Gambolò

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Gambolò
comune
Gambolò – Stemma
Un tratto di mura del castello
Un tratto di mura del castello
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Pavia-Stemma.png Pavia
Amministrazione
Sindaco Claudio Galimberti (PD) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 45°15′31″N 8°51′53″E / 45.258611°N 8.864722°E45.258611; 8.864722 (Gambolò)Coordinate: 45°15′31″N 8°51′53″E / 45.258611°N 8.864722°E45.258611; 8.864722 (Gambolò)
Altitudine 104 m s.l.m.
Superficie 51 km²
Abitanti 10,279[1] (31-07-2013)
Densità 0,2 ab./km²
Frazioni Belcreda, Cason Peri, Garbana, Molino d'Isella, Remondò, Stradella
Comuni confinanti Borgo San Siro, Mortara, Tromello, Vigevano
Altre informazioni
Cod. postale 27025
Prefisso 0381
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 018068
Cod. catastale D901
Targa PV
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti gambolesi o gambolini
Patrono san Getulio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gambolò
Posizione del comune di Gambolò nella provincia di Pavia
Posizione del comune di Gambolò nella provincia di Pavia
Sito istituzionale

Gambolò (Gambulò in dialetto lomellino[2]) è un comune italiano di 10.279 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nella Lomellina orientale, sul Terdoppio, non lontano dalla riva destra del Ticino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio di Gambolò risalgono al Mesolitico recente (5500-4500 a.C.) e sono state individuate lungo la sponda destra del Terdoppio, dove alcuni gruppi di cacciatori si fermano periodicamente durante le loro escursioni di caccia. In seguito, nell'età del Bronzo medio e tardo (2000-1900 a.C.), un significativo villaggio si sviluppa sempre sui dossi del Terdoppio.

L'intero territorio conosce una notevole fase insediativa in epoca celtica, dalla seconda metà del secolo III a.C.; in questo periodo sorgono numerosi villaggi, come testimoniano le relative necropoli. Proprio da frazione Belcreda proviene un vaso funebre che reca il nome del defunto di cui contiene i resti: Vindonidius, il primo abitante di Gambolò di cui conosciamo il nome.

L'epoca romana, dalla fine del I secolo a.C., porta un influsso benefico: i coloni, i commercianti e gli artigiani romani recano un significativo apporto in termini di conoscenze tecniche e culturali. Alcune are votive ritrovate nella chiesa di Sant'Eusebio, testimoniano la presenza di un luogo di culto. Alcune tradizioni locali, indotte dall'ortogonalità di alcune strade del centro storico ma in realtà infondate scientificamente, attribuiscono l'abitato a una fondazione romana, in realtà mai dimostrata.

Poi, progressivamente, i dati archeologici si rarefanno: è un segno dei tempi dovuto ai cambiamenti e alla crisi dell'Impero. I barbari, varcati armi alla mano i confini, devastano il nord Italia saccheggiando e derubando.

La prima volta che il nome del paese compare nella storia è nel 999, in un documento in cui si dice che un certo Ademarus de Gambolate deve risarcire il vescovo di Vercelli Leone dei danni arrecatigli. Il castello viene citato per la prima volta cento anni dopo, nel 1099: la fortezza accoglie al sicuro gli abitanti del villaggio e della campagna circostante.

Ma il documento più importante è una bolla del papa Innocenzo II del 1133 che conferma all'allora vescovo di Novara l'appartenenza di questo territorio alla sua diocesi: il paese viene chiamato Campus Latus.

Nel Medioevo è testimoniata la compresenza di due diverse diocesi, quella di Novara e quella di Pavia: ci troviamo in un territorio di confine fra le due giurisdizioni, cui si legano anche mosse politiche e strategiche dei due vescovadi e dei poteri laici ad essi collegati. Dalla diocesi di Novara dipende la pieve di S. Pietro di Masovico, collocata all'incirca due km fuori dell'abitato attuale, oltre il Terdoppio. Da San Pietro dipende la chiesa di S. Gaudenzio; questa, situata nel villaggio, destituirà nei secoli successivi la pieve rurale e diverrà la parrocchia del paese.

La diocesi di Pavia trova invece la propria dipendenza nella pieve di Sant'Eusebio, documentata fra XIII e XIV secolo. In questi secoli il paese gravita politicamente nell'orbita di Pavia, che è continuamente in guerra con Milano; nel corso degli anni Gambolò viene ripetutamente assediata e danneggiata. Alla fine Milano prevale definitivamente e si sancisce il predominio della signoria dei Visconti. Il castello perviene ai Beccaria e viene poi dato da Galeazzo Maria Visconti a Francesco Pietrasanta.

