Magenta (Italia)

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Magenta
comune
Magenta – Stemma Magenta – Bandiera
Magenta – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Sindaco Giammarco Invernizzi (centrosinistra) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 45°28′00″N 8°53′00″E / 45.466667°N 8.883333°E45.466667; 8.883333 (Magenta)Coordinate: 45°28′00″N 8°53′00″E / 45.466667°N 8.883333°E45.466667; 8.883333 (Magenta)
Altitudine 138 m s.l.m.
Superficie 21,81 km²
Abitanti 22 877[1] (censimento 2011)
Densità 1 048,92 ab./km²
Frazioni Ponte Nuovo, Ponte Vecchio
Comuni confinanti Boffalora sopra Ticino, Cerano (NO), Corbetta, Marcallo con Casone, Robecco sul Naviglio, Santo Stefano Ticino, Trecate (NO)
Altre informazioni
Cod. postale 20013
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015130
Cod. catastale E801
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 532 GG[2]
Nome abitanti magentini
Patrono san Martino di Tours, san Rocco, san Biagio
Giorno festivo 11 novembre, 16 agosto, 3 febbraio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Magenta
Posizione del comune di Magenta all'interno della provincia di Milano
Posizione del comune di Magenta all'interno della provincia di Milano
Sito istituzionale

Magenta (Magenta in dialetto milanese) è una città italiana di 23.513 abitanti della provincia di Milano, Magenta è passata alla storia per la sua famosa battaglia.

Indice

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Magenta confina con a nord con il comune di Marcallo con Casone, a sud con il comune di Robecco sul Naviglio, ad ovest con il Piemonte attraverso la propria frazione di Pontevecchio e ad est col comune di Corbetta. Fa inoltre parte del territorio del Parco del Ticino in Lombardia, confinante ad ovest col Piemonte, dal quale è separato dal fiume Ticino.

Geologia e idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il ponte di Pontevecchio, che consente ancora oggi l'attraversamento del Naviglio Grande dal territorio di Magenta

Il territorio del comune di Magenta è situato a 138 m.s.l.m, mentre degrada di parecchi metri presso la frazione di Pontevecchio, ove il comune raggiunge le rive del Naviglio. Il Ticino è il principale corso d'acqua al quale il territorio comunale giunge.

Sismologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista sismico Magenta presenta un rischio molto basso ed è stata classificata nella zona 4[3] (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura max. media (°C) 5 8 13 17 21 26 28 28 24 18 11 6 16.25
Temperatura min. media (°C) -3 -2 2 5 10 13 15 15 12 7 2 -2 6.16
Piogge (mm) 59 73 95 104 127 82 55 85 72 110 83 50 82.91
Umidità relativa (%) 83 80 73 76 75 74 75 75 76 81 84 84 78
Eliofania assoluta (ore) - - - - - - - - - - - - -
Venti (dir.-nodi) SW 4 SW 4 SW 4 SW 4 S 4 SW 4 SW 4 SW 4 SW 4 SW 4 N 4 SW 4 4

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo Magenta è attestato fin dal XIII secolo nella forma Mazenta[4]. Il Salvioni lo associò a maggenga, con cambio di suffisso, in riferimento alla produzione di fieno[5]. L'Olivieri la mise invece in relazione al toscano Magento (nei dintorni di Montemurlo), da un nome di persona *Maggente o *Magentus (latino Magius), oppure al piemontese mazènt, da masentè, "fare il massaio di casa", derivato dal latino mānsum, "dimora" (cfr. magione e francese maison)[6] o anche "luogo di sosta" prima di attraversare il confine naturale del Ticino. L'ipotesi tradizionale che il nome derivi dall'imperatore Massenzio è considerata paretimologica.

Dalle origini al Medioevo[modifica | modifica sorgente]

L'origine del paese va probabilmente collocata attorno al V secolo a.C. quando alcune tribù di Galli Insubri stabilì un proprio villaggio nei pressi del punto strategico del Ticino. Quando i Romani conquistarono il territorio nel 222 a.C., l'accampamento fortificato si trovava ad essere l'ultimo centro abitato prima del valico del fiume, in prossimità dell'allora "vadum Tercantinum" (Trecate). Dopo la parentesi delle invasioni barbariche, Magenta si trovò sotto il dominio longobardo, dipendente dalla vicina Corbetta che svolgeva allora da centro essenziale per i vicini villaggi. Della signoria degli arcivescovi milanesi affermatasi nel X sec. dovette probabilmente risentire anche Magenta, anche se non ci è giunta alcuna traccia di un possibile castello, e solo studi successivi hanno fatto ritenere che la fortificazione dovesse situarsi presso l'attuale piazza principale. Nel 1162 la città venne saccheggiata da Federico Barbarossa e rasa al suolo come rappresaglia contro i ribelli comuni lombardi. Uno scenario analogo si ripropose nel 1356 quando le armate avverse ai visconti, saccheggiarono il villaggio. Da segnalare nel 1310 la presenza dell'Imperatore Arrigo VII sul suolo magentino, bloccato secondo la leggenda da una tremenda nevicata mentre si recava a Milano; a seguito della grande ospitalità accordata all'imperatore dagli abitanti del luogo, egli innalzò il luogo alla dignità di borgo coi privilegi di godere di una guardia armata e di istituire un mercato che, dal 1410, si svolge puntualmente ogni lunedì. Nel 1396 numerosi territori della città furono donati da Gian Galeazzo Visconti ai monaci della Certosa di Pavia che ne migliorarono l'agricoltura e lo sfruttamento dei terreni.

Dai Visconti alla dominazione spagnola[modifica | modifica sorgente]

All'estinzione della casata dei Visconti, il borgo passò dapprima agli Sforza e poi a Carlo V di Spagna con il resto del milanese: Magenta, nel 1619, divenne feudo del Conte Luigi Melzi (già dal 1572 si ricorda un tentativo di concessione al giureconsulto milanese Guido Cusani, che però aveva rifiutato la carica). Durante il XVII nel Ducato di Milano imperversò la peste ed anche Magenta rimase colpita dall'epidemia.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conti di Magenta.

Dal dominio asburgico alla Magenta napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1706 il Ducato di Milano passò nelle mani degli Asburgo d'Austria, che lo tennero sino al 1859. Nel 1743, con solenne bolla pontificia, Papa Benedetto XIV elevò la parrocchia di San Martino di Magenta a sede prepositurale e al titolo di collegiata con erezione di un capitolo composto da 6 canonici, svincolandola così per sempre dalla giurisdizione plebana della vicina Corbetta. Il dominio napoleonico fu contraddistinto da iniziali slanci di entusiasmo per i nuovi ideali rivoluzionari, ma venne ben presto ripudiato come tirannia. A questo periodo risale la costruzione di un ponte ancora oggi esistente sul Ticino. Nel 1816 venne di fatto soppresso il capitolo della collegiata, rimase così solamente la prepositura.

La Battaglia di Magenta
Presa di Boffalora, uno dei momenti della Battaglia di Magenta
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Magenta.

