Chiesa di San Fedele (Milano)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 45°28′00.49″N 9°11′29.3″E / 45.466804°N 9.191473°E45.466804; 9.191473

Chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele
La facciata della chiesa
La facciata della chiesa
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana Cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Consacrazione XVIII secolo
Architetto Pellegrino Tibaldi
Stile architettonico manierismo

La chiesa di San Fedele è un luogo di culto cattolico situato in piazza San Fedele. Costruita nel XVI secolo per ospitare la Compagnia di Gesù, la chiesa rappresenta il modello di riferimento per gli edifici di culto nell'arte della Controriforma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Situata nel cuore di Milano, fra palazzo Marino e la galleria Vittorio Emanuele II, nell'omonima piazza, la chiesa era un antico edificio di dimensioni ridotte rispetto all'attuale, dedicato a san Fedele, protomartire della diocesi di Como. La chiesa antica era con tutta probabilità già stata edificata su un edificio sacro preesistente che aveva nome di chiesa di Santa Maria in Solariolo o Solario, perché sorgeva proprio a fianco di un edificio medieval che aveva la caratteristica lombarda dei portici nel piano inferiore e una sala con funzioni pubbliche al piano superiore. La chiesa viene citata in una bolla di papa Eugenio III del 1147 col quale la Santa Sede confermava il possesso dell'edificio ai monaci di San Dionigi.

La struttura venne affidata ai Gesuiti nel 1567, poco dopo il loro arrivo nel capoluogo lombardo nel 1563, per i quali si resero subito necessari alcuni lavori di restauro ed ingrandimento.

La realizzazione dell'edificio, prima casa dei Gesuiti a Milano, si inseriva nel programma di riordino della diocesi voluto da Carlo Borromeo, che incaricò del progetto Pellegrino Tibaldi (1569). L'artista si attenne alle esigenze liturgiche stabilite dal Concilio di Trento e fatte proprie dall'ordine, prevedendo un edificio a navata unica, che esaltasse la centralità dell'altare per la celebrazione eucaristica e prevedesse un pulpito laterale per facilitare la predicazione. Il Tibaldi assicurò fasto e monumentalità architettonica al complesso strutturando l'ambiente in due grandi campate, coperte da volte a tazza, poggianti su sei grandi colonne corinzie addossate alle pareti e poggianti su alti plinti. Un grande arco trionfale separa l'aula dal presbiterio. La chiesa venne in gran parte completata nel 1579 quando lo stesso san Carlo Borromeo volle celebrarvi la messa di consacrazione.

La costruzione delle parti restanti dell'edificio venne portata avanti nei secoli successivi da altri insigni architetti come Martino Bassi, subentrato al Tibaldi nel 1586, e Francesco Maria Richini (1629). Sotto la direzione di quest'ultimo architetto ebbero inizio e fine i lavori nel coro che venne portato a compimento nel 1684. L'architetto Andrea Biffi, nel 1684, iniziò i lavori per l'erezione della cupola.

Dopo la soppressione dell'ordine dei Gesuiti nel 1773, la chiesa fu affidata ai canonici provenienti dalla vicina chiesa trecentesca di Santa Maria alla Scala, abbattuta (nel 1776) per far posto al Teatro alla Scala. La chiesa assunse allora il titolo di Santa Maria della Scala in San Fedele e si arricchì di molti degli addobbi e delle opere d'arte provenienti dal distrutto edificio. L'elegante facciata fu completata solo nel 1835 sotto la direzione di Pietro Pestagalli, sempre però rispettando i disegni del Tibaldi. La notte del 16 aprile 1943 un bombardamento distrusse la Questura che sorgeva presso il contiguo ex convento dei Gesuiti e danneggiò gravemente la chiesa di San Fedele contigua[1].[2] L'edificio tornò ad essere gestito dai Gesuiti nel 1945.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'interno

L'eleganza dell'interno è ottenuta grazie agli effetti cromatici dei materiali utilizzati per le membrature architettoniche, ed in particolare la pietra d'Angera, proveniente dal Lago Maggiore, le cui tonalità rosee sono state recuperate dal recente restauro.

