Palazzo Pubblico (Siena)

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Coordinate: 43°19′06″N 11°19′53″E / 43.318333°N 11.331389°E43.318333; 11.331389

Palazzo Pubblico
470SienaPalPubblico.JPG
La facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Siena
Indirizzo Piazza del Campo
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1297-1310
Uso civile, museale
 

Il Palazzo Pubblico di Siena (detto anche Palazzo Comunale) è l'edificio fatto costruire approssimativamente tra il 1297 e il 1310 dal Governo dei Nove della Repubblica di Siena, come propria sede. Sorge sulla piazza del Campo ed è affiancato dalla snella Torre del Mangia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La facciata su piazza del Campo con la Torre del Mangia.
Veduta posteriore da piazza del Mercato

La storia del palazzo è fortemente legata a quella della sistemazione della prospiciente Piazza del Campo. Fino al 1270, con il Governo dei Ventiquattro, il governo della città aveva sede nella curia della chiesa di San Pellegrino. Il Consiglio della Campana, composto dai nobili e così chiamato perché si adunava al suono della campana maggiore posta allora su una torre della famiglia dei Mignanelli (nell'attuale Banchi di Sopra, al numero civico 15), aveva come luoghi di riunione principali tre specifiche chiese e aveva le proprie sedi nei palazzi dei nobili. Nel 1284 si ha notizia di un primo nucleo di quello che sarà il Palazzo Comunale, ma esso comprendeva essenzialmente gli edifici della Dogana e della Zecca, detta il "Bolgano".

Caduto questo governo degli aristocratici, con il Governo dei Nove saliti al potere nel 1287 si comincia a pensare a una sede "neutra" per il governo della città e la costruzione del palazzo ha la spinta definitiva. Il primo nucleo, ricavato da un adattamento del palazzo della Dogana, è riferibile al 1284, come farebbe supporre l'insediamento del podestà Ghinolfo Guidi da Romena. Tra il 1293 e il 1297 il Governo dei Nove avviò l'edificazione di un più ampio palazzo, fatto in pietra fino alle prime tre trifore e poi proseguito in laterizi entro il 1310[1].

Mentre l'antico palazzo del Bolgano era rivolto verso l'attuale piazza del Mercato, il nuovo palazzo guarda verso piazza del Campo. Ma le due costruzioni coesisterono a lungo. Entro il 1310 tutto il palazzo doveva essere stato terminato perché il Governo dei Nove vi si trasferì in quell'anno. L'ingrandimento del lato destro, con la zona delle carceri, risale al 1327, a cui seguì il salone del Gran Consiglio (1330-1342), che nel XVI secolo divenne teatro[1]. Solo il secondo (e ultimo) piano delle due ali laterali sarebbe stato costruito nel 1680, mantenendo comunque lo stile originale e bilanciando la mole dei palazzi circostanti. L'unica incertezza riguarda la tempistica di realizzazione del terzo e ultimo piano del corpo centrale del palazzo (con le bifore a tutto sesto): non si sa se sia coevo alla sua prima costruzione o sia stato invece costruito nel 1326, come alcuni storici affermano.

Discorso a parte deve essere fatto per la torre del palazzo (la cosiddetta Torre del Mangia), costruita successivamente al palazzo, tra il 1325 e il 1348, così come la marmorea Cappella di Piazza, prospiciente rispetto alla torre e alla facciata del Palazzo, fatta costruire nel 1352 per ringraziare la Vergine Maria dello scampato pericolo della peste nera che aveva colpito la città nel 1348.

Il Palazzo comunale è ancora oggi la sede dell'amministrazione comunale moderna ed ospita gli uffici del sindaco, alcuni uffici comunali e le sale di rappresentanza. Al primo piano si trova il Museo civico e il teatro comunale dei Rinnovati. Al secondo piano vi è la sala del Consiglio comunale e la loggia che guarda verso il lato posteriore del palazzo stesso, in direzione sud.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Coronamento del palazzo

La facciata è composta di quattro ordini nel corpo centrale e tre ordini nelle due ali laterali. Nell'ordine inferiore si aprono una serie di arcate, alcune inquadrano i portali e le altre inquadrano grandi finestroni. In corrispondenza all'ingresso della torre troviamo una struttura a edicola. L'ampia facciata del palazzo riflette i vari periodi di costruzione: fino al primo ordine di trifore fu usata la pietra, poi il laterizio. Le finestre, nel tipico stile senese (di derivazione orientale, filtrato dall'esempio pisano), hanno tre archetti gotici affiancati appoggiati su colonnine, mentre al centro di ciascuna ghiera, tra gli archetti e l'arco acuto principale di ciascuna finestra, è stata inserita la balzana bianca e nera, simbolo di Siena.

