Marcallo con Casone

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Marcallo con Casone
comune
Marcallo con Casone – Stemma Marcallo con Casone – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Amministrazione
Sindaco Massimo Olivares (LN) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°29′00″N 8°53′00″E / 45.483333°N 8.883333°E45.483333; 8.883333 (Marcallo con Casone)Coordinate: 45°29′00″N 8°53′00″E / 45.483333°N 8.883333°E45.483333; 8.883333 (Marcallo con Casone)
Altitudine 147 m s.l.m.
Superficie 8,21 km²
Abitanti 6 214[1] (28/2/2014)
Densità 756,88 ab./km²
Frazioni Casone
Comuni confinanti Bernate Ticino, Boffalora sopra Ticino, Magenta, Mesero, Ossona, Santo Stefano Ticino
Altre informazioni
Cod. postale 20010
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015134
Cod. catastale E921
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 673 GG[2]
Nome abitanti marcallesi e casonesi
Patrono santi Nazario e Celso, Carlo
Giorno festivo 28 luglio e 4 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Marcallo con Casone
Posizione del comune di Marcallo con Casone nella provincia di Milano
Posizione del comune di Marcallo con Casone nella provincia di Milano
Sito istituzionale

Marcallo con Casone (Marcàll cunt al Casón in dialetto milanese) è un comune italiano di 6.214 abitanti[1]della provincia di Milano, in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Marcallo con Casone venne costituito nel 1870 dalla fusione dei comuni di Marcallo e Casone[3].

Marcallo e Casone hanno origini celtiche: il ritrovamento di spade ed else appartenuti agli insubri, popolazione celtica che viveva in queste zone, fa risalire al V sec A. C. il fiorire dei primi insediamenti umani stabili.

Dalle suppellettili, rinvenute nelle tombe intorno al nostro territorio, possiamo dedurre che i Celti-Insubri - nel I sec. d. C. erano passati dal tempo delle guerre alla coltivazione della vite e all'allevamento dei maiali nei boschi del Ticino.

Durante i lavori della variante A4 (Milano -Torino) nel territorio di Bernate Ticino e poche centinaia di metri dai confini comunali di Marcallo, in due momenti diversi, sono venute alla luce una cinquantina di tombe facenti parte di una vasta necropoli che deve avere svolto un ruolo di area funeraria-cultuale per un tempo piuttosto lungo: dall’epoca celtica a quella tardo romana (dal III sec. a.C. al IV sec. d.C). –Silvano Pirotta 2012-

Marcallo “oppida Celtico” -villaggio fortificato- connesso all’allevamento dei cavalli, al loro svezzamento ed al loro addestramento; secondo Franco Marzatico fu probabile sede di fiere e/o mercati stagionali di cavalli e di manifestazioni o gare a questi connesse. (Guerrieri principi ed eroi: fra Danubio ed il Po dalla preistoria all'alto medioevo) Hoepli.

Gambari e Tecchiati (2004:238) sottolineano l'importanza della cultura del cavallo tra i Celti,che, per la parola generica l'epos (latino equus) hanno anche Marcos per il cavallo, un termine che possiamo trovare in Pausania e nella toponomastica come Marcallo (Milano).

Nel vivere gli eventi del territorio, dopo i Celti si ha la dominazione romana (222 a.C.) documentata da ritrovamenti archeologici nel territorio di Santo Stefano sulla via per Marcallo (Cna Ranteghetta) dove agli inizi del '900 furono riportati alla luce fittili, tegoloni e varie monete romane, oggi dispersi, comunque reperti significativi, solitamente legati a vie di traffico preistostorici sul cui tracciato troviamo anche l’ara dedicata a Mercurio da Caius Cassius, rinvenuta nella Cascina Sant’Eusebio di Mesero a poche decine di metri dai confini comunali.

Marcallo era parte del Contado di Burgaria; caduto l'impero romano d'occidente, le numerose invasioni barbariche hanno portato alfine alla dominazione dei Longobardi (568 d.C.) i quali hanno lasciato un'impronta indelebile in molti vocaboli della parlata locale: Scussa (grembiule) dal longobardo skauz; Baùscia (da bauschen che si pronuncia bauscien) gonfiarsi: tipica parola usata per identificare il comportamento a volte un po’ sbruffone e supponente; Ghèll e ghèi (dal tedesco geld che si pronuncia gheld) : soldi in generale,o meglio, i centesim e comunque una cosa di poco valore. Con l'Editto di Rotari, del 643 i Longobardi lasciarono il loro marchio indelebile: questa opera raccoglie le consuetudini e gli usi giudiziari di un popolo che avrebbe dato il nome alla Lombardia.

