Sfinge

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La sfinge è una figura mitologica appartenente tanto alla mitologia greca quanto alla mitologia egizia;inoltre la sfinge è magnifica e imponente.Viene raffigurata come un mostro con il corpo di un leone o (cane) e la testa umana (androsfinge), di falco (ieracosfinge) o di capra (criosfinge).

Indice

[modifica] Nome

Il suo nome deriva dal termine in greco antico Σφύγξ (sphynx; gen. Σφυγγός, sphyngós), termine che nella coscienza linguistica dei Greci viene messo in relazione col verbo σφύγγω che significa strangolare e quindi col senso di strangolatrice[1]. Tuttavia è possibile avanzare l'ipotesi che il termine Σφύγξ sia un adattamento fonetico dell'antico egiziano

s O42
p
E23 anx n
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šps-ˁnḫ col significato di immagine vivente, in cui il geroglifico che raffigura il leone (cane) è sovente sostituito dall'immagine della Sfinge stessa.

[modifica] Mitologia egizia

La sfinge nella mitologia egizia è un monumento che veniva costruito vicino alle piramidi dei faraoni dagli schiavi egizi come simbolo protettivo, per augurare una serena vita nell' aldilà. Ha corpo canino (o leonino) e testa umana che, si crede, raffigurasse il faraone. Le più famose sfingi sono quelle costruite vicino alle piramidi dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino a Giza, vicino al Cairo.

[modifica] Mitologia greca

Nella mitologia greca, la Sfinge, raffigurata con le ali e con la testa di donna, fu mandata da Era per punire la città di Tebe. Insediatasi sopra una rupe del monte Citerone, poneva un indovinello a chi passava, divorando coloro che non riuscivano a risolverlo.

L'indovinello, consistente nell'individuare quale fosse l'animale che al mattino cammina su quattro zampe, a mezzogiorno su due e alla sera su tre, fu risolto da Edipo: si trattava dell'uomo che quando è bambino, ossia durante il mattino della vita, cammina carponi su quattro zampe; quando è adulto, ossia durante il mezzogiorno della vita, cammina su due piedi; da vecchio, ossia durante la sera della vita, cammina su tre piedi aiutandosi con il bastone. Sconfitta, la Sfinge si dette la morte gettandosi da una rupe (anche se, secondo altre versioni della leggenda, ad ucciderla sarebbe stato lo stesso Edipo).

Si ritiene che la sfinge greca non sia derivata da quella egizia, ma appartenga ad un indipendente sostrato mitologico di area mesopotamica.

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è custodito un cratere apulo che si ritiene illustri un altro mito (a noi non pervenuto) avente la Sfinge come protagonista: un sileno che porge al mostro un uccello chiuso nel palmo della sua mano. L'analogia con una favola di Esopo (la n. 55, in cui un contadino, per dimostrare l'onniscienza dell'oracolo di Delfi, si reca presso di lui con un passero in mano, e gli chiede se ha con sè una cosa vivente o non vivente, pronto ad uccidere l'uccellino nel caso la risposta sia la prima) ha fatto pensare che il sileno stia sottoponendo la sfinge ad un enigma, cosa che rovescerebbe il mito di Edipo; ma i due potrebbero anche essere intenti ad una gara pacifica, antecedente all'episodio edipeo. Si è anche supposto che la figurazione possa essere collegata al dramma satiresco di Eschilo La Sfinge, ma la sua interpretazione è ancora controversa. In ogni caso il cratere testimonia la diffusione del mito della Sfinge nell'area greco-italica.

[modifica] Note

  1. ^ Cfr. P. Chantraine, Dictionnaire Étymologique de la langue grecque, Paris 1968, s.v. σφύγγω.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Galleria

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