Giardini pubblici Indro Montanelli

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Coordinate: 45°28′26.4″N 9°12′00″E / 45.474°N 9.2°E45.474; 9.2

Giardini pubblici Indro Montanelli ex giardini pubblici di Porta Venezia
Giardini Pubblici Indro Montanelli - Palazzo Dugnani - Milano.jpg
La fontana nei giardini situata davanti a Palazzo Dugnani
Localizzazione
Stato Italia Italia
Indirizzo Milano Zona 1
Informazioni generali
Tipo parco storico urbano
Superficie 172.000 m2
Inaugurazione 1784
Apertura Tutti i giorni dalle ore 6:30
Ingressi Bastioni di Porta Venezia, via Manin, via Palestro, Corso Venezia
Note Gli orari di chiusura del parco variano da stagione a stagione:
  • gen-feb 20;
  • mar-apr 21;
  • mag 22;
  • giu-set 23.30;
  • ott 21;
  • nov-dic 20

I giardini pubblici Indro Montanelli sono un parco di Milano, situato nella zona di Porta Venezia. Sono stati intitolati al giornalista Indro Montanelli nel 2002.

Fu il primo parco milanese espressamente destinato allo svago collettivo. Per oltre due secoli sono stati chiamati "giardini pubblici", "giardini di Porta Venezia" o semplicemente "i giardini", e l'uso è ancora invalso.

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

I giardini pubblici si trovano nel settore nord-est del centro storico cittadino, in un vasto rettangolo delimitato a nord dai Bastioni di Porta Venezia e, procedendo in senso orario, da corso Venezia, da via Palestro e via Manin, al vertice di queste ultime due vie si trova piazza Cavour.

Mappa dei giardini ai tempi odierni. Mappa dei giardini ai tempi odierni.
Mappa dei giardini ai tempi odierni.
Mappa mostrante la sistemazione dei giardini e delle aree cittadine circostanti nel 1869.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVIII secolo l'area dei giardini pubblici era un grande appezzamento di terreno leggermente depresso, sul bordo settentrionale della città, entro le mura spagnole. Era di proprietà della famiglia Dugnani e suddiviso in orti coltivati in affitto, attraversato da una rete di corsi d'acqua[1] di cui rimangono tracce visibile nei laghetti e canaletti presenti nei giardini pubblici stessi e nel vicino parco della Villa Reale[2], che si trova circa a metà della via Palestro di fronte al lato meridionale dei giardini. Nell'area di questi ultimi, sorgevano ancora gli edifici di due monasteri, quello di San Dionigi e quello delle Carcanine, che erano stati soppressi dal governo asburgico[3].

Nel 1780 l'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este, viceré a Milano dall'ottobre 1771 al maggio del 1796, incaricò l'architetto Giuseppe Piermarini di trasformare quell'area in un parco pubblico, inglobandovi anche gli spazi acquisiti dei due monasteri, entrambi con propri giardini. I lavori furono realizzati (nella parte orientale) tra il 1782 e il 1786, sotto la direzione del capomastro Giuseppe Crippa, e il 26 settembre 1786 il Piermarini effettuò il collaudo di tutte le opere approvandole: furono i primi giardini pubblici della città. I materiali necessari per l'esecuzione dei lavori furono esentati dal pagamento del dazio e la manodopera per la loro movimentazione fu reperita tra i condannati all'ergastolo[4]. Il progetto, nello stile del giardino alla francese, con aiuole geometriche e ampie prospettive di viali alberati, era coordinato con quello dei "Boschetti" 1787-1788, i giardini di via Marina (consistenti in filari di tigli, olmi e ippocastani paralleli). Al vertice nordorientale dei giardini, verso Porta Venezia, accanto alla doppia monumentale scalinata che saliva ai Bastioni, era ricavato un vasto spazio dedicato al gioco del pallone. Anche la successiva costruzione degli edifici del Museo di storia naturale (1888-93) e del planetario "Ulrico Hoepli" (1930) non ha alterato la prospettiva della lunga fuga di alberi immaginata dal Piermarini.

Il manifesto per l'Esposizione nazionale del 1881.

L'ampliamento ovest, fino a via Manin, fu realizzato dall'architetto Giuseppe Balzaretto nel 1856-1862, seguendo la nuova moda del giardino paesaggistico all'inglese, con alture, ruscelli e laghetti artificiali, inglobando l'intera proprietà Dugnani, compreso il palazzo seicentesco che affaccia sulla via Manin. Voluto dall'imperatore Giuseppe II[Palese stupidaggine!], l'ampliamento, su progetto del Balzaretto, fu completato dopo l'unità d'Italia.

Video dello zoo di Milano girato negli anni settanta.

Nella seconda metà del XIX secolo si affiancarono al Museo di storia naturale altre "attrazioni" di vita animale, quali voliere e gabbie per cervi, scimmie e una giraffa, cui progressivamente si aggiungeranno numerosi altri animali che daranno vita a quello che sarà conosciuto come "zoo di Milano,[5],chiuso definitivamente in seguito alle richieste degli ambientalisti nel 1992. Dello zoo sono rimasti il padiglione che conteneva le gabbie dei grandi felini, riadattato a spazio didattico (PaleoLab) per il museo di scienze naturali, e la vasca delle otarie[6].

Ai giardini si svolsero, nel decennio tra il 1871 e il 1881, numerose grandi esposizioni e verso la fine del secolo si rese necessario un radicale restauro per rimediare ai danni che esse avevano arrecato. Il restauro fu curato dall'architetto Emilio Alemagna, progettista del parco Sempione, realizzato a Milano tra il Castello Sforzesco e l'arco della Pace nel 1906.