I Franchi conquistarono il regno longobardo nel 774, danno un nuovo ordinamento alle terre lungo il Ticino e dando inizio alla storia documentata di Marcallo che, inserita nella Pieve di Corbetta e sede parrocchiale autonoma dal XVI secolo, vide succedersi varie casate feudatarie, i Crivelli, gli Arconati, i Visconti passando poi dal 1756 alla famiglia Vitali.

Menedrago prima, Casone poi, videro vicende simili, anche se con diverse sfumature. Nel 1870 venne istituito il Comune di Marcallo con Casone, dall’unione delle due comunità le cui attività economica principale fu per secoli l’agricoltura e l'allevamento di maiali, dei bovini, affiancata a quella dei bachi da seta fino a giungere alle trasformazioni del XX secolo, che incideranno profondeamente nella realtà economica e territoriale.

Marcallo[modifica | modifica wikitesto]

La più antica testimonianza scritta su Marcallo risale a Ludovico II, figlio primogenito di Lotario I ed Ermengarda, imperatore del SRI dall'855 all'875 che conferma a Rogerio di Arconate i feudi di Marcallo e Castell’Arconate (ASL 1988 Doc 3 pag 431).

Nel 918, l’imperatore del SRI Berengario I derime una controversia tra l’avvocato del monastero di S. Ambrogio in Milano e Adelardo da Verona figlio di Andrado (arcicancelliere di Berengario) su alcuni fondi siti in Marcallo e Rovereto.(RI Vol 1 Doc 129 pagg 486 - 487). Alla morte di Ariberto d’Intimiano (975-1045), i monaci di San Dionisio ricorsero all’abate Giovanni per farsi confermare da Enrico III del SRI il possesso dei beni che il loro fondatore aveva lasciato, tra cui, possedimenti in Marcallo. Il sovrano li compiacque ed il 22 febbraio 1045 ad Augusta gli concedette il desiderato privilegio. (ASL Doc 131 pag 164).

Federico I Barbarossa, con diploma del 1158 conferma al monastero di San Dionigi ed Aurelio i beni già di loro proprietà in Marcallo. (AIME Vol 4 pag 40/41).

Un altro diploma del 9 luglio 1192 di Enrico VI, figlio del Barbarossa, imperatore del SRI che concede i feudi di Arconate e Marcallo al suo camerario, amministratore dei beni, Ambrogio Conte di Arconate. (ASL 1988 Doc 4 pag 431): in quest’ultimo feudo esisteva un centro fortificato presso cui risiedeva una consorteria militare.

I Crivelli, signori del luogo, furono filo Torriani fino al 1253 c.a, divennero poi filo Visconti.(NRS Vol 91 pag. 270) Nuova Rivista Storica.

Nel 1262 Danese Crivelli (<1210-1264?), marito di Agnese Poma e padre di Floriana, badessa di S. Maria di Cantalupo, predispose le sue ultime volontà a favore di moglie e figli. Sappiamo che parte delle sue proprietà fondiarie poste intorno a Marcallo parte occidentale, furono confiscate dai Della Torre e che nel 1279, dopo la battaglia di Desio e grazie a Ottone Visconti, i beni furono restituiti alla figlia Floriana.

L'esistenza di un ordinamento comunale è testimoniato da un documento datato 1º febbraio 1280 trascritto negli atti del "comune di Milano" in cui Marcallo è citato come comune ed è segnalata la presenza del console (SIUSA).

Nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero del 1289 è citata la chiesa parrocchiale di Marcallo "In loco Marchalo ecclesia Sancti Nazzarii", quella di San Gregorio ora di San Marco e quella di San Lorenzo.

Nel 300 i Visconti avevano varie proprietà nella zona occidentale a circa 27 km da Milano; da - La Certosa di Garegnano lasciti - si parla di possedimenti in Marcallo, compresi orti e case per pertiche 71:probabile donazione fatta da LuchinoVisconti Novello1388. Nel '400 i Crivelli gestivano il porto di Boffalora.

La nobildonna Onesta Landriani moglie di Danesio Crivelli con testamento dell'8 dicembre 1479, rogito Sudati, istituì una cappellania per la celebrazione in perpetuo di una messa quotidiana nella chiesa parrocchiale di Marcallo chiamando al patronato della medesima il propri figlio Balsamo Crivelli, e successivamente il di lui primogenito Beltramo, e tra i figli di detto Beltramo quegli fra di loro che nelle divisioni avrebbe abitato nel palazzo di Marcallo (Piazza Italia, 24/26?), e così successivamente sino all’infinito. Nel 1494 si erige il Titolo della Cappellania di San Michele presso la chiesa di San Nazzaro e Celso.