Le pareti risultano fortemente ritmate ed articolate su due ordini di archi minori, corrispondenti ad un matroneo in quello superiore, e in quello inferiore ad otto confessionali intagliati (Giovanni, Giacomo e Gianpaolo Taurini, 1596-1603), con scene dal Vecchio e Nuovo Testamento. Sono presenti quattro cappelle laterali, contenute nello spessore delle mura, le cui decorazioni testimoniano momenti vicini nel tempo ma già diversi. Di particolare interesse la seconda cappella sulla parete destra, intitolata alla Ascensione di Cristo, e realizzata su progetto del Tibaldi, che presenta un raro caso di colonne dislocate, in cui l'architrave è retto dalle vicine mezze figure di angelo: forse un'intenzionale metafora dell'abbandono in cui versava la diocesi milanese quale la trovò il Borromeo. La pala originaria con l'Incoronazione di Maria del Ambrogio Figino (1581-1587) fu poi sostituita dalla Trasfigurazione e Santi firmata da Bernardino Campi in collaborazione con Carlo Urbino (1565), proveniente da Santa Maria della Scala; entrambe si trovano oggi nell'antisagrestia, per far posto al Sacro Cuore in ceramica di Lucio Fontana (1956), mentre sono rimasti in loco i quattro pannelli sulle pareti laterali. Il Figino aveva anche dipinto per San Fedele la Madonna del Serpe, oggi nella chiesa di Sant'Antonio, di cui si ricorderà Caravaggio a Roma.

La cappella di Sant'Ignazio

Nella prima cappella a destra, dedicata a sant'Ignazio di Loyola, troviamo invece la Visione di sant'Ignazio] di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, di poco successiva alla beatificazione del Loyola (1622), e la cui decorazione in stucco presenta una ricchezza già barocca. Nelle due cappelle della parete sinistra si trovano altre due opere provenienti dalla trecentesca Santa Maria della Scala, cioè la Deposizione di Simone Peterzano (1591), il cui drammatico uso della luce dovette influenzare il suo allievo Michelangelo Merisi da Caravaggio, in procinto di trasferirsi a Roma; e, nella seconda cappella, un affresco quattrocentesco di Madonna con Bambino, fortemente ridipinto in tempi successivi. Nel presbiterio si trova, sempre proveniente dalla chiesa della Scala, un coro cinquecentesco a stalli lignei decorati con prospetti di edifici, mentre l'altare maggiore fu realizzato solo nel XIX secolo da Pietro Pestegalli sul progetto del Tibaldi per quello del duomo.

La stessa elegante facciata riflette lo spazio unico dell'interno, ed appare dominata dal grande frontone triangolare che riconduce ad unità il dinamico ed articolato prospetto. La facciata appare infatti divisa in due ordini, con un grande portale con timpano centinato, sovrastato da una finestra a timpano triangolare; quest'alternanza delle cornici si ripete in quella delle quattro edicole decorate con statue tra coppie di colonne.

Il fianco sinistro della chiesa può essere considerato un prospetto autonomo, con un ordine superiore di finestre ed uno inferiore di nicchie incorniciate da colonne corinzie e sovrastate da timpani triangolari e centinati.

San Fedele ha conosciuto diverse fasi di costruzione: principale artefice fu Pellegrino Tibaldi, ma dopo la sua partenza l'edificio fu continuato da Martino Bassi e poi da Francesco Maria Richini, cui si devono anche l'abside con le tre grandi finestre (1633), il coro e lo scurolo nella cripta, le cui volte a vela sono sorrette da diciotto colonne, e la sagrestia. La cupola fu invece realizzata dopo la morte del Richini, avvenuta nel 1658.

Alla sinistra dell'altare maggiore vi è una lapide in bronzo che ricorda il punto dove era solito pregare Alessandro Manzoni, che abitava in via Gerolamo Moroni 1, a circa 200 metri dalla chiesa. Lo scrittore morì a seguito di una caduta nella la quale batté il capo contro la balaustra e dalla quale non si riprese più. Per tale motivo sulla piazza antistante la chiesa venne eretta una statua in memoria di Manzoni.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo Tamburini

Costruito nel 1979 dalla ditta organaria Tamburini per il Teatro alla Scala e da quest'ultimo donato alla chiesa di san Fedele nel 2010[3]. Questo è a trasmissione integralmente meccanica, ed ha una tastiera di 58 note ed una pedaliera concava di 30 priva di registri propri e costantemente unita al manuale. L'organo è privo di mostra.

La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei pomelli nelle due colonne della registriera, è la seguente:

Colonna di sinistra - Ripieno
Principale 8' Bassi
Principale 8' Soprani
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Ripieno 3 file
Colonna di destra - Concerto
Bordone 8' Bassi
Bordone 8' Soprani
Flauto a cuspide 4'
Flauto in XII 2.2/3' Soprani
Flauto in XVII 1.3/5' Soprani

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Deposizione (Peterzano)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questura di Milano.
  2. ^ Chiese di Milano.
  3. ^ Nuova «voce» in San Fedele, «Corriere della Sera», 24 febbraio 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Della Torre, R. Schofield, Pellegrino Tibaldi architetto e il San Fedele di Milano. Invenzione e costruzione di una chiesa esemplare, NodoLibri, Como 1994
  • A. Salvini Cavazzana, San Fedele, in Le chiese di Milano, a cura di M.T. Fiorio, Electa, Milano 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]