Busto Garolfo

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Busto Garolfo
comune
Busto Garolfo – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Sindaco Angelo Pirazzini (Popolo della libertà) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°32′52″N 8°53′12″E / 45.547778°N 8.886667°E45.547778; 8.886667 (Busto Garolfo)Coordinate: 45°32′52″N 8°53′12″E / 45.547778°N 8.886667°E45.547778; 8.886667 (Busto Garolfo)
Altitudine 180 m s.l.m.
Superficie 18,33 km²
Abitanti 13 556[1] (30-11-2012)
Densità 739,55 ab./km²
Frazioni Olcella
Comuni confinanti Arconate, Canegrate, Casorezzo, Dairago, Inveruno, Parabiago, San Giorgio su Legnano, Villa Cortese
Altre informazioni
Cod. postale 20020
Prefisso 0331
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015041
Cod. catastale B301
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti bustesi
Patrono Beata Vergine del Rosario e santa Croce
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Busto Garolfo
Posizione del comune di Busto Garolfo nella provincia di Milano
Posizione del comune di Busto Garolfo nella provincia di Milano
Sito istituzionale
« Quij mostôs - nett e s'cett e salaa...
De Bust piccol, Buscaa, Parabiagh,...
E olter milla milion - de vin bon... »
(Poesia di Carlo Porta, Brindes de Meneghin a l'ostaria, 1810)

Busto Garolfo è un comune di 13.556 abitanti della provincia di Milano, in Lombardia.

Nel dialetto locale, appartenente al lombardo occidentale, è chiamato Büst Picul (Busto Piccola), per distinguerlo da Büsti Gràndi (letteralmente Busto Grande, che indica la città di Busto Arsizio), e da Büst Cava (attualmente Buscate/Büscàa).

Storia[modifica | modifica sorgente]

La più antica notizia storica circa Busto Garolfo risale a un documento del giugno 992 con il quale Domenico, l'arciprete di Dairago, donò ai canonici di Sant'Ambrogio a Milano un lotto di vigna ubicato in vico ed fundo qui dicitur Bustus Garulfi. Alla fine del XIII secolo a Busto Garolfo sorgevano, oltre all'antica chiesa di S. Salvatore, 3 altari in onore di San Bartolomeo, Sant'Innocenzo e Santa Margherita che la nobile famiglia Della Croce, proprietaria dal 1317 di terreni nel circondario del paese, aveva fatto erigere. Nel 1464 Stefano Della Croce nel suo testamento ordinava ai suoi eredi di erigere una cappella in onore della Vergine nella chiesa di S. Salvatore. I frati Umiliati, che già dal 1298 possedevano una casa nel territorio di Busto Arsizio, fecero costruire l'abbazia di S. Maria Elisabetta, che diventò poi la chiesa parrocchiale. Durante il Basso Medioevo, Busto Garolfo divenne feudo prima della famiglia Maggi, degli Arconati e poi dei Losetti. Infine nel 1664 Giambattista Losetti vendette il paese per 4.760 lire milanesi a Giuseppe Arconati, al quale il Re di Spagna conferì il titolo di Marchese di Busto Garolfo. Dopo più di un secolo di dominazione austriaca, il paese partecipò attivamente agli avvenimenti che portarono all'unità d'Italia, e durante le guerre d'indipendenza fu teatro di grandi spostamenti di truppe italiane ed austriache, soprattutto in occasione della Battaglia di Magenta. Il decreto regio del 1º gennaio 1870 aggregava a Busto Garolfo le frazioni di Villa Cortese e di Olcella, dando al comune la sua attuale configurazione territoriale[non chiaro]. Busto Garolfo ha partecipato attivamente anche alla prima ed alla seconda guerra mondiale pagando un pesante contributo in vite umane.

