Siziano

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Siziano
comune
Siziano – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Pavia-Stemma.png Pavia
Amministrazione
Sindaco Massimiliano Brambilla (lista civica) dal giugno 2004
Territorio
Coordinate 45°19′00″N 9°12′00″E / 45.316667°N 9.2°E45.316667; 9.2 (Siziano)Coordinate: 45°19′00″N 9°12′00″E / 45.316667°N 9.2°E45.316667; 9.2 (Siziano)
Altitudine 93 m s.l.m.
Superficie 11,79 km²
Abitanti 5 911[1] (30-6-2011)
Densità 501,36 ab./km²
Frazioni Bonate, Campomorto, Casatico, Gnignano
Comuni confinanti Bornasco, Carpiano (MI), Lacchiarella (MI), Landriano, Locate di Triulzi (MI), Pieve Emanuele (MI), Vidigulfo
Altre informazioni
Cod. postale 27010
Prefisso 0382
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 018150
Cod. catastale E265
Targa PV
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti sizianesi
Patrono san Bartolomeo
Giorno festivo la seconda domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Siziano
Posizione del comune di Siziano nella provincia di Pavia
Posizione del comune di Siziano nella provincia di Pavia
Sito istituzionale

Siziano è un comune italiano di 5 911[1] abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nel Pavese nordorientale, al confine con la provincia di Milano, nella pianura alla destra del Lambro meridionale.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

  • Il gonfalone: Bozzetto a colori di un troncato al primo argento, castello in rosso, secondo di rosso con ruota d'argento, in dettaglio il Castello eretto dai Birago, la ruota del mulino dei feudatari Molinari presa dal loro stemma, il rosso del sangue della battaglia del XII secolo tra Milanesi e Pavesi
Bozzetto gonfalone

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Siziano, oggi uno dei maggiori centri del Pavese, ha origini romane: le attestazioni medievali del nome (Septezanum, Seteciano) permettono di risalire all'etimo *SEPTICIANUS, "proprietà fondiaria (-ANUS) di Septicio": quest'ultimo nome è un gentilizio romano testimoniato da un certo numero di iscrizioni funerarie rinvenute in area padana.

Nel corso del basso Medioevo Siziano, sottoposta al dominio milanese ma collocata sul confine tra le terre di Milano e quelle di Pavia, si trovò al centro di sanguinose contese politico-militari. A scopi difensivi i milanesi vi eressero una fortezza della quale ancor oggi sono visibili le imponenti mura nel centro del paese. Citato in documenti duecenteschi con l'appellativo di burgus (centro abitato di modeste dimensioni ma dotato di fortificazione), Siziano e il suo castello persero d'importanza nel momento in cui, con la conquista di Pavia da parte dei Visconti, venne meno la necessità di presidiare il confine tra Pavia e Milano. Donato in beneficio feudale dagli Sforza alla famiglia dei Biraghi (fine del sec. XV), il borgo di Siziano andò incontro a una progressiva decadenza. Nel 1863 Siziano divenne capoluogo di comune, e nel 1871 venne aggregato a Siziano il comune di Campomorto.

  • Campomorto (CC B552), sede di un'antica abbazia, era feudo e patronato della famiglia Mantegazza di Milano. Qui fu combattuta, nel 1061, un'aspra battaglia tra Pavesi e Milanesi che provocò un gran numero di vittime. Tuttavia, non va dato credito alla diceria secondo la quale il nome Campomorto trarrebbe origine da questo importante fatto d'armi. Il comune di Campomorto fu soppresso nel 1871 e unito a Siziano.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca di Siziano è originalmente un palazzo dove il comune possiede due piani e in questi due piani c'è una piccola biblioteca. Questa biblioteca è in via della stazione, in centro accanto al comune, nella strada per andare a Villamaggiore di Lacchiarella.