Nel 1523 Francesco II Sforza riconobbe come interessati al patronato, quindi discendenti diretti da un antenato del XII secolo, i Crivelli di Marcallo. Un atto di vendita del 14/06/1511 da G. Francesco de Medici a Gabriele Crivelli di beni siti in Marcallo dimostra quanto le proprietà immobiliari fossero legate a pregnanti accadimenti naturali infatti, alla morte del Crivelli, gli stessi beni furono venduti dalla vedova Margherita da Garbagnate a Bernadino Fossano il 6/02/1529.

16/11/1576 in occasione della sua visita a Marcallo, San Carlo Borromeo andò dalla cugina Laura Trivulzio, moglie di Antonio Maria Crivelli, passò poi dalla canonica ed andò a confortare gli ammalati di peste: ne morirono 85.

Gli Arconati rimasero alla guida del feudo fino ai primi decenni '600, quando caddero in disgrazia (per aver appoggiato i Francesi), si divisero in due rami: uno ottenne la Contea di Lomazzo e l’altro il Marchesato di Busto Garolfo.

1631 muore il parroco Bonomi di peste, per esorcizzare futuri luttuosi eventi nascono le cappellanie del Santo Rosario e di San Michele Arcangelo per opera dei Crivelli. (Archivio Parrocchiale). Il 15 dicembre 1651 Marcallo divenne indipendente avendo pagato 1.890 lire milanesi alla Real Camera per emanciparsi dal vassallaggio.

Nel 1652 Filippo IV, Re di Spagna è il nuovo duca di Milano.

Gli Arconati nel1652 comprarono dai Maggi, rimasti senza eredi, il feudo di Magnago ma ritenuti usurpatori furono spogliati dei beni, incamerati dalla Real Camera e rivenduti ai Della Croce, già signori locali.

I Della Croce avevano proprietà in Marcallo, si ha notizia dall’archivio parrocchiale di una cascina detta “delle-a croci-e” e di Bartolomeo Croce parroco dal 1632 al 1654; questa famiglia era originaria ed aveva vaste proprietà fin dal ‘400 a Magnago (Mi) cittadina che diede origine anche alla nobile famiglia Magnaghi e alla famiglia Milani che si succederanno nelle vicende di questo territorio.

Gian Domenico Gatti, curato di Marcallo dal 1676 al 1699, destinatario di una missiva che titola: “Joanni Dominico Gatto Mediolanensi Presbytero in Oppido Marcallo, Plebis Curiae pictae vulgo Corbetta.”ciò derime ogni dubbio su quale fosse, ancora nel '600 la tipologia dell’abitato cioè “oppido”. (BSM tomo1 pag. 671-672).

Un ruolo rilevante a Magenta sembra avessero, nel '700, i Crivelli di Marcallo. Il 21 aprile 1709 il chierico Pietro Francesco Pozzi è eletto titolare della “Cappellania del Santo Rosario”, eletta nella chiesa parrocchiale e di patronato della comunità. Nel 1716 il Cardinale Odelaschi eresse in parrocchia la “Scuola del SS Sacramento”.

Nel 1756 il paese rinunciò alla sua libertà, a causa di ingenti debiti, diventò feudo di Ludovico Vitali, la stessa famiglia amministrava finanze pubbliche e private dei governanti e nel contempo forniva allo stato di crediti, armi, foraggi, cavalli e uniformi.

I Padri certosini rimasero in Marcallo fino al 1783 quando l’ordine monastico fu soppresso da Giuseppe II d’Austria che incamerò i loro beni per essere venduti.

Il 20/03/1821 si tenne a Marcallo, nella casa dei nobili signori eredi Vitali (Via Vitali, 33), asta per la vendita di legna del bosco “boscaccio buono“ nella valle del Ticino, territorio di Boffalora. - Giornale Italiano - Agnelli 1821

Il 4 giugno 1859, seconda guerra d’indipendenza, anche Marcallo fu coinvolta nei sanguinosi scontri della battaglia di Magenta che si svolsero in buona parte tra vigne e cascinali locali: la brigata Gault, della divisione Espinasse, è assalita violentemente a Marcallo dalle due brigate austriache di Baltin e Reznitzeck. La vittoria, in questa guerra, dell'esercito franco-piemontese su quello austriaco portò all'annessione di Milano e di gran parte della Lombardia al Regno di Sardegna che divenne, due anni dopo, "Regno d'Italia". Durante questa battaglia i medici di battaglione Toselli Giacomo e Gavioli Giuseppe soccorsero, in Marcallo, 310 feriti francesi in un sol giorno; dai molti scritti risulta che il 9° Btg Bersaglieri, giunto a Marcallo, vi abbia trovato truppe francesi parecchio scosse che dopo essere state rincorate e all’apparire dei bersaglieri poterono essere ricondotte verso Magenta.

