Federico Confalonieri

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Federico Confalonieri

Federico Confalonieri (Milano, 6 ottobre 1785Hospental, 10 dicembre 1846) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia nobile e devota all'Austria, fin da giovane appoggiò l'ideale dell'Italia unita. Nel 1806 sposò Teresa Casati, che condivise i suoi progetti e lo aiutò durante i tanti infortuni della sua vita. Risulterebbe essersi iscritto a logge massoniche.

Confalonieri era uno dei grandi magnati lombardi, di nobile e antica casata, potente sotto gli Asburgo e sotto Napoleone.
Era senatore a Milano del Regno d'Italia con Re Napoleone Bonaparte.

Fu un duro oppositore del regime napoleonico. Contribuì alla fine del Regno Italico del Viceré Beauharnais, nonostante che questi nella vittoriosa battaglia sul Mincio dell'8 febbraio 1814, avesse fermato gli austriaci del Feldmaresciallo Bellegarde, aiutando il partito filo austriaco del quale faceva parte nel rovesciamento del governo. Fu uno di coloro che aizzò la folla il 20 aprile 1814 presso il Palazzo del senato; i disordini che ne conseguirono portarono al linciaggio del Ministro delle Finanze Giuseppe Prina.

Lo stesso Confalonieri, appena un mese dopo il ritiro di Beauharnais, mentre guidava una sfortunata delegazione milanese inviata a Parigi ad implorare l'indipendenza alle potenze alleate, scrisse una nota lettera alla moglie Teresa, con parole che costituiscono l'ammissione del proprio scetticiscmo:

« per arringar la causa di una nazione vòglionsi baionette, non delegazioni »

Poi passò i successivi quattro anni a difendersi dalle accuse di aver organizzato l'assalto al Senato e l'uccisione del Prina. Ad esempio, il 28 marzo 1815 scrisse una lettera a Francesco Melzi d'Eril, protestando la propria innocenza. Questi gli rispose:

« le ire non s'infiammano senza grave danno della pubblica e privata causa. La discordia non è conciliabile con nessuna speranza di bene. Non si deve usurpare il dominio del tempo, perché non è mai senza compromettere l'avvenire. »

Dopo la Restaurazione partecipa alla nascita del periodico letterario Il Conciliatore ed aderisce alla Carboneria.

Propugnò alcune riforme progressiste in ambito economico e sociale ed allo scoppio dei moti del 1820-21, organizzati da Piero Maroncelli e Silvio Pellico, viaggiò in varie parti della Lombardia e partecipò attivamente all'insurrezione. Il 13 dicembre dello stesso anno venne arrestato nella sua dimora dalla polizia austriaca e fu condannato a morte, pena poi commutata nell'ergastolo da scontare nella prigione asburgica dello Spielberg, presso Brno, la stessa sorte toccata a Maroncelli e Pellico, a seguito del loro celebre processo.

La pena gli venne commutata nel 1835 nella deportazione in America. ma nel 1837 tornò clandestinamente in Italia, poi passò per Francia (da dove venne espulso), Belgio e Svizzera. Animatore del liberalismo antiaustriaco, nel 1839 prese casa a Mendrisio facendo valere un antico diritto di patriziato (egli era conte), ma dopo un breve soggiorno riparò a Parigi: morì improvvisamente durante un viaggio di trasferimento tra la capitale transalpina e la Lombardia. I suoi resti mortali riposano accanto a quelli della moglie Teresa dei conti Casati (1787-1830), la prima consorte, presso il monumentale Mausoleo Casati Stampa di Soncino nel cimitero urbano di Muggiò (Monza e Brianza).

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