominio austriaco, che ne venne scavato uno artificiale, il Lambrone, sufficientemente largo e rettilineo per recapitare il fiume sino alla sua nuova foce nel lago nei pressi di Pusiano. Col suo apporto, il Lambro avrebbe tra l'altro dovuto innescarne il deflusso mantenendone il livello più alto. Nel corso naturale, il fiume passava tra questo lago a est e quello di Alserio a ovest, ricevendone entrambi gli emissari dove oggi è situato Pontenuovo di Merone: in periodi di secca le acque rigurgitavano nel primo senza defluire a valle e con le piene spesso i due laghi si congiungevano ridando vita al lago Eupilio descritto da Plinio il Vecchio.

Prima ancora che grazie alla forza motrice delle sue acque il Lambro diventasse l'asse principale della protoindustrializzazione briantea, quando le sue funzioni erano soprattutto irrigue, il lago di Pusiano fu già destinato a regolarne il flusso. A beneficiare dell'irrigazione erano soprattutto i fondi della basilica di San Giovanni Battista a Monza[6] e i canonici imposero la costruzione della marmorea "soglia di San Giovanni", uno sfioratore mobile che controllava con precisione la quantità d'acqua rilasciate dal lago.[7] Pur di modesta profondità, il lago di Pusiano, anche nei periodi di secca era comunque un serbatoio d'acqua dalle considerevoli potenzialità e fu così che un possidente e uomo d'affari milanese, l'avvocato Luigi Diotti, pensò di sfruttare la risorsa. Un affare molto simile gli era riuscito qualche anno prima sull'Olona. Si trattava di dare al lago un emissario a livello inferiore, scavandone uno artificiale con un breve tratto sotterraneo che sfociasse a una quota più bassa. Si accordò nel 1793 con il proprietario del lago, il marchese Antonio Mollo, con l'intesa del carico delle spese e di una spartizione alla pari degli utili.[8]

I cambi di sovranità[modifica | modifica sorgente]

In quel periodo, ai numerosi mulini, lungo la valle, da Merone fino a Monza, si erano aggiunti vari nuovi opifici e un flusso regolare del fiume era ancora più necessario, così vennero avanzate le richieste per l'autorizzazione dei lavori, ma non erano tempi politicamente facili: la sovranità sulla Lombardia passò dall'Austria alla Francia nel maggio 1796, tornò brevemente agli Austriaci il 28 aprile 1799, ma il 2 giugno 1800 fu di nuovo francese: ogni volta che le pratiche autorizzative dell'opera sembravano compiute, si dovevano ricominciare presso una nuova autorità. A complicare le cose, nel 1805 il marchese Mollo vendette il lago al marchese Gerolamo D'Adda, seppure con l'obbligo del rispetto dei patti a suo tempo sottoscritti col Diotti. Milano era diventata la capitale del regno d'Italia ed Eugenio di Beauharnais era il Viceré e nel 1809 approvò il progetto; risiedeva spesso nella Villa Reale di Monza e ne voleva abbellire il parco e i diritti d'acqua del fiume non erano secondari. Nel 1811 il lago viene acquistato dal Monte Napoleone (la banca che gestiva il debito pubblico del regno) e dato in appannaggio al principe, mentre i non complicati lavori venivano compiuti, per un costo complessivo di 100.000 lire. Il 26 aprile 1814 il principe abdica e abbandona l'Italia e il nuovo governo del lombardo-veneto sceglierà per il Lambro la costruzione del Lambrone, che diventa operativo nel 1817. Il Cavo Diotti non era stato neppure collaudato.

