Italia turrita

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Statua dell'Italia cinta da corona muraria a Reggio Calabria, Piazza Italia.
L'Italia turrita rappresentata su un francobollo della serie Siracusana
Tetradracma di Smirne (150 - 160 AD, raffigurante il viso di profilo della dea Cibele, ben evidente la al corona turrita
L'Italia turrita, seduta su un globo, statua nei Giardini Pubblici Indro Montanelli, Milano.

L'Italia turrita è una personificazione o allegoria dell'Italia, nell'aspetto di una giovane donna con il capo cinto da una corona muraria con relative torri (da cui il termine turrita). La rappresentazione allegorica è tipica dell'araldica civica italiana, e trae le sue origini dall'Antica Roma.

Aspetto e raffigurazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia turrita in rappresentazioni filateliche e numismatiche.

Generalmente l'Italia è raffigurata come una donna dal corpo piuttosto rigoglioso, con i tipici attributi mediterranei, quali la carnagione colorita e i capelli scuri. Spesso tiene in mano un mazzo di spighe di grano (simbolo di fertilità e rimando all'economia agricola) oppure una spada o bilancia, simboli di giustizia; durante il fascismo, essa sorreggeva un fascio littorio. Tuttavia la sua classica rappresentazione, derivata da una moneta coniata sotto Antonino Pio, la mostra seduta su un globo e tenente in mano una cornucopia e il bastone del comando.[1] Sopra il capo dell'Italia turrita spesso è raffigurata aleggiare una stella a cinque punte, il cosiddetto Stellone d'Italia, che sin dall'epoca risorgimentale rappresenta uno dei simboli della Nazione, dal 1948 elemento dominante dell'Emblema della Repubblica. Dal Risorgimento è mostrata con un abito verde, bianco e rosso, come la bandiera italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della donna turrita dovrebbe essere nella figura di Cibele, divinità della fertilità di origine anatolica. Durante la seconda guerra punica, mentre Annibale imperversava per l'Italia, i sacerdoti romani predissero che Roma sarebbe stata salva solo se vi fosse giunta l'immagine della dea dell'Ida, il monte di Troia, ossia Cibele. L'immagine, una pietra nera, era conservata a Pessinunte. Da allora divenne una delle divinità di Roma, la Magna Mater anche se il suo culto fu osteggiato poiché contenente riti orgiastici. L'associazione di Cibele con l'Italia divenne molto forte quando Virgilio scrisse l'Eneide, narrando come il viaggio di Enea fosse stato protetto anche dalla dea, che fornì il legno degli alberi e salvò le navi dall'incendio di Turno. La figura di Cibele andò a rappresentare, grazie anche agli eventi della Guerra sociale, l'idea di un'Italia pacificata e unita sotto Roma, così come Enea aveva pacificato i popoli latini, nonché lo spazio sacro del pomerium, ormai allargato a tutta la penisola.[1]

Durante l'Impero le donne della famiglia imperiale presero a vestire come Cibele, ossia con una corona turrita. Quest'immagine divenne quindi sempre più simbolo dell'Italia nelle province, specialmente in quelle anatoliche e greco-orientali. Sotto Antonino Pio venne coniato un sesterzio rappresentante l'Italia come una donna turrita, che siede su un globo e tiene in una mano una cornucopia mentre nell'altra il bastone del comando. Questa diverrà poi l'immagine classica dell'allegoria del Bel paese.[1]

Dopo il periodo medievale, il primo a riprendere la classica figura dell'Italia è Cesare Ripa, che nella sua Iconologia la descrive come nel sesterzio di Antonino Pio, associandogli anche una stella che le brilla sopra la testa, in riferimento al fatto che nell'antica Grecia l'Italia fosse associata alla Stella di Venere poiché posta ad occidente e quindi fosse chiamata Esperia.[1] La Stella d'Italia è quindi il più antico simbolo identitario della terra italiana.

Nel 1946 i sostenitori della repubblica scelsero l'effigie dell'Italia turrita quale loro simbolo unitario da utilizzare nella campagna elettorale e sulla scheda del Referendum sulla forma istituzionale dello Stato, in contrapposizione allo stemma sabaudo che rappresentava la monarchia. In seguito alla proclamazione della Repubblica, l'Italia turrida venne ampiamente utilizzata quale simbolo dell'untità italiana, specialmente su francobolli, monete e valori bollati in genere.

Luoghi di raffigurazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia turrita è raffigurata moltissimo in tutti gli ambienti nazionali: francobolli, onorificenze, monete, monumenti. L'allegoria dell'Italia è inoltre presente nei cartigli di numerose mappe antiche. Per la prima volta nel 1595, in una carta del Gastaldi inserita in Parergon, stampato ad Anversa; quindi in quella pubblicata da Willem Blaeu nel 1635, con la corona muraria sormontata da una luminosa stella a sei punte. L'immagine più suggestiva accompagna una carta generale dell'Italia del Cassini edita nel 1793 a Roma[2].

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d N. Bazzano, Donna Italia, Angelo Colla Editore, Costabissara, 2011
  2. ^ Roberto Borri, L’Italia nelle antiche carte dal Medioevo all’Unità nazionale, ISBN 978-88-8068-495-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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