Alfredo Ildefonso Schuster
| Alfredo Ildefonso Schuster, O.S.B. cardinale di Santa Romana Chiesa |
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| Ritratto del Beato Alfredo Ildefonso Schuster | |
| Nato | 18 gennaio 1880, Roma |
| Ordinato sacerdote | 19 marzo 1904 |
| Consacrato arcivescovo | 21 luglio 1929 da papa Pio XI |
| Creato cardinale | 15 luglio 1929 da papa Pio XI |
| Deceduto | 30 agosto 1954, Venegono Inferiore |
| Beato Alfredo Ildefonso Schuster | |
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Particolare del corpo, nel Duomo di Milano |
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| Nascita | Roma, 18 gennaio 1880 |
| Morte | Venegono Inferiore, 30 agosto 1954 |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
| Beatificazione | 12 maggio 1996 da papa Giovanni Paolo II |
| Ricorrenza | 30 agosto |
| Attributi | Bastone pastorale |
Alfredo Ildefonso Schuster (Roma, 18 gennaio 1880 – Venegono Inferiore, 30 agosto 1954) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954. È stato proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1996.
Indice |
Biografia[modifica]
La formazione[modifica]
Nacque a Roma il 18 gennaio 1880 da Giovanni (Johann), sarto bavarese (al servizio della corte pontificia prima come caposarto per i reparti degli Zuavi pontifici, poi come sarto del Quartiere della Guardia Svizzera Pontificia), e Maria Anna Tutzer, di Renon. Rimasto presto orfano di padre, ed essendo molto dotato nello studio, entrò nello studentato di San Paolo fuori le mura per merito del Barone Pfiffer d'Altishofen. Negli anni successivi si laureò in filosofia al Collegio Pontificio di Sant'Anselmo a Roma, divenne monaco benedettino e il 19 marzo 1904 venne ordinato sacerdote nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Monaco ed abate[modifica]
Monaco benedettino nell'abbazia di San Paolo fuori le mura, in seguito divenne procuratore generale della Congregazione Cassinese, priore claustrale e nel 1918 abate ordinario di San Paolo fuori le mura.
Fece parte di Amici Israël, una lega cattolica internazionale contro l'antisemitismo e il razzismo, in cui militavano anche molti ebrei convertiti.
Arcivescovo di Milano[modifica]
Fu nominato da Papa Pio XI arcivescovo di Milano il 26 giugno 1929 ed insignito della berretta cardinalizia il 15 luglio 1929. Nel 1930 nomina vicario generale della diocesi Giacinto Tredici, che era stato uno dei fondatori della Rivista di Filosofia Neoscolastica, che sarà poi Vescovo di Brescia dal 1934.[1]
A Milano, tra le tante cose, appena giunto in diocesi nel 1929, fondò l'Unione Diocesana Decorati Pontifici (attuale ADAS, Associazione Decorati Apostolica Sede) che riunisce tutte le personalità laiche o religiose insignite di un'onorificenza pontificia. Lo stesso Schuster venne onorato del cavalierato di gran croce dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Governò la diocesi in tempi difficili per Milano e per l'Italia. Prese come modello uno dei suoi predecessori più illustri, San Carlo Borromeo: si dimostrò assiduo nell'effettuare le visite pastorali nella diocesi che nei venticinque anni del suo episcopato svolse ben cinque volte. Numerose sono le sue lettere al clero e al popolo, le minuziose e dettagliate prescrizioni specialmente in ordine al decoro del culto divino e i frequenti sinodi diocesani; durante il suo episcopato si contano inoltre due congressi eucaristici. Ristrutturò, su incarico di Papa Pio XI, i seminari milanesi mediante la costruzione del Seminario Teologico e Liceale di Venegono Inferiore, inaugurato nel 1935.