Nel 1831 il governo decide la vendita del lago di Pusiano che viene acquistato da due ricchi banchieri, i fratelli Marietti. Questi nel 1834 decidono autonomamente, avendo la piena disponibilità dell'acqua, di aprire la chiusa e convogliarla a valle, provocando un'alluvione; così le prese sono murate d'autorità e l'acqua che sarebbe così utile resta nel bacino. Alla metà del secolo, dal Pontenuovo alla Martesana si contano 57 opifici industriali, tra i quali sei setifici, cinque filature di cotone, due manifatture di cappelli e due cartiere, ma l'acqua, nei periodi estivi in particolare, continua a scarseggiare. A Vedano, è titolare di uno dei cotonifici Giulio Fumagalli: è convinto che al lago di Pusiano si potrà attingere solo una volta diventatine i proprietari e si fa promotore di un consorzio tra gli utenti (1876) che raggiungerà lo scopo l'anno successivo acquistandolo dal comune di Pusiano per 224.000 lire. Il consorzio, diventato società,[9] gestirà, con grandi vantaggi dei soci e del Lambro finalmente regolarizzato, il lago e il Cavo Diotti fino al 1922, anno di pubblicizzazione delle relative acque. All'epoca, la forza motrice dell'acqua è stata sostituita dall'energia elettrica, ma il cavo ha continuato a funzionare da regolatore del fiume sino ai giorni nostri.

Nello scorcio del secolo scorso, per l'alta urbanizzazione della valle[10] e la conseguente impermeabilizzazione dei suoli, la natura del rischio è mutata e ora è forte quello da inondazione. Dopo quella disastrosa del 2002[11] fu deciso che lago di Pusiano e Cavo Diotti dovessero rafforzare il loro ruolo di regolatori delle acque. La proprietà è ora del demanio regionale e la gestione è affidata al parco regionale della Valle del Lambro e i lavori di ammodernamento si completeranno nell'ottobre del 2012. La storia del fiume si è intanto arricchita di un nuovo e per alcuni aspetti curioso capitolo: l'impianto il cui invaso (il lago stesso) supera il milione di metri cubi ha dovuto essere iscritto nel RID, il Registro Italiano Dighe[12] e questo malgrado le paratoie che regolano lo scorrere dell'acqua siano soltanto due robuste tavole di rovere che non raggiungono, assieme, i quattro metri quadrati. Così il complesso sarà dotato dei più moderni strumenti di monitoraggio e sorveglianza e di personale altamente qualificato a tutto vantaggio dei cittadini rivieraschi.

Geografia fisica e idrografia[modifica | modifica sorgente]

L'alto e medio corso[modifica | modifica sorgente]

Il fiume nasce dai monti del gruppo del San Primo (Triangolo lariano), nell'area di Piano Rancio nel comune di Magreglio poco a nord del Ghisallo. La sorgente del Lambro è di tipo carsico e viene chiamata Menaresta perché "mena" cioè "va, porta" e "resta" cioè "rimane"; infatti un serbatoio a sifone sotterraneo, posto nella roccia calcarea, si riempie d'acqua a intervalli regolari, fino a traboccare con un flusso vivace per poi rallentarlo prima di caricarsi nuovamente; l'intero ciclo dura otto minuti.[13]. Dalla Menaresta un ruscelletto scorre quindi verso Magreglio. Il fiume, che riceve il suo primo affluente (il Lambretto) a Lasnigo (le cui sorgenti sono nella conca di Crezzo), attraversa con corso rapido la Valassina, bagnando i centri di Asso, Canzo, Ponte Lambro ed Erba. A Erba si immette nel lago di Pusiano, (poco distante da Pusiano, in territorio lecchese vi è un altro specchio d'acqua di pari dimensioni il Lago di Annone).

Il termine "Lambrone" (Lambron in dialetto) è il nome dato storicamente alla deviazione del fiume Lambro, fatta nel XIX secolo, per farlo sfociare nel lago di Pusiano[14]. Questa deviazione, insieme a una diga chiamata Cavo Diotti, oggi ancora funzionante, risulta fondamentale nella regolazione del livello delle acque del medio corso del Lambro, salvando le città (Monza in primis) a valle. Il Cavo Diotti è la diga che regola il flusso in uscita dall'ampio bacino del lago di Pusiano (12.750 milioni di metri cubi)[15]. A causa delle dimensioni del bacino, la diga (composta da 2 paratie alte circa 70 cm) è classificata di importanza nazionale. La gestione del flusso delle acque è affidata al Consorzio del Parco regionale della Valle del Lambro.

Uscito dal lago [16] il fiume riceve da destra l'emissario del lago di Alserio dopodiché bagna il centro di Merone.

Da qui scorre con andamento tortuoso ai piedi delle colline moreniche (dove raccoglie le acque di svariati rii, rogge e di laghetti brianzoli) raggiungendo poi la città di Monza.