Magenta è soprattutto nota per la battaglia che ebbe luogo il 4 giugno 1859, durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, combattuta tra i piemontesi e i loro alleati francesi contro gli austro-ungarici; fu vinta dai franco-piemontesi e aprì la strada alla conquista della Lombardia. La battaglia si svolse nel territorio dell'odierno comune di Magenta e del comune adiacente di Boffalora. Negli anni di questa battaglia fu scoperta una anilina di un colore rosso-violaceo. Il suo scopritore lo intitolò alla vittoria dei francesi, e lo chiamò appunto Magenta. Questo colore è oggi conosciuto in tutto il mondo come un colore primario della quadricromia.

Dal Risorgimento alla fine dell'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

L'area del magentino venne rivalutata dal 1836 quando, con la costruzione di una dogana sul fiume Ticino, in prossimità del ponte napoleonico, nacque l'agglomerato urbano di Pontenuovo che venne ad unirsi a Magenta. Fu questo uno dei periodi di rinascita del comune di Magenta che sostituì gradatamente ma progressivamente gran parte dell'agricoltura con le prime industrie tessili ed alimentari. L'unico scontento degli abitanti fu quello di essere inclusi dal governo austriaco nella provincia di Pavia, anziché con la vicina Milano con cui il borgo aveva rapporti secolari. Alla fine del XIX sec. Magenta comprendeva già un ospedale locale costruito con la munificenza dei benefattori Giovanni Giacobbe e Giuseppe Fornaroli, a cui la struttura venne intitolata. Il 1947 vide Magenta elevata al rango di città, con decreto del capo dello Stato Enrico De Nicola.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Basilica di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica di San Martino (Magenta).

La basilica, costruita su idea del prevosto don Cesare Tragella e su progetto di Alfonso Parrocchetti, è la chiesa più ampia della diocesi dopo il duomo di Milano.

La prima pietra venne posata nel 1893 e i lavori di costruzione della struttura furono terminati nel 1901 e la monumentale opera venne consacrata il 24 ottobre 1903 dal Cardinale Andrea Ferrari. Nel 1913 venne inaugurata dal Cardinale Ferrari la nuova torre campanaria, e venne dotata di otto campane; asportate dalla milizia fascista nel 1943, un nuovo concerto campanario venne restituito alla comunità il 12 ottobre 1947 in occasione dell'attribuzione del titolo di città a Magenta.

I lavori di costruzione della facciata, progettata dall'architetto Mariani, iniziarono nel 1932 e terminarono solo nel 1959 per le difficoltà economiche derivate dalla mancanza di fondi e dagli eventi bellici. La facciata venne inaugurata il 4 giugno dello stesso anno dall'Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini; il 3 marzo 1948 arrivò il riconoscimento ecclesiastico da parte del Papa Pio XII con l'elevazione della chiesa a Basilica Romana Minore.

L'ingresso centrale è dotato di un portale ad arco poggiante su quattro colonne in stile corinzio; nella lunetta che le sovrasta trova posto un bassorilievo raffigurante il battesimo di San Martino, mentre ai lati delle stesse sono collocate nelle rispettive nicchie le statue degli apostoli Pietro e Paolo.

Sopra il portale è scolpito il rosone raffigurante la glori del santo ed ai lati di questo sono presenti le statue dei vescovi milanesi S.Ambrogio e S.Carlo Borromeo. L'altare maggiore, progettato dall'architetto Parrocchetti, è un'importante opera realizzata con marmi policromi ed una mensa poggiante su quattro colonne di marmo bianco, tra le quali si trova un bassorilievo di metallo raffigurante l'ultima cena ed il ciborio, sormontato da una statua del Cristo risorto.

Tra i numerosi affreschi che arricchiscono la basilica, si ricordano quelli realizzati all'inizio del XX sec. dal prof. Valtorta e dai suoi discepoli. La cupola viene affrescata invece dal prof. Conconi di Como negli anni '60 con profeti maggiori e minori e con i quattro evangelisti. All'ingresso della basilica, una pregevole opera dell'artigiano Corneo supporta l'antico organo Prestinari, inaugurato nel 1860 e trasferito nella nuova basilica nel 1902.

La Basilica possiede un concerto di 8 campane in La2 Maggiore, fuso nel 1964 da Paolo Capanni di Castelnovo ne' Monti (RE). Le campane suonano a sistema ambrosiano.[1]

Campana Nota nominale Dedicazione Fonditore e Anno di fusione Diametro
Prima La3 San Martino Paolo Capanni nel 1964 803 mm
Seconda Sol#3 Angeli Custodi Paolo Capanni nel 1964 859,5 mm
Terza Fa#3 Santi Ambrogio e Carlo Paolo Capanni nel 1964 973 mm
Quarta Mi3 Santi Pietro e Paolo Paolo Capanni nel 1964 1090 mm
Quinta Re3 Santa Crescenzia Paolo Capanni nel 1964 1224 mm
Sesta Do#3 San Giuseppe Paolo Capanni nel 1964 1312 mm
Settima Si2 Madonna Regina della Pace Paolo Capanni nel 1964 1462 mm
Ottava La2 Cristo Re Paolo Capanni nel 1964 1656 mm

Santuario della Beata Vergine Assunta e Monastero dei Celestini[modifica | modifica sorgente]

Il Santuario della Beata Vergine Assunta

La data di fondazione del Monastero di Santa Maria Assunta dei Padri Celestini di Magenta, non è riportata in alcun documento archivistico. La fondazione risalirebbe però al XIV sec. e due sono le notizie che lo fanno supporre: nel 1398 il Monastero è riportato tra le "domus" della Pieve di Corbetta come "Ecclesia Sanctae Mariae Celestinorum de Mazenta" e, sempre nel 1398, la chiesetta di S.Maria dei Celestini viene stimata in lire 20 e soldi 17. La costruzione del campanile, caratterizzato da una meridiana, risalirebbe invece alla fine del XV sec. La volta dell'unica navata, crollata in parte nel 1937 è stata rifatta negli anni 1938-1939; la facciata è del 1938. La chiesa di origine romanica presenta degli interni barocchi. La chiesa è famosa soprattutto per due tavole di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, datate 1501 e conservate nella terza cappella a sinistra, entrando. Fino a qualche anno fa queste tavole erano ritenute opere della scuola di Bernardino Luini, ma recenti studi ne hanno smentito la paternità assegnandola ad un Bergognone della piena maturità, accogliendo le ispirazioni leonardesche e bramantesche. Curiosamente l'artista ha lasciato sulla prima tavola un'impronta digitale che si nota vicino alla porta d'accesso interna al portico dello sfondo del "Cristo Flagellato".