La chiesa sconsacrata di via Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

Una delle più vecchie chiese di Siziano assieme a quella di San Bartolomeo e a quella di Campomorto, attualmente sconsacrata, un tempo era un elegante negozio di vestiti e ora è un museo dove mostrano ritratti. È possibile ammirare il campanile da via Cantalupo. L'antica chiesa è attualmente soprannominata La Chiesetta.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa sconsacrata di via Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

Una delle più vecchie chiese di Siziano assieme a quella di San Bartolomeo e a quella di Campomorto, attualmente sconsacrata, un tempo era un elegante negozio di vestiti e ora è un museo dove mostrano ritratti. È possibile ammirare il campanile da via Cantalupo. L'antica chiesa è attualmente soprannominata La Chiesetta.

La chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Per rispondere alle esigenze del paese che si era notevolmente sviluppato, per volere del parroco e dei fedeli fu eretta negli anni ’60: corredata di ampi spazi per le attività pastorali, è facilmente individuabile da lontano per il suo originale campanile.

La chiesa di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Risulta elencata tra le dipendenze della pieve di Decimo fin dal XIII secolo (Liber notitiae). La “capella” di Siziano è ancora citata nel 1398 tra quelle del plebato di Decimo (Notitia cleri 1398). Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia di San Bartolomeo di Siziano, che estendeva la propria giurisdizione anche su Cantalupo, possedeva fondi per 44.1 pertiche; inoltre la vice cura di Gnignano possedeva fondi per 0.19 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 1014. Tra XIX e XX secolo la parrocchia di Siziano è sempre stata compresa nella pieve di Lacchiarella e nel vicariato foraneo di Lacchiarella, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 quando è stata attribuita al decanato di Melegnano, nella zona pastorale VI di Melegnano. Campomorto sede di un'antica abbazia, era feudo e patronato della famiglia Mantegazza di Milano. Qui fu combattuta, nel 1061, un'aspra battaglia tra Pavesi e Milanesi che provocò un gran numero di vittime. Tuttavia, non va dato credito alla diceria secondo la quale il nome Campomorto trarrebbe origine da questo importante fatto d'armi. Il comune di Campomorto, fondato nel Rinascimento, fu soppresso nel 1871 e unito a Siziano. È un classico esempio di piccolo centro della pianura della bassa padana, sviluppatosi attorno alla grande cascina; il tutto è incorniciato da vaste distese verdi e specchi di risaie.

La chiesetta di Casatico detta anche Gesiolo[modifica | modifica wikitesto]

In stile rinascimentale, si erge in aperta campagna e questo esalta il suo fascino. Composto di una sola navata, ha la copertura in legno di recente fattura e si ritiene che anticamente fosse a volta. Il presbiterio, più antico, fu dovuto al priore Gerolamo Mantegazza a metà del XVI secolo. Il corpo centrale della chiesa, è del ‘700 e si innesta con un arcone nell’antico presbiterio allargandosi poi a forma ellittica con due larghe cappelle laterali che si fronteggiano al centro. La Facciata, anch’essa settecentesca, ha un portale in pietra che ornava la precedente costruzione, sormontato da una lunetta che ospita un pregevole bassorilievo di marmo di Carrara, raffigurante una Pietà. La facciata presenta traccia di affreschi del ‘700 ed a lato del portale si notano S.Cristoforo a destra e San Giobbe a sinistra. L’interno è spazioso e ben illuminato e di linee armoniose. I pilastri e le lesene che sorreggono il soffitto sono dipinte a fregi di volute e di fogliami, mentre la facciata interna i fregi si sviluppano in scene paesistiche di buon effetto. L’altare di destra, dedicato alla Vergine del latte, ha un affresco con la Madonna che allatta il bambino, il quale tiene nella manina una ciliegia. Questo affresco deve essere di origine antica; forse trasportato nell’altare nei rifacimenti del 1712. Il presbiterio reca una serie di pregevoli affreschi del XV secolo, di autore ignoto, ma riconducibile alla Scuola Lombarda del Luini. L’ultimo importante restauro risale al 1932, anno in cui la famiglia Castelli acquista la chiesa ed i terreni circostanti e provvide al risanamento generale del manufatto e delle adiacenze.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il Broletto[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo del Comune venne ideato nel 1902 dal giovane Guglielmo Castelli, assessore comunale e futuro sindaco, nonché erede dei costruttori delle vecchie scuole nel 1885. Guglielmo, a 27 anni, entra nel consiglio comunale e nel 1902 viene nominato assessore. Voleva edificare un nuovo palazzo affacciato alla piazza centrale, ma la sua piccola impresa non aveva i requisiti e gli strumenti adatti all’opera ed allora si rivolse ad un’impresa più grande di Locate Triulzi: la ditta Romanoni. Così, con nulla osta del 6 aprile 1907 l’architetto Pestalozzi consegnò il progetto ed iniziano i lavori. L’anno successivo Guglielmo Castelli venne nominato Sindaco e nel 1910 l’edificio fu ultimato. Questa struttura venne pensata per ospitare al primo piano gli impiegati comunali ed al piano terra l’ambulatorio e la farmacia che fino ad allora non esisteva con tutti i disagi che si può immaginare ne derivavano per la popolazione.