Subito attraversa l'omonimo parco dividendosi poi, nei pressi della Chiesa del Carrobiolo in due rami: il Lambro, che passa sotto il Ponte dei Leoni, ed il Lambretto che fu fatto deviare nel XIV secolo dai Visconti per la difesa della città. Dalla sorgente nel gruppo montuoso di San Primo al Viale Cavriga nel Parco di Monza, il Lambro è il fiume della Brianza.

Il Lambro a Milano[modifica | modifica sorgente]

Il Lambro in viale Forlanini, a Milano

Uscito da Monza nuovamente con corso riunito, il fiume attraversa Brugherio, Sesto San Giovanni e Cologno Monzese (Parco Media Valle del Lambro), poi scorre sotto il ponte-canale della Martesana[17] ricevendone le eventuali acque in eccesso ed entra a Milano di cui percorre, da nord a sud, tutta la periferia orientale. È il maggiore dei tre fiumi milanesi ed è l'unico a scorrere, per la maggior parte del tratto cittadino, a cielo aperto. Attraversa Cascina Gobba[18], Cimiano, parco Lambro[19][20], Lambrate, Ortica-parco Forlanini[21], Ponte Lambro e Monluè[22]. Riceve la roggia Lirone, emissario dell'Idroscalo e alcune altre minori provenienti dall'est-Milano. Cimiano, Ortica e Lambrate[23] furono accorpate al capoluogo nel 1923. Dal 2010 il comune di Milano sta compiendo lavori per la continuità dei tre parchi cittadini lungo il percorso del fiume e l'intera area rientra in quella, più estesa, del Parco sud.[24] A Lambrate c'era lo stabilimento meccanico della Innocenti, che nel dopoguerra lanciò uno scooter che ebbe grande successo commerciale in tutto il mondo con il marchio Lambretta, nome ispirato al fiume.

Il Lambro a Melegnano dal ponte di via Dezza
La foce della Vettabbia nel Lambro a Melegnano

Il basso corso[modifica | modifica sorgente]

Uscendo da Milano, a Peschiera Borromeo, il Lambro riceve le acque trattate dal depuratore Milano-est, a monte di Melegnano quelle del colatore Addetta che ne accrescono artificialmente la portata e, giunto a Melegnano, quelle della Vettabbia, arricchite più a monte dal Cavo Redefossi[25], entrando poi alcuni chilometri a valle in provincia di Lodi.

Con corso più lento il fiume attraversa in seguito la cittadina di Sant'Angelo Lodigiano ricevendo da destra il Lambro meridionale.Con portata quasi raddoppiata il fiume prosegue lento bagnando il centro di San Colombano al Lambro, fungendo anche per un brevissimo tratto da confine fra le province di Lodi e Pavia, e una volta giunto a Corte Sant'Andrea (frazione di Senna Lodigiana) confluisce da sinistra nel Po. Il Consorzio del Basso Lambro raggruppa i 27 comuni interessati dall'ultimo tratto del fiume: qui non esiste una rete di collettamento delle acque unificata, ma ognuno dei comuni è dotato di depuratore e l'uso irriguo delle acque è ancora (2010) fortemente problematico.[26]

Affluenti del Lambro[modifica | modifica sorgente]

Il fiume Lambro conta 27 affluenti, per lo più naturali ma di scarsa rilevanza quelli nella parte settentrionale del corso fino a Monza, più copiosi ma artificiali quelli da Milano alla foce nel Po, anche se scavati, come la Vettabbia, addirittura in epoca romana. Una modesta quantità d'acqua (1,2 m³/s) proviene direttamente dal depuratore Milano-est. Anche più a monte, a Merone[27] prima e a Brugherio dove è situato l'impianto di Monza San Rocco successivamente,[28] il Lambro riceve le acque trattate dai due depuratori che di fatto, in condizioni di tempo asciutto, ne rappresentano i due principali immissari dell'alto e medio corso.

Regime delle acque[modifica | modifica sorgente]

Il Lambro ha un regime tipicamente pre-alpino con massimi di portata autunnali e primaverili e magre estive e invernali.

