Ponte Vecchio (Magenta)

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Ponte Vecchio
frazione
Ponte Vecchio
Ponte Vecchio – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Comune Magenta (Italia)-Stemma.png Magenta
Territorio
Coordinate 45°28′00″N 8°53′00″E / 45.466667°N 8.883333°E45.466667; 8.883333 (Ponte Vecchio)Coordinate: 45°28′00″N 8°53′00″E / 45.466667°N 8.883333°E45.466667; 8.883333 (Ponte Vecchio)
Abitanti 3 000 (2001)
Altre informazioni
Cod. postale 20013
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti magentini
Patrono san Pietro e san Paolo
Giorno festivo 28 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ponte Vecchio

Ponte Vecchio o Pontevecchio (Punt Vecc in dialetto milanese) è una frazione del comune di Magenta, in provincia di Milano, distante circa 2 km dal capoluogo del comune. Essa consta di 3000 abitanti circa.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il borgo di Ponte Vecchio è caratterizzato da un ambiente prevalentemente pianeggiante, tipico della Pianura padana, prevalentemente adatto a coltivazioni, che occupano quasi i 3/4 del territorio della frazione. Idrograficamente è da segnalare la presenza di una grande fonte d'acqua contraddistinta dalla presenza del Naviglio Grande che corre in centro al paese.

Geografia politica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Ponte Vecchio confina ad ovest ed a sud con Magenta, a est col fiume Ticino e col confine piemontese, a nord con la frazione magentina di Ponte Nuovo.

Magenta è il centro di maggior rilievo più vicino alla frazione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'appellativo di "Ponte vecchio" dato alla frazione, viene conferito al borgo per la prima volta nell'Ottocento quando venne per l'appunto costruito un nuovo ponte sul Naviglio Grande che fece sì che il seicentesco ponte del borgo oggi noto come Ponte Vecchio assumesse appunto tale la denominazione per distinguerlo dal ponte nuovo.

La frazione ha iniziato infatti il proprio sviluppo agricolo proprio nel XVII secolo, sorgendo attorno al ponte costruito all'epoca dall'amministrazione spagnola del Ducato di Milano, con la costruzione delle prime corti rurali.

Anche se è emerso che i primi insediamenti nell'area risalirebbero perlomeno all'epoca medioevale quando, ancor prima della costruzione di ponte in solido granito, si trovava una passerella di legno, sopravvissuta nei rapporti d'epoca sino al Seicento.

Con la creazione di un passaggio stabile ed obbligato che collegasse i commerci tra Piemonte e Lombardia, il piccolo borgo conobbe un notevole sviluppo soprattutto agricolo e commerciale, conservando la propria sfera rurale sino al Novecento.

La posizione strategica nella Battaglia di Magenta[modifica | modifica sorgente]

Durante la battaglia di Magenta, la posizione strategica di Pontevecchio fu aspramente disputata dalle contrapposte forze austriache e franco-sarde, che più volte riuscirono a conquistarla e più volte dovettero cederla. Era fondamentale per gli austriaci mantenere il controllo dell'abitato di Pontevecchio allo scopo di aver una testa di ponte sulla riva destra del Naviglio Grande e tentare l'aggiramento dello schieramento francese.

Ormai privi delle forze necessarie per l'ennesimo assalto, dopo l'ultima riconquista francese, gli austriaci si affidarono alla personale iniziativa del colonnello Leopold Edelsheim che decise di tentare una carica di cavalleria, nonostante le strade dell'abitato non fossero il terreno adatto a questo tipo di operazione. Sotto il comando di Edelsheim, gli squadroni del 10º reggimento si lanciarono in una disperata carica all'arma bianca che riusci a travolgere le linee nemiche, pagando però un impressionante prezzo di vite umane. Pochissimi tra gli ufficiali dei drappelli tornarono senza ferite. Molti non tornarono.

Senza il seguito della fanteria austriaca, i varchi causati dalle cariche di cavalleria vennero ben presto richiusi, rendendo vano il sacrificio del 10º reggimento. In verità, la vittoria venne comunque sfiorata, visto che uno degli squadroni penetrò tanto in profondità lo schieramento franco-sardo da investire lo stato maggiore del generale Canrobert, riuscendo a eliminare due alti ufficiali. Lo stesso Canrobert si salvò miracolosamente, lasciando nelle mani di un ussaro austriaco il colletto della sua divisa, grazie allo scarto e alla fuga repentini del suo cavallo imbizzarrito.

Edifici Notevoli[modifica | modifica sorgente]

Le chiese[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Parrocchiale dei Santi Carlo e Luigi[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa Parrocchiale dei Santi Carlo e Luigi venne eretta nel 1928 per sopperire alle esigenze della frazione di Pontevecchio di Magenta, situata molto distante dal centro cittadino. La struttura venne completata nel 1938 ed a quell'anno risale la prima nomina di un parroco effettivo, Don Luigi Introini (23 febbraio).

La chiesa parrocchiale, riprende uno stile piuttosto antico, con una tipica facciata mista di mattoni e pietre calcaree a creare un gioco di toni chiaroscuri che accolgono il rosone centrale in vetri policromi.