Il corpo centrale è rialzato di un piano rispetto alle due ali laterali. Sulla sommità, retto da una cornice di archetti pensili a pieno centro, si presenta un coronamento merlato di tipo guelfo, cioè senza l'estremità a coda di rondine[1]. Le due cellette campanarie sommitali sono oggi vuote; quella di sinistra venne aggiunta nel settecento per bilanciare la simmetria[1].

Al centro della facciata un grande disco presenta il trigramma di Cristo (1425, dipinto da Battista di Niccolò), ideato da san Bernardino da Siena, mentre più sotto è presente lo stemma dei Medici, installato dopo il dominio della signoria fiorentina (dal 1560)[1]. Accanto allo stemma, tra le trifore, si trovano altri due stemmi marmorei: uno è quello cittadino, l'altro è il leone del Popolo[1]. I fori che costellano la facciata sono buche pontaie, usate dai costruttori medievali per alloggiare le travi in legno delle impalcature necessarie al cantiere.

All'interno, le stanze furono usate da molteplici magistrature che hanno amministrato la città nei secoli. Oggi ospita il Museo Civico e l'amministrazione comunale senese. Nel corpo di sinistra, accanto alla Torre del Mangia, si trova il Cortile del podestà, decorato da antichi stemmi, che fa anche da ingresso al palazzo e alla scalinata della torre.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Il Cortile del Podestà

L'interno del palazzo è oggetto di decorazione fin dal Trecento, quando non era ancora stata completata l'architettura, quando il Governo dei Nove si assicurò l'opera dei maggiori artisti del tempo per manifestare il proprio programma politico. Tale insieme di affreschi, opere di pittura e di scultura rappresenta così una delle testimonianze fondamentali dell'arte medievale oltre che un eccezionale documento della società civile del Trecento[2].

Il portale di destra immette in un atrio in cui si trovano bracciali con campanelle in bronzo, opera di Giacomo Cozzarelli proveniente dal Palazzo del Magnifico. Attraverso un vestibolo si arriva poi alla Sala delle Lupe, divisa in quattro campate, che deve il suo nome alle due Lupe trecentesche sulla parete di sinistra, opere lapidee consunte dal tempo; v i si trovano inoltre doccioni di gronda attribuiti a Giovanni Pisano e la statuetta del Mosé di Antonio Federighi. Nella parete destra della terza campata l'affresco con Santi e beati Pietro Alessandrino, Ambrogio Sansedoni e Andrea Gallerani, di Sano di Pietro (1446). Attorno al vestibolo si aprono alcuni ambienti adibiti oggi a uffici, in cui si trovano varie opere d'arte. Ad esempio nella seconda sala destra si trova una Madonna col Bambino e san Giovannino del Riccio (1537) e affreschi seicenteschi nella volta; la terza era l'antica sede dell'ufficio della Biccherna (ufficio finanziario), decorata dall'affresco con l'Incoronazione della Vergine con i santi senesi Caterina e Bernardino di Sano di Pietro e Domenico di Bartolo (1445), realizzato sopra un'opera analoga di Lippo Vanni (1352 andata distrutta in un incendio), e da affreschi seicenteschi nella volta, oltre a un pancale intarsiato quattrocentesco. La quarta sala, Ufficio del Segretario Generale dell'odierno Comune, mostra un vigoroso affresco della Resurrezione del Sodoma (1535), proveniente dalla Sala delle Lupe. Sul lato opposto spiccano: la prima sala, la Cappella dei Nove, con affreschi dell'ambito di Simone Martini (Cristo benedicente con cherubini nella volta ed Evangelisti ai lati) appesantiti da ridipinture della seconda metà del Trecento, e di Bartolo di Fredi (Beato Andrea Gallerani, Sant'Antonio Abate e un'Annunciazione frammentaria, databili al 1370 circa); la terza sala, quella del Biado, con all'estereno, in alto a sinistra sul pilastri, un'Aquila imperiale del Sodoma e all'interno una grande Madonna della Misericordia con angeli e santi del Vecchietta (1457)[3].