La sua portata media naturale nel tratto milanese è abbastanza modesta con circa 5,8 m³/s di modulo medio e presso la foce nel Po circa 5 m³/s; il Lambro può però subire notevolissimi sbalzi di portata durante tutto l'anno, toccando nel basso corso anche valori medi di 40 m³/s.

La pesante urbanizzazione del bacino, come si è detto, ha peggiorato le cose per la ridotta capacità di assorbimento delle precipitazioni da parte del terreno. Una relazione riguardante fasce fluviali del fiume Lambro è quella del 2001[30].

L'ultimo evento calamitoso per il bacino del Lambro si è verificato nel novembre 2002 quando dopo giorni di piogge insistenti (300 mm sull'alto bacino) il fiume straripò alluvionando ampie zone della città di Monza, del monzese e di molti centri della Brianza, causando anche la tracimazione del lago di Pusiano. Il 13 agosto 2010, il fiume è invece straripato, senza gravi danni, a Milano, all'esterno del lato occidentale dell'aeroporto di Linate che costeggia (viale dell'Aviazione).

Il Ceppo (formazione rocciosa) della valle del Lambro[modifica | modifica sorgente]

Il Lambro a Monza

Il Ceppo è un conglomerato di roccia con elementi costituiti prevalentemente da rocce sedimentarie (come calcari, arenarie, dolomie, selce) cui si associano graniti, gneiss ed altro. Secondo l'Orombelli[31] il ceppo è la prima facies continentale dopo l'emersione della pianura padano-veneta tra la fine del Terziario e l'inizio del Quaternario. Il Ceppo è caratteristico del Lambro della Brianza collinare e presenta diversi sgrottamenti/affioramenti in conseguenza dell'azione fluviale (molto famosi: l'Orrido di Inverigo e le Grotte di Realdino a Carate Brianza). Questa roccia è stata nel passato uno dei materiali da costruzione più usati in Brianza, nonostante fosse all'apparenza poco adatto per l'impiego in usi nobili. Era infatti sufficientemente reperibile e a costi competitivi rispetto ad altri materiali; inoltre era conosciuto per la sua facile lavorabilità, la sua bassa durezza, la sua capacità di non far salire l'umidità se associato nella costruzione delle fondamenta degli edifici. Esso è stato comunque utilizzato anche nei giardini e nei rivestimenti per le facciate di ville signorili[32]. Lungo il corso del Lambro, nella Brianza collinare furono sfruttate numerose cave di questo materiale ed anche i su alcuni affluenti del Lambro sempre in Brianza (come nella valle del Pegorino). Per i Mulini si usavano le “puddinghe”, pietre conglomerate sedimentate come il “ceppo”.[33]

La qualità delle acque[modifica | modifica sorgente]

Milano, una discarica abusiva nel Lambro a Monluè

Prima del 2005[modifica | modifica sorgente]

Il Lambro è stato uno dei fiumi italiani che ha più risentito dell'inquinamento e dell'industrializzazione avvenuta sulle sue rive, in particolare nel medio corso, tra Merone e Monza. Oltre all'utilizzo dell'acqua come forza motrice, dal XIX secolo essa venne impiegata in diverse lavorazioni, in particolare dalle tintorie, e il fiume divenne un comodo sfogo per reflui industriali della più svariata natura. Il fenomeno dell'inquinamento si accentuò soprattutto nella seconda metà del secolo scorso con la costruzione diffusa delle reti fognarie nei paesi rivieraschi dell'alto e medio corso, le cui acque erano convogliate nel fiume, così che a Monza e a Milano giungevano oramai solo acque biologicamente morte. Il capoluogo, scaricandovi gli esiti fognari dei suoi quartieri orientali, aggiungeva inquinamento ad inquinamento.

Nel 1987, la Provincia di Milano avviò un programma di accertamenti chimico-fisico-biologici per il controllo della qualità dei corpi idrici della provincia di Milano da cui risultavano notevoli compromissioni[34] e il Lambro veniva ritenuto il maggiore responsabile dell'inquinamento del Po (un quinto del totale) e dell'eutrofizzazione dell'Adriatico.[35] La legge Merli, la n.319 del 1976, aveva fatto obbligo a tutte le grandi città di dotarsi di sistemi per la depurazione delle acque, ma Milano non aveva ottemperato con svariate motivazioni.[36] Fu la decisa azione della Comunità europea a far avviare, negli ultimi anni novanta, i programmi operativi.