La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Fa3 Maggiore, fuso nel 1951 da Carlo Ottolina di Seregno (MB). Le campane suonano a sistema ambrosiano e sono dotate della tastiera, per il suono a festa manuale delle campane.[2]

Campana Nota nominale Fonditore e Anno di fusione Diametro
Prima Do4 Carlo Ottolina nel 1951 699 mm
Seconda Sib3 Carlo Ottolina nel 1951 784,5 mm
Terza La3 Carlo Ottolina nel 1951 834 mm
Quarta Sol3 Carlo Ottolina nel 1951 939 mm
Quinta Fa3 Carlo Ottolina nel 1951 1058 mm

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Rocco

La sua origine risale alla seconda metà del XV secolo, periodo in cui in Italia si diffonde il culto dei SS. Rocco e Sebastiano. Il primo documento che ne riporta l'esistenza è datato 24 agosto 1524 ed è il testamento del nobile Antonio Capelli di Chieri che lascia a questa chiesa parte delle proprie sostanze. Nel 1571 vi si insedia la Scuola dei Disciplinati per ordine di san Carlo Borromeo. Nel 1701, in occasione di una visita pastorale, si rileva per la prima volta la presenza di una cappella dedicata a San Giovanni Battista. Due anni più tardi avviene il riconoscimento ecclesiastico delle reliquie di San Silvano e San Simpliciano conservate nella chiesa magentina ed esposte alla venerazione dei fedeli. La facciata, piuttosto semplice, è articolata verticalmente su tre piani e completata ai lati del timpano da due obelischi barocchi. La navata interna è coperta da una volta a botte, suddivisa in tre campate. Una particolare attenzione merita l'organo, pregevole opera dei fratelli Prestinari di Magenta risalente, come citato da una targa, al 18 novembre 1878. Il secondo giorno del mese di settembre viene festeggiato il rione di S.Rocco, quartiere adiacente all'omonima Chiesa, mentre il 16 agosto si tiene la locale fiera dedicata al culto del Santo.

La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Lab3 Maggiore, le cui tre maggiori sono state fuse nel 1953 da Roberto Mazzola di Valduggia (VC); mentre le 2 minori sono state aggiunte, sempre dal Mazzola, nel 1987. Le campane suonano a sistema ambrosiano.[3]

Campana Nota nominale Fonditore e Anno di fusione Diametro
Prima Mib4 Roberto Mazzola nel 1987 (aggiunta) 600 mm
Seconda Reb3 Roberto Mazzola nel 1987 (aggiunta) 669,5 mm
Terza Do4 Roberto Mazzola nel 1953 700 mm
Quarta Sib3 Roberto Mazzola nel 1953 801 mm
Quinta Lab3 Roberto Mazzola nel 1953 901,5 mm

Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e San Girolamo Emiliani[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Giovanni Battista e San Girolamo Emiliani

Meglio conosciuta con il nome di "Chiesa di San Girolamo Emiliani", la struttura del tempio cristiano risale ad epoche moderne: la prima pietra dello stabile, venne posta il 29 giugno 1963 dal vicario episcopale Mons. Giuseppe Schiavini e la struttura risultava già terminata nel 1965 quando il Cardinale milanese Giovanni Colombo, il 10 settembre, la dedicò ai Santi Giovanni Battista e Girolamo Emiliani, affidandone nel contempo la gestione alla congregazione dei Padri Somaschi che già nella vicina Corbetta godevano di un radicato centro d'influenza. La chiesa venne ufficialmente consacrata solo il 28 settembre 1980 per mano del Cardinale Carlo Maria Martini. La struttura interna, realizzata in grandi campate in cemento armato, si presenta ampia e spaziosa, caratterizzata da una grande navata centrale e da due piccole navate laterali, decorate con finestre dipinte con scene religiose. La chiesa accoglie anche dodici grandi quadroni che rappresentano la vita di San Girolamo Emiliani. Sempre nell'arte pittorica, di dimensioni imponenti (quasi 8 metri di altezza) è il dipinto della Cena di Emmaus (Luca 24) che campeggia sopra l'altare maggiore. Sotto la Chiesa si trova l'Oratorio, che dal 2004 è inserito con gli altri oratori della Città nella Unità di Pastorale Giovanile di Magenta

Chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa della Sacra Famiglia, rappresenta un altro dei nuovi edifici di culto presenti in Magenta. La posa della prima pietra della cappella, avvenne il 10 maggio 1987 e lo stabile venne inaugurato al culto già il 29 ottobre 1988. La funzione del nuovo edificio era quella di sopperire alle esigenze spirituali del nuovo quartiere che proprio in quegli anni andava sorgendo nell'area. Attiguo alla chiesa è stato anche eretto un oratorio per i giovani del quartiere, dedicato al Cardinale milanese Alfredo Ildefonso Schuster.

L'interno della chiesa presenta una struttura ad un'unica navata con soffitto a vela che culmina in un timpano sul quale si trova una finestra a croce che prende luce da un'apertura sovrastante. L'altare, in marmo, è posto in un presbiterio semicircolare sostenuto da colonne e corredato da una grande vetrata retrostante, gittante sul parco retrostante, caratterizzato dalla forte presenza di abeti.

Lungo le pareti della chiesa si trovano anche numerose vetrate policrome a soggetti sacri realizzate da artisti locali che danno ampia luce all'interno della struttura. Di fianco al portone d'ingresso si trova anche una piccola cappella dedicata appunto alla Sacra Famiglia dove trovano posto una statua di Gesù, una della Madonna e una di San Giuseppe.

Oratorio di San Biagio[modifica | modifica sorgente]

"Deposizione" di Angelo Inganni.

Nel 1587 e nel 1597 testimonianze ricordano che presso la città di Magenta si trovava una cappella dedicata a San Biagio che vessava però in pessime condizioni. La situazione dell'oratorio "campestre" peggiora negli anni seguenti sino al 1636 quando l'oratorio viene nuovamente riedificato a spese dell'Abate Faustino Mazenta, che aveva incaricato del restauro il "Mastro di Muro" Giuseppe Chiovetta (l'evento è ancora oggi ricordato da una lapide interna). L'opera di restauro e la costruzione di una sagrestia, sono ampiamente elogiati in una visita pastorale del 1644. In questa occasione vengono menzionate due tavole di Melchiorre Gherardini ancora oggi presenti nell'oratorio.

La Chiesa di San Biagio non subisce alcun mutamento architettonico sino al 1879, anno in cui il Marchese Giuseppe Mazenta, morendo, lascia in eredità sia la chiesa che l'edificio del cappellano con annesso giardino all'Ordine delle Figlie della Carità Canossiana, affinché vi possano edificare un convento. Si deve all'iniziativa di questo ordine l'attuale conservazione dell'edificio, come pure la conservazione dell'antica tradizione di esporre al bacio dei fedeli le reliquie del santo. All'interno si trova la pala d'altare con una deposizione di Angelo Inganni.