Fra basso Medioevo e Rinascimento la zona rifiorisce, grazie a bonifiche e canalizzazioni che valorizzano la campagna. Con l'avvento degli Sforza e la successiva perdita del ducato a favore dei francesi passa, nel 1499, nelle mani di Gian Giacomo Trivulzio, maresciallo di Luigi XII, marchese di Vigevano. Dopo alterne vicende militari e politiche il territorio, con il Ducato di Milano, finisce definitivamente nelle mani della corona spagnola. Nel 1573 i nobili Litta Visconti Arese acquistano dagli spagnoli il feudo di Gambolò.

È del 10 ottobre 1639 il documento nel quale si avvisa che le terre di Gambolò, Gravellona, Cilavegna, Cassolnovo, Villanova, Nicorvo, Robbio, Confienza e Palestro cessano di far parte del territorio Novarese o Pavese ed entrano in quello Vigevanasco, diventando così, terre appartenenti al contado di Vigevano.

Nel 1672 ecco un avvenimento importante per la storia religiosa di Gambolò: arrivano le spoglie di S. Getulio, riesumate l'anno precedente dalle catacombe di Roma. Il Santo, originario di Gabi nel Lazio, martirizzato dall'imperatore Adriano nel 124 d.C., diviene il Patrono del paese. Nel 1743 il Vigevanasco passa dallo Stato di Milano (allora austriaco) ai Savoia, e nel 1818 fu unito alla Lomellina. Il 21 marzo 1849 il territorio di Gambolò è teatro, come fu alle sue origini, della storica Battaglia della Sforzesca, nel corso della Prima Guerra d'Indipendenza. Le truppe guidate dal re Carlo Alberto si scontrano vittoriosamente con l'esercito del maresciallo Radetsky. Nel 1859 Gambolò entra a far parte della provincia di Pavia.

FONTI: Gambolò e le sue Pievi, Prof. A.Colombo, Tipografia Nazionale Emilio Natale Vigevano 1925.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello Litta

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Gambolò.
L'accesso al Castello

Tra il 1412 e il 1475 il feudo di Gambolò venne concesso ad Antonio Beccaria. Il castello presenta i caratteri essenziali delle rocche visconteo - sforzesche con pianta quadrilatero/trapezoidale e torri sia nei “cantoni“ che al centro. Da ogni lato i muri di cinta, lungo cui si snodavano i cammini di ronda, erano completati da merli ghibellini.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale di Sant'Eusebio e San Gaudenzio[modifica | modifica sorgente]

La parrocchiale

La chiesa parrocchiale dedicata San Gaudenzio ed a Sant'Eusebio, già citata nel 1132, fu completamente rifatta nel 1899 conservando il campanile romanico, recentemente restaurato dall'amato ex parroco don Angelo Croera. All'interno sono conservati un affresco della Madonna con Bambino e una Madonna tra San Rocco e San Sebastiano, entrambi risalenti al XV secolo.

Pieve di Sant'Eusebio[modifica | modifica sorgente]

La basilica romanica di Sant'Eusebio si dice sia sorta sui ruderi di un tempio dedicato a Minerva che franò nel X secolo e la prepositurale di S. Gaudenzio, con facciata tipicamente lombardesca. La sua architettura ripropone il modello della basilica di Santa Maria Maggiore di Lomello con gli archetti binati, le lesene, la strombatura e la collocazione delle finestre. All'interno si trova la cappella gentilizia delle famiglia Litta - Visconti - Arese, con sculture canoveggianti, tele dell'Appiani e del Canevari ed affreschi del Sottocornola e del Gambini. Si racconta che fino al XV secolo sulla facciata della Chiesa si potessero leggere due lapidi romane evocanti la battaglia “ad ticinum“ di Publio Cornelio del 218. Le altre due torri e il campanile della basilica furono distrutte nel 1213 e quest'ultimo fu rifatto nel 1512. La Chiesa si presenta come un collage di stili architettonici. La parte originale è in stile romanico con pianta asimmetrica e navata laterale di ampiezza diversa. Analisi del manufatto hanno permesso di portare in luce la forma originale dei pilastri con semicolonne addossate, di fattezza tipicamente romanica, così come l'abside di forma poligonale con contrafforti esterni, la copertura a spicchi e gli archetti binati interrati in corrispondenza della prima campata. Nel 1500, in seguito alla diffusione della peste, la Chiesa, divenuta un lazzaretto, fu disinfettata tinteggiando e ricoprendo tutti gli affreschi della parte originale. Nel corso degli anni la Chiesa era stata praticamente abbandonata e conseguentemente chiusa al pubblico. Francesco Marinone, ex sindaco della Città di Gambolò e grande appassionato di storia, volle fortemente il recupero della struttura vista la grande importanza a livello locale, e così verso la fine dell'anno 2007 sono stati ultimati i restauri della Chiesa che è stata restituita al suo antico splendore.