Dopo il 2005[modifica | modifica sorgente]

Il Lambro presso San Colombano

Grazie agli interventi intercorsi, con l'apertura delle prime sezioni dei depuratori di Merone e di Monza san Rocco, i dati relativi al Lambro sono progressivamente migliorati nel tratto fino a Monza. Più a valle, un deciso cambiamento si ebbe a partire dal 2005, con l'entrata in esercizio del sistema integrato di Milano. Il solo depuratore di Peschiera Borromeo consentì di abbattere l'inquinamento da azoto ammoniacale del 78% e della metà il carico organico; con l'entrata in funzione di quelli di Nosedo e di San Rocco[37], la situazione si è stabilizzata e le acque del Lambro, in ogni stazione di monitoraggi rientrano oggi nei parametri "scarse" o "sufficienti" invece di quelli precedenti che le classificavano "pessime".[38]

Il Lambro, complessivamente, ha reagito meglio del Seveso e dell'Olona ai massicci interventi di recupero cui è stato sottoposto, ma non nel modo auspicato, che avrebbe dovuto portare la soglia delle acque a "buone". Da una parte ha giocato a suo favore la naturalità delle sue sponde, che scorrono ancora libere per lunghi tratti, al contrario di quelle degli altri due fiumi praticamente inalveati tra barriere di cemento. Dall'altro ha pesato l'impermeabilizzazione dei fondali sui quali per molti anni si sono depositati inquinanti chimici pesanti che impediscono il naturale scambio biologico con l'acqua. La corrente non è sufficiente a rimuovere i residui e la situazione, se non interviene un'azione diretta di bonifica, è destinata a durare per anni. Vi è poi il fenomeno degli scarichi abusivi: malgrado l'intensificarsi dei controlli, la rete fognaria preesistente è così complessa da consentire scarichi incontrollabili e gli accorgimenti messi in atto da chi sversa inquinanti sono spesso così macchinosi da eludere ogni sorveglianza. Per questo, nell'ambito del "contratto di fiume"[39] è previsto, tra l'altro, un completo censimento degli scarichi.

Il disastro ambientale[modifica | modifica sorgente]

Contenimento degli idrocarburi con galleggianti il 24 febbraio 2010 a parco Lambro
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro ambientale del fiume Lambro.

Purtroppo è risultato meno controllabile il fenomeno degli scarichi abusivi, come quelli che hanno determinato il cosiddetto ‘disastro ambientale del fiume Lambro’, conseguentemente al quale interventi sono stati mirati a impedire che la sostanza inquinante raggiungesse il delta del fiume e quindi il mare Adriatico. Fortunatamente, il danno ambientale in quelle aree è stato contenuto e controllato. In ogni caso interventi con programmi e punti di monitoraggio con campionamento delle acqua sono effettuati dall'ARPA, (agenzia regionale per l'ambiente).[40][41]

Il 23 febbraio 2010 si è verificato dunque il peggior disastro ambientale della storia del fiume, quando per colpa di ignoti sabotatori, nelle acque del Lambro si sono riversati seicento metri cubi di idrocarburi provenienti dalle cisterne della Lombarda Petroli, una raffineria in disuso di Villasanta.[42] I primi interventi della Protezione Civile non hanno potuto impedire che l'onda nera raggiungesse il Po; conseguentemente nuovi interventi sono stati mirati a impedire che la sostanza inquinante raggiungesse il delta del fiume e quindi il mare Adriatico. Fortunatamente, il danno ambientale in quelle aree è stato contenuto. Ancora alla fine dell'anno, gli ignoti colpevoli attendono di essere identificati e incriminati per disastro ambientale. Tra il 7 e l'8 luglio 2010, una moria di pesci nel luogo del disastro ha messo in allarme i cittadini, le autorità competenti e le associazioni ambientaliste, con cause tutte da chiarire.[43] Le indagini dell'ARPA Lombardia, l'Agenzia regionale per l'ambiente, hanno poi svelato non essersi trattato di inquinamento, bensì di concause come scarsità d'ossigeno e poca acqua. Non c'è quindi alcun legame tra il disastro ambientale doloso di maggio e la moria di luglio.[44] Dall'aprile 2011 lungo l'asta del fiume brianzolo compresa nel territorio del Parco Regionale della Valle del Lambro, corrono chiazze di schiuma più o meno compatta di ignota provenienza, segno di un inquinamento dell'acqua continuamente presente.[45]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Comuni attraversati dal Lambro[modifica | modifica sorgente]

