Italia dei Valori

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Italia dei Valori
ItaliadeiValori.jpg
Segretario Ignazio Messina
Coordinatore Luciano Pisanello
Portavoce Ivan Rota
Stato Italia Italia
Fondazione 21 marzo 1998
Sede Via Santa Maria in Via, 12 - Roma
Ideologia Centrismo[1][2]
Populismo[3][4][5][6][7]
Legalitarismo
Liberalismo sociale[8][9]
Collocazione Centro[10][11]
Coalizione I Democratici (1999-2000)
L'Unione (2005-2008)
Partito Democratico (2008)
Rivoluzione Civile (2013)
Partito europeo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa
Gruppo parlamentare europeo Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa (2004-2014)
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
0 / 73
Seggi Consiglio regionale
17 / 1019
Testata Orizzonti Nuovi
Sito web italiadeivalori.it

L'Italia dei Valori (abbr. IdV), precedentemente conosciuto come Italia dei Valori - Lista Di Pietro, è un partito politico italiano fondato a Sansepolcro il 21 marzo 1998 da Antonio Di Pietro[12][13][14], ex magistrato fra i protagonisti dell'indagine dei primi anni novanta denominata Mani pulite che portò alla luce un sistema di potere politico nazionale fondato sulla corruzione. Di Pietro nell'ottobre 2014, non condividendo la linea politica del nuovo segretario, decide di abbandonare definitivamente il partito.

Dopo una breve adesione a I Democratici, il partito si ricostituì come partito autonomo il 27 aprile 2000.

A seguito della partecipazione solitaria alle Elezioni politiche del 2001, aderì all'alleanza di centro-sinistra, partecipando alle elezioni all'interno della coalizione dell'Unione di Romano Prodi nel 2005, e nel 2006 ed alle elezioni del 2008 in coalizione col Partito Democratico.

Al livello europeo aderisce al Partito dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa[15], che nell'ultimo decennio si è aperto a partiti di centro di diversa estrazione, e i suoi europarlamentari siedono quindi nel Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Di Pietro era già entrato in politica nel 1996 in una breve apparizione come Ministro dei Lavori Pubblici nel Governo dell'Ulivo guidato da Romano Prodi e come senatore, dal 1997, eletto in un'elezione suppletiva.

Insieme ad altre formazioni politiche, Di Pietro agli inizi del 1998 promosse un referendum per l'abolizione del 25% della quota proporzionale per l'elezione della Camera dei deputati, al fine di conseguire un'ulteriore affermazione del sistema maggioritario a cui si è arrivati nel 1993 dopo un altro referendum. L'esito non fu favorevole per il mancato raggiungimento del quorum per poche decine di migliaia di voti e dopo tale consultazione, Di Pietro decise di dare vita ad un suo movimento, denominato Italia dei Valori, che trovò subito l'adesione di alcuni parlamentari, permettendo così la costituzione di una componente autonoma all'interno del gruppo misto. I colori ufficiali dell'IdV sono quelli dell'arcobaleno.

La formazione è stata fondata a Sansepolcro all'interno di un hotel di proprietà del gruppo CEPU, azienda per la quale Di Pietro lavorava sia come testimonial che come docente di Tecniche processuali[14].

L'adesione ai Democratici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I Democratici.

Dopo un primo esordio elettorale alle amministrative del 1998, Italia dei Valori decide di raccogliere l'appello di Romano Prodi per la formazione de I Democratici, un movimento che ha per obiettivo la realizzazione di un unico Partito Democratico che raccolga in sé tutti i partiti che si riconoscano nell'area dell'Ulivo. La nuova formazione politica partecipa alle elezioni europee del 1999, ottenendo il 7,7% e sette seggi all'europarlamento, compresa l'elezione dello stesso Di Pietro, che viene inoltre nominato responsabile per l'organizzazione del costituente partito di Prodi[16].

Con l'avvicinarsi dell'Assemblea nazionale dei Democratici del gennaio 2000, Di Pietro presenta un proprio documento congressuale che, tuttavia, si rivela minoritario.

In questa fase ci sono roventi scontri all'interno del partito, in parte suscitati dallo stesso Di Pietro che avanza accuse di tatticismo[17].

La rottura definitiva si consuma in seguito alle elezioni regionali del 2000 ed alle dimissioni del secondo Governo D'Alema, quando Di Pietro, in contrasto con la linea del partito, annuncia che non avrebbe sostenuto la candidatura di Giuliano Amato a Presidente del Consiglio, perché, sosteneva Di Pietro, Amato in passato avrebbe partecipato ad una riunione con lo scopo di delegittimare l'operato del pool Mani pulite[18].

Il 27 aprile 2000 Di Pietro lascia i Democratici, pronunciando questa frase: Non perdano tempo né a minacciare né a procedere ad espulsioni perché me ne vado via da solo e invito a seguirmi tutti i democratici veri, quelli cioè che finora hanno fatto i veri asinelli, portatori di voti, consensi, lavoro e idee.[19][20]

La ricostituzione del partito[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 giugno 2000 viene presentata la Lista Di Pietro - Italia dei Valori, che nasce con l'obiettivo di una sua presentazione alle future elezioni politiche del 2001. Di Pietro presenta la sua Carta dei Valori e proclama il suo essere alternativo a Silvio Berlusconi, ma puntando a raccogliere il consenso in ogni strato dell'elettorato.

Simbolo storico dell'IdV

Privo ancora di un'organizzazione stabile sul territorio nazionale, il movimento riesce a presentare candidati in quasi tutti i collegi uninominali per l'elezione di Camera e Senato, presentando la propria lista al di fuori di entrambi gli schieramenti della politica italiana.

Il risultato elettorale è sconfortante, in quanto per pochissimi voti l'IdV non riesce a superare la quota di sbarramento del 4% per accedere al riparto dei seggi in sede proporzionale: i voti raccolti sono 1,5 milioni per una percentuale del 3,9.

Viene eletto un solo senatore in un collegio della Lombardia, Valerio Carrara, che, immediatamente lascia tuttavia l'IdV per aderire al Gruppo Misto e poi a Forza Italia[21].

Il radicamento e la svolta del Palavobis[modifica | modifica wikitesto]

Il dopo-elezioni costituisce la fase di radicamento sul territorio: l'IdV, priva di rappresentanze istituzionali e parlamentari, ma con un discreto consenso elettorale, comincia ad organizzare i suoi coordinamenti politici nelle principali città e nelle province italiane.

Tra l'altro, l'IdV (insieme a Rifondazione Comunista, che hanno deciso di competere solitariamente), viene accusata di essere tra le ragioni della sconfitta dell'Ulivo.

I movimenti e i partiti anti-berlusconiani si ricompattano: il gelo tra l'IdV e la coalizione di centrosinistra comincia a venir meno a partire dal 2002 e, intanto, il 23 febbraio, insieme ad altri movimenti e alla rivista "Micromega", nel decimo anniversario di "Mani Pulite", l'IdV organizza al Palavobis di Milano un incontro per criticare le prime leggi del governo di centrodestra. Antonio Di Pietro urla con un megafono: "Abbiamo formato una nuova casa dei diritti e della solidarietà. Chi ci sta alle nostre proposte può venire con noi". E lancia l'invito a "resistere, resistere, resistere", citando le parole di Francesco Saverio Borrelli.