Aule della locale scuola nel 1930

Nel frattempo, a fianco della farmacia, due locali ospitarono le scuole e nel 1918 venne istituita la IV seguita dalla V elementare nel 1926. Alla fine degli anni ’30 parte dell’amministrazione era ancora nel vecchio palazzo (ora Acero-Croce Rossa)) che ospitava le prime tre classi elementari e gli uffici comunali, senza acqua potabile e con i servizi igienici fuori dal palazzo. Il comm. Castelli decise di riorganizzare i due edifici: trasformò la vecchia sede municipale in scuola con cinque classi elementari, servizi igienici ed un ufficio per la direttrice didattica. La nuova sede ospitava invece gli uffici comunali, la sala consigliare, il laboratorio medico ristrutturato e la farmacia che si era allargata negli spazi prima occupati dalle classi IV e V elementare. La facciata del palazzo viene dotata di illuminazione e la piazza assume un aspetto cittadino. L’inaugurazione avviene nel 1936.

Nel 1953 la nuova amministrazione propone un allargamento del palazzo ampliando l’ala di settentrione sopra la sala consiliare, creando così nuovi spazi, dove oggi insiste l’ufficio tecnico. Bisognerà aspettare ancora 31 anni per vedere tutti gli uffici unificati sotto un unico tetto e questa operazione si conclude grazie agli sforzi dell’amministrazione Pasi nel 1985, anno in cui si inaugura il nuovo palazzo municipale

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che Siziano divenne Comune con Regio Decreto del 25 maggio 1863, il paese acquisì credibilità verso le banche per ottenere i finanziamenti necessari a realizzare opere pubbliche. Nel 1870, ottenuti i finanziamenti, si decise di edificare la nuova scuola su quel lotto di terreno che costeggia la piazza principale e la strada che conduce alla stazione, dove oggi ha sede il centro diurno per anziani. A quel tempo quel terreno di 605 metri quadrati faceva parte di Villamaggiore ed era proprietà del Barone Sabino Leonino e fu acquistato per 2 lire al metro quadrato. La gara d'appalto se la aggiudicò la piccola impresa di Francesco Castelli, che iniziò i lavori il 1º marzo 1882 terminando gli stessi nel maggio 1885. Al piano terra alloggiavano le tre classi elementari ed il primo piano fu occupato dagli uffici Municipali. I servizi igienici erano all'aperto sotto il suchè: un pergolato per le zucche in uso ancora oggi. Ma gli scolari residenti fuori dall'abitato che dovevano raggiungere la scuola a piedi erano meno fortunati ed il disagio lo vivevano maggiormente in inverno e fu così che l'Amministrazione Comunale dovette provvedere anche a loro, soprattutto dopo la costruzione di Cascina Adelina nel 1898. Il Comune di Lacchiarella, dal quale dipendevano questi abitati, incentivò il Municipio di Siziano a fronteggiare la situazione e furono edificate delle aule a Villamaggiore che in quegli anni contava circa 350 abitanti mentre la cura delle anime dipendeva dalla parrocchia di San Bartolomeo. Così si conclude il secolo con l’allestimento di aule anche a Gnignano e Campomorto.

Il nuovo secolo inizia con l'ingresso nell'Amministrazione Comunale di Guglielmo Castelli, personaggio di spicco che, prima da assessore, poi da sindaco, si distinse per l'apporto di benessere e cultura al paese. Nel 1918 viene istituita la IV classe elementare a cui segue la V nel 1926. Tra il 1931 ed il 1934 l'originario edificio scolastico venne ristrutturato, dotandolo di servizi igienici con acqua corrente; si riunirono in un sol luogo tutte le classi.