Lungo il suo corso, il Lambro attraversa 53 comuni, toccando sei province tutte in Lombardia

Parchi[modifica | modifica sorgente]

Da Pusiano a Cerro al Lambro, il corso del fiume è ricompreso in aree protette a parco, talvolta con vincoli che si sovrappongono sulla stessa porzione del territorio; da nord a sud troviamo il Parco regionale della Valle del Lambro, che nella parte meridionale si sovrappone al parco di Monza, il parco Media Valle del Lambro, i tre estesi parchi cittadini milanesi, rientranti nel parco Agricolo Sud Milano, che si estende fino a Cerro al Lambro.

Il parco regionale della Valle del Lambro e i percorsi naturalistici[modifica | modifica sorgente]

Il Parco della Valle del Lambro è stato istituito con Legge Regionale numero 82 del 16 settembre 1983[46]. I principali itinerari naturalistici ‘secondari’ del parco della valle del Lambro sono quelli del rio Pegorino e del rio Cantalupo e quello da Canonica Lambro ad Agliate.[47] Da segnalare le tre Bevere, torrenti che, da Merone a Briosco, confluiscono nel Lambro in sponda sinistra[48] ed il rio Pegorino anch'esso confluente nel fiume nei pressi di Canonica Lambro.[49] La fascia protetta, che si allarga ad oriente sino a ricomprendere i bacini affluenti, è lunga 25 chilometri. I comuni ricompresi sono 35 e la superficie misura 8.107 ha di cui la metà a parco naturale. Da visitare, a Inverigo l'orrido[50] all'interno di una fitta area boscata e il complesso architettonico della Rotonda, Villa Crivelli e santa Maria della Noce.[51] Diverse le piste ciclabili, sia lungo le sponde del fiume, sia all'interno[52]

Il parco di Monza e i mulini[modifica | modifica sorgente]

La cascina Mulini Asciutti nel parco di Monza

Il parco di Monza, in cui passa il Lambro, fu voluto da Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone e viceré del Regno d'Italia, come complemento alla Villa Reale costruita alcuni decenni prima per volontà del governo austriaco. Il progetto del parco fu affidato all'architetto Luigi Canonica; i lavori iniziarono nel 1806 e terminarono nel 1808.[53] Con i suoi 685 ettari di superficie e i quattordici chilometri di muro perimetrale è il maggiore parco cintato d'Europa, ma la sua caratteristica principale è quella di ospitare, con grande equilibrio, aspetti e attività molto diverse, talvolta antitetiche e apparentemente inconciliabili. Oltre al complesso neoclassico costruito dal Piermarini tra il 1777 e il 1780, con il Serrone (orangerie), la cappella, la Rotonda, ricordiamo villa Mirabello e villa Mirabellino, l'autodromo, un campo di golf a 18 buche, un campo per la pratica del polo, una scuola di agraria, la sede dei carabinieri a cavallo, numerose cascine e aree naturali. Tra i percorsi, perché più strettamente collegato al Lambro, ricordiamo quello dei mulini interamente restaurati. Sempre tra i mulini, ma questo nel pieno centro di Monza, va menzionato il mulino Colombo, costruito nel 1871, che restò in esercizio sino dopo il secondo dopoguerra.[54]