Chiese esistenti[modifica | modifica sorgente]

Chiesa dei Santi Salvatore e Margherita[modifica | modifica sorgente]

Chiesa dei Santi Salvatore e Margherita

La chiesa parrocchiale avente il titolo di prepositurale, dedicata ai Santi Salvatore e Margherita, venne costruita nel Cinquecento sui resti di una chiesa medioevale risalente al XIII secolo. La facciata originaria venne progettata nel primo Seicento da Francesco Maria Richini. La struttura cinquecentesca subì interventi nel corso del Seicento e del Settecento, mentre nell'Ottocento pesanti interventi di risanamento igienico porteranno alla distruzione di alcuni affreschi dei Fiammenghini. Infine, negli anni tra le due Guerre mondiali, la struttura subirà importanti ampliamenti nella parte presbiterale e alla facciata. All'interno della struttura sono conservate alcune tele attribuite a Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (teleri nell'abside e pala di sant'Isidoro) ed un coro ligneo la cui parte centrale venne realizzata da Carlo Garavaglia nel 1642. Altra pala d'altare raffigurante san Barnaba che protegge dal fulmine è opera tardo ottocentesca di Carlo Naymiller. La facciata, di gusto moderno, risale invece al 1961 ed è stata oggetto di aspre critiche. Negli ultimi anni la chiesa è stata ristrutturata all'interno, riportando gli affreschi ai loro colori naturali.

Nell'estate del 2008 è stato installato un sistema di teleriscaldamento sul pavimento delle chiesa, per distribuire uniformemente il calore.

Chiesa di San Remigio[modifica | modifica sorgente]

Busto Garolfo - Chiesa di S. Remigio.jpg

Esisteva, nel secolo XIII anche un ospedale detto dei poveri di S. Remigio, affidato a dei frati; verso la metà del XV secolo esso decadde, tanto che su richiesta dei nobili e degli abitanti di Busto Garolfo, papa Callisto III lo soppresse. Di questo antico complesso rimane la bella Chiesa di S. Remigio, restaurata negli anni Venti e successivamente negli anni Settanta del secolo scorso, e tuttora aperta al culto.

Chiesa della Madonna della Neve[modifica | modifica sorgente]

Localmente conosciuta come Madonnina, è un edificio religioso aperto al culto cristiano cattolico, di origine seicentesca. L'edificio originario era posto lungo l'attuale via Vincenzo Monti, con la facciata rivolta verso il centro abitato. Demolito nel 1934 per ampliare la strada, venne ricostruito nello stesso anno col contributo di Alpini, qualche decina di metri oltre l'originaria collocazione, con un orientamento ruotato e con fattezze simili alla precedente struttura. Al suo interno due lapidi sepolcrali della marchesa Maria Ponga Arconati (una proveniente dall'originario edificio, l'altra collocata a ricordo della riesumazione e ricollocazione dei reti mortali). Di particolare pregio (anche se in abbandono) l'originario affresco dell'altare maggiore rappresentante una Madonna con ai piedi Gesù Bambino tra i santi Rocco e Giuliana che, secondo una lunga tradizione, è attribuito a Bernardino Luini o alla sua scuola. All'esterno altre due lapidi sepolcrali provenienti dall'originario edificio demolito e l'adiacente Monumento agli Alpini.

Chiese scomparse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Carlo[modifica | modifica sorgente]

Edificio di culto cristiano cattolico di origine seicentesca, dedicato a san Carlo Borromeo, e demolito negli anni '50 del Novecento. Sorgeva a fianco della Prepositurale del Salvatore e santa Margherita d'Antiochia di Pisidia, sopra una cripta con funzioni sepolcrali a cui si accedeva dall'attigua Prepositurale.

Chiesa di Santa Maria Maddalena (o della Misericordia)[modifica | modifica sorgente]

Chiesa prepositurale di Santa Maria Elisabetta[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di culto cristiano cattolico originariamente annessa all'omonimo monastero dell'Ordine degli Umiliati. Alla soppressione dell'Ordine sopravvisse come luogo di culto per alcuni decenni, per poi essere trasformata in abitazione.

Chiesa di San Carlo al Lazzaretto[modifica | modifica sorgente]

Piccola cappella di culto cristiano cattolico, dedicata a san Carlo Borromeo, sorta sul luogo adibito a Lazzaretto. La sua definitiva scomparsa è da collegare alla costruzione del Cimitero avvenuta tra la fine Settecento e i primi anni dell'Ottocento, avvenuta sulla stessa area.