Dall'altro portale, attiguo alla Cappella di Piazza, si accede invece al Cortile del Podestà, completato nel 1325 e ripristinato all'inizio del Novecento; interamente in cotto, è porticato su quattro lati, con grandi trifore a sesto acuto che vi si aprono al primo piano. La scala, che porta al primo piano, è legata a un restauro del 1980[3]. In un angolo si trovano i resti della Statua del Mangia. Da qui si trova l'ingresso per salire alla torre[4].

Il Museo civico[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo civico, allestito negli anni trenta del XX secolo, è collocato al primo piano del palazzo e conserva numerosi capolavori dell'arte senese.

Quadreria[modifica | modifica wikitesto]

La Sala del Risorgimento

Le prime quattro sale (dette della Quadreria) espongono opere dei secoli XVI-XVIII, riordinate nel 1985. Sono opere soprattutto senesi, provenienti dalla collezione Spannocchi, tra le quali spicca la sinopia della Madonna col Bambino e santi del Sodoma, proveniente dalla Cappella di Piazza (1537-1539).

Sala del Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

La Sala del Risorgimento che espone affreschi e sculture del XIX secolo. Alle pitture a soggetto storico risorgimentale lavorarono esclusivamente artisti toscani, per lo più senesi: Pietro Aldi, Giorgio Bandini, Amos Cassioli, Alessandro Franchi, Cesare Maccari, Gaetano Marinelli e altri. Tra le sculture spiccano lavori di Enea Becheroni, Giovanni Duprè, Emilio Gallori, Arnoldo Prunai, Tito Sarrocchi e altri.

Da qui si accede alla porzione più antica e prestigiosa del palazzo.

Spinello Aretino, Storie della vita di Alessandro III

Sala di Balia[modifica | modifica wikitesto]

La prima di queste sale, detta Sala dei Priori o Sala della Balìa, è divisa in due sezioni da un arco e completamente ricoperta da affreschi. Vi si vedono Sedici Virtù nelle volte, di Martino di Bartolomeo (1408), mentre alle pareti spicca il ciclo sulla Vita di papa Alessandro III, papa senese, dipinti da Spinello Aretino e dal figlio Parri Spinelli (1407)[5].

La porta lignea intarsiata è opera di Domenico di Niccolò, mentre il banco ligneo con intagli e intarsi è di Barna di Turino (1410). Dalla porta opposta all'ingresso si accede a una scalinata che porta ai piani superiori[5].

Sala dei Cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Sala dei Cardinali

La Sala dei Cardinali, o Anticamera del Concistoro. Ha le pareti decorate da vari affreschi tre-quattrocenteschi staccati, che provengono da pareti esterne o da altri locali del palazzo. Tra questi spicca i Santi Caterina d'Alessandria, Giovanni e Agostino con un devoto attribuiti ad Ambrogio Lorenzetti e già sul portale d'ingresso alla Sala di Balìa[6].

Una vetrina al centro raccoglie alcuni cimeli dell'antica attività del Comune, tra cui cofanetti intagliati e intarsiati, bossoli per votazioni e la picca del Capitano del Popolo[6].

Sala del Concistoro[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso un pregiato portale marmoreo di Bernardo Rossellino (1448) si passa alla Sala del Concistoro, dove i governanti si riunivano ai tempi della Repubblica. Le imposte lignee del portale, intarsiate, sono opera attribuita a Domenico di Niccolò. Sulle volte, si trovano affreschi allegorici di Domenico Beccafumi dedicati alle Virtù pubbliche e alla loro pratica nell'antichità (eseguiti con interruzioni dal 1529 al 1535). Sopra la porta il Giudizio di Salomone è un affresco attribuito a Luca Giordano[6].