Nel 1920, sul viale dei Bastioni, si svolse la prima fiera campionaria. Il successo fu tale che, nel 1923 il neonato ente dedicato, il regio Ente autonomo Fiera internazionale di Milano, sposterà definitivamente l'esposizione nella recente[7] piazza d'armi dove la Fiera campionaria di Milano resterà fino alla realizzazione del polo espositivo di Rho.

Musei e beni architettonici[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della recinzione dei giardini si trovano il Civico planetario "Ulrico Hoepli", progettato dall’architetto Piero Portaluppi nel 1929; il Museo civico di storia naturale, progettato nel 1892 da Giovanni Ceruti; palazzo Dugnani, realizzato nel Seicento e modificato e restaurato nel Settecento, di proprietà del comune dalla fine dell'Ottocento.

Vi si trovano numerosi monumenti a personalità, milanesi e non, del XIX secolo, oltre alla recente statua di Vito Tongiani che raffigura Indro Montanelli, alla cui memoria i giardini sono dedicati dal 2002. Ogni mattina Indro Montanelli, recandosi al Giornale che aveva fondato e che dirigeva, era solito sostare per qualche attimo su una panchina dei giardini, vicino all'ingresso di piazza Cavour, dove si trova il Palazzo dei Giornali, allora sede del quotidiano. Fu lì, all'angolo fra via Manin e piazza Cavour, che la mattina del 2 giugno 1977 Montanelli fu "gambizzato" dalle Brigate Rosse ed è vicino al luogo dell'attentato che sorge la statua in sua memoria.

Sul Monte Merlo, in un edificio in stile eclettico progettato da Giuseppe De Finetti[Palese stupidaggine!] si trovava il "padiglione del caffè", diventato una scuola materna dopo il restauro del 1920. Sul lato corte di palazzo Dugnani vi è una grande vasca con fontana. Alcuni edifici esistenti in passato, tra i quali il chiostro delle Carcanine noto con il nome di Salone, sono stati demoliti, mentre oggi sono stati attrezzati vari percorsi ciclabili.

Flora e attrezzature[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del laghetto
Ippocastani in autunno.

Tra le molte specie arboree presenti, ricordiamo l'abete, gli aceri, il bagolaro, il falso cipresso sulle rive del laghetto, i cedri del Libano e dell'Himalaya, la metasequoia, con un esemplare monumentale, il faggio, il ginkgo biloba, un lungo filare di ippocastani, il liquidambar, la magnolia, gli olmi e i platani di cui un esemplare secolare cresce vicino alla statua di Montanelli, il pruno, la quercia rossa, la sofora, lo spino di Giuda e il tiglio. Tra gli alberi è stato individuato un percorso botanico con visite organizzate per le scuole dall’Associazione didattica museale.

Sono presenti tre aree gioco e un’area per il divertimento con giostre e un trenino. Ai cani sono riservati due spazi cintati per 10.600 metri quadrati. L'associazione "Cometa" ha realizzato, a fianco del museo, il padiglione "Oasi delle farfalle".

Dal 1996 è diventato tradizionale l'appuntamento con "Orticola", la mostra mercato di floro-vivaismo che si svolge nel mese di maggio, organizzata dall'Associazione orticola di Lombardia,[8], mentre da luglio ai primi di settembre i giardini sono una delle tre sedi della rassegna cinematografica all'aperto "Arianteo".[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I principali erano chiamati canale Balossa, Dugani e Acqualunga
  2. ^ Francezco Zanetti, op. cit., p. 9
  3. ^ Enciclopedia di Milano, op. cit.
  4. ^ Francesco Zanetti, op. cit., p. 14
  5. ^ lozoo. URL consultato il 17 febbraio 2011.
  6. ^ Alcuni animali dello zoo, tra cui un esemplare di foca e l'elefantessa indiana "Bombey" oggi si trovano imbalsamati ed esposti nelle vetrine del museo di scienze naturali
  7. ^ Vi era stata spostata nei primi anni novanta, dallo spazio retrostante il Castello sforzesco
  8. ^ mostra. URL consultato il 20 febbraio 2011.
  9. ^ Arianteo. URL consultato il 10 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Zanetti, Il nuovo Giardino di Milano, Milano, Tipografia Zanetti, 1869, ISBN non esistente.
  • Liliana Casieri, Lina Lepera; Anna Sanchioni, Itinerari nel verde a Milano, supervisione botanica: Pia Meda; supervisione farmacognostica: Massimo Rossi; Illustrazioni e impaginazione: Linke Bossi, Consonni, Montobbio, Comune di Milano, settore ecologia, GAV.
  • Alma Lanzani Abbà, Pia Meda, Alberi a Milano, fotografie di Gabriele Lanzani et al; illustrazioni di Silvia Rovati, Milano, CLESAV - Cooperativa Libraria Editrice per le Scienze Agrarie, Alimentari e Veterinarie, giugno 1985.
  • Virgilio Vercelloni, La storia del paesaggio urbano di Milano, Officina d'arte grafica Lucini, Milano, 1988.
  • AA. VV., Enciclopedia di Milano, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1997, ISBN 978-88-216-0933-6.
  • Vittore e Claudio Buzzi Le vie di Milano, 2005, Milano, Ulrico Hoepli editore.
  • Tiziano Fratus, L'alber de Milan. Con gli occhi di Thoreau e le mani pronte a respirare, Edizioni della Meridiana, Firenze, 2012.

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