Fiammifero

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Fiammifero

Il fiammifero è uno stelo o bastoncino di legno, cotone o carta una cui estremità, chiamata capocchia, è ricoperta di una sostanza infiammabile generalmente composta di solfuro di antimonio e di clorato di potassio che, sfregata su una superficie ruvida, si incendia alimentando una fiamma di breve durata. Il sostantivo "fiammifero" è composto dal latino flamma (fiamma) e dal verbo fĕro (portare, produrre, generare) ovvero, letteralmente, "che produce fiamma".[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Capocchia di un fiammifero

Fiammiferi a sfregamento[modifica | modifica wikitesto]

Il fiammifero è un oggetto relativamente moderno, la cui prima produzione industriale perfezionata dal chimico inglese John Walker risale al 1827. Un lavoro pionieristico in questo campo era già stato svolto da Robert Boyle negli anni 1680 con l'utilizzo di fosforo e zolfo, ma gli sforzi dell'inventore non furono coronati dalla realizzazione di un prodotto dotato di una qualche utilità pratica. Un secolo e mezzo dopo, invece, il Walker scoprì che una miscela di solfato di antimonio (III), clorato di potassio, gomma e amido aveva il potere di accendersi e prendere fuoco grazie al violento calore generato dall'attrito della miscela sfregata su una superficie ruvida. Questi primi fiammiferi avevano tuttavia una serie di problemi: l'accensione era troppo brusca e violenta e produceva lanci di scintille anche a grandi distanze, la fiamma era instabile e l'odore prodotto dalla combustione risultava particolarmente sgradevole.

Nel 1831 il chimico francese Charles Sauria pensò di aggiungere del fosforo bianco alla miscela per eliminare il cattivo odore: questi nuovi fiammiferi, nonostante dovessere essere tenuti sigillati per non esporre a lungo la miscela all'aria, ebbero buona diffusione sebbene il fosforo sprigionato dalla combustione si rivelò tossico per gli operai addetti alla produzione dei fiammiferi, per cui seguì una pressante campagna a favore dell'abolizione di questo modello di fiammiferi.

Nel 1836, l'ungherese János Irinyi, al tempo studente di chimica, rimpiazzò il clorato di potassio con ossido di piombo ottenendo fiammiferi capaci di accendersi dolcemente. Egli vendette l'invenzione al produttore di fiammiferi Istvan Rómer. Rómer, ricco farmacista ungherese che viveva a Vienna, comprò dal povero studente Irinyi l'invenzione ed i diritti di produzione per 60 fiorini. Grazie a questo affare Rómer divenne ancora più ricco producendo e vendendo fiammiferi, mentre Irinyi morì povero ed abbandonato.

Proibizione del fosforo bianco[modifica | modifica wikitesto]

I primi fiammiferi, inclusi quelli di Irinyi, erano pericolosi sia per i fabbricatori che per gli utilizzatori a causa della tossicità del fosforo bianco. La ricerca di un suo sostituto che fosse innocuo portò all'invenzione dei cosiddetti fiammiferi di sicurezza discussi più sotto.

Tuttavia la produzione dei fiammiferi di sicurezza era più costosa rispetto a quella dei fiammiferi basati sul fosforo bianco, che pertanto continuarono ad essere i più venduti fino a che non vennero approvate leggi che li proibirono. La Finlandia vietò i fiammiferi al fosforo bianco nel 1872; la Danimarca nel 1874; la Svezia nel 1879; la Svizzera nel 1881 e i Paesi Bassi nel 1901.

Nel 1906 a Berna, in Svizzera, fu raggiunto un accordo, la Convenzione di Berna, per proibire l'uso di fosforo bianco nei fiammiferi. Questo accordo portò ogni paese a varare leggi che vietassero l'uso di tale sostanza nei fiammiferi. Gli Stati Uniti non vararono una legge in tal senso, ma introdussero nel 1913 una tassa punitiva sui fiammiferi basati sul fosforo bianco. India e Giappone li misero al bando nel 1919, la Cina nel 1925.

Fiammiferi di sicurezza[modifica | modifica wikitesto]

Fiammiferi di sicurezza

Fiammiferi svedesi[modifica | modifica wikitesto]

I fiammiferi svedesi o di sicurezza furono inventati nel 1844 da Gustaf Erik Pasch e migliorati da Johan Edvard Lundström circa dieci anni dopo. Questo tipo di fiammifero era più sicuro poiché gli ingredienti che formavano la miscela combustibile erano separati, essendo in parte situati nella capocchia e in parte su una superficie appositamente preparata per sfregarvi il fiammifero per accenderlo. Tale superficie era costituita di vetro polverizzato e fosforo rosso e la capocchia conteneva solfuro di antimonio e clorato di potassio. Lo sfregamento trasformava il fosforo rosso in bianco tramite il calore dovuto all'attrito, il fosforo bianco si infiammava, accendendo così la capocchia del fiammifero. La sicurezza derivava sia dall'aver sostituito il pericoloso fosforo bianco con il più innocuo fosforo rosso, sia dal fatto che il fiammifero si accendeva solo se sfregato sulla apposita superficie presente sulla scatola.