In questa chiesa si è svolto il matrimonio tra Santa Gianna Beretta Molla e il marito Pietro.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Crivelli Pecchio Martinoni (Municipio)[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Crivelli Pecchio Martinoni, attuale municipio di Magenta

Il Palazzo Crivelli Pecchio Martinoni è oggi uno degli esempi di palazzo cittadino conservati nel pieno centro della città di Magenta. Attualmente occupato dagli uffici comunali, esso conserva la tipica struttura a "U" che rappresenta la parte più antica del complesso degli uffici, che è ubicata tra Piazza Formenti, Via 4 giugno e Via Volta, risalente alla prima metà del XVII secolo. Nel 1701 si sa che la casa fu portata in dote dall’ultima discendente della famiglia magentina dei Crivelli, grazie al matrimonio col Conte Pecchio. La casa passò successivamente (1783) alla famiglia Martignoni che la vendette all'amministrazione comunale di Magenta nel 1898. Gli stabili vennero suddivisi in due destinazioni diverse: l'antica filanda annessa alla casa divenne sede di una Scuola Elementare (rimasta attiva sino al 1983 ed oggi sostituita dal Liceo Classico "S. Quasimodo"), mentre il palazzo vero e proprio venne riservato a sede del Comune di Magenta. L'area antistante il palazzo comunale, è stata trasformata nel 2009 in un grande "salotto all'aperto" con l'apposizione di una nuova pavimentazione piastrellata con molte piante e panchine, il che ha consentito di rivalutare l'area come luogo d'incontro della popolazione magentina.

Villa Crivelli Boisio Beretta[modifica | modifica sorgente]

Edificata nel XV secolo nel suo nucleo originario, è uno dei più significativi esempi di casa nobiliare di Magenta. Sebbene modificata parzialmente nel corso del Settecento, la costruzione conserva alcuni tratti tipici dell'architettura rinascimentale come le monofore in cotto, il rivestimento murario losangato e una bellissima cappa di camino sporgente (una delle poche rimaste originali; un altro raro esempio lo si può ammirare nella vicina città di Corbetta nella Villa Pisani Dossi). La casa è stata completamente ristrutturata nel 1976. Sorge in Via Mazzini.

Palazzo Morandi[modifica | modifica sorgente]

Edificato nella seconda metà del XVIII sec., è costituito dal tipico schema a corte con una facciata barocca movimentata dalla presenza di finestre e balconi che danno sull'antistante Via Garibaldi. Curiosa è l'area del portone che viene sovente ricordata per la presenza di ricche stuccature tipiche del barocchetto, colorate con colori brillanti che sono stati ritrovati sotto le successive ridipinture in occasione dei recenti restauri che hanno interessato la struttura.

Villa Melzi[modifica | modifica sorgente]

Casa Passoni, ex monastero dei Padri Celestini

Il nucleo principale della villa risale al XVI secolo e la struttura venne edificata per volere della famiglia Melzi d'Eril, Conti di Magenta che divennero feudatari di questo borgo. La villa venne mantenuta come sede principale della famiglia essenzialmente sino alla fine del XVIII secolo quando Francesco III, 9º Conte di Magenta, divenuto dapprima Presidente della Repubblica Cisalpina e poi fervido sostenitore di Napoleone in Italia non ottenne anche il Ducato di Lodi, il che pose il suo interesse verso altri centri della politica lombarda. La struttura sorge in Via Roma.

Villa Naj-Oleari[modifica | modifica sorgente]

Villa Naj-Oleari venne costruita all'inizio del Novecento come abitazione per la famiglia Naj-Oleari, proprietaria dell'omonimo stabilimento tessile che aveva sede a Magenta, nei pressi della villa stessa. Il complesso residenziale, secondo lo schema primo novecentesco, era una struttura a villino di forme classiche neorinascimentali, in pietra, affrescato al suo interno ed immerso in un grande parco. Donata al comune di Magenta, la villa è stata sede della biblioteca comunale ed oggi è utilizzata come sede della Proloco cittadina. La villa, annualmente, il giorno prima della ricostruzione storica che commemora la Battaglia di Magenta, ospita l'allestimento degli accampamenti dei figuranti in uniforme che qui vivono per tre giorni in tenda, seguendo i costumi dell'epoca.

Casa Giacobbe[modifica | modifica sorgente]

Casa Giacobbe a Magenta: si noti la facciata originale crivellata dei colpi della battaglia del 1859.

Le prime notizie della villa risalgono al 1664 quando l'edificio, già di proprietà della famiglia Borri di Corbetta, fu ipotecato a favore di Clara Pedra Borgazzi a garanzia dei numerosi debiti che Francesco Borri aveva contratto nei confronti della nobildonna milanese. Nel 1690 Maddalena Borri, erede di Francesco, cedeva definitivamente la proprietà a Carlo Domenico Borgazzi, figlio ed erede di Clara Petra, assieme ad altri beni al fine di estinguere il debito accumulato dal padre.

La stima fatta dall'ingegnere collegiato di Milano Giuseppe Maria Ceriani, allegata all'atto notarile, contiene una lunga e minuziosa descrizione della villa. L'edificio si articolava su più corpi di fabbrica: un'antica parte della casa (non più esistente) si prospettava sull'attuale via 4 giugno con un portone d'ingresso dal quale avevano accesso le carrozze. Disposta su due piani, la costruzione comprendeva una legnaia ed un fienile collocati a destra del portone; una scala conduceva ai piani superiori dove si trovavano alcune camere. Un secondo corpo di fabbrica (l'attuale Casa Giacobbe), era posto perpendicolarmente ai locali d'ingresso secondo uno schema ad "L", caratterizzato al piano terra da un portico sul quale si apriva il salone principale della villa, caratterizzato da un bellissimo camino in pietra scolpita raffigurante il mito di Orfeo e lo stemma della casata dei Borri.

A sinistra di questo si trovavano due sale adibite a cucina e lavanderia. Il piano superiore era occupato dalle camere. Un terzo corpo di fabbrica oggi distrutto accoglieva invece un torchio con una torretta che fungeva da colombaia. Nel 1723, in occasione del catasto voluto da Carlo VI, fu stesa la prima carta catastale di Magenta dove già risultava chiaramente la costruzione. Nel 1768 Giovanni Battista Borgazzi eredità la casa per poi passare qualche tempo dopo al ragioniere Filippo Viganò di Milano, che nel maggio del 1820 vendette tutti i suoi beni a Magenta, a Giovanni Andrea De Andrea, anch'egli residente in Milano. All'atto di vendita è legata una permuta dei beni eseguita dall'ingegner Paolo Bianchi nel 1818. Nel 1833 il proprietario morì lasciando i suoi beni in eredità alle figlie e ad alcuni suoi nipoti; nelle successive ripartizioni la villa andò alla figlia Agostina De Andrea, sposata con l'avvocato Giovanni Giacobbe (padre), a cui risulta intestata la casa nel 1841. Al 1854 risale un nuovo rilevamento catastale che però non mostra significative variazioni rispetto alla struttura del Settecento.

Personaggio di spicco che abitò la villa fu Donna Maria Porro Lambertenghi, moglie di Giovanni Giacobbe (padre), figlia del Marchese Giberto Porro Lambertenghi che ebbe come precettore Silvio Pellico.