Nel 1960 si costruirono nel giardino parrocchiale nuove aule per alloggiare le scuole medie.

Una svolta decisiva fu data dall'Amministrazione Pasi che negli anni '80 diede inizio all'edificazione delle nuove scuole in via Pavia, poi completate ed ampliate con la scuola secondaria dal suo successore Angelo Zucchi.

Persone legate a Siziano[modifica | modifica wikitesto]

Defendente Sacchi
Giangiacomo Medici
  • Defendente Sacchi (Casa Matta di Siziano, 22 ottobre 1796 – Milano 20 ottobre 1840), fu un erudito, giornalista e letterato italiano. La sua produzione fu molto prolifica e abbracciò i campi più diversi, dalla filosofia agli studi storici, alla letteratura, alla storia e critica d'arte, senza trascurare la scrittura di romanzi e novelle. A differenza di altri poligrafi del tempo la sua scrittura era basata su una solida formazione e un sapere quasi enciclopedico, per cui i suoi scritti, pur influenzati -soprattutto nella forma- dalle mode culturali del tempo, mantengono anche oggi un indubbio valore.
  • Antonio Beretta (Siziano, 17 aprile 1808 – Roma, 14 novembre 1891), è stato un politico italiano. È stato il primo sindaco di Milano, sotto il Regno di Sardegna, poi Regno d'Italia dal 1861. È rimasto in carica dal 21 gennaio 1860 al 18 luglio 1867; durante questo periodo istituì una commissione con il compito di promuovere la creazione di una nuova azienda bancaria, denominata "Compagnia del credito sul lavoro di Milano" divenuta poi Banca Popolare di Milano. Avviò inoltre i lavori di sistemazione di piazza Duomo. Fu travolto politicamente dallo scandalo sulla costruzione della Galleria della Scala: il sindaco si era accordato segretamente con la società edificatrice per alzare di un piano la struttura, ed aveva strapagato con fondi pubblici due dei vecchi palazzi da demolire per far posto alla Galleria. Venne nominato conte nel 1862 da Vittorio Emanuele II e divenne in seguito un membro illustre della Società storica lombarda
  • Mantegazza: nobile famiglia milanese di cui si ha menzione già dal 1117; aveva vasti tenimenti dei quali si trova menzione nella chiesa di Campomorto e di Casatico
  • Medici da Marignano: divenuti noti alla storia per il famoso rifiuto di ospitalità della vedova di Gian Giacomo Medici al cardinale Giovanni Angelo Medici divenuto poi papa Pio IV che nel 1564, con bolla papale, concesse il perdono per tale affronto. Ad oggi un discendente, di nome Giangiacomo, detiene ancora terreni nel territorio comunale.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Gli insediamenti agricoli sul territorio iniziarono con la centuriazione romana; più tardi, a seguito delle invasioni barbariche, le terre furono abbandonate e le coltivazioni lasciarono spazio a boschi e paludi. Più tardi con l'operosità dei monaci della Certosa di Chiaravalle e di Pavia iniziò la grande bonifica che ridiede vita all'agricoltura locale. Fu allora che si insediarono le prime cascine, intorno alle quali si svilupparono i primi piccoli agglomerati abitativi. Oggi restano alcune testimonianze di questi importanti fabbricati, mentre molti sono andati distrutti in parte dal tempo ed in parte per fare posto ai nuovi agglomerati urbani.

Cascine e frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Gnignano[modifica | modifica wikitesto]

