Immaginario collettivo

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L'immaginario collettivo (o generale[1]) è un insieme di simboli e concetti presenti nella memoria e nell'immaginazione di una molteplicità di individui parte di una certa comunità, e che dà forma alla memoria collettiva.

Secondo Alberto Abruzzese[2] si tratta di «una definizione pubblicisticamente assai fortunata, per quanto metodologicamente ancora assai poco elaborata e incerta. [...] È un termine che deve molto alle analisi sull'immaginazione e sull'immaginario sviluppate da Sartre, Lacan e Bachelard, e in particolare laddove il campo d'indagine si è concentrato sulle mitologie e i simboli che sono il patrimonio genetico delle forme di rappresentazione di un sistema sociale. Ma l'immaginario collettivo trova un suo punto di appoggio materiale, un suo luogo di riferimento, una sua dimostrazione nei modi stessi di esprimersi dell'industria culturale. Ne è divenuto infatti il sinonimo più in uso, per certi aspetti subentrando al termine più autorevolmente filosofico e mitteleuropeo di “spirito del tempo”.»

Alcune distinzioni[modifica | modifica sorgente]

La nozione di immaginario collettivo, pur essendo priva di valore scientifico,[senza fonte] è ormai entrata nell'uso comune.

Bisognerebbe tuttavia operare alcune distinzioni. In primo luogo, andrebbe chiarito se i materiali mnemonici e/o simbolici dell'immaginario siano provenienti da un retaggio immemoriale (se, ad esempio, possano essere definiti archetipi, quale che sia poi il senso che si intende attribuire a quest'altra nozione), oppure se siano il risultato di tradizioni specifiche di un determinato luogo (e in questo caso occorrerebbe individuarne i caratteri storici, il modo in cui si sono determinati, ecc.), oppure se siano nuove formazioni culturali prodotte dall'informazione generalizzata.

D'altra parte, è facile vedere che l'immaginario collettivo (ammesso di poterne parlare) è anche il luogo privilegiato di ogni sorta di distorsioni e pregiudizi. La lotta illuministica contro gli "idoli" da un certo punto di vista potrebbe definirsi appunto come un'operazione di "bonifica" delle paludi concettuali, o pseudo tali, connesse a quanto una moltitudine condivide in modo irriflesso.

Una considerazione scientifica della nozione di immaginario collettivo si concentrerebbe in definitiva sulle profonde differenze esistenti fra tale ambigua nozione e quella assai più impegnativa ed interessante di "mito".

Una riflessione sul tema dell'immaginario collettivo deve tenere conto di alcuni testi classici (di orientamento peraltro contrastante) come quelli di Walter Benjamin, Theodor Adorno, Martin Heidegger, Hans Sedlmayr. Fra le analisi più recenti vanno citate quelle, essenziali, di Michel Foucault, Jean Baudrillard, Bernard-Henri Lévy. I saggi di Furio Jesi rimandano invece alle ambiguità del rapporto fra il mito e il suo utilizzo tecnicizzato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1] [2] [3]
  2. ^ Alberto Abruzzese, L'intelligenza del mondo, fondamenti di storia e teoria dell’immaginario, Meltemi Editore, Roma, 2001

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]