Quartier generale austriaco durante la battaglia del 1859 venne assaltata dai franco - piemontesi nel tentativo di scuotere il comando avversario. Mentre tutta la villa è stata recentemente ristrutturata, la facciata sul giardino, conserva infatti ancora oggi i fori dei proiettili e delle cannonate dello scontro. L'avvocato Giovanni Giacobbe incaricò il pittore Giacomo Campi di decorare il porticato della villa con un ciclo pittorico in cui si racconta la campagna militare del 1859. L'opera venne terminata, come documenta la firma, nel 1897.

Affreschi di Giacomo Campi a Casa Giacobbe

Allo stesso artista si devono altri pregevoli lavori come il famoso "Brindisi della riconciliazione" tra un soldato austriaco ed uno francese, affrescato nel grande camino della villa, dipinto successivamente, nel 1918. Anche per il museo patriottico ordinato dal figlio Gianfranco, Tenente di Cavalleria, la famiglia si avvalse dell'opera del Campi che decorò il frontone e la porta d'ingresso. Di queste ultime opere però non rimane nulla, in quanto sono andate distrutte con la ristrutturazione degli anni '70 del XX sec. Nel 1921, dopo la morte del figlio, Giovanni Giacobbe donò alla città di Magenta i cimeli della battaglia del 1859 e dieci anni più tardi, nel 1931 il Podestà di Magenta, Giuseppe Brocca, affidò le preziose memorie al museo del risorgimento di Milano.

Nel 1935 la villa fu acquistata da comune e nello stesso anno vennero abbattuti i corpi di fabbrica adiacenti alla via 4 giugno e l'ala anticamente occupata dal torchio. Di quest'ultima fu risparmiata solo la bassa parete con l'ampia arcata attraverso la quale si accedeva ad una palestra coperta per i balilla, costruita dal 1936.

La villa è attualmente sede delle associazioni storiche magentine, apprezzato centro e motore delle iniziative culturali della città.

Casa Boffi Pirogalli[modifica | modifica sorgente]

Sita in via Garibaldi, n.91, la struttura ha origini piuttosto antiche. Di certo, si sa che tra il XVI ed il XVII secolo era compresa entro le proprietà della famiglia Medici, i quali successivamente la vendettero ad altri proprietari, sin quando non vi si instaurò il Forno Cooperativo Ambrosiano, centro direzionale dei lavori agricoli dell'area.

Casa Spreafico Martinoni[modifica | modifica sorgente]

La cosiddetta Casa Spreafico Martinoni consiste in un complesso di tre edifici cinquecenteschi situati in via Garibaldi che, in tempi diversi, vennero acquistati dalle famiglie Spreafico e Martinoni. La struttura originaria è stata ad oggi parzialmente variata dalle aggiunte ottocentesche.

Casa Croce Piazza Lombardi[modifica | modifica sorgente]

Sita anch'essa in via Garibaldi, la Casa Croce Piazza Lombardi venne edificata nel XVII secolo e successivamente ampliata col passare dei secoli. Variazioni significative provengono alla struttura dal XIX secolo quando la famiglia Frigerio, proprietaria degli stabili, adibisce alcuni locali rustici interni alla produzione della seta attraverso l'allevamento dei bachi da seta, avviando una produzione famigliare.

Casa Beretta[modifica | modifica sorgente]

L’edificio, ubicato in via Roma, n. 18, ha una pianta rimasta pressoché identica all'originale, risalente con tutta probabilità al Seicento.

Casa Miramonti[modifica | modifica sorgente]

Di Casa Miramonti, si sa che nel XVII lo stabile era compreso nelle proprietà della famiglia Crivelli (e spettava come diritto al beneficiario dell’Abbazia di Santa Maria della Pace di Milano). La famiglia Miramonti acquistò lo stabile nel XVIII secolo nel 1700 trasformandone i locali rustici in locali d’abitazione. La casa si trova tra via Pretorio (la cosiddetta piassa de’ puj) e via Manzoni.

Casa Albasino[modifica | modifica sorgente]

La costruzione risale al XVII secolo e la denominazione di Casa Albasino gli pervenne nel 1713 quando i proprietari dello stabile, la famiglia De Zecchi, lasciò in eredità la proprietà alla famiglia Albasino, che successivamente frazionò la proprietà per esigenze d'eredità. Una parte dell'abitazione signorile è stata recentemente ristrutturata.

Casa De Ambrosis[modifica | modifica sorgente]

Il complesso di Casa De Ambrosis, consiste in un blocco di due edifici situati lungo la via Garibaldi ed acquistati nel 1704 dal nobile Francesco Antonio De Ambrosis che si preoccupò non solo di ampliare le strutture, ma anche di adornarle con elementi strutturali e decorativi. Malgrado questo, l'aspetto attuale ha risentito degli influssi di ristrutturazione ottocenteschi.

Casa Crivelli Redenaschi Brocca[modifica | modifica sorgente]

Edificata con tutta probabilità nel Settecento, divenne la sede principale delle abitazioni dei Crivelli prima e dei Redenaschi poi. Nel XIX subì i mutamenti più radicali che fecero divenire lo stabile una vera e propria villa. In questa fase la palazzina fu in tutto e per tutto dei gioiellieri e commercianti Brocca di Milano. Gli stessi Brocca risiedettero in questo luogo in maniera sporadica nei primi del 1800, destinando lo spazio soprattutto a residenza estiva ed a ricovero per artisti come il catalano Pelegrin Clavé y Roque, o Eugenio Landesio e Giuseppe Molteni (che venne proprio "lanciato" dai Brocca stessi nel mondo dell'arte). Nella seconda metà del secolo i Brocca si trasferirono permanentemente a Magenta, portando con sé un'ingente raccolta d'arte che includeva un Raffaello - la Madonna del Velo, o Madonna Brocca- ed una serie di dipinti di Velazques e Murillo (a questo momento corrispose pure la realizzazione e progettazione della cappella di famiglia da parte dell'architetto Maciachini presso il cimitero cittadino). A cavallo del XIX e del XX secolo , diventando più volte sindaco e podestà di Magenta l'avv. Giuseppe Brocca, la villa fu sede di molti eventi come il banchetto/rinfresco del 1895 per l'inaugurazione del monumento a Mac Mahon , o la festa del 1910 dedicata alla pioniera dell'auto Harriet White Fisher (autrice del "A Woman's world tour in motor"). Alla morte dell'ultima proprietaria (la moglie dell'avvocato Giuseppe Brocca, tale Anna Maria Sofia Ruspini Bingley), la villa passò in mano a dei figli adottivi, insieme all'ancor consistente raccolta di opere d'arte miracolosamente scampata alle razzie belliche (e di cui dal 6 dicembre del 1946 non vi è alcuna traccia). Nel 1950 lo stabile fu venduto, lottizzato ed in parte acquistato dal Comune. Attualmente la casa è sede dell'AVIS cittadina e di altre associazioni di volontariato del territorio, oltre che da un asilo nido.