Vestibolo, Anticappella e Cappella di Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Sala dei Cardinali si accede anche al Vestibolo e alla cosiddetta Anticappella, a loro volta comunicanti tra di loro. Nel primo troviamo un affresco staccato dalla Loggia dei Nove, raffigurante la Madonna col Bambino di Ambrogio Lorenzetti (circa 1340); nel vestibolo, la Lupa allattante due gemelli, scultura dorata di Giovanni di Turino (1429-1430) proveniente dalla colonna all'ingresso del palazzo e recante sulla base gli stemmi della città, dei terzi e delle Compagnie militari dell'epoca[6].

L'Anticappella è affrescata da Taddeo di Bartolo (1415 circa), su temi mitologici e di storia romana; in una vetrina sono esposte oreficerie come la Rosa d'oro di Pio II, capolavoro di oreficeria eseguito da Simone da Firenze (1462), una pace databile al 1390 circa, dorata e smaltata e l'elmo del Capitano del Popolo, importante opera d'arte quattrocentesca. Questo ambiente è detto così perché precede la Cappella di Palazzo, decorata pure da affreschi di Taddeo, raffiguranti scene della Vita della Vergine, Santi, Evangelisti, Profeti e Virtù (1415 circa). La cancellata in ferro battuto e stagnato è un'opera del 1437 dei senesi Giacomo di Giovanni e suo figlio Giovanni. La piccola acquasantiera bronzea con figurette è invece opera di Giovanni di Turino e risale al 1434; il ricco lampadario ligneo, dorato e dipinto, è invece del 1435[6]. L'altare venne disegnato dal Marrina, e conserva la tavola della Sacra Famiglia con san Leonardo del Sodoma (1530), qui trasferita dal Duomo nel XVII secolo. Il finissimo coro ligneo, intagliato e intarsiato, venne eseguito da Domenico di Niccolò (1415-1428) e conta ventidue stalli che corrono lungo le pareti. Per quest'opera l'artista venne soprannominato "dei Cori".

Nei pressi dell'altare, si trova l'organo a canne, opera di Giovanni di Antonio detto il Piffaro. Costruito tra il 1519 e il 1525, ha una cassa riccamente intagliata, con decorazioni di Giovanni di Pietro e Ghino d'Antonio. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica originale, ha un'unica tastiera di 44 note (Do2-La5 senza Do#2) ed una pedaliera a leggio di 12 note costantemente unita al manuale. L'organo è stato restaurato nel 1983 da Pier Paolo Donati. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Manuale
Principale [4']
Ottava
XV e XIX
Flauto in VIII
Tremolo

Sala del Mappamondo[modifica | modifica wikitesto]

La Maestà di Simone Martini (1312-1315) nella Sala del Mappamondo

La sala più grande e più famosa è la Sala del Mappamondo, detta anche Sala del Consiglio, che conserva due grandi affreschi: la Maestà di Simone Martini (1312-1315) e Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, attribuito tradizionalmente sempre a Simone Martini (1330), ma molto probabilmente un rifacimento quattrocentesco di un capolavoro perduto del maestro senese. Sotto di essa si trova l'affresco della Presa di un castello (forse di Giuncarico), opera attribuita non concordemente a Duccio di Buoninsegna, datata 1314, che ne fa la più antica decorazione sicura del palazzo[7].

Sotto venne applicato successivamente da Ambrogio Lorenzetti il mappamondo girevole che diede nome alla sala, ormai perduto, anche se le impronte del suo andamento girevole sono ancora visibili sull parete[3].

Sulla parete delle arcate, in alto, si vedono due grandi affreschi a monocromo sulle glorie militari di Siena: a sinistra la Vittoria dei senesi nella battaglia di Val di Chiana, di Lippo di Vanni (1363) e a destra la Vittoria dei senesi sui fiorentini al Poggio Imperiale di Poggibonsi (avvenuta nei pressi di Poggibonsi l'8 settembre 1479) di Giovanni di Cristofano e Francesco d'Andrea (1480). Completano la decorazione della sala una galleria dei più venerati santi senesi sui pilastri, da destra: i Beati Andrea Gallerani e Anbrogio Sansedoini, di autore cnquecentesco, Santa Caterina da Siena del Vecchietta (1460), San Bernardino di Sano di Pietro (1450), il Beato Bernardo Tolomei, fondatore degli Olivetani, del Sodoma (1533), Sant'Ansano e San Vittore del Sodoma (1530 circa)[7].