Come quasi tutto il mondo cattolico italiano, Schuster si illuse che attraverso la collaborazione la Chiesa potesse cristianizzare il fascismo (ne fa fede una lettera precedente il Concordato e la nomina ad arcivescovo), facendo ad esempio celebrare una messa di ringraziamento nel 1935, all'indomani dell'invasione dell'Etiopia da parte delle truppe italiane, perché Dio proteggesse quelle stesse truppe che nella sua ottica avrebbero contribuito ad una sempre maggiore diffusione del cristianesimo anche nei paesi "non ancora cristianizzati".[2]
Schuster abbandonò tale illusione a seguito dell'approvazione delle Leggi razziali fasciste tra settembre e novembre 1938. Il 13 novembre 1938 il cardinale Schuster dal pulpito del Duomo di Milano, per l'inizio dell'Avvento ambrosiano, pronunciò un'omelia che condannava tali provvedimenti, denunciandone l'ideologia neo-pagana:
| « È nata all'estero e serpeggia un po' dovunque una specie di eresia, che non solamente attenta alle fondamenta soprannaturali della cattolica Chiesa, ma materializza nel sangue umano i concetti spirituali di individuo, di Nazione e di Patria, rinnega all'umanità ogni altro valore spirituale, e costituisce così un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo. È il cosiddetto razzismo[3]. » |
Il testo integrale dell'omelia fu pubblicato il 15 novembre in prima pagina dal quotidiano cattolico L'Italia; il direttore Sante Maggi pagò il gesto con la rimozione dalla carica per evitare la chiusura del giornale, nonostante la difesa di Schuster, che a sua volta fu considerato dal regime un traditore e un antifascista.
Di lui scrisse David Maria Turoldo:
| « Sbagliano coloro che lo pensano coinvolto nel fascismo o altro. Schuster non era né fascista, né antifascista: e non era neppure neutrale. Schuster era un monaco e basta. Monaco è uno che ha solo Dio in testa. Un "monaco in battaglia" dopo essere stato "soldato nel monastero". » |
Schuster partecipò al conclave del 1939, che elesse papa il cardinale Eugenio Pacelli (Papa Pio XII).
Durante il periodo bellico sostiene attivamente la Carità dell'Arcivescovo, dando il primo incarico di responsabile a Carlo Bianchi, il quale aveva avuto l'idea da una sua lettera pastorale. Carlo Bianchi morirà a Fossoli, fucilato.
Alla caduta della Repubblica Sociale Italiana promosse un incontro in Arcivescovado tra Benito Mussolini e i rappresentanti partigiani, nel tentativo di concordare una resa senza spargimento di sangue. Propose anche a Mussolini di fermarsi in Arcivescovado, sotto la sua protezione, per poi consegnarsi agli Alleati. Il Duce però rifiutò, preferendo tentare la fuga.
Quando il 29 aprile 1945 i corpi fucilati di Mussolini e degli altri gerarchi fascisti furono appesi in piazzale Loreto, Schuster informò Riccardo Lombardi, prefetto su nomina del Comitato di Liberazione Nazionale, che egli stesso «in porpora» avrebbe dato la benedizione alle salme «perché si deve aver rispetto di qualsiasi cadavere». Allo stesso modo il 10 agosto 1944, quando i tedeschi avevano trucidato quindici partigiani e avevano abbandonato i corpi nello stesso luogo, Schuster aveva scritto all'ambasciatore tedesco chiedendo che i cadaveri fossero rimossi, «altrimenti sarebbe andato lui a trasportarli». In quell'occasione, essendogli stato negato il permesso di uscire ed essendo quindi impossibilitato di ufficiare la benedizione, si curò di inviare mons. Giovanni Barbareschi (all'epoca diacono) per la benedizione delle salme.
Dal 1952 al 1953 fu il primo presidente della Conferenza Episcopale Italiana, fondata a Firenze l'8 gennaio 1952.
Anziano e malato, si spense nel seminario di Venegono il 30 agosto 1954.