Fiammiferi accendibili ovunque[modifica | modifica wikitesto]

I chimici francesi Savene e Cahen svilupparono un altro tipo di fiammiferi di sicurezza, denominati fiammiferi accendibili ovunque (in inglese strike-anywhere match, letteralmente fiammifero striscia-ovunque) utilizzando sesquisolfuro di fosforo. Essi dimostrarono che tale sostanza non era velenosa, poteva essere utilizzata per produrre fiammiferi accendibili per sfregamento su una qualsiasi superficie ruvida e che l'accensione di tali fiammiferi non avveniva in maniera violenta: brevettarono il loro composto, basato su sesquisolfuro di fosforo e clorato di potassio, nel 1898. La sicurezza, ancora una volta, era dovuta al fatto che non veniva utilizzato il fosforo bianco: comunque, a differenza dei fiammiferi svedesi che non possono autoaccendersi visto che una parte della miscela combustibile è sulla superficie esterna alla scatola, i fiammiferi accendibili ovunque sono autosufficienti e quindi in grado di produrre l'imprevista accensione della scatola.

Fiammiferi speciali[modifica | modifica wikitesto]

Fiammiferi controvento[modifica | modifica wikitesto]

I fiammiferi controvento sono fiammiferi concepiti per continuare a produrre la fiamma anche in presenza di forte vento: il bastoncino è rivestito per due terzi con la miscela di clorato di potassio e solfuro di antimonio e la sua fiamma è in grado di resistere a forti soffi d'aria. Normalmente presentano un rivestimento in cera impermeabilizzante (sia il fiammifero sia la scatola) per renderli resistenti anche all'umidità.

Brevetti e produttori[modifica | modifica wikitesto]

Fiammifero acceso

Gli svedesi detennero a lungo un monopolio virtuale mondiale sui fiammiferi di sicurezza, con la loro industria situata principalmente a Jönköping. Essi vendettero il loro brevetto per la Francia alla Coigent père & Fils di Lione, ma Coigent contestò il pagamento alla corte francese sulla base del fatto che l'invenzione fosse già conosciuta a Vienna prima che Lundström la brevettasse. Il produttore inglese di fiammiferi Bryant and May visitò Jönköping cercando di ottenere un approvvigionamento di fiammiferi di sicurezza ma non ci riuscì. Nel 1862 costruì la sua fabbrica di fiammiferi di sicurezza comprando i diritti per il brevetto inglese da Lundström.

Nel 1899 Albright e Wilson svilupparono un metodo sicuro per produrre grandi quantità di sesquisolfuro di fosforo e cominciarono a venderlo ai produttori di fiammiferi nel Regno Unito. Nel 1901 cominciarono a produrlo per il mercato statunitense in un impianto vicino alle Cascate del Niagara, ma i produttori statunitensi continuarono ad usare principalmente fosforo bianco. Nel 1913 Albright e Wilson cominciarono a produrre anche fosforo rosso.

Storia dei fiammiferi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia si distinsero soprattutto i fiammiferi di cera e di legno prodotti dal Commendatore Grand'Ufficiale Ambrogio Dellachà. Lo stabilimento di Dellachà si trovava sulle colline di Moncalieri, a 10 km da Torino. Fondato nel 1860, era formato di un fabbricato a tre piani, il cui fronte era di 120 metri di lunghezza, e di due corpi laterali di 60 metri ciascuno. L'area fabbricabile era di 3000 . La sua marca era conosciuta in tutta Europa, in America, e specialmente nella Repubblica Argentina (dove nel 1880 impiantò un grande stabilimento). La produzione raggiunse nel 1896 le 2500 grosse al giorno, ossia 360.000 scatole. La tassa governativa pagata per quell'anno in Italia raggiunse l'importante cifra di 940.000 lire, cioè la settima parte della complessiva tassa incassata dal Governo. Lo stabilimento fornì il completo macchinario a diverse fabbriche che si sono impiantate in quegli anni in Messico e in Venezuela e con le quali la Ditta ebbe interessi per la fornitura di diverse materie di prima necessità, e soprattutto di scatole vuote in fototipia, specialità della Ditta. Gli operai che occupavano lo stabilimento alla fine dell'Ottocento erano 700, tutti associati alla Cassa di mutuo soccorso dello stabilimento. In quarant'anni di lavoro con il cavalier Dellachà non si verificò mai uno sciopero.
Numerosi sono i riconoscimenti ricevuti per la bellezza delle scatole, la robustezza del cerino, la buona accensione del fiammifero e la sua inalterabilità nelle regioni piovose.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ottorino Pianigiani, Fiammifero in Vocabolario etimologico della lingua italiana, http://etimo.it. URL consultato il 22 maggio 2014.

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