Dal XIX secolo sino all'unità d'Italia Marcallo faceva parte della circoscrizione della provincia di Pavia.

ASL = Archivio Storico Lombardo – Giornale della società storica lombarda; AIME = Antiquitates italicae medii aevi - Muratori; NRS = Nuova rivista storica; CdG = La Certosa di Garegnano in Milano – C. Capponi S. Bandera; RI = Regnum Italiae - I placiti del - Roux 1889; BSM = Biblioteca scriptorum mediolanensium – F. Angelati e G. A. Sassi.

Menedrago-Casone[modifica | modifica wikitesto]

Menedrago: antico comune del Milanese, secolo XVI-1859, comprendente le località denominate: Cascina Menedrago, Casone, Barco, Asmonte e Cascina Nuova.

I Crivelli furono i signori del luogo fin dall'XI secolo, seguirono i Visconti titolari di vaste proprietà nella zona occidentale a circa 27 km da Milano tra cui fondi di Menedrago che, dopo la morte del Marchese Galeazzo Maria Visconti avvenuta nel 1685, andarono in lascito all'ospedale Maggiore di Milano. (Disposizione del 16/06/1685 rogato Giuseppe Maria Pionnio) Anche i Certosini della Certosa di Garegnano possedevano beni in Menedrago e cioè: 32 corpi, la casa ad uso osteria, l'opificio di abitazione dei fittabili, 4 corpi e 113 pertiche. (Probabile donazione di Luchino Visconti Novello nel 1388).

La chiesa vecchia di Menedrago usuffruiva di un beneficio dedicato ai SS Giuseppe e Nicodemo. Secondo l'estimo del 1751, Menedrago contava 432 anime.[1] Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 444 abitanti.[2] Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso per la prima volta a Marcallo. Il Comune di Menedrago fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci e spostato in Provincia di Pavia.

Il 29agosto 1802 la famiglia Taccioli acquista dall'Ospedale Maggiore, a saldo di un credito per la somministrazione del pane, ben 2500 pertiche di terra in zona asciutta dei comuni di Marcallo, Ossona, Furato, Arluno e la possessione di Asmonte con Menadrago, per un costo di 225.000 lire, di cui 30.000 in contanti e le rimanenti 195.000 a saldate mediante somministrazione del pane, fatte e da farsi. Sempre i Taccioli fecero ulteriori spese per costruire ed ammodernare opifici ed abitazioni: -1815-1821 Costruzione di case per massari e pigionanti ad Asmonte per una spesa di 72.000 lire. -1819 Riattivazione della filanda di Asmonte con una spesa di 12.000 lire. (Tesi Arch. E. Pastori). Per potenziare l'industria serica nel 1824 la ditta di banco e seta “Flli Taccioli” costruì ad Asmonte una filanda a vapore con 100 fornelli per un investimento di 35.000 Lire a cui se ne devono aggiungere altre 47.000 per la ristrutturazione dell'edificio che la doveva ospitare. – Atti di intelligenza e sviluppo economico- Cafagna e Crepax -Il Mulino 2001-.

I Litta Modigliani diedero in affitto la filanda di Asmonte dal 1882 per la somma di Lire 6.000 alla ditta Francesco Sormani. Sembra, dal contenzioso nato, che gli stessi proprietari non si preoccupassero eccessivamente degli stabilimenti industriali che davano in affitto e che la nobile famiglia fosse restia ad accollarsi le spese di riparazione.-Milano 1848-1898 Pavoni e Mozzarelli -Marsilio 2000-.

Ai tempi dell'unità d'Italia il comune aveva superato la quota di 700 abitanti e che furono i piemontesi a ribattezzare il borgo col nome di Casone con cui, fino ad allora, era nota una cascina del territorio. Il regio decreto del 9 giugno 1870 riprese quello di 61 anni prima e stabilì la definitiva unione con Marcallo. Nel 1911 Cascina Menedrago divenne proprietà dei Taccioli e dei Litta Modigliani.

Una ultima variazione territoriale avvenne nel 1924 quando, per volontà fascista, la zona di Asmonte fu spostata sotto giurisdizione del Comune di Ossona.

Barco[modifica | modifica wikitesto]

È un borgo di origine longobarda dove, dall' XI secolo, i Crivelli furono i signori del luogo.

Nel cortile del centro storico, nella casa di proprietà Berra, sotto il portico, troviamo un affresco del '300 con Sant'Agostino e Sant'Ambrogio e la scritta: “Gloria in excelsis”: crediamo siano i locali di un convento dei “Fratelli Ambrosiani” tra i cui fondatori ci fu anche Alessandro Crivelli. (G. Oldani)

A poca distanza sorge una chiesetta del XIII secolo dedicata a San Michele Arcangelo, patrono dei Longobardi.