Il 21 e 22 giugno 2002 si svolgono gli stati generali del partito e viene fondato il giornale ufficiale, dal titolo Orizzonti Nuovi. La manifestazione si svolge a Bellaria (RN). Intanto il partito si impegna nella raccolta delle firme per il referendum sull'abolizione del cosiddetto "Lodo Schifani" (definita anche legge "blocca-processi"), additato quale artificio per impedire lo svolgimento dei processi in corso a carico di Silvio Berlusconi da parte dei giudici della Procura di Milano.

Il referendum, comunque, non avrà luogo a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale che il 13 gennaio 2004 caducherà la norma per vizio di costituzionalità.

I girotondi e la "nuova" lista unitaria[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 e 11 gennaio 2003 si svolge l'assemblea generale dei "girotondi", la pratica lanciata dal regista Nanni Moretti per sollecitare la sinistra a tornare ad essere competitiva. L'IdV vi partecipa convintamente, facendosi spazio nella coalizione e cominciando a partecipare in via ufficiale agli incontri di schieramento.

Di Pietro è favorevole alla proposta di Prodi (simile a quanto accaduto nel '99) di presentare una lista unitaria nel segno dell'Ulivo per le elezioni europee del 2004. IdV è pronta per l'adesione alla lista Uniti nell'Ulivo, ma al suo ingresso si oppongono i socialisti dello SDI con il loro Segretario Enrico Boselli, che non giudica l'IdV un soggetto riformista, tale da poter entrare nella federazione. Secondo Di Pietro, in realtà, alla base c'è ancora un risentimento per l'azione sgominatrice che ebbe, all'epoca, Mani pulite nei confronti dei socialisti.

Chiuso il capitolo unitario, l'IdV tiene aperto il dialogo con la società civile e raggiunge un'intesa con Achille Occhetto, dando vita alla Lista Di Pietro - Occhetto - Società Civile[22] (che inizialmente conteneva anche l'iscrizione «per il nuovo Ulivo»[23], bloccata due mesi dopo circa dai partiti di Uniti nell'Ulivo[24][25]). Occhetto, infatti, aveva abbandonato i Democratici di Sinistra non condividendo l'impostazione della lista unitaria e il progetto del grande partito riformista.

La lista raccoglie il 2,1% dei voti con l'elezione di due deputati europei, Di Pietro e Occhetto. Quest'ultimo, però, decide di lasciare il seggio in favore di Giulietto Chiesa, abbandonando definitivamente il progetto e sciogliendo, così, l'intesa. Occhetto torna però a sedere nell'europarlamento all'indomani delle elezioni politiche del 2006 in seguito alle quali Di Pietro entra nel Parlamento italiano e si dimette da Strasburgo. I due europarlamentari eletti (Chiesa e Occhetto) non appartengono all'IdV e sono iscritti al gruppo socialista europeo.

Le primarie del centrosinistra[modifica | modifica wikitesto]

L'IdV torna quella di sempre, con il suo unico leader storico, che, tuttavia, elimina dal simbolo la denominazione predominante di Lista Di Pietro e mette in risalto il titolo Italia dei Valori, lasciando al nome del suo fondatore un riferimento meno marcato.

Alle elezioni regionali del 2005 l'IdV è parte integrante della nuova coalizione dell'Unione e si aggira sulla media nazionale dell'1,4%, superando il 2% soltanto in Abruzzo e Basilicata. Fra tutte le 14 regioni chiamate al voto (in 12 delle quali l'Unione è risultata vittoriosa), le viene concesso soltanto un assessorato regionale, in Calabria, occupato da Beniamino Donnici, che presto fonderà una corrente interna in aperta polemica con Di Pietro e, più tardi, verrà espulso dal partito, dando vita ad un nuovo movimento denominato Partecipazione.

Romano Prodi, leader della coalizione, rilancia, nel frattempo, l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione. Di Pietro raccoglie la proposta e si presenta all'appuntamento del 16 ottobre 2005, nel quale deve confrontarsi con altri sei candidati: il risultato raggiunto è del 3,3%, alle spalle di Romano Prodi, Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

Politiche 2006 nell'Unione: Di Pietro Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi tre anni vi è un intensificarsi dell'attività dei dipartimenti tematici dell'IdV, guidati da Giorgio Calò. In questa ottica emerge anche una nuova vocazione dell'IdV nel campo dell'energia e dell'ambiente, settore guidato da Giuseppe Vatinno.

In vista delle elezioni politiche del 2006 ed in seguito all'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale, l'IdV modifica il suo simbolo, ora composto dall'epigrafe Di Pietro in rilievo. Il partito si impegna a correre con il proprio simbolo, sia alla Camera che al Senato, nell'alleanza di centrosinistra dell'Unione guidata da Romano Prodi. Con lo sbarramento al 2% alla Camera ed al 3% al Senato, Di Pietro cerca di stringere alleanze con piccoli movimenti, partiti e personalità presenti a livello locale, ma capaci di raccogliere consensi utili:

Alle elezioni il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL; al Senato si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all'Unione, pur avendo conseguito meno voti della CdL, di ottenere due seggi in più. La lista di Italia dei Valori raccoglie 877 000 voti, il 2,3%, alla Camera ed un risultato ancora maggiore, 986 000 voti ed il 2,9%, al Senato, eleggendo così 17 deputati, a cui se ne aggiunsero tre che erano stati eletti per un accordo elettorale nelle liste dell'Ulivo, e cinque senatori. Quest'ultimi aderiscono al Gruppo Misto, alla cui presidenza viene eletto Aniello Formisano; alla Camera invece l'IdV forma un gruppo autonomo con Massimo Donadi come presidente.

Antonio Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture nel Governo Prodi II; Luigi Li Gotti e Giorgio Calò entrano nella squadra di governo, in qualità di sottosegretari alla giustizia ed alle comunicazioni. Leoluca Orlando diviene il nuovo portavoce del partito.

Il dopo elezioni: defezioni e malumori nella maggioranza[modifica | modifica wikitesto]

Pochi giorni dopo l'insediamento del Senato, dove la maggioranza può contare su due seggi di vantaggio sul centrodestra, in occasione dell'elezione dei presidenti di commissione l'Unione va sotto nella Commissione Difesa: al posto della candidata ufficiale Lidia Menapace di Rifondazione viene eletto con il sostegno del centrodestra l'esponente del partito di Di Pietro Sergio De Gregorio, già esponente campano di Forza Italia. De Gregorio, contro le indicazioni del suo stesso partito, accetta l'incarico ma, in seguito a questo fatto, viene sospeso dall'incarico di direttore del giornale dell'IdV.

Nel luglio del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione di governo che vede protagonista l'Italia dei Valori ed il suo leader Di Pietro, contrari all'approvazione di un provvedimento di indulto, sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti. Tale indulto avrebbe effetti su circa 12 000 carcerati. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord, anch'essa contraria. In seguito Di Pietro sostenne:

« È sconcertante, davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei fatti, con questo indulto, il programma che ha presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino conta meno di zero, non può scegliere i suoi rappresentanti (con riferimento alla legge elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere rispettato il programma di governo. A cosa serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana dagli elettori? È una domanda che noi politici dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto delle risposte. »

La richiesta avanzata da Di Pietro, ma non accolta, era quella di escludere dall'indulto i reati finanziari, societari e di corruzione. Ha votato a favore dell'indulto, però, anche la deputata dell'IdV Federica Rossi Gasparrini, esponente di Federcasalinghe, ed al Senato si è distinto ancora il senatore Sergio De Gregorio, che si è astenuto anziché votare contro.