Antica località già esistente prima dell'VIII secolo, durante il dominio dei "Franchi" le campagne di "Noniano" (l'attuale Gnignano), ospitarono Carlo Magno, che pose proprio qui, il suo campo. I primi abitanti di questo sito, si insediarono attorno al Lambro, più tardi si formarono altri nuclei: sulla sponda a est, sotto Locate Triulzi e Quarpiano (oggi Carpiano) e a ovest nelle terre di Septezano. I primi proprietari furono i frati di Sant'Ambrogio di Milano. Con l'ingrandirsi della comunità, nelle vicinanze di quella che oggi è considerata la casa padronale, fu edificata una chiesa dedicata ai santi Nazaro e Celso, ed un cimitero ad essa attiguo. Nel XV secolo il possesso passa ai monaci cistercensi di Chiaravalle; si ha menzione di una visita pastorale del cardinale Carlo Borromeo nel 1573. Nel 1757 il governo austro-ungarico fece Gnignano capoluogo di Comune e Siziano risultò essenne una frazione. Nel 1806 il cimitero andò in disuso e da allora le sepolture vengono effettuate nel cimitero di Siziano con grande disagio della popolazione che doveva portare il caro estinto per quattro chilometri, spesso a spalle. Dopo l'unità d'Italia, nel 1863 fu Siziano a divenire Comune e Gnignano diventò una sua frazione. Nel XIX secolo la proprietà viene ceduta a privati: la famiglia Pavesi che annovera tra i suoi discendenti Gerolamo Pavesi, sindaco si Siziano dal 1867 al 1875. Suo figlio Emilio fu assessore e benefattore nell'edificazione del 1908 della nuova chiesa di San Bartolomeo. Nel 1946 la chiesa andò distrutta a causa di una grande esondazione e fu ricostruita negli anni '50 a debita distanza dal corso d'acqua. Nel 1990 il suo territorio consisteva di circa 3300 pertiche coltivate prevalentemente a cereali.

Cascina Cantalupo alla Bettola[modifica | modifica wikitesto]

Dall'XI secolo questo fondo faceva parte dei possedimenti della chiesa di Santa Maria Assunta a Campomorto. Nel 1722, il Governo austriaco fece il censimento e la mappatura del luogo e nel 1759 lo stralciò dal territorio di Campomorto per inserirlo in quello di Siziano. La costituzione del primo catasto organizzato come è giunto a noi, fu introdotto dal governo di Maria Teresa al fine di poter controllare la consistenza delle proprietà e di poter esigere i tributi per contrastare la forte evasione. A quell'epoca la proprietà era di De Vecchi, nobile famiglia di Milano. A seguito di un matrimonio la famiglia si imparentò con i Medici da Marignano. L'affittuario dimorava in un grazioso edificio del '600 in Via S. Anna 5. La casa padronale, di evidente fattura settecentesca, fu edificata in quegli anni. La tradizione orale narra che in quell'epoca, nelle fredde notti d’inverno, si udisse l'ululare del lupo che si avvicinava all'abitato in cerca di cibo; da qui il nome di Cantalupo. Il degrado degli anni portarono alla sua demolizione lasciando spazio ad un nuovo complesso residenziale.

La Fornasetta[modifica | modifica wikitesto]

A sud del paese, in direzione di Pavia, sorge questa cascina, ora in parte celata da un antistante ristorante. Dominata da una torre quadrata, che probabilmente fungeva da granaio fortificato, risale al XV secolo. Col tempo si è corredata dei fabbricati circostanti che ospitavano quattro famiglie al tempo alle dipendenze della proprietà dell'abbazia di Campomorto. Nonostante il nome che porta, non si ha menzione che qui vi sia mai stata una fornace.

Cascina Soldati[modifica | modifica wikitesto]

Proseguendo per Pavia, un po' all'interno, si intravede questa vecchia cascina sorta nei primi anni del XVIII secolo. Allora il governo austriaco incalzava i grandi proprietari terrieri con onerosi tributi e per poter far fronte a queste gabelle la famiglia Mantegazza che deteneva le terre di Campomorto, cedette quel podere ad un nobile milanese, tale Giovanni Soldato; ecco il motivo dell'attuale nome della cascina. Una sera del 1944 vi fu un'incursione di sbandati che fece irruzione nella casa padronale uccidendo Felice Sacchi, conduttore del terreno che fu commissario prefettizio negli anni trenta; l'indomani fu allestita la camera ardente nella sala consigliare del Comune per attribuirgli gli onori degni di tale rispettabile persona. L'estensione del terreno è di circa 600 pertiche coltivate a cereali e fino a poco tempo fa, lungo le rive del cavo Marocco, vi si piantava l'anguriera.