Edifici civili degni di nota[modifica | modifica sorgente]

Casa Donadoni (già Della Croce, poi Majno)[modifica | modifica sorgente]

Casa da Massaro (detta del Gileca)[modifica | modifica sorgente]

Poderoso edificio rurale quattrocentesco (purtroppo in abbandono) costruito con ciottoli disposti a lisca di pesce e modanature in cotto.

Palazzo Fossati[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Comunale (già Bellani Molteni)[modifica | modifica sorgente]

Villa Arconati[modifica | modifica sorgente]

Villa Battaglia (già Castelbarco Visconti)[modifica | modifica sorgente]

Villa Comunale (già Brentano, poi Litta Modignani, poi Sala, poi Rondanini)[modifica | modifica sorgente]

La Villa oggi sede di alcuni Uffici comunali si identifica in un complesso di edifici settecenteschi con un parco oggi aperto al pubblico. La villa appartenne dapprima ai Brentano, per poi passare ai Litta Modignani e poi ai Rondanini. L'accesso principale è posto lungo la via Magenta, dove un portone, introdotto da una breve rientranza rispetto al rettifilo della via pubblica, è affiancato da rustici (oggi in parte crollati e non salvaguardati). Dal portone si accede al cortile sul cui fondo è la facciata della villa. Annessi alla villa sono alcuni rustici, tra cui la cosiddetta Filanda, oggi adibita a sede di pubblici Uffici. Durante l'ultima parte della Seconda Guerra Mondiale, quando i proprietari erano i Sala, risiedette in incognito il generale Lombar del CLN.

Villa Lucca[modifica | modifica sorgente]

Villa Villoresi (già Rescalli, poi Beretta)[modifica | modifica sorgente]

Situata in centro al paese, presso Piazza Lombardia, la villa ha origini seicentesche e presenta uno schema ad "U", introdotto un tempo da un suggestivo viale alberato oggi quasi scomparso. Il complesso della villa è costituito dal corpo di fabbrica destinato all'abitazione nobile (che si articola con uno schema ad "U" attorno al cortile principale), da corpi di fabbrica rustici addossati alle ali della villa (originariamente ospitanti le abitazioni di servizio ed i luoghi di lavoro, tra cui il locale con un grande torchio ligneo del Settecento), il cannocchiale prospettico d'ingresso (che collega la piazza col portale monumentale che introduce al cortile principale) e l'ampio parco all'inglese con adiacente serra. Secondo recenti studi l'impianto dell'edificio, probabilmente voluto dalla famiglia Rescalli (conti di San Vittore) è da attribuire all'architetto Valmagini, che ripropone soluzioni tipiche della villa piacentina.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il Comune di Busto Garolfo ha una sola frazione, Olcella situata tra Arconate e Dairago, ma in passato comprendeva anche Villa Cortese; probabilmente a causa del distaccamento di quest'ultima, i bustesi coniarono il modo di dire "Vila Curtès, brüt paes, mile abitanti, tul 'gnuràanti" ("Villa Cortese, brutto paese, mille abitanti, tutti ignoranti"), che i villacortesiani in risposta modificarono in "Vila Curtès, bel paes, mile abitanti, tul insegnanti" ("Villa Cortese, bel paese, mille abitanti, tutti insegnanti").

Natura[modifica | modifica sorgente]

Le aree boschive a sud e a ovest del territorio comunale, sono parte del Parco Agricolo Sovracomunale del Roccolo. Istituito nel 1991 tra i Comuni di Parabiago, Busto Garolfo, Casorezzo, Arluno, Canegrate e Nerviano (dal 1997), riconosciuto tale nel 1994 dalla Regione Lombardia, si estende per circa 15.000.000 m², ed è atto alla difesa di fauna, flora e attività agricole locali. Viene caratterizzato dalla presenza di specie arboree autoctone (quercia, ciliegio, pino silvestre) ed altre specie introdotte dall'uomo (robinia, castagno, quercia rossa, prunus serotina). Attualmente è in progetto una sua estensione fino allOasi WWF' del bosco di Vanzago.