Il 7 settembre 2006 il senatore De Gregiorio annuncia ufficialmente di abbandonare l'IdV e di voler costituire una componente autonoma nel gruppo misto del Senato, senza passare al centrodestra, ma favorevole a una grande coalizione tra i due poli. Pochi giorni dopo, il 14 settembre, anche la deputata Federica Rossi Gasparrini dichiara di non riconoscersi più nel movimento. De Gregorio e Rossi Gasparrini costituiscono nel settembre 2006 il movimento politico Italiani nel Mondo, anche se successivamente Rossi Gasparrini aderisce all'UDEUR.

Nel settembre 2007 il movimento "Repubblicani Democratici" di Giuseppe Ossorio rescinde l'accordo federale per aderire al nascente Partito Democratico ed il deputato Salvatore Raiti, proveniente da La Rete, lascia il gruppo e aderisce al gruppo del Partito Democratico.

Nell'ottobre 2007 la senatrice Franca Rame si dimette dalla componente IdV del gruppo misto al Senato, in quanto non condivide alcune scelte del suo gruppo, in particolare quella di non votare a favore dello scioglimento della società per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.

Sempre nell'ottobre 2007, l'IdV prende un'altra decisione in contrasto con la maggioranza che sostiene il governo Prodi: insieme all'opposizione e all'UDEUR di Mastella, vota contro l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare che indaghi sui crimini commessi dalla polizia durante il G8 di Genova[30]: A giudizio di Di Pietro sarebbe stato altrettanto importante indagare sui manifestanti, ed era quindi a suo avviso un errore istituire una commissione che avesse indagato soltanto sulle atrocità commesse dalle forze dell'ordine[30]. L'opposizione, per bocca di Maurizio Ronconi dell'UDC, sosterrà che con questo voto viene certificata la crisi della maggioranza, contraddicendo un punto importante del programma dell'Ulivo[30].

In seguito, dopo le critiche a tale decisione, tra cui quella di Marco Travaglio[31], Di Pietro ammetterà di avere sbagliato nel comunicare male e tardi quelle che ritiene essere buone ragioni di merito[32].

Politiche 2008 col PD: all'opposizione di Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Da sinistra: Donadi, Di Pietro e Belisario al Quirinale al termine delle consultazioni (7 maggio 2008)

Subito dopo la caduta dell'ultimo governo Prodi, e la decisione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di indire le elezioni anticipate dopo il fallimento dell'incarico esplorativo offerto al Presidente del Senato uscente, Franco Marini, Di Pietro decide di accettare l'alleanza col Partito Democratico di Veltroni; con esso infatti, l'IdV in campagna elettorale dichiarò la propria intenzione di costituire un gruppo unico in Parlamento[33], impegno che dopo il voto viene però ritrattato[34]. In tali elezioni, celebrate il 13-14 aprile, il partito di Di Pietro ha ottenuto il 4,37%[35] alla Camera e il 4,31%[36] al Senato, con l'elezione di 28 deputati (più 1 deputato eletto all'estero) e 14 senatori candidati nelle liste del partito, miglior risultato di sempre. Fra i nuovi eletti spicca la presenza di Jean-Léonard Touadì, ex giornalista RAI (nato in Congo-Brazzaville), che a seguito della contestata manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio 2008, abbandonerà l'IdV, per ritornare al Partito Democratico.

Il risultato è stato particolarmente positivo in Molise (la regione natale di Di Pietro, che qui sceglie di essere eletto come deputato): infatti il partito ha raggiunto, sia alla camera che al senato circa il 27% delle preferenze.

I deputati e i senatori dell'Italia dei Valori risultano attualmente i più presenti e impegnati nell'attività parlamentare se si considerano i parametri delle iniziative legislative e ispettive, delle relazioni ai progetti di legge, degli interventi in aula o in commissione e delle presenze alle votazioni[37]; il dato risulta invece invertito se si considera il solo parametro delle presenze alle votazioni[38], e la ragione di ciò è da ricercarsi nel fatto che nel corso dell'attuale legislatura il Parlamento risulta chiamato quasi esclusivamente a ratificare iniziative o decreti di provenienza governativa[37].

Le regionali dell'inverno 2008-2009[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il presidente della regione Abruzzo, il democratico Ottaviano Del Turco, il 14 ed il 15 dicembre 2008 si sono svolte le elezioni regionali abruzzesi anticipate. Per sfidare il dimissionario sindaco di Teramo Giovanni Chiodi del PdL, l'Italia dei Valori, durante la Festa nazionale del partito, propone il nome di Carlo Costantini, proprio deputato dell'attuale legislatura, che viene appoggiato anche dal PD e da tutti i partiti della vecchia Unione. L'Italia dei Valori raggiunge il suo massimo storico nella Regione con il 15,0% delle preferenze, sei volte in più delle precedenti elezioni regionali, tuttavia Costantini viene battuto da Chiodi.

In occasione delle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige del 26 ottobre 2008, il partito si schiera col centro-sinistra ed elegge un consigliere nella Provincia di Trento.

Alle regionali in Sardegna del 15 e 16 febbraio 2009 il candidato del centro-sinistra Renato Soru non viene rieletto, ma l'Italia dei Valori ha quadruplicato il proprio consenso di voti e quintuplicato quello percentuale, passando dalle 8.558 preferenze del 2004 col 1,0%[39] alle 34.277 del 2009 col 5,2%[40].

Le europee 2009[modifica | modifica wikitesto]

In seguito a questi risultati e nell'avvicinarsi del voto delle Europee del 2009, Di Pietro ha dichiarato che in caso di una buona affermazione dell'IdV avrebbe cancellato il suo cognome dal simbolo del partito, per «costruire una cosa più larga, più utile, che prescinda dall'identità di una sola persona, e che serve a rappresentare qualcosa di più importante», aggiungendo che «serve un grande partito progressista che sostenga una proposta di governo credibile», «il grande partito che al Pd non è riuscito»[41].

Durante le elezioni europee il partito conferma il progresso elettorale iniziato con le politiche dell'anno precedente: si registra infatti un sostanziale raddoppio di voti su base nazionale rispetto al 4,37% ottenuto alla Camera alle Elezioni politiche italiane del 2008, ottenendo il 7,98%, che diventa 8% pieno considerando anche i voti dei cittadini italiani residenti all'estero. Tale risultato, che è di quattro volte superiore rispetto ai voti delle europee del 2004, permette l'elezione di sette europarlamentari: due nella circoscrizione Nord-Ovest, uno nella circoscrizione Nord-Est, uno nella circoscrizione Centrale, due nella circoscrizione Sud ed uno nella circoscrizione Isole.

Luigi De Magistris, che insieme ad Antonio Di Pietro ed a Sonia Alfano era candidato in tutte le circoscrizioni, risulta eletto in quattro delle cinque circoscrizioni, seguito dallo stesso Di Pietro eletto in tre.

Di Pietro decide di mantenere l'incarico di deputato ed alla fine i deputati eletti sono: De Magistris che opta per il seggio dell'Italia Orientale, Sonia Alfano che opta per il seggio dell'Italia Nord-Occidentale, il filosofo Gianni Vattimo nel Nord-Ovest, Niccolò Rinaldi nell'Italia Centrale, Vincenzo Iovine e Giuseppe Arlacchi nell'Italia Meridionale e Giommaria Uggias nella circoscrizione dell'Italia Insulare[42].

All'indomani dei risultati del voto delle Europee, il leader dell'Italia dei Valori ha annunciato che nell'esecutivo nazionale convocato per il successivo 22 giugno «spersonalizzeremo totalmente il partito togliendo il nome del suo fondatore dal simbolo». Tale intento dichiarato non si è tuttavia concretizzato nei tempi annunciati.

