Gambolò
| Gambolò comune |
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Un tratto di mura del castello |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Elena Nai (centrodestra) dal 15/04/2008 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 45°15′0″N 8°52′0″E / 45.25°N 8.86667°ECoordinate: 45°15′0″N 8°52′0″E / 45.25°N 8.86667°E | ||||
| Altitudine | 104 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 51 km² | ||||
| Abitanti | 10 312[1] (31-07-2011) | ||||
| Densità | 202,2 ab./km² | ||||
| Frazioni | Belcreda, Garbana, Molino d'Isella, Remondò, Stradella | ||||
| Comuni confinanti | Borgo San Siro, Mortara, Tromello, Vigevano | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 27025 | ||||
| Prefisso | 0381 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 018068 | ||||
| Cod. catastale | D901 | ||||
| Targa | PV | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | gambolesi o gambolini | ||||
| Patrono | san Getulio | ||||
| Localizzazione | |||||
| Sito istituzionale | |||||
Gambolò (Gambulò in dialetto lomellino[2]) è un comune italiano di 10.312 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nella Lomellina orientale, sul Terdoppio, non lontano dalla riva destra del Ticino.
Indice |
[modifica] Storia
Nel 999 appare come Gambolatum e nel 1250, nell'elenco delle terre pavesi, ancora con lo stesso nome. Appaiono fantasiose le etimologie più tarde come campus latus ("campo largo"), per tacere di Campus Laevus ("campo dei Levi"). Appartenne al territorio pavese probabilmente fin da epoca remota. Nel XIV secolo ne divennero signori i Beccaria di Pavia, e rimase a lungo a un ramo della famiglia molto potente nella zona, che si estinse con Agostino nel 1475. Nello stesso anno gli Sforza lo concessero a Francesco Pietrasanta; all'epoca dell'occupazione francese del ducato di Milano, venne usurpato nel 1499 dal ciambellano Robinet de Formielles, poi fu aggregato al Marchesato di Vigevano, attribuito al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio. Al ritorno degli Sforza fu incamerato.
Dal 14 marzo 1530 Gambolò fa parte della diocesi di Vigevano.
Nel 1532 fu staccato dal Principato di Pavia e unito alla nuova provincia del Contado di Vigevano o Vigevanasco. Nel 1572 venne nuovamente infeudato, ad Agostino Litta, la cui famiglia terrà il feudo nei secoli seguenti, fino all'abolizione del feudalesimo (1797). Nel 1574 i Litta furono nominati Marchesi di Gambolò (l'ultimo marchese di Gambolò si spense nel 1921).
Nel 1707 la provincia di Lomellina, che allora non comprendeva il Vigevanasco, fu ceduta ai Savoia, e Gambolò rimase un comune di confine fino al 1743, quando anche il Vigevanasco passò dallo Stato di Milano (allora austriaco) ai Savoia. Nel 1818 il Vigevanasco fu unito alla Lomellina, e nel 1859 Gambolò entrò a far parte della provincia di Pavia.
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Architetture militari
Castello Litta
Intorno all’anno 1000, nel periodo dei Comuni, sorse il “Castrum“, nucleo fortificato del castello, luogo di protezione per gli abitanti del villaggio e dei territori. In origine il castello era una rocca realizzata a scopi prettamente difensivi, e nel corso dei secoli subì numerosi saccheggiamenti e venne semidistrutto nelle campagne militari dei secoli XII e XIII. Tra il 1412 e il 1475 il feudo di Gambolò venne concesso ad Antonio Beccaria. Il castello presenta i caratteri essenziali delle rocche visconteo - sforzesche con pianta quadrilatero/trapezoidale e torri sia nei “cantoni“ che al centro. Da ogni lato i muri di cinta, lungo cui si snodavano i cammini di ronda, erano completati da merli ghibellini.
Il 30 gennaio 1573 il Marchese Litta Agostino acquistò, dal fisco spagnolo, per 60.400 lire il fuedo di Gambolò. La Casa del Signore di cui entrò in possesso misurava circa 350 m² e occupava il lato nord - ovest del castello. L’idea del Conte era quella di trasformare il castello in villa di campagna con un ampio giardino e un ingresso rappresentativo. Pertanto l’11 aprile 1573 il conte, successivamente elevato al titolo di marchese, incominciò ad acquistare le proprietà private poste all’interno del castello iniziando da quelle prossime al palazzo. Tra il 1614 e il 1680 venne realizzato, a est della rocca, il nuovo viale di ingresso previo rifacimento dei due fronti della via allora esistente con svasamento poligonale della contrada di Mangrate, l’attuale Corso Vittorio Emanuele. Il nuovo viale sfociava di fronte al torrione principale sul cui arco è ancora in parte leggibile la centinatura della facciata con le feritoie dei bolzoni del ponte levatoio, trasformato, nel 1680 in portale d’ingresso con arco a sesto ribassato e dentellato.