Sala dei Nove (o Sala della Pace)[modifica | modifica wikitesto]

Adiacente si trova l’altrettanto celebre e famosa Sala dei Nove (o Sala della Pace), dove Ambrogio Lorenzetti affrescò le celeberrime scene degli Effetti del Buono e del Cattivo Governo (1338-1339): sebbene in parte danneggiati (soprattutto nella parete del Cattivo governo), rappresentano uno straordinario esempio di allegoria politica, il più vasto ciclo profano del medioevo, con un'estesa raffigurazione del paesaggio. La grande composizione, di gusto allegorico-letterario, mostra le personificazioni di vari concetti astratti (coi nomi scritti in calce) e due paesaggi che rivelano gli effetti su una città e sulle campagne dei buoni e cattivi governatori[7].

Sala dei Pilastri[modifica | modifica wikitesto]

Si accede infine alla Sala dei Pilastri che espone opere trecentesche e quattrocentesche per lo più di artisti minori: la Croce dipinta di Massarello di Gilio (1306), i Santi Stefano, Maria Maddalena e Antonio Abate di Martino di Bartolomeo (1306), la Predica e miracolo di san Bernardino, frammento di predella di Neroccio di Bartolomeo (1465 circa) e il rarissimo frammento di vetrata con un San Michele Arcangelo attribuito ad Ambrogio Lorenzetti[8].

La Loggia[modifica | modifica wikitesto]

La Loggia

Da una scala decorata dall'affresco di una Madonna di Neroccio di Bartolomeo Landi del 1481, si arriva a tre sale del secondo piano, dove un tempo erano esposti gli originali della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, oggi nel complesso museale di Santa Maria della Scala. Da qui si sale alla Loggia, retta da quattro pilastri, che ha una straordinaria vista sulla piazza del Mercato e sulla metà sud della città[5].

Altre sale al secondo piano[modifica | modifica wikitesto]

La Sala del Capitano del Popolo è oggi sede di riunione del Consiglio comunale, decorata da due tele di Amos Cassioli (Giuramento di Pontida e Provenzano Salvani nel campo di Siena) e da lunette tardo-cinquecentesche con Storie senesi[5].

Altre sale mostrano la raccolta di stampe (opere di Jacques Callot e Stefano Della Bella), dipinti del Sei e Settecento, una galleria di ritratti di sensi illustri, carte geografiche, documenti su Siena e il Palio, e infine una piccola raccolta di modelli in legno e gesso. Tra le decorazioni spiccano il Crocifisso ad affresco di Pietro di Giovanni d'Ambrogio (1446, nella prima sala) e un soffitto del 1680 (seconda sala)[5].

Terzo piano[modifica | modifica wikitesto]

Vestibolo con la Lupa di Giovanni di Turino e l'affresco di Ambrogio Lorenzetti

L'ultimo piano, situato nel corpo centrale sopra le sale del Consiglio e delle Stampe, è detto la "Marcolina" e sarà forse destinato a un ampliamento del museo[4].

Teatro dei Rinnovati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro dei Rinnovati.

Il Teatro Comunale dei Rinnovati era l'antica sala del Gran Consiglio della Repubblica, manomessa e adattata per la sua funzione attuale nel 1560, dopo la conquista fiorentina. Dopo ben due incendi il teatro fu ricomposto da Antonio Bibbiena nel 1753. In seguito subì altri rimaneggiamenti e venne restaurato nel 1951[4].

La sala ha quattro ordini di palchi e un elegante boccascena[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Guidoriccio da Fogliano, dettaglio
  1. ^ a b c d e f Touring, cit., p. 505.
  2. ^ Touring, cit., p. 506.
  3. ^ a b c Touring, cit., p. 507.
  4. ^ a b c d Touring, cit., p. 512.
  5. ^ a b c d e Touring, cit., p. 511.
  6. ^ a b c d e Touring, cit., p. 510.
  7. ^ a b c Touring, cit., p. 508.
  8. ^ Touring, cit., p. 509.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Civai, Il palazzo pubblico e il museo civico di Siena, Editore Betti, Siena, 1999
  • Siena, Sillabe, Livorno, 2008. ISBN 88-8347-416-3
  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003, p. 536.
  • C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco, Monza, 1989, p. 569.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]