Il 2009 per il partito è però anche l'anno di numerose defezioni, soprattutto alla Camera dei deputati, dopo l'abbandono del deputato Jean-Léonard Touadì avvenuto l'anno precedente. Infatti, il 7 gennaio 2009 il deputato Americo Porfidia, dopo aver appreso di essere coinvolto in un'inchiesta sulla criminalità organizzata ed essersi autosospeso dal partito il 30 dicembre 2008, lascia ufficialmente il gruppo alla Camera, passando al Gruppo Misto e successivamente a Noi Sud[43][44]. Il 29 luglio dello stesso anno è poi la volta di Giuseppe Giulietti[45] e il 9 novembre di Pino Pisicchio e Aurelio Salvatore Misiti; il primo abbandona perché a suo giudizio il partito aveva inaugurato una politica troppo spostata verso l'antagonismo radicale.

Anche al Senato il partito perde due parlamentari: sempre il 9 novembre abbandona il gruppo Giuseppe Astore, non condividendo il fatto che Di Pietro, a suo dire, abbia accolto nel movimento vari avversari politici alle ultime consultazioni che hanno avversato il partito e sono stati anche sonoramente bocciati dall'elettorato[46], mentre il 23 novembre lascia Giacinto Russo.

Il congresso del 2010[modifica | modifica wikitesto]

Dal 5 al 7 febbraio 2010 viene celebrato il primo congresso nazionale del partito.

Di Pietro propone una nuova struttura del partito, dato che l'allora Statuto era stato votato e pensato per una piccola formazione politica e inadeguato per le dimensioni elettorali raggiunte.

Vengono presentate due candidature alla presidenza del partito: lo stesso Antonio Di Pietro e il parlamentare campano Francesco Barbato[47]. Quest'ultimo però dopo aver raccolto le firme dei nominativi a supporto della sua candidatura "alternativa", rinuncia inaspettatamente alla corsa e Antonio Di Pietro viene confermato presidente.

Elezioni regionali 2010[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010, il partito decide di appoggiare i candidati di centro-sinistra in tutte le regioni italiane chiamate al voto, ad eccezione della Calabria, dove, insieme alla Lista Bonino Pannella, decide di appoggiare l'imprenditore Pippo Callipo[48].

Alle elezioni il partito quasi quadruplica i suoi consensi rispetto al 2005, crescendo in tutte le regioni, particolarmente in Toscana e nel Lazio[49], ed ottenendo ben il 9,93 ed eleggendo tre consiglieri regionali in Basilicata.

Nuovi abbandoni[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel 2010, dopo che il Governo Berlusconi IV si era ridotto con i numeri, soprattutto alla Camera dei deputati dopo aver consumato la scissione con il cofondatore del Popolo della Libertà e Presidente della Camera Gianfranco Fini, rischiando di conseguenza di andare sotto in occasione della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni il 14 dicembre, il partito subisce altri due abbandoni, questa volta dei deputati Antonio Razzi e Domenico Scilipoti[50]; Razzi aderisce a Noi Sud, mentre Scilipoti, insieme ai due ex del Partito Democratico e di Alleanza per l'Italia Massimo Calearo Ciman e Bruno Cesario, dà vita ad un proprio movimento denominato Movimento di Responsabilità Nazionale. Entrambi votano a favore della fiducia al Governo Berlusconi, risultando anche determinanti. Tali abbandoni, anche alla luce dell'influenza sul risultato della mozione del 14 dicembre, sono stati molto criticati da Antonio Di Pietro, il quale ha denunciato una presunta compravendita e corruzione di parlamentari da parte di Silvio Berlusconi e del suo governo, chiedendo l'intervento della magistratura[51]. Sull'onda dello scalpore suscitato dal fatto, all'interno del partito si sviluppa un dibattito sui metodi seguiti da Di Pietro per la scelta dei candidati alle elezioni: importanti personalità dell'Idv come Sonia Alfano e Luigi De Magistris scrivono una lettera pubblica per affrontare la questione morale all'interno del partito guidato da Di Pietro[52]. Alcuni mesi dopo, la stessa Alfano denuncia l'avvenuta espulsione dal partito decretata a suo danno[53]. Il 10 luglio del 2012 Giuseppe Vatinno è eletto alla Camera in sostituzione di Leoluca Orlando, ma si iscrive direttamente alla componente politica dell'ApI del Gruppo Misto dopo aver lasciato il partito di Di Pietro già nel 2010.

Le amministrative e i referendum del 2011[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni amministrative italiane del 2011, nelle quali il centro-sinistra si aggiudica tutti i comuni capoluogo più importanti, insieme a sette province su dodici, il partito consegue un'altra importantissima affermazione elettorale al comune di Napoli. Qui il centro-sinistra infatti si era presentato diviso: il Partito Democratico insieme a Sinistra Ecologia Libertà, dopo l'annullamento delle primarie, aveva deciso di candidare il prefetto Mario Morcone, mentre l'IdV aveva presentato l'europarlamentare ed ex magistrato Luigi De Magistris, appoggiato anche dalla Federazione della Sinistra. Proprio De Magistris diventa sindaco di Napoli, superando il candidato del PD al primo turno e sconfiggendo al ballottaggio del 29 e 30 maggio 2011 il candidato del Popolo della Libertà Gianni Lettieri, con il 65,4% dei consensi. Dopo la vittoria De Magistris decide di optare per la carica di primo cittadino del comune partenopeo, dimettendosi così da eurodeputato.

Il partito nel 2010 si era fatto promotore di quattro referendum abrogativi: uno sulle forme di gestione e procedure di affidamento in materia di risorse idriche, uno sulla limitazione della gestione pubblica del servizio idrico, uno sulle centrali per la produzione di energia nucleare ed uno sul legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. Nel gennaio 2011 la Corte Costituzionale ritiene ammissibili solo gli ultimi due ma l'IdV, in vista dei quattro referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011, due dei quali da lei organizzati, si schiera per il sì a tutti e quattro i quesiti[54].

Caduta di Berlusconi, iniziale appoggio a Monti e poi all'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

L'8 novembre 2011, dopo che la Camera aveva approvato con 308 voti a favore il Rendiconto generale dello Stato, Silvio Berlusconi annuncia di rimettere il mandato al Capo dello Stato dopo l'approvazione della legge di stabilità[55]. Le dimissioni vengono formalizzate il 12 novembre e il 13 novembre Di Pietro, dopo che per mesi il partito aveva invocato le elezioni anticipate come unica strada successiva al Governo Berlusconi IV, anche a causa della crisi economica, si dimostra disponibile ad un nuovo governo, purché esso sia nei fatti un governo tecnico, si faccia in tempi rapidi una nuova legge elettorale e si torni al più presto a votare, non appena superata l'emergenza[56]. Nella serata del 13 novembre Giorgio Napolitano conferisce l'incarico di formare il nuovo governo a Mario Monti, il quale quattro giorni prima, il 9 novembre, era stato nominato senatore a vita dallo stesso Napolitano[57]. Il 17 e il 18 novembre 2011 l'Italia dei Valori, insieme a tutti gli altri partiti presenti in Parlamento, ad eccezione della Lega Nord, schierata fin dall'inizio all'opposizione del nuovo governo, vota la fiducia al nuovo governo, prima al Senato e poi alla Camera.