Chiesa Madonna del Terdoppio[modifica | modifica sorgente]

La chiesa della Madonna del Terdoppio si trova ai margini del centro abitato sulla strada che dal capoluogo collega le frazioni Remondò e Garbana. Notizie di una cappella dedicata alla Vergine Addolorata, detta anche “Madonna del Terdoppio“, particolarmente cara ai gambolesi, risalgono alla metà del Cinquecento. Successivamente, nei primi anni del Seicento, per volontà degli Amministratori della chiesa di sant'Eusebio, l'antico tabernacolo venne sostituito da una Chiesa, alla cui costruzione contribuì anche il Comune con la somma di Lire 200 imperiali, dove si celebrava la messa domenicale e la prima domenica dopo Pasqua veniva solennizzata con una festa solenne. La chiesetta si presenta a pianta quadrata con copertura a volta riccamente decorata, un locale posteriore di servizio ed è preceduta da un porticato a tre fornici. All'interno, sull'unico altare, vi è un dipinto di Biagio Canevari in sostituzione dell'antico affresco della Madonna, attualmente affiancato da due tele offerte dalla poetessa Biroli intorno agli anni settanta. Ricche e abbondanti decorazioni di gusto tipicamente seicentesco sono tuttora ben conservate e visibili sulla volta della navata. Verso la fine del Settecento, dalla muratura angolare della chiesa si sopraelevò il campanile ancora oggi funzionante. Il fabbricato venne restaurato intorno agli anni settanta per volontà della poetessa Biroli e offerto alla comunità gambolese per farne un tempio civico. Attualmente nella chiesetta si celebrano le feste del 25 aprile e del 4 novembre, e la Madonna del Terdoppio il 14 settembre. (fonte sito Comune di Gambolò)

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La squadra calcistica cittadina è l'A.C.D. Gambolò Gifra, società nata dalla storica A.C. Gambolò (anno di fondazione 1929) e dalla vigevanese Gifra Vigor. Il settore giovanile copre tutte le categorie, dalla scuola calcio alla rappresentativa Under 21, mentre la prima squadra milita nel campionato di seconda categoria.

GambolòGifra

Basket[modifica | modifica sorgente]

Gambolò è rappresentata nel basket dalla Virtus Gambolò, società che milita nel Campionato Regionale Lombardo in Serie C, Girone C. Gioca le partite casalinghe al Pala Olimpia di Gambolò, viale Olimpia s.n.c. Colori Sociali: Giallo/Blu Sponsor principale: Vetrotenda sito web: http://www.basketaroundvigevano.it

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Nella frazione maggiore Remondò (il cui toponimo deriva da un aggettivo "remondatum", da "remondare", che significa sarchiare, spianare, pulire un terreno) si trova la stazione di Gambolò-Remondò, sulla linea ferroviaria Mortara - Pavia, il dispensario farmaceutico e una base dell'Aeronautica Militare. La chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Margherita e risale al 1776.
  • A Garbana ha sede il secondo ufficio postale della città. Il toponimo deriva da "Garbus", macchia di cespugli. La chiesa, dedicata alla Natività di Maria, risale al 1833.
  • Nella frazione di Cason Peri sorge la chiesetta dedicata a San Pietro risalente al 1738 e dipendente dalla parrocchia della Garbana. La frazione è situata sul confine con Mortara, tanto che il nucleo abitato si sviluppa sui territori dei due comuni: la zona a Est, attorno alla chiesa, dipende da Gambolò mentre la zona a Ovest, lungo la strada provinciale, fa parte della frazione Cattanea-Casoni dei Peri di Mortara.
  • A Belcreda si trova il centro sociale per la terza età oltre a un piccolo centro sportivo e una discarica, ormai chiusa. Il nucleo attuale è sorto negli ultimi decenni lungo la strada provinciale per Pavia. Il nucleo antico, ormai scomparso, è ricordato fin dall'antichità: nel 969 fu dato dall'imperatore Ottone I al suo vassallo Ingone, dal quale discese la famiglia dei Belcredi, feudatari del luogo. L'antico castello, costruito sul finire del XIII secolo, fu distrutto nei secoli successivi, l'abitato fu abbandonato e il territorio inglobato nel comune di Gambolò
  • Stradella e Molino d'Isella sono le frazioni più piccole, nella prima, di stampo prettamente agricolo, si trova una chiesa del 1590 dedicata alla Beata Vergine Assunta, mentre nella seconda si trovano Villa Necchi alla Portalupa, Villa Acqua, la chiesetta dedicata a Sant'Ambrogio che Vittorio Necchi fece costruire in ricordo di padre Ambrogio Necchi ed il mulino, risalente al 1498 quando Ludovico Maria Sforza donò al monastero delle Grazie di Milano tutti i possedimenti esistenti nel territorio di Vigevano e Gambolò compresi nel fondo della Sforzesca.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Stemma nella versione aulica

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Gambolò è gemellata con:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2013.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 349.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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