Questo piccolo borgo diede i natali ad un illustre prelato; il 18 aprile 1874 nacque Mons. Paolo Castiglioni. Fu battezzato nella parrocchia di Ossona, nel 1886. Iniziò gli studi ginnasiali nel seminario di Vigevano; incominciò quindi la sua vita ecclesiastica. Ordinato sacerdote il 18 novembre 1897 frequentò l'università Gregoriana in Vaticano (Teologia e Filosofia). Nel 1924 a Milano fu nominato canonico della Basilica di Sant'Ambrogio. Nel 1934 il Cardinale Ildefonso Schuster lo nominò presidente del tribunale ecclesiastico. Il 7 febbraio 1937 l'arcivescovo in Duomo lo ordinò vescovo titolare di Famagosta e ausiliare dell'arcidiocesi ambrosiana. Il 10 febbraio 1939 alla morte di papa Pio XI si recò a Roma alle esequie e su ordine del cardinale presenziò al conclave all'elezione di papa Pio XII. Per tutta la vita fu sempre legato alla sua Barco, che visitò molte volte, alla sua morte, che avvenne il 19 marzo 1943 all'età di 69 anni, per suo specifico desiderio volle essere sepolto al centro della piccola chiesetta di Barco dove nacque con la sua gente.

I Conti Valentini e gli Jacini furono gli ultimi signori del luogo.

La crisi del comparto serico iniziò lentamente dal 1871, i modesti profitti nel commercio della seta, convinse lo Jacini a puntare su produzioni diversificate: foraggi, allevamento e nel settore lattiero caseario.

Purtroppo lo sguardo lungo di Stefano si scontrò col miopismo dei successori che preferirono lo status di “possidenti” a quello di imprenditori.

I Cucco proprietari di fornaci in zona ed in particolare il Sig. Alfonso, costruì a Barco -1925- una fornace per produrre mattoni su una superficie di 30.000 mq di cui 1.000 coperti ed impegnando un centinaio di maestranze..

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa di San Nazzaro, di antica fondazione, censita da Goffredo da Bussero nel XIII secolo non resta più nulla tuttavia, dalla planimetria settecentesca del catasto Teresiano, possiamo ricostruire come fosse la chiesetta duecentesca: ad aula unica con piccola abside semicircolare e capriate a vista con copertura lignea.

Le prime modifiche tre e quattrocentesche 1398 ( ASL Vol XIV pag 41) portano all’allungamento della chiesa verso occidente e l’aggiunta di un'ala sulla sinistra della navata, a nord, in cui vengono poste alcune cappelle minoiri, sedi di clericati. Nel ‘500 viene aggiunto il fonte battesimale e la prima cappellania (altare) di San Michele con conseguente modifica della facciata su cui compare un piccolo portico di protezione per il portone d’ingresso.

Alla “rettoria de Santo Nazaro et Celso de Marcallo”, che diventerà parrocchia dal XVI secolo, facevano capo due clericati: quello “de Santo Georgio nella suddetta” con diacono Dominico Giussano poi curato fino al 1554; quello “de Santo Salvatore de d.no Hieronimo Parpagliono” poi parroco dal 1554 al 1564? (ASL 1916 Vol 43 pag 158); successivamente la rettoria e la cappellania di San Michele, quest’ultima sorta formalmente nel 1494, avrà come diacono Baldesar Crivello, curato dal 1565-1584.

Segue il periodo di dominazione spagnola dal 1535 al 1706 dopo di che, nella prima metà del Settecento 1740 c.a la chiesa viene ricostruita: aggiunta dell'abside con il coro, un ampio presbiterio e due cappelle laterali. Nel 1738, grazie alla fornitura di manodopera gratuita di molti cittadini e di copiose offerte in denaro dai Vitali, 3.064,15 lire, viene eretta una snella torre campanaria appoggiata al lato sud occidentale del presbiterio.

Durante la Repubblica Cisalpina nel 1789, vennero requisite, dal Governo Francese, le tre campane poste sulla torre campanaria e pochi anni dopo, grazie all'interessamento del Parroco Baldassare Maggioni, furono rimpiazzate da altre cinque ed è sempre il parroco Maggioni a constatare che la chiesa parrocchiale abbisogna di un allungamento non potendo contenere il popolo durante le funzioni religiose.

Nel 1810 viene elargito un lascito alla parrocchia di Marcallo dal Conte Leopoldo Schiaffinati (da “Benefattori ospedale maggiore”) di Lire 4.605,00 ed altrettanti furono poi aggiunte dalla vedova alla morte del consorte nel 1813, per edificare la facciata della chiesa  parrocchiale, il pronao antistante e forse anche l’oratorio detto "dei maschi" poi demolito negli anni settanta del ‘900.