Cascina Granzetta[modifica | modifica wikitesto]

Sulla strada che conduce a Melegnano si nota questa struttura testimonianza dei tempi in cui l'agricoltura produceva ricchezza. Nasce dopo la bonifica del XII-XII secolo per opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle e nel corso dei secoli subisce diversi passaggi di proprietà: viene ceduta ai monaci della Certosa di Pavia, poi all'Ospedale Maggiore di Milano, al cardinale Montaldo[Non risulta nessun cardinale Montaldo nella storia]. La comunità residente volle edificare una piccola chiesa che fu demolita nel 1886 poiché il proprietario dell'epoca, la lasciò degradare in quanto di religione ebraica. All'inizio del secolo scorso contava circa 120 anime ed il suo conduttore, sig. Lecchi, diede alla struttura le forme che ora vediamo. Nel 1990 aveva una consistenza di 1300 pertiche coltivate a cereali, oltre ad avere una stalla con numerose vacche da latte. Oggi, pur conservando le sue caratteristiche, è adibita al reinserimento di persone svantaggiate.

Cascina Cà Matta[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente era un avamposto del Castello di Siziano: probabilmente il suo attuale nome deriva da “casamatta” luogo isolato dove si conservava la polvere da sparo onde non compromettere la sicurezza del castello in caso di esplosione. In seguito fu trasformata in cascina facente parte dei possedimenti dell'abbazia di Campomorto; restò un fabbricato isolato fino alla fine del XVIII secolo, epoca nella quale sorse un'altra costruzione dirimpetto dall'altro lato della strada. Questo nuovo fabbricato ospitava un'osteria ed una piccola filanda con annesso allevamento di bachi da seta che venivano nutriti con le foglie di gelso che ornavano i nostri fossi. Nel 1860 il proprietario, sig. Grassi, concede al comune di Campomorto un locale, che verrà anche usato come sede elettorale, fino al 1871 anno in cui il comune sarà assorbito da quello di Siziano. Nel 1880 nasce un'altra osteria, condotta dalla famiglia Bonizzoni, qui vi era anche la stalla per ricoverare i cavalli delle carrozze che vi transitavano. Agli inizi del XX secolo si aggiungono altre costruzioni. L'originaria Cà Matta, ospitò Defendente Sacchi, ricordato da una lapide colà affissa. Per devozione dei fedeli vi fu anche affrescata un'effigie della Madonna, ma alla fine del secolo scorso, fu abbattuta. Rimangono tracce del muro di cinta che oggi ospita un parcheggio.

Cascina Giuditta[modifica | modifica wikitesto]

Visibile e raggiungibile sia dalla “binasca” e che dalla circonvallazione, questa cascina fu costruita nel 1921 dai Castelli, proprietari dei terreni. Fu condotta dalla famiglia Garlaschi fino al 1990. Originariamente ospitava quattro famiglie. Il nome che ora porta le fu dato in quanto i Castelli gradivano attribuire nomi di famiglia alle loro proprietà.

Cascina Cicogno detta dei canali[modifica | modifica wikitesto]

È collocata sulla strada che collega la Cascina Giuditta con Gnignano. Questo nome le fu attribuito in quanto, precedentemente, nella zona di Cantalupo a Cicogno, insisteva una cascina del XIV secolo rilevabile nella mappa catastale del censimento del Governo Austriaco del 1772. Consisteva di “cinque fuochi e 27 anime “. Nel XIX secolo fu abbandonata e lasciata andare in rovina. L'attuale “Cicogno” non nacque come vera e propria cascina, ma era la dimora del “regolatore” o “guardiano” delle acque; infatti in quel punto si incrociano le acque del Ticinello con quelle della Speziana e vi sono le porte per regolare il flusso delle acque per l'irrigazione delle campagne.

Cascina Cassinetta[modifica | modifica wikitesto]

Nata nella terra di San Vitale, si trova leggermente all'interno sul lato destro della strada che conduce a Casatico. Era di piccole dimensioni ed oltre all'affittuario ospitava tre famiglie. Ora, soffocata da altre costruzioni di recente edificazione, ha perso la sua caratteristica rurale e vi si svolgono altre attività.