Successivamente, in occasione dell'approvazione della nuova manovra varata dal governo, l'Italia dei Valori, insieme alle minoranze linguistiche, a Noi Sud e ad alcuni dissidenti del Popolo della Libertà, affianca la Lega Nord all'opposizione, in quanto secondo il partito la manovra è profondamente iniqua e fa pagare i pensionati e non le lobby finanziarie[58]. Tale decisione provoca l'abbandono del deputato Renato Cambursano, il quale, in dissenso dal suo gruppo, vota invece sì alla manovra, in quanto al momento non vedeva altre alternative per salvare l'Italia[59]. La scelta di votare no è confermata anche al Senato il 22 dicembre 2011.

Le amministrative e regionali siciliane del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni amministrative italiane del 2012 l'IdV, nonostante le forti critiche nei confronti del Governo Monti e la maggioranza a suo sostegno composta da PdL, PD e UdC, decide di appoggiare i candidati del Partito Democratico costruendo, insieme a SEL di Nichi Vendola ed a Rifondazione Comunista, coalizioni di centro-sinistra che risultano vincenti nelle grandi città al voto. In alcuni centri, oltre alle forze della sinistra, la coalizione si allarga inglobando anche partiti moderati e centristi come l'Unione di Centro e FLI.

Successo solitario dell'IdV invece a Palermo. Nel capoluogo siciliano il centro-sinistra, trovata una convergenza sul nome di Rita Borsellino, europarlamentare PD e sorella del giudice ucciso dalla mafia, decide di sostenerla alle primarie per designare il candidato alla carica di Sindaco di Palermo. Tuttavia, nonostante la Borsellino fosse data favorita, le primarie sono vinte per pochi voti da Fabrizio Ferrandelli, ex IdV. Di fronte a questo risultato l'IdV decide di non appoggiare Ferrandelli e di candidare il coordinatore nazionale dell'IdV Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo per tre mandati nei primi anni novanta, che aveva rinunciato a candidarsi in sostegno della Borsellino. Il 7 maggio Orlando, sostenuto solo da IdV e dalla lista La Sinistra e gli ecologisti per Palermo che ingloba la Federazione della Sinistra e i Verdi, al primo turno ottiene il 47,4% conquistando il ballottaggio contro Ferrandelli, sostenuto da PD e SEL fermo al 17,3%, sconfiggendo il centrodestra che, pur avendo vinto nel 2007 già al primo turno con Diego Cammarata al 53,5% proprio contro Orlando al 45,2%, arriva terzo con il 12,6%[60]. Al ballottaggio Orlando viene rieletto per la quarta volta Sindaco di Palermo con il 72,43% dei consensi, strappando dopo dieci anni la città al centrodestra, e l'IdV riesce ad ottenere 30 consiglieri comunali su 50.

Il successo palermitano non si conferma tuttavua alle elezioni regionali siciliane del 2012, dove l'IdV si presenta assieme a SEL, Verdi e Federazione della Sinistra ma senza allearsi col PD, che preferisce l'alleanza con l'UdC. I dipietristi sostengono così la sindacalista CGIL Giovanna Marano in una coalizione di sinistra, ma l'alleanza non trae alcun beneficio: anche a causa anche dall'alto astensionismo nell'isola, dove ha votato solo il 47,44% degli elettori, la candidata ottiene appena il 6% dei consensi e l'IdV resta fuori dall'Assemblea Regionale Siciliana. A differenza delle elezioni della primavera precedente, il partito ottiene un risultato molto inferiore, il 3%, che il sindaco di Palermo Leoluca Orlando definirà come il segnale della morte dell'Italia dei Valori[61].

Gli scontri interni e la scissione di Diritti e Libertà[modifica | modifica wikitesto]

Ad ottobre 2012 all'interno dell'IdV si inaspriscono forti polemiche sulla nuova linea politica del partito e sul ruolo del leader e presidente dell'IdV Antonio Di Pietro. A capo della dissidenza interna si posiziona Massimo Donadi, capogruppo del partito alla Camera, il quale critica duramente Di Pietro per aver dato una linea politica al partito spostata verso il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: egli paventa l'ipotesi di scioglimento del partito al fine di creare una nuova lista alleata dei grillini con la conseguente e definitiva rimozione di IdV dall'alveo del centro-sinistra ed il rischio di ridurre il partito all'irrilevanza nel quadro politico nazionale. Inoltre Donadi critica una gestione troppo personalistica e padronale da parte del leader nella linea politica volta ad attacchi continui contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti e gli alleati del Partito Democratico, nonché nella gestione economica e finanziaria dei beni del partito[62].

Il 5 novembre Donadi rassegna le sue dimissioni da Capogruppo dell'IdV alla Camera dopo che la notizia che la maggioranza del gruppo alla Camera vicino al leader Di Pietro era pronto a sfiduciarlo a causa delle sue critiche[63][64]. L'8 novembre, dopo una riunione dei gruppi congiunti IdV di Camera e Senato, che ha ribadito pieno sostegno alla linea politica del leader del partito Antonio Di Pietro messa duramente in discussione dallo stesso ex capogruppo Donadi, il Deputato e Coordinatore regionale dell'IdV in Campania Aniello Formisano rassegna le sue dimissioni da tutti gli incarichi del partito e del gruppo parlamentare per formare un nuovo soggetto politico che avrà come interlocutore un centrosinistra moderato[65][66]. Il 21 novembre lasciano il partito anche i deputati Gaetano Porcino e Giovanni Paladini, che è anche coordinatore regionale ligure, ed il senatore Stefano Pedica[67]. Il 22 novembre i cinque parlamentari fuoriusciti presentano un nuovo soggetto politico: Diritti e Libertà[68].

Politiche 2013 con Rivoluzione Civile: fuori dal Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 dicembre 2012 Antonio Ingroia, pubblico ministero anti-mafia di Palermo dal 1992 al 2012 e direttore in Guatemala di un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico su incarico dell'ONU, annuncia la sua candidatura a Premier per le elezioni politiche del 2013 a capo di una coalizione di sinistra denominata Rivoluzione Civile e comprendente: l'Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi ed il Movimento Arancione.

Il 30 dicembre 2012 tuttavia il deputato David Favia, non condividendo l'idea della creazione della lista unica di sinistra, lascia il partito ed insieme a vari esponenti dell'IdV marchigiano aderisce al nuovo partito di Donadi[69].

Alle elezioni nazionali del 24 e 25 febbraio Rivoluzione civile raccoglie il 2,2% di voti alla Camera e l'1,8% al Senato: non riesce ad eleggere nessun deputato e nessun senatore e lo stesso Antonio Di Pietro resta quindi fuori dal Parlamento. Negli stessi giorni delle politiche si svolgono anche le elezioni regionali in tre regioni: alle regionali laziali l'IdV appoggia il candidato di Rivoluzione Civile Sandro Ruotolo, ma non viene eletto nessun consigliere regionale; alle regionali lombarde aderisce alla coalizione di centro-sinistra a sostegno di Umberto Ambrosoli, ma anche in queste elezioni viene eletto nessun consigliere; alle regionali in Molise invece viene eletto come consigliere il primogenito di Di Pietro, Cristiano.

Le dimissioni di Di Pietro e la scissione di Movimento 139[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 febbraio Di Pietro, visti i risultati deludenti della lista di sinistra a sostegno della candidatura di Ingroia, rassegna dimissioni irrevocabili dalla presidenza del partito[70].