La memoria[modifica]
Il processo diocesano di canonizzazione venne aperto il 30 agosto 1957, dopo appena tre anni dal decesso del cardinale, promosso dall'allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, e si concluse il 31 ottobre 1963. All'apertura della tomba del cardinale Schuster il 28 gennaio 1985, il suo corpo venne ritrovato intatto ed egli venne beatificato il 12 maggio 1996 da Papa Giovanni Paolo II.
Nel 2006 l'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) ha intitolato una borsa di studio in suo onore.
Sorte simile ha riguardato il parco antistante la Basilica di San Paolo a Roma, che porta il suo nome.
Nella Chiesa di Santa Maria presso San Celso a Milano, in una teca all'ingresso sono esposti dei paramenti del Cardinale ed il calco, fatto alla morte, del viso e della mano, effettuato dallo scultore don Marco Melzi dell'Istituto Beato Angelico di Milano.
A Milano, in via Feltre 100, dal 1954 vi è il Centro Giovanile Cardinale Schuster, fondato dal padre gesuita Ludovico Morell.
Genealogia episcopale[modifica]
| Per approfondire, vedi Genealogia episcopale. |
| Trattamenti di Alfredo Ildefonso Schuster |
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|---|---|---|
| Arcivescovo di Milano | ||
| Trattamento di cortesia | Sua Eminenza | |
| Trattamento colloquiale | Vostra Eminenza | |
| Trattamento religioso | Cardinale | |
| I trattamenti d'onore | ||
- Cardinale Scipione Rebiba
- Cardinale Giulio Antonio Santori
- Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
- Vescovo Claudio Rangoni
- Arcivescovo Wawrzyniec Gembicki
- Arcivescovo Jan Wężyk
- Vescovo Piotr Gembicki
- Vescovo Jan Gembicki
- Vescovo Bonawentura Madalinski
- Vescovo Jan Małachowski
- Arcivescovo Stanislaw Szembek
- Vescovo Felicjan Konstanty Szaniawski
- Vescovo Andrzej Stanisław Załuski
- Arcivescovo Adam Ignacy Komorowski
- Arcivescovo Władysław Aleksander Łubieński
- Vescovo Andrzej Mikolaj Stanislaw Kostka Mlodziejowski
- Arcivescovo Kasper Kazimierz Cieciszowski
- Vescovo Franciszek Borgiasz Mackiewicz
- Vescovo Michal Piwnicki
- Arcivescovo Ignacy Ludwik Pawlowski
- Arcivescovo Kazimierz Roch Dmochowski
- Arcivescovo Wacław Żyliński
- Vescovo Aleksander Kazimierz Beresniewicz
- Vescovo Szymon Marcin Kozlowski
- Vescovo Mieczyslaw Leonard Pallulon
- Arcivescovo Boleslaw Hieronim Klopotowski
- Arcivescovo Jerzy Józef Elizeusz Szembek
- Vescovo Stanisław Kazimierz Zdzitowiecki
- Cardinale Aleksander Kakowski
- Papa Pio XI
- Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster
Onorificenze[modifica]
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme | |
Come salvò la vita a Montanelli[modifica]
Alfredo Ildefonso Schuster salvò la vita a Indro Montanelli, come il grande giornalista afferma in un'intervista rilasciata a Michele Brambilla nel 2000. Nel 1944 Montanelli era rinchiuso nel Carcere di San Vittore e condannato a morte dalle S.S. come esponente della resistenza antifascista. Schuster, che conosceva Montanelli per averne celebrato il matrimonio con la sua prima moglie, riuscì a ottenere una sospensione dell'esecuzione.