La chiesa, grazie anche alla mano d’opera gratuita delle maestranze locali, si arricchisce di una magnifica facciata con due nicchie ai lati del portone d’ingresso contenenti le statue dei Santi Nazzaro e Celso, il tutto sovrastato da un imperioso pronao classico.

Nel 1904 tutto l'edificio viene allungato con l'aggiunta di quattro cappelle laterali; nel 1931 viene costruito l'attuale campanile, esterno alla costruzione, posto nella parte orientale e centrale antistante  al coro e completato con un concerto di otto campane in "sì"  mentre  successivamente fu abbattuto il vecchio del 1738.

La struttura odierna della facciata di gusto neo-classico e di colore tenue bianco-grigio è composta da un nucleo centrale e dalle cappelle laterali col tetto ribassato; orizzontalmente è ripartita in tre fasce: la bassa, con portone al centro e due portine laterali è decorata con lesene; la centrale è scandita da lastroni di pietra con lunetta in centro mentre il timpano, nella parte alta e centrale, è racchiuso nelle falde del tetto.

L’interno è a navata unica, in barocco del ‘700, con quattro cappelle laterali; il soffitto a botte è ripartito in cinque campate definite da archi a tutto sesto che si raccordano alle pareti con piatte lesene di stucco marmoreo beige, appoggiate ad ampi pilastri di sostegno.

La volta  si distacca dalle pareti laterali grazie ad un’ampia cornice  marcapiano, lievemente aggettante, fatta di stucchi beige a finti marmi sotto cui dipartono archi poggianti sulle lesene che delimitano le cappelle.  

La luce che penetra dall’alto, grazie a grosse finestre rettangolari, illumina la volta dipinta a colori beige con rappresentazioni di scene sacre poste in ampie cornici centrali lobate. La chiesa presenta un interessantissimo organo della bottega dei fratelli Prestinari della vicina Magenta ed una notevole quadreria arricchitasi nei secoli: un Procaccini, alcuni secenteschi ed un pregevole ciclo di affreschi dell'antica Cappella di San Michele.

Chiesa di San Marco[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XIII secolo, già citata da Goffredo da Bussero come dedicata a San Gregorio, rappresenta ad oggi il più antico edificio religioso, sopravvissuto integro, del paese. Fu questo un luogo di grande devozione popolare tantè che l'arcivescovo Gaspare Visconti nel 1586 ci ricordava con uno scritto: "ad esso convergono in processione, nel giorno di San Gregorio e San Marco Evangelista, il clero ed il popolo di Magenta, Boffalora, Mesero, Arconate, Inveruno, Borsano e Dairago secondo un'antica consuetudine". Nel 1798 un editto della Repubblica Cisalpina soppresse la Confraternita del SS. Sacramento (voluta da S. Carlo Borromeo) a cui seguì il sequestro di tutti i beni compreso l'oratorio di San Marco sede logistica di tale istituzione.

Chiesa di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa del XII secolo, sita sul territorio di Casone nella località Barco, è dedicata a San Michele che compare nell'affresco centrale, a fianco di una Madonna col Bambino che porge un grappolo d'uva (simbologia dei Vitali); in primo piano ed inginocchiato appare San Carlo, aggiunto successivamente.

chiesetta di San Michele

Al centro della chiesetta è sepolto Monsignor Paolo Castiglioni nato a Barco il 12 marzo 1861, sull'epigrafe in marmo di Candoglia vi è riportata la seguente scritta: (traduzione dal latino) A Dio ottimo e massimo Paolo Castiglioni Vescovo titolare di Famagosta ausiliare di Milano con la sua cultura con la sua religiosità e il suo operato alle quali al maggior grado fu dedito fino alla vecchiaia portò grande onore alle sue funzioni. Chiamato da Dio il 19 marzo 1943 all'età di 69 anni. Il prelato è raffigurato anche in un dipinto apposto ad una delle pareti.

Chiesa parrocchiale dei Santi Carlo e Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Parrocchiale dei Santi Carlo e Giuseppe

La chiesa parrocchiale di Casone è dedicata ai santi Carlo e Giuseppe, al suo interno spiccano due quadri: uno raffigurante i santi Pietro e Paolo (copia del pittore Guido Reni); l'altro una Vergine col Bambino (che costituisce la pala dell'altare, attribuita al Guercino). La chiesa sorgeva sulle proprietà della contessa Ceriani Maineri che la donò al parroco don Carlo Fossati il quale la fece restaurare ed arredare con l'aiuto di maestranze volontarie del luogo. Lo stesso vale per il terreno su cui si costruì la casa parrocchiale, l'oratorio e un grande salone con palco, su cui si davano rappresentazioni teatrali.