Associazioni musicali[modifica | modifica sorgente]

Tra le associazioni più attive a Busto Garolfo, vi è il Corpo Musicale S.Cecilia, che vanta numerose attività, tra concerti e manifestazioni, durante l'anno. Determinare con esattezza la data a cui far risalire l’inizio di una attività musicale a Busto Garolfo non è mai stato possibile. Documenti ufficiali non ne esistono e quella documentazione esistente non specifica quanto di utile al ricercatore storico. Testimonianze verbali di componenti anziani del Corpo Musicale citano memorie dei loro avi con tanto di qualifica e strumento in dotazione nonché l’anno approssimativo della appartenenza a quel nutrito gruppo di suonatori che un tempo era detto “fanfara”. Nel 1848 ad opera del Curato di allora che convocò una breve assemblea di musicanti veterani si decise di dotare il Gruppo di una propria bandiera e così la data di nascita certa diventò senza equivoci quell’anno. La Lombardia era una provincia del Lombardo-Veneto Asburgico, Carlo Alberto concedeva lo Statuto Albertino e nel suo piccolo, Busto Garolfo dotava la propria banda di una bandiera fra l’ammirazione e l’entusiasmo di tutta la cittadinanza. Alla morte dello straordinario Giuseppe Verdi anche a Busto Garolfo si pensò subito di onorarlo ed il Corpo Musicale assunse la denominazione nuova di Corpo Musicale “Giuseppe Verdi” ed il tutto fu ricamato in oro sui nastri blu della bandiera. Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III in occasione della sua visita alla città di Gallarate nel periodo immediatamente successivo alla “grande guerra” scorse la vecchia bandiera seminascosta fra tutte quelle presenti, avvicinatosi pronunciò due parole d’elogio e la baciò fra l’orgoglio del vecchio portabandiera al limite dello svenimento e lo stupore di tutti i presenti. Le vicissitudini politiche del secondo dopo guerra furono tali che riuscirono a scombussolare anche la musica. Sorse un secondo Corpo Musicale ed il paese era allietato dalla musica di due ottime bande che la velata concorrenza spingeva alla eccellente preparazione. Nel 1950 si dettero convegno i seniori di entrambe le organizzazioni per accordarsi sulla loro riunione e venne concordata una fusione con concessioni dignitose per tutti. Così avvenne il 1º gennaio 1951 per l’augurio musicale di capodanno, entrambe le bande uscite dalle loro sedi si trovarono e si fusero in una sola che assunse la denominazione attuale di Corpo Musicale “Santa Cecilia”. La bandiera porta sul nastro blu la data del 1951 quale anno reale di nascita ma le radici sono di almeno un secolo precedente. Dalla fine degli anni sessanta la presidenza del Corpo Musicale è stata onorata dal Sig. Battista Bellini, succeduto poi dal Sig. Fiorenzo Merlotti. La direzione dell’orchestra è stata affidata a diversi maestri di spicco, tra cui il M° Giacomo Mologni, il M° Angelo Pinciroli e l'attuale M° Fulvio Clementi. Il Corpo partecipa e ha partecipato a diverse manifestazioni importanti, a volte fuori dalla propria città, come in occasione del Giubileo degli Artisti a Roma (dicembre 2000), e dell’I nternationales Blasmusiker Festival di Wolfsberg in Austria (giugno 2003 e maggio 2009). Nel giugno 2005 si è tenuta la prima edizione del “Banda in Festa”, una “tre sere” di musica e spettacolo che, visto il successo ottenuto, è stata ripetuta anche nel luglio 2012.

Oggi il “gruppo” ha acquistato una buona preparazione tecnica e notevolmente aumentato il numero dei componenti, tanto da arrivare a gemellarsi con una banda tedesca della Baviera, la Musikverein "Harmonie" Oberbeuren. Questo gemellaggio, iniziato nell'ottobre 2012 con la visita del Corpo S.Cecilia a Oberbeuren (frazione di Kaufbeuren), sta crescendo sempre di più. Nell'ottobre 2013 la banda di Oberbeuren è venuta a Busto Garolfo per una tre giorni di musica internazionale, ottenendo un incredibile successo.

Oltre che con la banda di Oberbeuren, il C.M. S.Cecilia ha fatto scambi musicali anche con bande come quelle di Sona e Scalea.

Il 27 febbraio 2014, l'assemblea generale dei musicanti del C.M. ha eletto il suo primo vice maestro donna: Michela Pisoni (classe 1992).

