Bugnato
Il bugnato è una lavorazione muraria utilizzata sin dall'antichità e ripresa, con modalità e forme diverse, in altre epoche e fino ai giorni nostri.
È costituito da blocchi di pietra sovrapposti a file sfalsate preventivamente lavorate in modo che i giunti orizzontali e verticali risultano scanalati ed arretrati rispetto al piano di facciata della muratura, con un effetto aggettante di ogni singolo blocco.
Probabilmente tale lavorazione è sin dall'origine funzionale allo sgocciolamento dell'acqua piovana, che in tal modo non viene assorbita dagli interstizi di giunzione.
Certamente in epoca romana, quello che in origine rappresenta un elemento costruttivo, assume carattere di comunicazione del linguaggio architettonico. Ne sono testimonianza la Porta Maggiore a Roma, dove il bugnato è un manierismo deliberato, che si ritrova soltanto in un piccolo gruppo di monumenti della metà del I secolo[1] fra cui le arcate delle strutture di sostegno del Tempio del Divo Claudio.
Il bugnato si distingue secondo la forma e il rilievo delle bugne, che può essere di diverse dimensioni e forme e con trattamenti materici rustico, liscio, squadrato, a cuscino, a punta di diamante.
Spesso il bugnato interessa in particolare la parte basamentale dell'edificio, rivelando la sua origine costruttiva, in quanto era pratica edilizia corrente, anche nel medioevo, costruire la parte bassa di un edificio con robusti blocchi di pietra, mentre i livelli superiori potevano essere in muratura di minor impegno.
Alcuni esempi d'uso del bugnato in epoche successive si trovano a Firenze, nel palazzo Medici Riccardi (che presenta un bugnato diverso per ogni piano) e nel Palazzo Rucellai (esempio di bugnato liscio) o, a Ferrara, nel Palazzo dei Diamanti. Questo deve il suo nome al bugnato a punta di diamante che orna l'intera facciata. Altro esempio di edificio monumentale dove il bugnato acquista forza e significato è Palazzo Te a Mantova, di Giulio Romano. In Sicilia, a Trapani, vi è il Palazzo della Giudecca in stile plateresco di derivazione catalana.
Fin dal XVI secolo, ma in particolare nel XIX e inizio XX secolo si diffusero tecnologie imitative del bugnato, utilizzando intonaci opportunamente modellati e matericamente trattati, o con paramenti di facciata in pietra sagomata, che lo tramutarono in un rivestimento sofisticato.
Note[modifica]
- ^ John B. Ward-Perkins, Architettura Romana, Electa Editrice, 1974.
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