Quinto Poppedio Silone

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Quinto Poppedio Silone
 - 88 a.C.
Morto a Boviano
Cause della morte ferite in battaglia
Etnia Marsi
Dati militari
Paese servito Socii italici
Forza armata esercito dei Socii e foederati
Anni di servizio 90-88 a.C.
Grado generale comandante in capo
Guerre Guerra sociale
Battaglie Assedio di Alba Fucens
Battaglie nel territorio dei Marsi
Battaglia di val Comino
Battaglia del lago Fucino
Assedio di Isernia
Battaglie di Boviano

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Quinto Poppedio Silone, in lingua latina Quintus Poppaedius Silo, a volte trascritto come Pompaedius (... – 89 a.C.), è stato un condottiero marso, uno dei due comandanti in capo degli Italici ribelli nella Guerra sociale contro Roma. Strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche, fu amico del tribuno Marco Livio Druso, prima di assumere un ruolo decisivo, militare e politico, nella ribellione italica.

Valente condottiero[1], Poppedio Silone si batté tenacemente contro Roma alla guida degli alleati italici fino alla fine, ottenendo numerosi successi; cadde sul campo di battaglia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Plutarco nella sua "Vita di Catone il giovane" narra un'aneddoto in cui compare Poppedio Silone; egli, avendo fatto una visita a casa dell'amico Marco Livio Druso, il famoso tribuno fautore dell'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli italici, chiese ai due bambini, Quinto Servilio Cepione e Marco Porcio Catone, presenti in casa:

"Orsù, fate in modo che in favore nostro preghiate lo zio ad adoperarsi per i nostri diritti."

Servilio Cepione, annuiva, ma il fratellastro Marco Catone Uticense non rispondeva; Poppedio Silone soggiunse:

"Non sei capace di aiutare gli ospiti presso lo zio, come tuo fratello?".

Allora per farlo parlare Poppedio Silone sollevò a testa in giù il piccolo Catone, tenendolo per i piedi, ma nonostante ciò il bambino continuò stoicamente a non rispondere, vista tale l'ostinazione Silone disse:

"Quale fortuna per l'Italia che questi è un fanciullo; poiché se fosse stato adulto credo che neppure un voto ci sarebbe stato per noi nell'assemblea popolare"[2].

Livio Druso venne assassinato per aver perorato la causa degli italici al Senato romano; questo evento favorì l'inizio la Guerra sociale[3].

Al comando di Quinto Poppedio Silone militavano le forze dei Marsi, dei Peligni, dei Vestini, dei Marrucini e dei Frentani[4]. Nel 90 a.C. vinse la battaglia contro i romani, guidati da Quinto Cepione, e in ricordo di questa vittoria gli italici coniarono monete incise con un'icona del giuramento degli Italici e la scritta Q. SILO (Quintus Silo = Quinto Poppedio Sílone).

Nell'89 a.C. perse contro i romani guidati da Gaio Mario in due battaglie, ad Alba Fucens e in Val Comino. Successivamente sconfisse e uccise il comandante romano Lucio Porcio Catone[5], ma non riuscì a difendere la capitale della lega italica, Corfinium, che fu occupata dalle forze romane. Nello scontro finale contro il generale romano Mamerco Emilio, Poppedio fu sconfitto e cadde in battaglia[6]; si narra fosse stato ucciso dal fratello di Livio Druso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, p. 96.
  2. ^ Plutarco, Vita di Catone il giovane, 2.
  3. ^ T. Mommsen, Storia di Roma antica, volume II, tomo I, pp. 271-272.
  4. ^ H. H. Scullard, Storia del mondo romano, volume II, pp. 82-83.
  5. ^ T. Mommsen, Storia di Roma antica, volume II, tomo I, p. 285.
  6. ^ T. Mommsen, Storia di Roma antica, volume II, tomo I, p. 296.