Sempre sulla facciata si trovano dei mosaici che rappresentano i Santi Pietro e Paolo e nella lunetta sopra il portale d'ingresso, leggermente strombato, si trova San Carlo Borromeo con San Luigi Gonzaga nell'atto di comunicare un appestato.

L'interno, anch'esso in mattoni e pietre calcaree, è costituito da un prevalente stile romanico e da uno splendido altare in armonia con le decorazioni, realizzato in polvere di marmo con una grande statua rappresentante il Gesù del Sacro Cuore. Il soffitto è decorato con grandi capriate lignee e l'area del presbiterio è illuminata attraverso due grandi vetrate policrome che rappresentano Santa Maria Goretti e San Domenico Savio.

A completare la struttura, nel giardino presso il tempio cristiano, si trova il campanile, realizzato in mattoni a vista, alla cui base si trova un memoriale dei caduti delle guerre mondiali.

Storicamente, l'edificio ebbe una certa rilevanza durante la seconda guerra mondiale, quando divenne un nodo della rete clandestina dei partigiani grazie all'operato del coadiutore Virginio Colzani e della 168ª brigata "Garibaldi" [1]

La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Sib2 Maggiore crescente, fuso da Roberto Mazzola di Valduggia (VC) nel 1949. Le campane suonano a sistema ambrosiano e possiedono la tastiera manuale per il suono a festa.[2]

Campana Nota nominale Dedicazione Fonditore e Anno di fusione Diametro
I Fa3 Santa Maria Nascente e Angeli Custodi Roberto Mazzola nel 1949 1076 mm
II Mib3 Santi Giuseppe e Giovanni Battista Roberto Mazzola nel 1949 1214 mm
III Re3 Santi Carlo e Luigi Roberto Mazzola nel 1949 1293 mm
IV Do3 Defunti caduti in guerra Roberto Mazzola nel 1949 1460,5 mm
V Sib2 Sacri Cuori di Gesù e Maria Roberto Mazzola nel 1949 1641 mm

Oratorio della Beata Vergine Maria e memoriale della Battaglia di Magenta[modifica | modifica sorgente]

L'Oratorio della Beata Vergine Maria ed il monumento ai caduti della Battaglia di Magenta

Non distante dal medesimo asse della chiesa parrocchiale di Pontevecchio, si trova l'antica chiesa parrocchiale di Ponte Vecchio, dedicata al culto della Beata Vergine Maria.

Il tempio cristiano, edificato nel XVIII secolo, ha una forma singolare in quanto si articola su un corpo centrale di forma circolare che si sviluppa a cilindro, ed un corpo d'ingresso di forma quadrangolare che costituisce l'ingresso.

La sede della chiesa parrocchiale venne spostata nella nuova chiesa dei Santi Carlo e Luigi edificata nel 1928, di poco distante, quando la precedente divenne insufficiente a contenere il sempre maggiore affluso di fedeli abitanti nella frazione. Essa assunse così il valore di memoriale e cappella dedicata ai defunti della Battaglia di Magenta, che anche a Ponte Vecchio ebbe degli scontri.

Nella piazza antistante, infatti, una colonna granitica ricorda i nomi dei caduti a Ponte Vecchio durante gli scontri del 1859.

La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Reb4 Maggiore calante; le due campane minori sono originali ed opera di Davide Cobianchi di Milano. Le tre maggiori sono state aggiunte dalla fonderia dei Fratelli Barigozzi qualche anno più tardi. Le campane suonano a sistema ambrosiano e sono completamente manuali: esse possiedono le corde per il suono a concerto e la tastiera manuale per il suono a festa.[3]

Campana Nota nominale Fonditore e Anno di fusione Diametro
I Lab4 Davide Cobianchi nel 1851 443 mm
II Solb4 Davide Cobianchi nel 1851 498 mm
III Fa4 Fratelli Barigozzi nel 1894 (aggiunta) 535 mm
IV Mib4 Fratelli Barigozzi nel 1894 (aggiunta) 594 mm
V Reb4 Fratelli Barigozzi nel 1894 (aggiunta) 666 mm

Altri edifici[modifica | modifica sorgente]

Villa Castiglioni[modifica | modifica sorgente]

Villa Castiglioni

Villa Castiglioni venne eretta nel primo Seicento su terreni di proprietà della famiglia Crivelli, che qui stabilì una delle proprie residenze magentine.

L'erezione della costruzione avvenne in un punto strategico per la famiglia, ovvero vicino all'importantissimo ponte costruito sul Naviglio Grande e risalente al 1612 (quello attualmente visibile risale al 1859 e venne ricostruito dopo la famosa Battaglia di Magenta, che coinvolse anche questi luoghi)

La villa venne successivamente venduta alla curia milanese nel 1637 che ne fece una residenza estiva per gli arcivescovi.

La villa passò nel 1799 (con la secolarizzazione dei beni ecclesiastici della chiesa milanese) alla famiglia Castiglioni, e fu protagonista anche dei tragici eventi della Battaglia di Magenta, ospitando Napoleone III che dalla torretta della villa osservò lo svolgersi dello scontro il 4 giugno 1859.

Attualmente la villa è sede del Parco della Valle del Ticino.

Persone legate a Pontevecchio[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]