Il 26 marzo l'Ufficio di presidenza del partito propone lo scioglimento dello stesso, dichiarando l'intenzione di dar vita a un nuovo soggetto politico ispirato alla liberaldemocrazia, i cui dirigenti verranno scelti tramite elezioni primarie.[71] Il documento che prevede lo scioglimento del partito è approvato col sostegno della componente del sindaco di Palermo Leoluca Orlando insieme all'ex capogruppo al Senato Felice Belisario ed il consigliere regionale abruzzese Carlo Costantini, e con l'astensione di Di Pietro insieme a Ignazio Messina e Ivan Rota.[71][72][73]

Il 6 aprile però l'Esecutivo nazionale del partito ribalta la decisione dell'Ufficio di presidenza e, passando la linea di Di Pietro, vota contro lo scioglimento del partito, conferma il congresso straordinario del 28-30 giugno e dichiara illegittimo il documento del 26 marzo. Con una mozione approvata all'unanimità, viene confermata la linea deliberata a Vasto nel 2011 per un'alleanza di centro-sinistra col Partito Democratico.[74][75] Di Pietro annuncia che al prossimo congresso straordinario si presenterà da dimissionario, auspicando un cambiamento generazionale.[72][73]

Il 12 maggio Leoluca Orlando, Felice Belisario e Carlo Costantini lasciano il partito e lanciano l'appello Coerenza e Democrazia, che sarà il primo passo per la creazione del nuovo partito Movimento 139.[76]

Il congresso straordinario: Messina segretario e il nuovo simbolo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 28 al 30 giugno 2013 a Roma si celebra il congresso straordinario nel partito. Candidati alla segreteria sono l'ex capogruppo alla Camera Antonio Borghesi, Matteo Castellarin, il responsabile nazionale degli enti locali Ignazio Messina, l'europarlamentare e vicepresidente dell'ALDE Niccolò Rinaldi e Nicola Scalera[77].

Il 28 giugno Di Pietro ufficializza le sue dimissioni dalla presidenza del partito, dichiarando di rimanere però militante e di voler togliere il suo nome dal logo[78]. Il 28 i candidati Borghesi e Castellarin[79] ed il 29 Scalera[80] convergono su Rinaldi, sostenuto anche dall'europarlamentare Gianni Vattimo[81].

Il 30 giugno tra Niccolò Rinaldi e Ignazio Messina viene eletto segretario il secondo, con il 69,11% dei voti congressuali, battendo il primo che si è fermato al 30,89% delle preferenze[82]. Il 5 luglio il neo segretario nomina i nuovi vertici nazionali: Antonino Pipitone come responsabile degli enti locali, Luciano Pisanello come responsabile organizzazione e Ivan Rota come tesoriere e legale rappresentante[83].

Il 14 settembre 2013, nell'incontro di Sansepolcro, viene presentato il nuovo simbolo dell'IdV: dal simbolo viene tolto il nome di Di Pietro, che dichiara la volontà dell'IdV di tornare alle origini, di volere un centrosinistra basato sui programmi, sulla qualità delle persone e su un’etica della politica e che la coalizione Rivoluzione Civile è stata un errore[84].

Alle elezioni regionali in Basilicata del 17 e 18 novembre 2013 il partito aderisce alla coalizione di centrosinistra ottenendo il 3,45% dei consensi, senza però eleggere alcun consigliere regionale. Alle elezioni regionali in Sardegna del 16 febbraio 2014 invece, sempre in coalizione col centrosinistra, crea una lista unica con i Verdi ed ottiene il 1,10% dei voti, riuscendo ad eleggere un consigliere.

Per le elezioni regionali del maggio 2014 di Piemonte e Abruzzo il partito presenta proprie liste all'interno delle coalizioni di centrosinistra, che risultano vincenti in entrambe le regioni e l'Idv riesce ad eleggere un consigliere in Abruzzo.

Le elezioni europee del 2014[modifica | modifica wikitesto]

Alle europee del 2014 presenta le proprie liste con capolista in tutta Italia il segretario Ignazio Messina. Degli europarlamentari uscenti solo Giommaria Uggias viene ricandidato, dal momento che Niccolò Rinaldi ha aderito a Scelta Europea e Sonia Alfano, che ha aderito al PD, non si è candidata. Il partito ottiene 179.693 voti, con lo 0,65% e nessun eletto[85].

L'addio di Antonio Di Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 ottobre 2014, poco prima del raduno nazionale di Sansepolcro, Di Pietro decide di lasciare definitivamente l'Idv. Un voto che lo vede nettamente in minoranza (il 95% dei delegati approva infatti la linea politica del segretario Messina) sancisce l'addio al partito che, nel 1998, aveva fondato proprio nella località toscana. Di Pietro, in particolare, volendo portare avanti un opposizione dura al Governo Renzi, già dopo le elezioni europee aveva criticato la scelta di riallacciare un rapporto di dialogo con il Pd.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

I riferimenti dell'Italia dei Valori sono facilmente ravvisabili innanzitutto nel Liberalismo, in particolare nella sua componente sociale.

Anche i principi di legalità e di anti-corruzione hanno costantemente caratterizzato il suo percorso.[86][87]

Dopo una lunga militanza nel centrosinistra, ha spostato il proprio raggio d'azione a sinistra, fino alla formazione, congiuntamente ad altri soggetti della sinistra radicale, della lista Rivoluzione Civile.

Diritti delle persone omosessuali[modifica | modifica wikitesto]

L'Idv era favorevole al riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso. A tal proposito, il 3 luglio 2012, ha depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per l'introduzione del matrimonio egualitario sul presupposto che l’estensione del matrimonio alle famiglie formate da due donne o due uomini rafforza l’istituto matrimoniale, rendendolo sempre più strumento di uguaglianza e di valorizzazione della persona[88] per il loro riconoscimento[89].

In tema di omogenitorialità, il partito si era espresso a favore del diritto delle coppie omosessuali sposate di ricorrere alle tecniche di riproduzione medicalmente assistita, nonché del diritto al riconoscimento reciproco del rapporto di filiazione, facendo proprio il principio secondo cui il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell’altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio[88]. Lo stesso dicasi per l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso[88].

Spese della politica[modifica | modifica wikitesto]

L'Idv ha sempre ritenuto eccessivi gli stipendi e i benefici di cui godono i parlamentari; per questo motivo ha spesso proposto la riduzione degli stipendi dei politici, l'abolizione del legittimo impedimento (a tal proposito è stata molto attiva nella promozione del referendum del 12-13 giugno 2011) e del vitalizio dopo 5 anni di legislatura, la trasparenza dei conti dei partiti e l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Altre idee e votazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Idv si era dichiarata contraria alla modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, poiché tale modifica, facilitando il licenziamento dei dipendenti, favorirebbe la precarietà del lavoro e negherebbe il diritto di lavoro ai cittadini; al fine di annullare la modifica ha più volte proposto dei referendum[90]. Sì è invece dichiarata favorevole alla stesura di una legge anti-corruzione e all'abolizione della legge elettorale cosiddetta porcellum.

Correnti[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del partito non sono particolarmente visibili correnti formalmente costituite.

Un'importante manifestazione di dissenso interno, nei confronti della linea di Di Pietro, è stata manifestata in Calabria nel 2005, all'indomani delle elezioni regionali, quando un assessore regionale di IdV, Beniamino Donnici, si schierò contro la decisione di Di Pietro di candidarsi alle primarie, dicendo che il movimento avrebbe dovuto sostenere la candidatura di Romano Prodi, in previsione di un futuro ingresso nel Partito Democratico dell'Ulivo. Questa manifestazione, però, portò alla scissione da IdV e alla fondazione di un nuovo movimento regionale, PartecipAzione - Verso il Partito Democratico, che poi entrerà a far parte del Partito Democratico Meridionale fondato dal presidente della Regione Agazio Loiero.

