Immaginario collettivo

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La nozione di immaginario collettivo, pur essendo priva di valore scientifico, è ormai entrata nell'uso comune. Con tale locuzione a volte si intende accennare ad un insieme di simboli e concetti presenti nella memoria e nell'immaginazione di una molteplicità di individui facenti parte di una certa comunità.

Bisognerebbe tuttavia operare alcune distinzioni. In primo luogo, andrebbe chiarito se quei materiali mnemonici e/o simbolici siano provenienti da un retaggio immemoriale (se, ad esempio, possano essere definiti "archetipi", quale che sia poi il senso che si intende attribuire a quest'altra nozione), oppure se siano il risultato di tradizioni specifiche di un determinato luogo (e in questo caso occorrerebbe individuarne i caratteri storici, il modo in cui si sono determinati, ecc.), oppure se siano nuove formazioni culturali prodotte dall'informazione generalizzata.

D'altra parte, è facile vedere che l'immaginario collettivo (ammesso di poterne parlare) è anche il luogo privilegiato di ogni sorta di distorsioni e pregiudizi. La lotta illuministica contro gli "idoli" da un certo punto di vista potrebbe definirsi appunto come un'operazione di "bonifica" delle paludi concettuali, o pseudo tali, connesse a quanto una moltitudine condivide in modo irriflesso.

Una considerazione scientifica della nozione di immaginario collettivo si concentrerebbe in definitiva sulle profonde differenze esistenti fra tale ambigua nozione e quella assai più impegnativa ed interessante di "mito". Una riflessione sul tema dell'immaginario collettivo non può non tenere conto di alcuni testi classici (di orientamento peraltro contrastante) come quelli di Benjamin, Adorno, Heidegger, Sedlmayr. Fra le analisi più recenti vanno citate quelle, essenziali, di Foucault, Baudrillard, Lévy. Per quanto riguarda le ambiguità del rapporto fra mito e suo utilizzo tecnicizzato, non si può che rinviare ai saggi di Jesi.

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