Casa Monti[modifica | modifica sorgente]

Col nome di Casa Monti, si identificano oggi una serie di edifici collocati lungo via 4 giugno, all'angolo con Piazza Liberazione e via Roma. Questi stabili vennero edificate nella prima metà del XVIII secolo e vennero istituite come beneficio della chiesa milanese di San Francesco, divenendo in seguito proprietà della famiglia Monti. All'interno del complesso si trova ancora oggi la base di una cappella che un tempo ivi sorgeva, dedicata a San Francesco.

Casa del Monastero dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica sorgente]

Come indica il nome stesso, questa abitazione sita in via 4 giugno, era un tempo di proprietà del Monastero dei Santi Cosma e Damiano alla Scala, che sorgeva a Milano, nei pressi dell'area dell'attuale teatro omonimo. A partire dal 1750 la parte inferiore dell'abitazione divenne abitazione privata, mentre la loggia venne murata per ricavarne altri locali d'abitazione.

Villa Stoppa-Colombo[modifica | modifica sorgente]

Villa Stoppa-Colombo (detta semplicemente Villa Colombo) è un villino costruito nella prima metà del XX secolo, presso la stazione ferroviaria. La struttura si presenta come uno corpo centrale sviluppato su tre piani e munito di torretta belvedere corredata da trifore. Il complesso è inserito all'interno di una vasta cornice di verde pubblico che oggi è stato adibito a parco per la cittadinanza. La villa venne eretta per volere della famiglia Stoppa, commerciante locale, e poi donata al comune di Magenta nel 1997 dalla signora Stoppa al fine di erigervi un asilo comunale per il quartiere (progetto in seguito decaduto). Oggi il villino, gestito dall'Associazione Grisù, è sede di numerose associazioni come l'Associazione Nazionale Carabinieri, l'Associazione Culturale "Ragazzi di Magenta" e del Gruppo Scout Magenta 1°, oltre ad essere sovente sede di mostre e convegni.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Ossario e monumento alla Battaglia di Magenta[modifica | modifica sorgente]

L'ossario della Battaglia di Magenta

Non lontano dalla linea ferroviaria Milano-Torino, si trova oggi un sacrario dedicato ai caduti della Battaglia di Magenta (1859).

La struttura, costruita in un grande parco, è costituita da un massiccio obelisco dall'aspetto severo alto 35 metri e largo 8 alla base. È composta da quattro facciate uguali guardanti i quattro punti cardinali. L'architetto fu il milanese Giovanni Brocca. I lavori, cominciati nel 1861, vennero terminati nel 1872 quando tutte le ossa dei combattenti sparse lungo l'alzata della ferrovia, vennero raccolte e collocate definitivamente nel sotterraneo del monumento. Una bella gradinata in pietra beola conduce alle porte d'ingresso: la base è di pietra greggia di Moltrasio, detta nobile, mentre il corpo dell'obelisco è rivestito di pietra d'Angera, una varietà giallognola. Gli stipiti delle porte e le finestre e dei bassorilievi sono in pietra di Viggiù. Su ogni facciata il primo bassorilievo presenta emblemi militari, il secondo cinque corone d'alloro con le iscrizioni:

Una finestrella circolare sta in cima all'edificio che è coperto di pietra beola. Si accede all'interno per quattro porte sormontate da una figura di donna che distribuisce corone d'alloro. L'interno ha forma di croce latina: le pareti sono ricoperte di lapidi di bronzo con i nomi dei caduti francesi. Una speciale è riservata al gen. Espinasse, morto poco dopo la battaglia, un'altra è riservata al gen. Clér, morto nel combattimento a Pontevecchio. Le lapidi vennero fuse a Milano, mentre la volta rappresenta un cielo stellato. Nel mezzo del pavimento si apre un foro circolare: da esso si scende nella cripta sotterranea le cui pareti sono tappezzate da ossa umane. Il numero di teschi passa i cinquemila. Due scheletri occupano una parte del suolo: quello di un ungherese e quello di uno zuavo francese. Una scala praticata nello spessore del pilastro, conduce alla sommità dell'edificio da dove si può godere uno stupendo panorama della città.

Il complesso venne inaugurato nel 1904 da Vittorio Emanuele III e nel 2009, in occasione dei 150 anni della battaglia, è stato completamente ristrutturato con il parco circostante.

Il monumento a Mac Mahon[modifica | modifica sorgente]

Monumento al Generale Mac Mahon dopo i restauri del 2009. La statua è stata riportata nella sua posizione originale nel parco.

All'indomani della morte del generale Mac Mahon, il parroco di Magenta, don Cesare Tragella e il sindaco Brocca, dopo aver presenziato alle esequie in Notre Dame a Parigi, prospettarono l'idea di dedicargli un monumento.

L'opera venne affidata allo scultore cremonese Luigi Secchi che la portò a compimento nel 1895, realizzando una statua in bronzo dell'altezza di tre metri. L'architetto Beltrami, già autore del restauro del Castello Sforzesco di Milano, ha disegnato il piedistallo in pietra di Rezzato (alto tre metri e mezzo), che porta incisi sui tre lati luoghi e date di nascita e di morte del generale e degli altri alti ufficiali.

Alla cerimonia d'inaugurazione presenziarono rappresentanze italiane e francesi tra cui i rispettivi capi di stato, Vittorio Emanuele III di Savoia ed Émile Loubet, occasione nella quale viene per l'appunto coniata una medaglia commemorativa dell'evento, ricavata dalle monete da 1 centesimo italiane, sovrastampate sul retro con l'effigie del presidente francese; sul davanti già figurava l'immagine di Vittorio Emanuele III.

In occasione della commemorazione del 150º anniversario della battaglia, l'amministrazione comunale ha predisposto che il monumento a Mac Mahon tornasse nella sua posizione originaria, al centro del monumentale viale che conduce ancora oggi all'ossario dei caduti e l'occasione ha consentito anche di riportare la scultura al suo antico splendore attraverso un accurato restauro che interessato anche l'ossario e il parco circostante.

Teatro Lirico[modifica | modifica sorgente]

Francesco Tamagno il celebre tenore, primo "Otello" di Verdi, inaugurò il Teatro Lirico di Magenta nel 1904

L'idea del Teatro Sociale Lirico Drammatico si concretizzò quando alcuni appartenenti alla "Società 4 giugno 1859" acquistarono un terreno del Cav. Luigi Cassola sull'allora Corso Vittoria in Magenta. La maggior iniziativa vide in campo Gianfranco Giacobbe, ma il giorno precedente la prima adunanza degli azionisti, moriva in un incidente a Milano il 30 marzo 1902 in un incidente.

Fu l'avv. Giovanni Giacobbe, suo padre, che per ricordare il figlio e dar corpo ai desideri dei magentini riaccese l'iniziativa con cospicue donazioni. Il progetto fu affidato all'architetto Menni. La prima pietra venne posata il 7 marzo 1903 ed il teatro, inaugurato ufficialmente il 4 giugno 1904, era un tempo considerato l'anticamera del teatro milanese de La Scala. All'inaugurazione intervenne anche il tenore Francesco Tamagno, primo Otello di Giuseppe Verdi, che ne calcò per primo il palcoscenico con Adele Borghi ed Emilia Corsi, voci di primo piano della lirica di allora.