Il parco Media Valle del Lambro[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 i comuni di Sesto San Giovanni, Brugherio e Cologno Monzese, territori dell'antica Corte di Monza, individuano nella breve porzione dell'asta del Lambro che li accomuna l'area per un parco sovraccomunale: è una porzione di territorio fortemente compromessa dal punto di vista ambientale[55] e marginale rispetto alle planimetrie comunali; a Sesto, in particolare, ricomprende parte della dismessa area delle acciaierie Falck, quella delle "collinette",[56] i mucchi dei depositi delle scorie d'alto forno. Il parco sarà formalmente istituito nel 2002[57][58] Il 22 ottobre 2010, il comune di Monza avanza la richiesta di adesione al parco, che diventa così la cerniera tra l'intera fascia del Lambro superiore[59] e il sistema dei parchi milanesi fino all'Idroscalo[60]. Il comune di Sesto San Giovanni, nel 2006 ha avanzato all'Unesco la candidatura della città quale patrimonio dell'umanità per la ricchezza del suo patrimonio archeologico industriale[61] individuando 37 siti a sostegno della richiesta, partendo proprio dall'area delle "collinette". Quello che doveva essere il più piccolo dei parchi del Lambro, con una superficie di 300 ettari, assume una dimensione e un ruolo nuovi, arricchendosi di uno dei più vasti giacimenti esistenti di archeologia industriale.

A San Colombano, con una particolare attenzione ai percorsi cicloturistici, è stato istituito il Parco della Collina di San Colombano, nella fascia di territorio tra il rilievo e il Po[62],

Oasi del Bosco di Montorfano[modifica | modifica sorgente]

