Colonna

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Portico a colonne binate (Chiostro di San Zeno Maggiore, Verona)

La colonna è un elemento architettonico verticale portante di sezione circolare formato generalmente da base, fusto e capitello; se la sezione del fusto ha una qualunque altra forma che non sia il cerchio, si parla più propriamente di pilastro.

Terminologia[modifica | modifica sorgente]

La colonna viene denominata:

  • alveolata, se è incassata nel muro
  • parasta, se sporge, con superficie piana, di poco dalla parete ma è in essa inglobata e ha funzione strutturale
  • semicolonna, se è incassata nel muro e il diametro del fusto sporge per almeno la metà dalla parete
  • anulare, se presenta un anello a metà della sua altezza
  • liscia, se non ha alcun elemento particolare
  • scanalata, se il fusto è solcato da scanalature verticali [1]
  • rudentata, se le scanalature sono riempite fino a un terzo di altezza dalla base da una modanatura a bastoncino
  • rostrata, usata dai romani per commemorare le vittorie navali (sulla colonna venivano affissi i rostri delle navi nemiche)
  • tortile (tipica dello stile barocco), se ha il fusto ritorto a forma di spirale
  • vitinea, se il fusto è decorato con tralci di vite
  • a fascio, se risulta essere un pilastro formato da più colonne e colonnine, tipica dell'architettura gotica (vedi pilastro a fascio)

La colonna isolata si dice votiva se è utilizzata con intento religioso, oppure onoraria se utilizzata con intento celebrativo. (vedi per esempio le Colonne di Firenze)

Le colonne si dicono binate quando sono vicine a coppie.

Una lunga sequenza di colonne che sostengono una trabeazione è detta colonnato. Quando un colonnato si trova davanti ad un edificio, schermando la porta, viene definito portico, mentre se racchiude uno spazio aperto si definisce peristilio.

Gli ordini classici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordine architettonico.
  • Colonna dorica: è composta da due elementi: fusto e capitello, uniti rispettivamente dal collarino. Il fusto di questa colonna è rastremato verso l'alto, vale a dire che il diametro di base è maggiore di quello del collarino. A circa un terzo della sua altezza però la colonna presenta un rigonfiamento detto éntasi la cui funzione è quella di correggere la percezione ottica della colonna che altrimenti sembrerebbe innaturalmente sottile. Il fusto dorico è scanalato, ovvero percorso da una serie di scanalature a spigoli vivi che permette, alla luce del sole, di individuare una netta individuazione di fasce di luce alternate a fasce di ombra.
  • Colonna ionica: il fusto ha la caratteristica di appoggiare su una base, a differenza dell'ordine dorico ove esso poggia direttamente sullo stilobate. Tale base può assumere, a seconda del periodo e al luogo di costruzione, fogge differenti. Quella più diffusa è la base attica che si compone di due elementi principali: tori e scozie. Il toro è una modanatura a forma semicircolare mentre la scozia è una modanatura concava a forma di canale.
  • Colonna corinzia: alla base è a volte rialzata dal plinto, un parallelepipedo molto basso che permette al fusto di essere maggiormente slanciato. La colonna è molto sottile e fa del tempio corinzio il più aggraziato tra tutti.

Simbologia[modifica | modifica sorgente]

Nell'architettura greca classica la colonna in genere simboleggiava l'uomo. Questo significato venne ripreso dall'architettura romanica, dove spesso la colonna veniva fatta poggiare su una scultura di animale, solitamente un leone (simbolo della forza bruta), a indicare la peculiarità dell'uomo che si erge sulla natura animale e si protende verso quella divina, rappresentata dalla struttura posta sopra la colonna, ad esempio un protiro o il capitello di un pulpito.[2]

La colonna come simbolo viene utilizzata anche nella Massoneria, a ricordo di quelle poste all'ingresso del Tempio di Salomone, per indicare e delineare il limite fra lo spazio sacro e quello profano.[3]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ad esempio, le colonne dei templi greci sono generalmente dotate di scanalature verticali.
  2. ^ Giulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana, vol. 1, Sansoni, 2002.
  3. ^ Domenico V. Ripa Montesano, Vademecum di Loggia, Edizione Gran Loggia Phoenix, Roma 2009 ISBN 978-88-905059-0-4.

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