Il soffitto è decorato con un grande affresco di Giacomo Campi che rappresenta la visita di Arrigo VII a Magenta (fatto storico realmente accaduto nel 1310 - nel dipinto si può scorgere anche l'attuale campanile della chiesa di Santa Maria Assunta), sopra il quale si staglia un insieme armonico di nuvole, putti, poeti e l'esaltazione del teatro e delle manifestazioni artistiche ad esso collegate. Vi si distingue anche una rappresentazione della chiesa di Santa Maria Assunta, Dante Alighieri, Virgilio e un simpatico teatrino di marionette intitolato a Giuseppe Verdi.

Il teatro è stato recentemente restaurato nel 2004, in occasione del centenario dell'inaugurazione, e riportato al suo antico splendore con la proposta di una interessante stagione teatrale da rinnovarsi ogni anno, che comprende concerti, opera, brani di operetta e varietà.

Ospedale "Giuseppe Fornaroli"[modifica | modifica sorgente]

Il monumento ai caduti della prima guerra mondiale in piazza Vittorio Veneto

La fondazione dell'originaria struttura dell'ospedale, risale al 1876 quando il cav. Giovanni Giacobbe fece un'offerta di 20.000 lire a favore del comune, da spendere entro tre anni, per la costruzione di una struttura ospedaliera a vantaggio dei malati meno abbienti del comune. A questa azione benevola, si affiancò l'opera del Marchese Giuseppe Maria Mazenta, che proprio in quello stesso anno donò uno dei propri terreni, denominato "Vigna Rossa" per l'erezione del complesso ospedaliero. Il 2 dicembre 1877 venne posata la prima pietra dell’ospedale e il 25 luglio 1880 l'opera venne ufficialmente inaugurata anche se come semplice ambulatorio. Fu a partire dal 1896 che, grazie al benestante Giuseppe Fornaroli (deceduto in Milano, lasciando il proprio patrimonio all'ospedale ed all'asilo infantile di Magenta), che si poté compiere l'opera definitivamente. La struttura venne ampliata nel 1904 per dare spazio a nuove esigenze per i malati, sino agli anni '70 quando la struttura originaria venne dichiarata incapace di ospitare nuove degenze e la sede dell'ospedale venne costruita ex novo in un'area più consona. Lo stabile rimase pressoché abbandonato allo stato di rudere sino in tempi recenti quando parte di esso è stata ristutturata e in gran parte abbattuta per far spazio ad una struttura medica per l'accoglienza degli anziani e per l'elaborazione di alcune analisi.

Monumento alla Vittoria e Cappella votiva[modifica | modifica sorgente]

Con il nome di Cappella votiva si indica oggi a Magenta il piccolo tempietto dorico costruito dall'architetto magentino Ugo Maria Sommaruga nei pressi del locale camposanto, dopo una lunga infilata di 220 cipressi, a ricordare i caduti che la città di Magenta ha avuto nella Prima Guerra Mondiale. Il Monumento alla Vittoria, posto nell'attuale Piazza Vittorio Veneto, è un altro monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, pregevole opera scultorea in bronzo dell'artista Giannino Castiglioni, consistente in un enorme blocco di pietra sul quale sta un altrettanto imponente gruppo bronzeo rappresentante appunto la divinizzazione della Vittoria. Entrambi i monumenti vennero inaugurati da Vittorio Emanuele III il 26 aprile 1925.

Parco Naturale "La Fagiana"[modifica | modifica sorgente]

Nata come residenza di caccia di Vittorio Emanuele II nella seconda metà dell'Ottocento, la tenuta "La Fagiana" si trova sul territorio del comune di Magenta, in località Pontevecchio. Vasta 1574 ettari ed estesa per una lunghezza di più di dieci chilometri sulla sponda sinistra del Ticino, da Casate a Robecco, è divenuta una delle più importanti riserve della zona arricchendosi di numerosissime specie arboree e faunistiche. Al suo interno si trova un'interessante Museo del Bracconaggio che racconta in parte la storia della caccia nel Ticino dal XV sec. sino ai giorni nostri. Le zone boschive sono corredate di stupendi viali per il passeggio e per le uscite in bicicletta.

Stabilimento "Saffa"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ponte Nuovo (Magenta).

La Saffa (Società per Azioni Fabriche Riunite Fiammiferi) è stata un'azienda produttrice di fiammiferi tra le più importanti d'Italia e d'Europa. Attiva per 130 anni, dal 1871 al 2001, ha prodotto, oltre a fiammiferi di ogni tipologia, una linea di mobili disegnati da Giò Ponti e accendini per Cartier. È stata a lungo diretta dall'ingegner Pietro Molla, marito di santa Gianna Beretta Molla. Dopo la dismissione definitiva dello stabilimento, nel 2001, parte dell'archivio della SAFFA è stato recuperato e salvato dal macero grazie ad un ex dipendente.[7]

Persone legate a Magenta[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, la famiglia ebrea milanese dei Molho, proprietaria di una fabbrica di minuterie metalliche a Magenta, fu salvata dai propri dipendenti, membri delle famiglie Cerioli e Vaiani. Dapprima fu trovato un alloggio in una cascina isolata, quindi una stanza segreta fu ricavata nel vasto magazzino al primo piano della fabbrica, ove i Molho (genitori e due bambini) poterono rimanere nascosti fino alla Liberazione. Per questo loro impegno di solidarietà, il 22 dicembre 1997, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni a Angelo Cerioli, alla figlia Dina Cerioli, ai generi Antonio Garbini e Battista Magna e alla cognata Caterina Vaiani.[8] Il 20 luglio 2000, il Parlamento Italiano ha istituito il Giorno della Memoria a ricordo sia delle vittime dell'Olocausto sia di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Eventi e cultura[modifica | modifica sorgente]

  • 3 febbraio: S.Biagio - fiera del bestiame e macchine agricole
  • Primavera: Fiera campionaria - vetrina del commercio, industria, artigianato, agricoltura e turismo del magentino. Su una superficie di m2 16.000 ospita ogni anno circa 30.000 visitatori.
  • Prima domenica di giugno: rievocazione storica della Battaglia di Magenta
  • Giugno Magentino: tutto il mese offre appuntamenti con l'arte, la cultura, la musica, il teatro, concerti d'organo e bandistici, saggi e tornei sportivi organizzati dalle associazioni cittadine.
  • 16 agosto: S.Rocco - fiera di merci e bestiame
  • 11 novembre: S.Martino - concerti ed assegnazione del premio "San Martino d'Oro" al magentino dell'anno.
  • Novembre: "Magenta Jazz Festival"