Il palazzo si elevava circa 50 metri ad ovest con ingresso ad arco ribassato a tutto sesto, con fronte bugnato ed estradosso a dentelli. Oltre si trovava il cortile con due colonnati affacciati e una muraglia cieca. Prima della fine del secolo i Litta eliminarono dalla cinta muraria del castello i merli e i cammini di ronda, iniziando a costruire a ridosso del muro una galleria, oggi chiamata “Manica Lunga“. Purtroppo a seguito di controversie i lavori si interruppero con la costruzione della torre quadrata posta al centro del lato che congiungeva il palazzo con la torre Mirabella e, solo nei primi anni del 1700, con l’acquisto degli ultimi sedimi si portarono a termine i lavori arricchendo la torre Mirabella di un belvedere con ringhiera.
Il corpo della “Manica Lunga“ si sviluppa su due piani per un’altezza complessiva di m 10.00 circa. Il piano terra è costituito da una galleria della lunghezza di circa m 50.00 costituita da 15 colonne binate poggianti su un parapetto interrotto da un’alternanza di vuoti e di pieni che trovano definizione nella continuità materica delle mensole poggianti su pilastrini centrali in pietra. Appoggiate sui capitelli delle colonne si trovano le travi in pietra, per la prima parte in ceppo e per la seconda in granito quasi a testimoniare le fasi successive di esecuzione dei lavori. In corrispondenza degli archivolti si aprono delle finestrature che si affacciato sulla porzione di fossato ora coperta. Le pareti sono intonacate a eccezione della parte delle vecchie mura che si presenta in mattoni a vista. Il soffitto della galleria è in cannicciato con volte a sesto ribassato con alternanza di vela e botte, mentre la soletta è in assito poggiante su una orditura in legno. Nei decenni successivi furono apportate altre modifiche come ad esempio la fontana ottagonale, ora distrutta, fatta erigere nel 1776 al centro del giardino in prossimità della galleria. Successivamente il castello fu donato dalla famiglia Robecchi, avente causa dai Litta, al Comune. Al piano primo del complesso della Manica Lunga vi è la sede del Museo Archeologico Lomellino. (fonte sito del Comune di Gambolò)
Sul castello si veda inoltre: Gianpaolo Angelini, Il feudo e la villa. I Litta e il castello di Gambolò nel Seicento, in Lo «zelantissimo Pastore» e la Città. Vigevano nell’età del vescovo Caramuel, a cura di Luisa Giordano, catalogo della mostra (Vigevano, Seconda Scuderia del Castello Sforzesco, 16 dicembre 2006 - 28 gennaio 2007), ETS, Pisa 2006, pp. 199–236.
[modifica] Architetture religiose
[modifica] Chiesa parrocchiale di Sant'Eusebio e San Gaudenzio
La chiesa parrocchiale dedicata San Gaudenzio ed a Sant'Eusebio, già citata nel 1132, fu completamente rifatta nel 1899 conservando il campanile romanico, recentemente restaurato dall'amato ex parroco don Angelo Croera. All'interno sono conservati un affresco della Madonna con Bambino ed una Madonna tra San Rocco e San Sebastiano, entrambi risalenti al XV secolo.
[modifica] Pieve di Sant'Eusebio
La basilica romanica di Sant'Eusebio si dice sia sorta sui ruderi di un tempio dedicato a Minerva che franò nel X sec. e la prepositurale di S. Gaudenzio, con facciata tipicamente lombardesca. La sua architettura ripropone il modello della basilica di Santa Maria Maggiore di Lomello con gli archetti binati, le lesene, la strombatura e la collocazione delle finestre. All’interno si trova la cappella gentilizia delle famiglia Litta - Visconti - Arese, con sculture canoveggianti, tele dell’Appiani e del Canevari ed affreschi del Sottocornola e del Gambini. Si racconta che fino al XV sec. sulla facciata della Chiesa si potessero leggere due lapidi romane evocanti la battaglia “ad ticinum“ di Publio Cornelio del 218. Le altre due torri e il campanile della basilica furono distrutte nel 1213 e quest’ultimo fu rifatto nel 1512. La Chiesa si presenta come un collage di stili architettonici. La parte originale è in stile romanico con pianta asimmetrica e navata laterale di ampiezza diversa. Analisi del manufatto hanno permesso di portare in luce la forma originale dei pilastri con semicolonne addossate, di fattezza tipicamente romanica, così come l'abside di forma poligonale con contrafforti esterni, la copertura a spicchi e gli archetti binati interrati in corrispondenza della prima campata. Nel 1500, in seguito alla diffusione della peste, la Chiesa, divenuta un lazzaretto, fu disinfettata tinteggiando e ricoprendo tutti gli affreschi della parte originale. Nel corso degli anni la Chiesa era stata praticamente abbandonata e conseguentemente chiusa al pubblico. Francesco Marinone, ex sindaco della Città di Gambolò e grande appassionato di storia, volle fortemente il recupero della struttura vista la grande importanza a livello locale, e così verso la fine dell'anno 2007 sono stati ultimati i restauri della Chiesa che è stata restituita al suo antico splendore.
