Cesare Ripa

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Allegoria della Dignità

Cesare Ripa (Perugia, 1555[1] o 1560[2]Roma, 1645) è stato uno studioso accademico e scrittore italiano.

Da giovane entrò nella corte del cardinale Anton Maria Salviati, come «trinciante», ovvero addetto a tagliare le vivande della mensa del cardinale. Membro dell'Accademia degli Intronati di Siena, dedita allo studio di opere classiche e di medaglie antiche, ebbe contatti con quella degli Incitati a Roma, città in cui risulta presente dal 1611 al 1620. Quale accademico aveva il soprannome di «Cupo», e la sua impresa era formata da un «Tronco d’Amandola unito con uno di Moro celso».

Del 1593 è l'Iconologia overo Descrittione Dell'imagini Universali cavate dall'Antichità et da altri luoghi, pubblicata a Roma dagli Heredi di Giovanni Gigliotti e dedicata al cardinale Salviati. Tra le fonti letterarie utilizzate per l'opera furono gli Hieroglyphica di Pierio Valeriano, l'Emblematum libellus di Andrea Alciato, il Discorso sopra le medaglie degli antichi di Sebastiano Erizzo e le Pitture di Anton Francesco Doni.

L'opera "necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et passioni humane", è un’enciclopedia dove vengono descritte, in ordine alfabetico, le personificazioni di concetti astratti, come la Pace, la Libertà o la Prudenza, contraddistinte da attributi e colori simbolici. Nel 1603 il testo venne riedito a Roma, per i tipi di Lepido Facij e dedicato a Lorenzo Salviati, ampliato con oltre 400 voci e con numerose immagini xilografiche col titolo Iconologia overo Descrittione di diverse Imagini cavate dall'antichità et di propria inventione.

Nel 1611 il testo veniva ripubblicato a Padova dal tipografo Pietro Paolo Tozzi, con un maggior numero di xilografie, probabilmente non da ascriversi all'autore. Nel 1613 presso la tipografia degli Heredi di Matteo Florimi a Siena, venne ripubblicata con il titolo Nuova Iconologia, dedicata a Filippo d’Averardo Salviati e con l’aggiunta di 200 nuove immagini dell'autore. Del 1618 è la riedizione di quest'ultima a Padova presso Pietro Paolo Tozzi. Dopo la morte dell'autore furono stampate nel 1625 presso il Tozzi a Padova la Novissima Iconologia e, nel 1630 la Più che novissima Iconologia presso Donato Pasquardi, testo quest'ultimo ampliato da Giovanni Zaratino Castellini.

L'Iconologia di Ripa è stata oggetto di un importante studio di Émile Mâle, pubblicato in Italia nel testo L'arte religiosa nel '600 (Francia, 1939 - Italia, 1984) al capitolo 9 (Lo spirito del XVI secolo continua. L'Allegoria). Un altro importante lavoro è stato quello di Erna Mandowsky (Ricerche intorno all’Iconologia di Cesare Ripa, in «La Bibliofilia», vol. XLI (1939), Leo S. Olschki, Firenze) nel quale ha pubblicato anche una lunga lista di monumenti per la decorazione dei quali è stato riconosciuto l'uso delle definizioni di allegorie di Ripa.

Nel 1992 è stata pubblicata un'edizione ragionata dell'Iconologia.[3] Nel 2006 è stata ristampata l'edizione romana del 1593.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Grove Art artists database, Oxford University Press, ad vocem "Cesare Ripa".
  2. ^ Enciclopedia Treccani, Istituto della Enciclopedia italiana, ad vocem "Cesare Ripa".
  3. ^ ISBN 88-7819-269-4.
  4. ^ ISBN 978-88-89662-09-0. L'edizione più completa è quella in 5 volumi di Perugia del 1764-1767 ristampata a cura di Mino Gabriele e Cristina Galassi, La Finestra editrice, Lavis, 2010 ISBN 978-88-95925-23-3; ISSN 1973-1337.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Iconologia (L') di Cesare Ripa. Fonti letterarie e figurative dall'antichità al Rinascimento, a cura di Mino Gabriele, Cristina Galassi, Roberto Guerrini, Firenze, Olschki, 2013, ISBN 978-88-222-6276-9.

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