Cascina Bonate[modifica | modifica wikitesto]

Di questo nucleo si ha notizia ai primi del Cinquecento quando, con un atto di compravendita, i Mantegazza cedono la proprietà alla famiglia milanese dei Bonati, da cui deriva l’attuale nome; nel 1860 vi furono diverse contese riguardo all'eredità di questo fondo che oggi si estende su circa cinquemila pertiche

Cascina Pierina[modifica | modifica wikitesto]

Affacciata sull'attuale Via Carducci fu costruita nel 1940 dalla famiglia Castelli proprietaria del fondo: gli fu dato questo nome in ricordo e omaggio di una congiunta. Nel 1941 fu affrescata una meridiana dal pittore Villa di Pavia poi restaurata da Rino Cecchetto nel 1995.

Cascina in via Roma[modifica | modifica wikitesto]

Entrando in paese dalla “binasca” al numero civico 108 si nota sulla sinistra una bella costruzione in mattoni. Birago, preso possesso del feudo nel 1484, erige subito questa costruzione che fungeva da stazione di dazio per le merci in transito per Milano e Pavia. Nel XVIII secolo viene acquistata dai De Vecchi che la trasformano in casa rurale dotandola di stalla per le vacche ed il cavallo e di un piccolo appezzamento di terreno che forniva foraggio. Nel 1930 il paese si espande a nord e la bella cascinetta non è più isolata. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la famiglia Maroni, che conduceva questo fondo, incurante del rischio che correva, diede rifugio nel fienile ad alcuni militari fuggiaschi.

Cascina Il Torchio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1575 il beneficio parrocchiale di San Bartolomeo viene in possesso di un appezzamento di circa 10 pertiche (circa 6140 metri quadrati) condotto da tal Pietro Triulzio. Vent'anni dopo il parroco decise di edificarvi una piccola abitazione ed un mulino per macinare il grano. La ruota che azionava la macina era azionata dall'acqua di una sorgiva proveniente da nord dell'abitato e compiuto il suo lavoro, andava a immettersi nel Ticinello. Vi era inoltre una macina per produrre olio di semi che veniva impiegato per alimentare i lumi della chiesa. Nel 1865 La proprietà viene ceduta a Giuseppe De Vecchi che edificò a ridosso del fabbricato esistente una abitazione per due famiglie ed una stalla per vacche da latte dando così vita alla cascina. Nel 1998 fu purtroppo demolita.

Le piccole cascinette[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quella di via Roma, in paese erano presenti altre piccole cascinette costituite dalla casa dell'agricoltore, una piccola stalla per le vacche da latte ed il cavallo

In vicolo Torretta, tuttora esistente, era dotata di una piccola stalla per due vacche ed un cavallo ed il terreno per il foraggio. Ora è stata trasformata e inglobata in un nuovo contesto residenziale.

Il Curton, dove esiste tuttora la torretta: anche questa accessoriata di stalla e fienile, oggi ristrurrtrata e trasformata.

La corte del Ceroni: gruppo di cascinette che davano sulla stessa corte, tutte dotate di stalla ed annessi fienile e ricovero per carri ed attrezzi

Corte del bar castello: anch’essa ristrutturata, non presenta più traccia della vita di un tempo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Stazione Radio[modifica | modifica wikitesto]

Vicino a Siziano sotto il comune di Lacchiarella, è presente un grande trasmettitore radio in onda media, che trasmette il canale RAI Radiouno su 900 kHz con una potenza di 50 kW. È uno dei trasmettitori più potenti in Italia e può essere ricevuto di notte in gran parte dell'Europa.[3],[4] Questo impianto dal 7 aprile 2006 trasmette anche il segnale di Radiodue nel formato digitale DRM sulla frequenza 693 kHz in forma sperimentale.[5]. Questo trasmettitore è la principale e storica frequenza di emissione del giornale radio della Lombardia "Il gazzettino padano".

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Italradio:: ...perché c'è sempre una radio che trasmette in italiano
  4. ^ Impianto Rai MILANO SIZIANO - DRM - 693 KHZ - ONDE MEDIE
  5. ^ IW0HK - Stazione Radiomatoriale di Andrea Borgnino - Ham Station - Ex IW1CXZ - Drm - Digital Radio Mondiale - Dream 1.6