Per le elezioni del 2006 nell'IdV sono confluiti i "Cristiano Democratici Europei" di Stefano Pedica, poi creatore del gruppo interno dei cosiddetti Teoleg, che sotto il motto Un'Italia dei valori... cristiani riunisce molti cattolici presenti nel partito[91].

Dal 7 settembre 2006 ha ripreso la propria autonomia distaccandosi dal partito il movimento Italiani nel Mondo di Sergio De Gregorio. Dal 14 settembre anche Federcasalinghe ha rescisso l'accordo federale. Nel settembre 2007 anche il movimento "Repubblicani Democratici" ha rescisso il suo patto federale con l'Italia dei Valori per aderire al Partito Democratico[92].

Il 1º novembre 2009, a Bologna, si è tenuta la prima riunione degli autoconvocati per chiedere più trasparenza e democrazia ed il successivo 15 novembre, a Roma, si è costituito il coordinamento nazionale de La base IdV, formata da Domenico Morace, Alessandra Piva e Giuseppe Vatinno per creare un'area riformista all'interno del partito stesso, annunciando anche una propria mozione congressuale[93].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Segretario[modifica | modifica wikitesto]

Presidente onorario[modifica | modifica wikitesto]

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

Per statuto l'IdV svolgeva periodicamente (ordinariamente ogni 2 anni, art. 8) delle Assemblee Nazionali dei Delegati che equivalgono ai congressi degli altri partiti.

  • I Assemblea Nazionale - Roma, 20 febbraio 1999.
  • II Assemblea Nazionale - Roma, 2-3 ottobre 2004.
  • I Congresso Nazionale - Roma, 5-6-7 febbraio 2010 - L'alternativa per una nuova Italia.
  • II Congresso Nazionale - Roma, 28-29-30 giugno 2013.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Logo IdV
Voti % Seggi
Politiche 2001 Camera proporzionale 1.443.725 3,89 0
Camera maggioritario 1.487.287 4,01 0
Senato 1.140.489 3,37 1
Europee 2004 695.179 2,14 2
Politiche 2006 Camera 877.052 2,30 16
Senato 986.191 2,89 4
Politiche 2008 Camera 1.594.024 4,37 28
Senato 1.414.730 4,31 14
Europee 2009 2.450.643 8,00 7
Politiche 2013 Camera in Rivoluzione Civile 0
Senato in Rivoluzione Civile 0
Europee 2014 181.373 0,66 0

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Lo statuto nella sua versione del 2004 definiva l'Associazione Politica e Culturale "Italia dei Valori" come un movimento politico nazionale organizzato in forma federale. Lo statuto prevedeva (e tuttora prevede) vari livelli territoriali e alcuni organi nazionali: l'Assemblea Nazionale - o Congresso, l'Esecutivo Nazionale, il Presidente e l'Ufficio di Presidenza, l'Assemblea Nazionale degli Eletti, il Coordinamento dei Dipartimenti Tematici, il Tesoriere Nazionale e il Collegio dei Revisori Contabili, Il Collegio Nazionale di Garanzia.

Le modifiche statutarie del 2009 e la nascita del Partito[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 gennaio 2009, per decisione dello stesso Di Pietro, sono state ufficializzate una serie di modifiche statutarie volte a garantire un'opportuna collegialità agli assetti decisionali e alla gestione delle risorse finanziarie, superando la precedente struttura di associazione politica e culturale dell'Italia dei Valori in favore di quella di partito propriamente inteso. In particolare[94][95]:

  • ampliamento dei poteri dell'Esecutivo Nazionale (art.8) mediante conferimento a tale organo del potere di elezione del Presidente del Partito; in precedenza la carica di Presidente spettava al Presidente dell'Associazione e la nomina competeva all'Esecutivo Nazionale solo in caso di rinuncia.
  • durata triennale della carica di Presidente del Partito (art.9) e restrizione dei suoi poteri in favore dell'Esecutivo Nazionale e dell'Ufficio di Presidenza (v.amplius, infra).
  • definizione dell'Ufficio di Presidenza (art.10) - prima semplice comitato di coadiuvazione del Presidente - quale organo collegiale composto da sette membri:
- Presidente del Partito
- Capogruppo al Senato della Repubblica
- Capogruppo alla Camera dei deputati
- Portavoce nazionale del Partito
- Tesoriere del Partito
- Rappresentante degli eletti nei Consigli Regionali e degli amministratori dei Governi Regionali (eletto annualmente dagli stessi)
- un esperto contabile nominato dai componenti dell'Ufficio di Presidenza
Con l'abrogazione delle Disposizioni Transitorie dello Statuto, precedentemente contenute nell'articolo 16, numerosi poteri finora accentrati nelle mani del Presidente del Partito Antonio Di Pietro risultano ora prerogativa dell'Ufficio di Presidenza. Tra questi:
- modifiche allo statuto
- nomina del Tesoriere Nazionale
- nomina del Collegio dei Revisori dei Conti
- approvazione annuale del rendiconto economico finanziario e relativi allegati sulla contabilità del partito e dei rimborsi elettorali
- destinazione del patrimonio residuo in caso di scioglimento del partito (art.12). Successivamente, nel dicembre del 2009, Di Pietro, recatosi con i membri dell'ufficio di presidenza da un notaio romano, modificava di nuovo lo statuto riattribuendo al presidente del partito, dunque a se stesso, la nomina del tesoriere.[senza fonte]

Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati della XVI Legislatura della Repubblica italiana#Italia dei Valori e Senatori della XVI Legislatura della Repubblica italiana#Italia dei Valori.

Nella XVI Legislatura il partito ha costituito propri gruppi sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Da molti anni il partito di Antonio Di Pietro viene criticato per la presunta gestione personalistica e familistica del movimento da parte del proprio leader. Tra i più critici si registrano il sito "www.iltribuno.com"[96], fondato da Alberico Giostra, autore del libro su Antonio Di Pietro "Il Tribuno", la rivista campana Voce delle Voci, il quotidiano Il Giornale, la rivista Panorama (entrambi di proprietà di gruppi editoriali legati a Silvio Berlusconi), RadioRadicale.it, il sito web dell'emittente radiofonica Radio Radicale, gestita dai Radicali Italiani[97].

Nonostante la linea legalitaria del partito sostenga l'importanza di inserire nelle istituzioni solo cittadini incensurati, l'IdV ha candidato Pancho Pardi, già sostenitore di Potere Operaio e condannato a un mese di carcere per «manifestazione non autorizzata»[98], e Leoluca Orlando condannato nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca[99].

Giornale e altri mezzi di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il giornale dell'Italia dei Valori è Orizzonti Nuovi. Ha cadenza quindicinale ed è l'organo ufficiale del partito. Viene spedito tramite abbonamento in formato cartaceo, via posta, o in formato elettronico (PDF). Nel giornale, oltre alle rubriche tipiche, è presente la rubrica Vita di partito dove iscritti e simpatizzanti possono dare il proprio contributo giornalistico.

Nel 2007 il sito internet è stato completamente ristrutturato, trasformandosi in un portale che mira a diventare il centro dell'informazione di partito pubblicando i comunicati di tutte le sedi di Italia dei Valori. Vengono anche pubblicate informazioni riguardo alle spedizioni dei nuovi numeri, mentre gli arretrati sono disponibili gratuitamente per il download.

