Giuseppe Prina

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Il conte Giuseppe Prina (Novara, 20 luglio 1766Milano, 20 aprile 1814) è stato un politico italiano.

Giuseppe Prina

Ministro delle Finanze del Regno d'Italia
Durata mandato 28 febbraio 1802 –
20 aprile 1814

In epoca napoleonica Prina ricoprì in particolare l'incarico di Ministro delle Finanze del Regno d'Italia. Detestato per tale ruolo, alla caduta del Regno con la fine del periodo napoleonico, fece una tragica fine: fu linciato a morte a Milano dalla folla inferocita.

L'uccisione del ministro Prina in una stampa dell'epoca

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La gioventù e le prime esperienze politiche[modifica | modifica sorgente]

Prina diede prova fin dalla giovinezza di un raro talento terminando gli studi di giurisprudenza a Pavia nel 1789. Egli era altresì stimato in campo economico.

Dopo avere esercitato la professione legale a Novara, già nel 1791 Prina era collaboratore dell'amministrazione sabauda del Regno di Sardegna, per la quale avrebbe ricoperto diversi ruoli negli anni seguenti.

Fu in questa veste che egli partecipò alle trattative che sfociarono nell'armistizio di Cherasco tra piemontesi e francesi. Nei primi anni dell'occupazione napoleonica egli rifiutò tuttavia - per fedeltà alla casa sabauda - di collaborare con i francesi foss'anche nell'ambito dell'amministrazione delle cosiddette Repubbliche sorelle.

Prina ministro delle Finanze[modifica | modifica sorgente]

Soltanto dopo la battaglia di Marengo Prina s'interessò nuovamente alla vita pubblica, facendosi notare da Napoleone per un discorso di ringraziamento nei suoi confronti all'apertura dei comizi di Lione.

Stante la catastrofica situazione finanziaria la neonata Repubblica Italiana non riusciva a trovare chi volesse ricoprire la carica di Ministro delle finanze. Tale ruolo fu dunque temporaneamente affidato, il 28 febbraio 1802, a un triumvirato, di cui Prina faceva parte insieme ad Ambrogio Forni ed Antonio Veneri[1]. Qualche mese dopo però, su richiesta espressa di Napoleone, Prina assunse in prima persona e da solo l'incarico di Ministro delle Finanze. Il Prina mantenne la nomina, anche quando la Repubblica Italiana fu trasformata in Regno d'Italia con a capo Bonaparte stesso e quale Viceré Eugenio di Beauharnais, ancor di più egli avrebbe avuto un ruolo decisivo durante l'intera storia del Regno Italico.

Brillante nella sua vita privata, il Prina si mostrò duro e inflessibile nello svolgimento del suo incarico. In particolare, la sua singolare abilità nel trovare nuove tasse con le quali fare fronte all'enorme domanda di denaro che il governo e, specialmente, le guerre napoleoniche rendevano necessaria, ne fece l'uomo più odiato del Regno, in particolare in Lombardia, stanti le origini piemontesi del Ministro delle Finanze.

In ogni caso il Prina riuscì a risanare le finanze già con il bilancio definitivo del 1805, anche grazie a una riduzione del contributo all'esercito francese; ma, soprattutto, per la maggiore efficienza nella riscossione delle imposte. Un'ottima operazione si rivelò pure la liquidazione del debito pubblico grazie anche alla vendita dei beni nazionali, in primis quelli confiscati al clero.

La tragica fine[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caduta del Regno Italico.

Quando ormai, con le sconfitte napoleoniche, la sorte del Regno italico appariva segnata, i segnali dell'odio contro il Prina si fecero sempre più frequenti con cartelli che apparivano ovunque, in cui si minacciava: Prina! Prina! il giorno s'avvicina.

La notizia dell'abdicazione di Napoleone intervenuta l'11 aprile 1814 raggiunse Milano il 16 aprile e sollevò speranze di indipendenza. Il Senato era stato già convocato per il 17 e i sostenitori di Melzi d'Eril chiesero la votazione di una mozione che chiedeva la nomina di Eugenio di Beauharnais a re di un Regno d'Italia indipendente, in luogo dell'abdicante Napoleone. Ma essi erano sostanzialmente minoritari a fronte di chi chiedeva un re italiano, o che il trono fosse dato a Gioacchino Murat o, infine, ai sostenitori del ritorno tout court all'Austria. Infatti, non superarono la resistenza della maggioranza degli ottimati che componevano il Senato, i quali accettarono solo di inviare delegati a Vienna affinché perorassero una generica richiesta di indipendenza.