Chiesa dell'Immacolata Concezione[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa privata, risale alla fine del Seicento dedicata alla Vergine Maria, sita sul territorio di Casone in Via San Carlo (spesso citata come la chiesetta di San Carlo), è tenuta in attività dalla famiglia Maltagliati. Al suo interno vi è un dipinto raffigurante la Vergine Maria e San Carlo Borromeo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Ghiotti[modifica | modifica wikitesto]

Villa Ghiotti, già Balsamo-Crivelli, fu costruita verso la fine del XVIII secolo a poche centinaia di metri dalla piazza di Marcallo, in via Vitali: è la classica villa residenziale collegata ad attività agricole rielaborata dalla famiglia Ghiotti che fu proprietaria di vasti appezzamenti terrieri in paese. L'immobile, nella sua parte centrale, è sovrastato da una slanciata torretta belvedere dal gusto vagamente classico; il portone d'ingresso immette in un androne a cui segue un cortiletto. Dall'androne diparte lo scalone con volte e pareti affrescate da tralci d'uva intrecciati (simbologia Balsamo-Crivelli) che conduce ai piani superiori da cui, nel tardo Ottocento, è stato aggiunto un loggiato con balaustre e colonnine di ghisa.

Attualmente la villa è di proprietà del comune, che l'ha rilevata negli anni ottanta del Novecento, destinandola a sede di varie associazioni. Nel 2001, dopo accurati restauri, è divenuta sede del municipio cittadino. Nel 2003 è stato recuperato, e sistemato al pian terreno, un pregevole bassorilievo raffigurante Sant'Alessandro che un tempo si trovava all'ingresso della Curta Granda (via Manzoni). Questa corte, che è arrivata ad ospitare 50 famiglie, è stata rasa al suolo per far posto a dei palazzi. Sul manufatto è presente la frase: "1870 Ghiotti pose", che ne testimonia la donazione agli abitanti della corte da parte dei latifondisti Ghiotti. Sempre al piano terreno ha trovato sede la biblioteca comunale, mentre nei sotterranei è oggi conservato l'archivio comunale. Nel 2007 sono iniziati i lavori di recupero delle originarie stalle del complesso che erano state utilizzate come deposito. Ora questi locali ospitano gli uffici dei Servizi sociali. Di fronte alla villa, il grande parco accoglie oggi la tensostruttura e la Sala Cattaneo, ma era un tempo parte dei latifondi della famiglia.

Villa Maggioni[modifica | modifica wikitesto]

Questa villa rappresenta sicuramente il complesso più interessante dal punto di vista urbanistico ed è costituita da due corpi: il primo, edificato su impianto seicentesco con uno schema ad "U" la cui parte nobile si affaccia sulla piazza principale di Marcallo, piazza Italia, il secondo corpo, con accesso da Via Milani, è stato costituito nel XVIII secolo ed unito con una costruzione più bassa a parte dell'edificio preesistente.

L'intera struttura era stata edificata dalla famiglia Maggioni, ma venne in seguito variata nelle sue forme. L'edificio nobile passò alla famiglia Bonacina, mentre la parte posteriore passò alla famiglia Quintini, i quali cedettero la loro parte della villa alla famiglia Cattaneo, attuale proprietaria, imparentata con la prima famiglia. La parte seicentesca è stata profondamente variata nelle sue forme mentre quella settecentesca conserva il proprio aspetto originario ma sono andate perdute nel tempo le decorazioni presenti nell'edificio.

Villa Magnaghi[modifica | modifica wikitesto]

Villa Magnaghi è una dimora settecentesca riadattata in stile neoclassico nell'Ottocento, immersa in un giardino all'inglese con un parco ben curato con la presenza di essenze rare e piante secolari. L'edificio è solenne e si presenta abbastanza ben conservato, anche se alcuni lavori di restauro hanno compromesso parte della struttura interna; si conservano sufficientemente integri i saloni della prima dimora settecentesca con i soffitti a cassettoni e pregevoli decorazioni pittoriche nelle volte e sugli infissi delle sale. La facciata della villa che dà su via Roma, dove insiste l'ingresso di rappresentanza per le carrozze, è stata arricchita da una gradevole loggia esterna, nella cui parte superiore si sviluppa un terrazzo belvedere racchiuso da una balaustra scolpita con originali motivi marmorei.