L'Oasi del Bosco di Montorfano è un'oasi WWF di 4 ettari che si sviluppa lungo l'alveo del fiume nel territorio del comune di Montorfano.[63] L'oasi è composta di alberi scelti tra le specie autoctone e messi a dimora in un'area prima degradata.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Idrografia, idrologia ed idrogeologia della valle del Fiume Lambro da pmvl.it
  2. ^ Pierino Boselli, "Toponimi lombardi", Sugarco Edizioni, Milano, 1977
  3. ^ È noto soprattutto perché racconta nel "Diario" la visita a Leonardo da Vinci ad Amboise l'11 ottobre 1517, con un'identificazione e una descrizione precisa della Gioconda
  4. ^ Gruppo Naturalistico della Brianza - Associazione per la protezione della natura in Lombardia - ONLUS
  5. ^ AltaBrianza.org - La confluenza del Lambrone nel lago di Pusiano
  6. ^ La basilica fu anche proprietaria di un terzo del lago stesso fino al 1652
  7. ^ La "soglia" ribassabile per consentire tutto l'emungimento possibile, era anche rialzabile per scongiurare il riflusso descritto
  8. ^ http://www.cavodiotti.it Cavo Diotti la diga del lago di Pusiano
  9. ^ I soci erano chiamati i lambristi
  10. ^ Non si sono verificati qui fenomeni di conurbazione come lungo le aste di Seveso e Olona, ma confrontando i dati relativi ISTAT la popolazione dei singoli comuni è mediamente raddoppiata tra il 1961 e il 2001
  11. ^ http://www.adbpo.it/on-multi/ADBPO/Home/PubblicazionidellEnte/documento10947.html in particolare pagine da 24 a 28
  12. ^ Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Home Page
  13. ^ Stampa - Sorgente Della Menaresta
  14. ^ cennistorici
  15. ^ diga
  16. ^ intro
  17. ^ Canale navigabile o irriguo?
  18. ^ Cascina Gobba
  19. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Lambro
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  21. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Forlanini
  22. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Monluè
  23. ^ Era uno dei borghi in cui furono confinati i Milanesi, più precisamente quelli di porta Orientale, dopo la sconfitta col Barbarossa
  24. ^ Provincia di Milano - Parco Sud
  25. ^ Lo sbocco storico del Redefossi è a poche centinaia di metri, ma da quando nel 2008 sono cominciati i lavori per il nuovo inalveamento, a San Giuliano Milanese, questo scarica nella Vettabbia a San Giuliano stesso e tutto il tratto costruito nel XVII secolo lungo la via Emilia è praticamente asciutto
  26. ^ Il Giorno - Lodi - Assurdo sostenere che l’acqua del Lambro può essere utilizzata per irrigare i terreni
  27. ^ Azienda Servizi Integrati Lambro S.P.A
  28. ^ Parco Media Valle del Lambro
  29. ^ Pudiga, Merlata, Lura, Bozzente, Rile-Tenore, Lanza, Selvagna, Quadronna, Bevera, Vellone, Fredda, Legnone, Des, Sesnivi, Braschè, Pissabò, Grassi, Boscaccia, Ganna, Valpissavacca, Pedana della Madonna, Fogascè, Mornaga, Riale delle Selve, Marubbio, Valdessera, Riale San Pancrazio, Riale di Torba, Riale di Castelseprio, Refreddo, Bozzone
  30. ^ (Fasce Fluviali del Fiume Lambro ,in Variante al Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del 2001)
  31. ^ Opera citata
  32. ^ Breislak S., 1822, “Descrizione geologica della provincia di Milano” Ed. Provincia di Milano
  33. ^ [1]
  34. ^ http://www.pmvl.it/include/spaw2/uploads/files/prima_mostra_inquinamento.pdf
  35. ^ Attraverso il Lambro meridionale anche gli altri collettori fognari raggiungevano indirettamente il Lambro
  36. ^ Tra le altre, anche quella che la diluizione nel sistema irriguo e il dilavamento sui suoli prima del ritorno in falda o in altri corpi idrici potesse, come era avvenuto nel passato, "riciclare" le acque
  37. ^ Si tratta solo di un'omonimia con l'impianto monzese
  38. ^ http://www.comune.milano.it/portale/wps/wcm/jsp/fibm-cdm/FDWL.jsp?cdm_cid=com.ibm.workplace.wcm.api.WCM_Content/Mobilita_Convegno%20Depuratori/e86ce780497922cba91ef9c311613a49/false&cdm_acid=com.ibm.workplace.wcm.api.WCM_Content/Maurizio%20Brown%20e%20Savino%20Colia%20-%200d02098049793c54a9f6f9c311613a49/0d02098049793c54a9f6f9c311613a49/false
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  40. ^ (23 febbraio 2010 – 23 marzo 2010: ARPA Lombardia illustra un mese di monitoraggio)
  41. ^ (ARPA : Aggiornamento al 4 novembre 2010)
  42. ^ Comune PV
  43. ^ Moria di pesci, nuovo allarme nel Lambro è la stessa zona dello sversamento di petrolio, la Repubblica (on line), 8 luglio 2010.
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  45. ^ il Cittadino
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  47. ^ Parco Valle Lambro - Fruibilità e Tempo Libero
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  50. ^ L' "Orrido di Inverigo" è salvo | MB News - Notizie, Giornale online della Provincia di Monza e Brianza
  51. ^ Parco Valle Lambro - Fruibilità e Tempo Libero
  52. ^ Valle del Lambro in Mountain Bike / Bicicletta - Mappa Percorso Ciclabile
  53. ^ Parco di Monza
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  57. ^ Sistemi verdi e Paesaggio :: Parco della Media Valle del Lambro
  58. ^ (Parco della media valle del Lambro)
  59. ^ Il Parco Media Valle Lambro si candida a diventare la “cerniera verde” tra Milano e la Brianza
  60. ^ http://www.assesempione.info/territorio/10322-territorioil-territorio-del-parco-media-valle-lambro-si-allarga.html
  61. ^ Sesto San Giovanni (ex Stalingrado d'Italia) è pronta a diventare patrimonio dell'Unesco - Il Sole 24 ORE
  62. ^ Parco della Collina di San Colombano al Lambro
  63. ^ Oasi del Bosco di Montorfano sul sito del WWF Italia.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • André Chastel, Luigi d'Aragona. Un cardinale del Rinascimento in viaggio per l'Europa, Laterza, Bari, 2007
  • Giuseppe Orombelli, Una nuova geologia per la Lombardia, Hoepli (Led), Milano, 2010
  • Domenico Flavio Ronzoni, Lambro, acque di Brianza, Consorzio del Parco della Valle del Lambro ed., 2009
  • Luciano Ponzoni, Il fiume Lambro: l'utilizzo, l'abbandono, gli interventi di salvaguardia, Consorzio del Parco della Valle del Lambro ed., 2008
  • Matteo M. Beretta, In canotto lungo il Lambro, storia dell'antica Brianza, Vivibrianza, 2009
  • AA. VV. http://sudmilano.settegiorni.it/dettagli_comune.php?campo=ospedali&istat_richiesto=15202 LIBRI E GUIDE
  • Sabrina Grego, Costruzione e trasformazione del paesaggio: la città industriale di Sesto San Giovanni. Progetto di ipertesto per il database dei Museo dell'Industria e del Lavoro, Libreria Clup, 2002

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

www.menarestaeditore.it

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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