| « Questo l'ho saputo soltanto pochi anni fa. Nell'istruttoria per il processo per la beatificazione di Schuster è stata trovata una lettera che lui mandò al cognato di Kesselring in mio favore. In pratica, ottenne una sospensione dell'esecuzione. Per me la scoperta di quella lettera è stata una grande sorpresa, perché dopo aver rivisto Schuster subito dopo la Liberazione, lui si era guardato bene dal dirmi che mi aveva salvato la vita. » |
| (Indro Montanelli intervistato da Michele Brambilla il giorno 8 dicembre 2000, contenuta nell'edizione RCS Libri del 2001 del romanzo Il generale Della Rovere (1959).) |
Araldica[modifica]
| Stemma | Descrizione | Blasonatura |
| Alfredo Ildefonso Schuster Abate di San Paolo fuori le mura |
partito: nel 1º d'azzurro, a tre monti di rosso sormontati da croce astile d'oro e la scritta PAX del medesimo colore; nel 2º d'oro al destrochero di rosso tenente una spada in palo. Lo scudo, accollato ad un pastorale d'oro, posto in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di verde. Le nappe, in numero di dodici, sono disposte sei per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3. | |
| Alfredo Ildefonso Schuster Cardinale presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti Arcivescovo di Milano |
partito: nel 1º d'azzurro, a tre monti di rosso sormontati da croce astile d'oro e la scritta PAX del medesimo colore; nel 2º d'oro al destrochero di rosso tenente una spada in palo. Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5. |
Note[modifica]
- ^ M. Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 2009, pp. 24-29.
- ^ Cfr. Lee, Stephen J. 2000. European Dictatorships, 1918-1945. New York: Routledge
- ^ Giacomo Biffi, Memorie e digressioni di un italiano cardinale, Cantagalli, 2007, pag. 359.
Bibliografia[modifica]
- P. Beltrame Quattrocchi, Al di sopra del gagliardetti. L'arcivescovo Schuster: un asceta benedettino nell'era fascista, Marietti, Casale Monferrato 1985.
- T. Leccisotti, Il cardinale Schuster, S. Benedetto, Milano 1969, 2 vol.
- I. Schuster, Al dilettissimo popolo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1996.
- L. Crivelli, Schuster. Un monaco prestato a Milano, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1996
- E. Nobili, La parabola di un'illusione. Il cardinale Schuster dalla guerra d'Etiopia alle leggi razziali, NED, Milano 2005.
- U. Lorenzetti, C. Belli Montanari, L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all'alba del Terzo Millennio, Fano (PU), settembre 2011.
- E. Nobili, Ildefonso Schuster. Il rinnovamento cattolico (1880-1929), Guerini e Associati, Milano 2010.
Voci correlate[modifica]
- Sito ufficiale Luogotenenza per l'Italia Settentrionale Ordine del Santo Sepolcro
- Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Alfredo Ildefonso Schuster
Collegamenti esterni[modifica]
- Alfredo Ildefonso Schuster su www.catholic-hierarchy.org
- Discorso di Giovanni Paolo II ai pellegrini convenuti a Roma per la beatificazione del Cardinale Schuster sul sito della Santa Sede
- Un convegno sul beato Schuster – Intervento di Mons. Piero Marini al Congresso di studi storici nel 50º anniversario della morte del beato Alfredo Ildefonso Schuster presso l'abbazia di Farfa.
| Predecessore | Abate di San Paolo fuori le Mura | Successore | |
|---|---|---|---|
| Giovanni del Papa | 6 aprile 1918 - 26 giugno 1929 | Ildebrando Vannucci |
| Predecessore | Arcivescovo di Milano | Successore | |
|---|---|---|---|
| Eugenio Tosi | 26 giugno 1929 - 30 agosto 1954 | Giovanni Battista Montini |
| Predecessore | Cardinale presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti | Successore | |
|---|---|---|---|
| Eugenio Tosi | 18 luglio 1929 - 30 agosto 1954 | Giovanni Battista Montini |
| Predecessore | Presidente della Conferenza Episcopale Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| - | 1952 - 1953 | Adeodato Giovanni Piazza |
Controllo di autorità VIAF: 12421871 LCCN: n81150136
- Cardinali italiani del XX secolo
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