[modifica] Chiesa Madonna del Terdoppio
La chiesa della Madonna del Terdoppio si trova ai margini del centro abitato sulla strada che dal capoluogo collega le frazioni Remondò e Garbana. Notizie di una cappella dedicata alla Vergine Addolorata, detta anche “Madonna del Terdoppio“, particolarmente cara ai gambolesi, risalgono alla metà del 1500. Successivamente, nei primi anni del 1600, per volontà degli Amministratori della chiesa di sant’Eusebio, l’antico tabernacolo venne sostituito da una Chiesa, alla cui costruzione contribuì anche il Comune con la somma di Lire 200 imperiali, dove si celebrava la messa domenicale e la prima Domenica dopo Pasqua veniva solennizzata con una festa solenne. La chiesetta si presenta a pianta quadrata con copertura a volta riccamente decorata, un locale posteriore di servizio ed è preceduta da un porticato a tre fornici. All’interno, sull’unico altare, vi è un dipinto di Biagio Canevari in sostituzione dell’antico affresco della Madonna, attualmente affiancato da due tele offerte dalla poetessa Biroli intorno agli anni 70. Ricche ed abbondanti decorazioni di gusto tipicamente seicentesco sono tuttora ben conservate e visibili sulla volta della navata. Verso la fine del 1700, dalla muratura angolare della chiesa si sopraelevò il campanile ancora oggi funzionante. Il fabbricato venne restaurato intorno agli anni ‘70 per volontà della poetessa Biroli e offerto alla comunità gambolese per farne un tempio civico. Attualmente nella chiesetta si celebrano le feste del 25 aprile e del 4 novembre, e la Madonna del Terdoppio il 14 settembre. (fonte sito Comune di Gambolò)
[modifica] Sport
[modifica] Calcio
La squadra calcistica cittadina è l'A.C.D. Gambolò Gifra, società nata dalla storica A.C. Gambolò e dalla vigevanese Gifra Vigor. Il settore giovanile copre tutte le categorie, dalla scuola calcio alla Juniores, mentre la prima squadra milita nel campionato di prima categoria lombardo. L' A.C.D. Gambolò Gifra è l'unica squadra della zona ad aver una squadra femminile, che attualmente milita in Serie D.
[modifica] Basket
Per quanto riguarda i campionati di basket, la squadra più importante, in questo senso, è la Virtus Gambolò che milita nel campionato di C2 lombardo, gioca le proprie partite nel palazzetto chiamato Pala Olimpia.
[modifica] Altri
Gambolò vede anche la partecipazione di alcune squadre locali ai campionati di hattrick: AmericanEagle, ad oggi in VI serie, GambolòFutbolCleb, appartenente alla VI serie, Teppisteam, militante, anch'essa in VI serie e Boca Marco di Colombo Marco, appartenente alla X serie.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Geografia antropica
[modifica] Frazioni
- Nella frazione maggiore Remondò (il cui toponimo deriva da un aggettivo "remondatum", da "remondare", che significa sarchiare, spianare, pulire un terreno) si trova la stazione di Gambolò-Remondò, sulla linea ferroviaria Mortara - Pavia, il dispensario farmaceutico e una base dell'Aeronautica Militare.
- A Garbana ha sede il secondo ufficio postale della città.
- A Belcreda si trova il centro sociale per la terza età oltre a un piccolo centro sportivo e una discarica, ormai chiusa.
- Stradella e Molino d'Isella sono le frazioni più piccole, nella prima vi si trova una chiesa mentre nella seconda hanno sede Villa Necchi alla Portalupa, restaurata ed inaugurata il 12 settembre 2010, VILLA ACQUA, la chiesetta dedicata a Sant'Ambrogio che il Cav. Necchi Vittorio la fece costruire in ricordo del padre Necchi Ambrogio e il mulino, risalente al 1498 quando Ludovico Maria Sforza donò al monastero delle Grazie di Milano tutti i possedimenti esistenti nel territorio di Vigevano e Gambolò compresi nel fondo della Sforzesca.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Elena Nai (centrodestra) dal 15/04/2008 (1º mandato)
[modifica] Gemellaggi
Gambolò è gemellata con:
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 Luglio 2011.
- ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani , Torino, UTET, 2006, p. 349.
[modifica] Altri progetti
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