Il presidente Antonio Di Pietro utilizza un blog come mezzo di comunicazione ai cittadini senza intermediari, mediante l'inserimento quasi quotidiano di propri contributi, link a contributi video o articoli informativi di cui condivide l'impostazione. È il più visitato tra quelli dei politici italiani[100].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wolfram Nordsieck, Parties and Elections in Europe in Parties-and-elections.eu. URL consultato il 2010-12-14.
  2. ^ James Newell, The Italian General Election of 2001: Berlusconi's Victory in Manchester University Press, 16 May 2003, pp. 81–. URL consultato il 24 August 2012.
  3. ^ http://www.gla.ac.uk/media/media_140581_en.pdf
  4. ^ INSIGHT in CNN, 2006-04-10. URL consultato il 2010-05-05.
  5. ^ MARKETS WEEK WORLD: Italy must clear merger logjam in Financial Times, 2006-08-12.
  6. ^ Rory Carroll, Italy's feuding left gives Berlusconi free run in The Guardian, 2000-08-30. URL consultato il 2010-05-05.
  7. ^ Christophe Aguiton, WHY GENOA IS IMPORTANT, FOR ITALY AND FOR THE WORLD in Focusweb.org, 2001.
  8. ^ Giovani Italia dei Valori
  9. ^ Previewing the 2014 European elections: Italy – set for a political realignment
  10. ^ (EN) James Newell, The Italian General Election of 2001: Berlusconi's Victory, Manchester University Press, 2002, p. 81, ISBN 978-0-7190-6100-4.
  11. ^ European Social Democracy – In Need of Renewal
  12. ^ Di Pietro, nasce l'"Italia dei Valori"
  13. ^ Storia in .pdf dell'Italia dei Valori su italiadeivalori.antoniodipietro.com
  14. ^ a b Il prof. Di Pietro al Cepu, 8 febbraio 2010. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  15. ^ ALDE Party - Members
  16. ^ Democratici, a Di Pietro il compito di costruire il partito - Corriere della Sera, 26 giugno 1999
  17. ^ Parisi batte Di Pietro e si prende l'Asinello - Quotidiano Nazionale, 7 febbraio 2000
  18. ^ Democratici, Di Pietro sbatte la porta - Corriere della Sera, 28 aprile 2000, pag. 5.
  19. ^ Di Pietro all'attacco abbandona i Democratici - la Repubblica, 28 aprile 2000
  20. ^ Tonino: "Cacciano me e poi votano Intini" - la Repubblica, 28 aprile 2000.
  21. ^ Da Di Pietro al Polo Carrara, il primo ribaltonista - la Repubblica, 30 maggio 2001
  22. ^ CARTA DI INTENTI DELLA LISTA DI PIETRO-OCCHETTO-SOCIETÀ CIVILE
  23. ^ Un gabbiano e il ramoscello d'Ulivo nel simbolo di Occhetto e Di Pietro
  24. ^ Il listone diffida Di Pietro Ci ha copiato il simbolo
  25. ^ Ulivo, stop alla lite sul simbolo
  26. ^ adnkronos - Marco Marsili, segretario nazionale della Federazione dei liberaldemocratici, candidato alla Camera in tutta la Lombardia e in Veneto nella lista dell’Italia dei valori
  27. ^ http://www.lombardia.antoniodipietro.it/AGENZIE/Agenzie_02_06.htm
  28. ^ Blog di Beppe Grillo
  29. ^ Blog di Beppe Grillo - Archivio: Primarie dei Cittadini
  30. ^ a b c No alla commissione d'inchiesta sul G8 in Corriere della Sera, 31 ottobre 2007. URL consultato il 13 novembre 2008.
  31. ^ Quo vadis, Tonino? Lettera di Marco Travaglio ad Antonio Di Pietro, pubblicata dall'Unità.
  32. ^ Lettera all'Unità dopo no alla commissione sui fatti di genova in Corriere della Sera, 2 novembre 2007. URL consultato il 13 novembre 2008.
  33. ^ Di Pietro: «Fatto l'accordo con il Pd» in Corriere della Sera, 13 febbraio 2008. URL consultato il 13 novembre 2008.
  34. ^ Gruppo unico col Pd, Di Pietro frena in Corriere della Sera, 18 aprile 2008. URL consultato il 13 novembre 2008.
  35. ^ Ministero dell'Interno - Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15 aprile 2008.
  36. ^ Ministero dell'Interno - Elezione del Senato della Repubblica del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15 aprile 2008.
  37. ^ a b Parlamento, la classifica dei fannulloni, i più inefficienti sono sui banchi della destra. La Repubblica, 16 giugno 2009
  38. ^ Fonte: Corriere della Sera
  39. ^ http://www.comunisti-italiani.it/modules/Downloads/data/elezioni/consultazione_dati/regionali/sardegna2004/sardegna.pdf
  40. ^ Speciale elezioni 2008 - Elezioni Regionali - Sardegna
  41. ^ Di Pietro: "Farò io il grande partito che sostituirà i Democratici" - Interni - ilGiornale.it del 28-04-2009
  42. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: Archivio Storico delle Elezioni - Europee del 7 giugno 2009
  43. ^ Americo Porfidia si autosospende dal partito di Di Pietro in Caserta News, 30 dicembre 2008. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  44. ^ Porfidia, l'ex Idv con il record di licenze e voti in Il Sole 24 Ore, 30 dicembre 2008. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  45. ^ Articolo21.info: Articolo 21 - News ULTIM'ORA: Giulietti lascia gruppo Idv alla Camera. "Nessuna polemica, decisione presa da tempo in completo accordo con Di Pietro"
  46. ^ Molise, esodo da Italia dei Valori - Molise - Periodico Il Grillo
  47. ^ Di Pietro: "L'Idv è diventata maggiorenne e adesso sogno la fusione col Pd" - la Repubblica, 5 febbraio 2010
  48. ^ Calabria : chi vince le Elezioni regionali 2010
  49. ^ Elezioni regionali 2010 Chi ha vinto, chi ha perso, di quanto e dove?, Istituto Carlo Cattaneo, 2010.
  50. ^ Rissa sui transfughi.Razzi lascia l'Idv in Corriere della Sera, 10 dicembre 2010. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  51. ^ Di Pietro fa il bunga bunga al premier "Anche noi vittime di Razzi e Scilipoti in La Repubblica, 11 dicembre 2010. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  52. ^ Idv, De Magistris con Alfano e Cavalli scrivono a Di Pietro: “Affrontare la questione morale” – Il Fatto Quotidiano
  53. ^ Vi racconto la storia del mio “allontanamento” da Italia dei Valori | Sonia Alfano
  54. ^ Referendum: 'Non c’è più tempo. Ora, è ora!', 19 maggio 2011. URL consultato l'8 giugno 2013.
  55. ^ Il Presidente Napolitano ha ricevuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, Berlusconi, Presidenza della Repubblica Italiana, 8 novembre 2011. URL consultato il 18 novembre 2011.
  56. ^ Fine dell'era Berlusconi-Mario Monti:Pronto ad adempiere al mio incarico con responsabilità in Il Secolo XIX, 13 novembre 2011. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  57. ^ Mario Monti nominato senatore a vita. La mossa del Colle, il via libera del premier in La Repubblica, 9 novembre 2011. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  58. ^ Idv,manovra iniqua, costretti a no - Notizie - MSN Italia
  59. ^ Alessandro Madron, Anomalia Cambursano: via dal Parlamento per il dissenso con la 'sua' Idv sulla manovra, Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2011. URL consultato l'8 aprile 2013.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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