La seduta venne riconvocata il successivo 20 aprile e gli oppositori di Melzi d'Eril organizzarono una sommossa, ricordata come la Battaglia delle Ombrelle. Alla mattina, una folla furiosa entrò nel Senato ne saccheggiò l'aula e cercò ovunque l'odiato Prina. Non avendolo trovato, i rivoltosi si diressero verso la sua residenza, a Palazzo Sannazzari, davanti a San Fedele. Dopo avere saccheggiato il palazzo e dopo averlo scovato in un armadio, i rivoltosi denudarono il Prina e lo gettarono dalla finestra. Un commerciante di vini dell'attuale via Manzoni, tal Perelli, riuscì inizialmente ad offrirgli ospitalità; fu tuttavia lo stesso Giuseppe Prina a consegnarsi alla folla inferocita, per evitare che la casa del negoziante fosse, a sua volta, distrutta e che vi fossero altre vittime.

La folla – composta da rispettabili cittadini – iniziò a colpirlo con le punte degli ombrelli. Il linciaggio nella vicina piazza della Scala durò ben quattro ore, sebbene si fosse in pieno giorno, tanto che alla fine il corpo era praticamente irriconoscibile. Nessuna autorità né civile né militare venne in suo soccorso. Anche a distanza di anni gli storici non sono arrivati ad esprimere un giudizio univoco sugli avvenimenti di quella giornata. In particolare da parte di alcuni si accoglie l'affermazione di Carlo Botta, espressa nella sua Storia d'Italia dal 1789 al 1814 che a capo della folla che uccise il Prina ci fosse il conte Federico Confalonieri che non molti anni dopo sarà il compagno di Silvio Pellico nel processo e nella prigionia allo Spielberg. Secondo la ricostruzione di Antonio Casati il linciaggio sarebbe stato invece istigato e organizzato da emissari della polizia austriaca che avevano aizzato la plebe contro Prina.[2]

Gli eventi del 20 aprile convinsero il Viceré De Beauharnais a rinunciare a ogni velleità sul trono. Il giorno 26 aprile egli abdicò e lasciò l'Italia per raggiungere la corte dei suoceri, i Wittelsbach, a Monaco di Baviera. Il poco che era rimasto della dimora del Prina fu demolito per lasciare posto ad una piazza.

La tragica vicenda dell'uccisione di Prina, divenuta proverbiale a Milano (l'ha faa la finn del Prina significa ancor oggi "ha fatto una ben misera fine"), fu oggetto di diverse opere letterarie. La più conosciuta è il Sogn ("Sogno", noto anche come Prineide), un poemetto in milanese composto da Tommaso Grossi, ma per qualche tempo ritenuto di Porta, che ne ebbe anche fastidi giudiziari con le autorità austriache. In esso il poeta si immaginava di incontrare lo spirito inquieto del Prina, che gli domandava, polemicamente, che cosa i milanesi avessero ricavato dalla sua uccisione. Quest'opera è stata considerata da Stendhal e da molti romantici il più bel componimento della poesia moderna. Si ricorda inoltre una pièce teatrale di Gerolamo Rovetta, intitolata Principio di secolo (I rappresentazione 17 ottobre 1896).

Lo scarso amore dei milanesi per il Prina non si spiega solo con la sua durezza nell'imporre le tasse. Sembra infatti che il suo tenore di vita desse adito a sospetti di corruzione, come appare dal sonetto portiano Quand vedessev on pubblegh funzionari che si dice fosse rivolto proprio a Prina. Altre fonti, invece, sottolineano che il saccheggio totale dell'abitazione del Ministro non permise di trovarvi nulla di particolarmente prezioso, il che dimostrerebbe l'onestà personale del Ministro.

La salma dello sventurato Giuseppe Prina trovò sepoltura all'interno del Cimitero della Mojazza, fuori Porta Comasina.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea
«Almanacco Imperiale del 1805»

Araldica[modifica | modifica sorgente]

Stemma Descrizione Blasonatura
Ornements extérieurs Comtes sénateurs du Royaume d'Italie.svg
CoA JosephPina.png
Giuseppe Prina
Conte e senatore del Regno napoleonico d'Italia
... Ornamenti esteriori da conte del Regno napoleonico d'Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Decreto 20 aprile 1802, firmato dal Vicepresidente Francesco Melzi d'Eril
  2. ^ Antonio Casati, Milano e i principi di Savoia, Tipografia Ferrero e Franco, Torino, 1853, pag. 206

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M. Fabi, Milano ed il ministro Prina, Novara: Pedroli, 1860;
  • Ugo Foscolo, Alcune parole intorno alla fine del Regno d'Italia;
  • F. Lemmi, La Restaurazione austriaca a Milano nel 1814, Bologna 1902;
  • Giuseppe Rovani, Cento anni, Milano: Redaelli, 1868-69 (2 voll.)
  • Gerolamo Rovetta, Principio di secolo, Milano: Treves, 1897;
  • Carlo Verri, Sugli avvenimenti di Milano 17-20 aprile 1814. Relazione del Conte Carlo Verri senatore del Regno Italico e Presidente della Reggenza Provvisoria, Roma 1897 [scritto a Nizza nell'inverno 1817]
  • L. Ceria, "L'eccidio del Prina", Milano, Mondadori, 1937

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