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

A Busto Garolfo le scuole vanno dalla Scuola materna alla Scuola media, non sono presenti istituti di istruzione superiore. Di scuole elementari in Busto Garolfo ne sono presenti due, la "Giulio Tarra" e la "Don Mario Mentasti", invece come istruzione per l'istruzione media vi è la "Antonietta. e Giovanni Caccia"; queste scuole sono frequentate mediamente da 2000 giovani al giorno.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Ubicato nella pianura padana a ovest di Milano, nei pressi del Ticino, il territorio di Busto Garolfo era un tempo coltivato a viti; attualmente invece le colture più diffuse sono i cereali. Notevole è lo sviluppo delle attività artigianali e anche l'industria ha conosciuto una notevole espansione nel dopoguerra, con la Rimoldi che produceva macchine da cucire, l'impresa chimica Caccia e la tessitura Pessina & Sala (risalente ai primi del Novecento). Nella aree di queste ultime due aziende oggi sorgono villette a schiera e diversi appartamenti, pur rimanendo tracce del passato manifatturiero, testimoniate da un'antica ciminiera.

Ad oggi il paese può contare su una moltitudine di attività che spaziano dalle ferramenta alle agenzie turistiche, dalle cartolerie alle fattorie.

Trasporti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Attualmente il comune di Busto garolfo è collegato con i comuni del magentino, castanese e legnanese e con il capoluogo milanese tramite numerose autolinee di trasporto su gomma assegnate in appalto a MOVIBUS le quali erano precedentemente gestite da ATINOM e sono:

  • Linea z625 Busto Arsizio - Dairago - Busto Garolfo;
  • Linea z627 Castano Primo Ferrovienord - Cuggiono - Busto Garolfo - Legnano;
  • Linea z642 Legnano - Villa Cortese - Busto Garolfo - Arluno - Magenta;
  • Linea z644 Arconate - Busto Garolfo - Parabiago;
  • Linea z647 Cornaredo - Arluno - Busto Garolfo - Castano Primo (ex corse scolastiche z649);
  • Linee per Milano:
Linea Z648 Milano-Busto Garolfo diretto
BSicon uexKBHFa.svg Milano Molino Dorino
BSicon uexSTR.svg ingresso autostrada A4 Torino-Milano
BSicon uexBHF.svg Arluno uscita casello autostradale
BSicon uexBHF.svg Ossona
BSicon uexBHF.svg Casorezzo
BSicon uexBHF.svg Busto Garolfo capolinea
BSicon uexSTR.svg proseguimento alcune corse per castano primo
BSicon uexBHF.svg Arconate
BSicon uexHST.svg Buscate
BSicon uexKBHFe.svg Castano Primo capolinea
Linea Z649 Milano-Busto Garolfo
BSicon uexKBHFa.svg Milano Molino Dorino
BSicon uexHST.svg Vighignolo
BSicon uexBHF.svg Cornaredo
BSicon uexBHF.svg Pregnana Milanese
BSicon uexBHF.svg Rogorotto
BSicon uexBHF.svg Arluno
BSicon uexBHF.svg Ossona
BSicon uexHST.svg Casorezzo
BSicon uexKBHFe.svg Busto Garolfo capolinea-deposito

Persone legate a Busto Garolfo[modifica | modifica sorgente]

Nati[modifica | modifica sorgente]

Eventi e cultura[modifica | modifica sorgente]

  • Primo fine settimana di marzo e lunedì successivo: Fiera primaverile - festa storica nata come fiera del bestiame, è oggi caratterizzata da un generico mercato.
  • Festa popolare: a Olcella, con fuochi d'artificio
  • Ultimo fine settimana di settembre: Festa dell'Uva a cura della Pro Loco
  • Prima domenica di ottobre: Festa Patronale della Madonna del Rosario
  • Secondo lunedì dopo l'11 novembre (San Martino): Festa autunnale
  • Prima domenica dell'Avvento Ambrosiano: Festa Patronale di Santa Geltrude a Olcella - antica quanto la festa primaverile

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 836 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Busto Garolfo è gemellata con Senise, in provincia di Potenza. Motivo di questa amicizia, è la forte presenza in Busto Garolfo di "oriundi" del paese lucano, giunti qui durante gli anni del boom economico, con le migrazioni dal Mezzogiorno.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2012.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.