Sul territorio operano poi una serie di associazioni per la promozione del territorio come la Pro Loco o l'associazione giovanile "Ragazzi di Magenta" che annualmente organizza l'evento "MAGENTART", una delle maggiori adunanze dell'area di talenti artistici, letterati e musicali. Tra i cinema cittadini, particolarmente attivo è il "Cinema Teatro Nuovo" che, su iniziativa dell'Associazione Culturale Ariel, nel 2005 ha avviato la rassegna teatrale "Ti Racconto Un Libro", ciclo annuale di narrazioni teatrali dedicate a grandi romanzi, premiata sin dalla prima edizione con una straordinaria presenza di pubblico.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Piazza Liberazione
Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— D.P.R. del 25 maggio 1947
Medaglia commemorativa del 150º anniversario della Battaglia di Magenta - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa del 150º anniversario della Battaglia di Magenta
«Per essere stato il teatro principale dei primi scontri del risorgimento italiano che aprirono le porte al processo di unificazione nazionale»
— Magenta, 4 giugno 2009

Attività musicali[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la grandezza del comune, ci sono molte associazioni cittadine si occupano di musica: tra queste la "Maxentia Big Band ", il "Coro civico", la fanfara dei bersaglieri "Nino Garavaglia" e l'"orchestra Città di Magenta. Sono inoltre presenti tre bande cittadine centenarie: la Banda Civica di Magenta, la banda "4 giugno 1859" e la banda "Santa Cecilia" di Pontevecchio di Magenta.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Nella città sono presenti scuole di diverso ordine e grado. Partendo dalle scuole materne ed elementari, è possibile giungere fino al termine dell'istruzione media superiore.

Tra le scuole della città è possibile ricordare:

  • Liceo classico "Salvatore Quasimodo" composto da liceo classico, liceo linguistico e sperimentazioni di liceo socio-psicopedagogico.
  • Liceo scientifico "Donato Bramante" con i corsi di liceo scientifico tradizionale e scienze applicate
  • Istituto di istruzione superiore "Luigi Einaudi" per la formazione di ragionieri amministrativi IGEA, ragionieri programmatori, geometri, con sede in Via Mazenta 51 e istituto per l'industria e l'artigianato "Leonardo da Vinci" con sede in Via Novara 107 per la formazione di tecnici meccanici, elettrici ed elettronici.
  • Istituto professionale di estetiste
  • Istituto professionale "Manzoni"

Economia[modifica | modifica sorgente]

La città di Magenta deve gran parte del proprio sviluppo post-bellico alla presenza di molte industrie che vi hanno sedi distaccate o principali. Nella zona ovest e nord, si sono sviluppate due aree industriali distinte con attività commerciali annesse, tra cui il Pastificio Castiglioni, la Molho Leone ferri zincati (prodotti per cancelleria e graffette). Altre ditte si occupano della lavorazione del legno e della produzione di salumi ed insaccati.

Le principali attività economiche sono:

Trasporti e collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Magenta è stata da sempre un punto di passaggio tra i due nodi principali dell'economia italiana, Milano e Torino, anche se solo negli ultimi due secoli si è sviluppato un sistema stradario efficiente che facesse della città un centro facilmente raggiungibile.

Nel 1809 iniziarono i lavori a Boffalora per la costruzione del ponte in muratura sul Ticino che rendesse continua la direttrice Milano - Magenta - Novara - Vercelli - Torino; il tutto terminò nel 1830. La Strada statale 11 ha costituito e costituisce un'infrastruttura fondamentale per l'economia del paese.

Il 15 gennaio 1880 fu inaugurato il tronco per Sedriano della tranvia interurbana a vapore Milano – Magenta che prestò servizio fino ad agosto 1957 sostituendo la tratta con i meno inquinanti e più maneggevoli autobus istituendo così la rilevante linea interurbana 420 Milano-Magenta-Cuggiono gestita dal ATM fino al 2008. Attualmente z620 ed è gestita da MOVIBUS. Le linee per raggiungere i comuni del magentino, del castanese e del legnanese sono:

La città è posta sulla linea ferroviaria Milano-Novara-Torino ed usufruisce di una propria stazione non lontana dal centro storico che tramite la 'Linea S6 Milano/Novara' la collega direttamente con 'Milano Porta Garibaldi e Milano Centrale. Inoltre con l'apertura della nuova bretella stradale Magenta-Malpensa la città è raggiungibile direttamente dal nuovo recente casello autostradale Marcallo-Mesero dell'autostrada A4 Milano-Torino.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaci durante il Regno d'Italia Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg[modifica | modifica sorgente]

nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
Carlo Marinoni sindaco 1861 ? Destra storica
? Ponti sindaco ? ? Bisnonno del produttore Carlo Ponti
...
Giuseppe Brocca sindaco Fine Ottocento 1912 Destra storica Magenta Magenta Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia e Console di Spagna a Milano
Giuseppe Ghislanzoni sindaco 1912 luglio 1913 Destra storica Magenta
Ambrogio Cassola vicesindaco reggente luglio 1913 ? Destra storica
Achille Piccaluga sindaco 1914 ? Destra Storica
...

Sindaci durante la Repubblica Italiana Flag of Italy.svg[modifica | modifica sorgente]

nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
Carlo Fontana sindaco 1946 1956 Partito Socialista Magenta, 28-03-1890 Magenta, 29-06-1959 Si adoperò per l'elevazione di Magenta a città
Edoardo Panigati sindaco 1958 1962 Democrazia Cristiana Magenta Magenta Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore[9]
...
Sante Zuffada sindaco 1988 1993 Democrazia Cristiana Borgo San Giovanni, 18-07-1944 poi Consigliere regionale in Lombardia e Senatore
Franco Benedetto Bertarelli sindaco 1993 1997 Lega Lombarda Magenta, 18-09-1948
Giuliana Maria Labria sindaco 1997 2002 L'Ulivo-PRC Magenta, 21-03-1961
Luca Del Gobbo sindaco 2002; 2007 2007; 2012 Pdl-LN-UDC Magenta, 05-01-1964 poi Consigliere regionale in Lombardia
Gianmarco Invernizzi sindaco 2012 in carica PD, FdS, IdV, SEL Cisliano, 18-01-1951

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

La città di Magenta è gemellata con:

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[10]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 1.942 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania Albania 399 1,70%

Pakistan Pakistan 269 1,14%

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'Associazione Calcio Magenta che milita nel girone A dell'Eccellenza Lombardia. È nata nel 1945.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al censimento 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it.
  4. ^ Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 1990.
  5. ^ Carlo Salvioni, Noterelle di toponomastica lombarda in Bollettino Storico della Svizzera Italiana, vol. 21, 1899, p. 93.
  6. ^ Olivieri Dante, Dizionario di toponomastica lombarda, Milano, Ceschina, 1961, p. 317.
  7. ^ Giovanna Maria Fagnani, Fiammiferi, l'archivio Saffa salvato da un ex operaio in Corriere della Sera, 26 febbraio 2011. URL consultato il 26 febbraio 2011.
  8. ^ Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45 (Mondadori: Milano 2006), pp.98-99.
  9. ^ Conferitagli nel 1959 dal presidente francese Charles De Gaulle venuto in visita a Magenta in occasione del 100º anniversario della Battaglia di Magenta
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pedrazzini Carlo, Magenta, Istituto Editoriale Cisalpino, Varese, 1935.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]