Villa Duchi Valentini[modifica | modifica wikitesto]

I Duchi Valentini erano dei ricchi proprietari terrieri, che possedevano la maggior parte dei fondi di Barco. Essi eressero nel 1700 una villa che aveva lo scopo di essere una residenza estiva per la famiglia, posta al centro di un terreno agricolo, coltivato da fittavoli. Il corpo centeale è a tre piani con un grande loggiato. La pavimentazione dell'area porticata è costituita da ciottolato del fiume Ticino bianco e grigio a formare una decorazione a rombi. All'interno è ancora presente la rubinetteria originale d'epoca e i solai realizzati in bambù e paglia. Attualmente la villa è di proprietà privata ed è stato avviato (2010) un restauro.

Villa Jacini[modifica | modifica wikitesto]

Villa Jacini

La costruzione dell'articolato complesso che ha nel suo perimetro due torri a forma ottagonale ed alte mura difensive, fu opera della famiglia Crivelli; è composto dalla villa Visconti Maineri e dalla adiacente foresteria. La villa è stata riadattata con la funzione di residenza estiva dei conti Jacini, portata in eredità da Teresa Prinetti moglie di Stefano, comprende un nucleo centrale residenziale con la cucina ed i locali di rappresentanza, mentre le camere da letto e gli appartamenti privati sono situati al primo piano. Molti dei soffitti sono affrescati e davanti alla villa si estende un parco alberato di notevoli dimensioni con piante centenarie.

Dopo essere stata per decenni residenza estiva del conte Stefano Jacini, è qui che concepì e dettò le sue opere del risorgimento economico e agricolo italiano, la villa venne ceduta alla figlia Giulia Jacini in Maineri. Attualmente è di proprietà privata ed è oggetto di ristrutturazione per realizzare nuovi appartamenti all'interno della villa ed in due nuovi corpi di fabbrica che saranno realizzati ove precedentemente erano presenti gli edifici rurali.

Torre della Sguriéta[modifica | modifica wikitesto]

Questa torre, situata a Marcallo via Manzoni angolo via Vitali, ha origini piuttosto antiche: rientra nelle architetture fortificate medievali disposte sulla direttrice Milano-Ticino. Questa zona dall'XI al XIV secolo fu sotto il controllo dei potenti Crivelli e tali manufatti erano preposti alla tutela della strada, all'esazione dei pedaggi e all'avvistamento dei nemici. Venne in seguito modificata ed ingentilita nella sua struttura; a partire dal XVIII secolo veniva usata dai proprietari di Villa Ghiotti per meglio controllare dall'alto i propri possedimenti che si estendevano in quest'area. Il nome dialettale sembra derivare dall'antica funzione della torre, utilizzata come punto di partenza per i piccioni viaggiatori.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Marcallo con Casone è stato un centro prevalentemente agricolo, ricco di vigneti. Con la realizzazione del canale Villoresi a fine ottocento, con i canali da questi derivati, si è sviluppata la coltura dei cereali, dei foraggi e l'allevamento del bestiame. L'agricoltura passa dalle grandi estensioni latifondiste a piccoli appezzamenti a conduzione familiare per arrivare alle attuali aziende agricole. La diffusione della gelsicoltura e della bachicoltura che, dalla metà del XVIII secolo ha avuto un'importanza economica fondamentale fino a metà del XX secolo, ha portato allo sviluppo delle filande e delle prime importanti manifatture tessili.Dal 1960 l'economia è cambiata molto.

Strade e collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Marcallo si trova all'incrocio tra due strade: l'antica Mediolanum Novaria e la preistorica strada mercatoria. La prima, passando da Novara, Vercelli, Ivrea e Aosta, metteva in comunicazione Milano coi due valichi del Piccolo e Gran San Bernardo. La seconda, "via dei mercanti" costeggia la riva sinistra del Ticino da Pavia a Golasecca e da qui alla Gallia. Il paese è posto a 4 km da Boffalora sopra Ticino e a circa 30 km dal capoluogo lombardo. Dall'autostrada A4 - uscita - Marcallo-Mesero.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La fiera di San Marco, che si svolge ogni anno a Marcallo il 25 aprile, è stata riconosciuta come fiera regionale. All'interno del programma delle manifestazioni è stato inserito anche il festival celtico organizzato dall'associazione culturale Terra Insubre.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Marcallo con Casone è gemellata con:

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci durante la Repubblica Italiana Flag of Italy.svg[modifica | modifica wikitesto]

nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
Massimo Garavaglia sindaco 1999; 2004 2004; 7 giugno 2009 Lega Nord Cuggiono, 09-04-1968 In seguito deputato, senatore ed assessore regionale per la Lombardia
Massimo Olivares sindaco 2009; 25 maggio 2014 25 maggio 2014; in carica Lega Nord Magenta, 25-07-1964

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Statistiche demografiche ISTAT, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 30 luglio 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Regio Decreto 9 giugno 1870, n. 5722
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.