Popolari UDEUR

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Popolari UDEUR
Partito politico italiano
Leader Clemente Mastella
Sede Largo Arenula 34, Roma
Ideologia Centrismo
Cristianesimo conservatore
Internazionale Internazionale Democratica Cristiana
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo PPE-DE
Sito web http://www.popolariudeur.it

Popolari UDEUR, nato come UDEUR (Unione Democratici per l'Europa) è un partito politico italiano di centrodestra che si ispira ai valori del cristianesimo conservatore.

Il partito, che ha per simbolo un campanile, è stato fondato nel 1999 da Clemente Mastella, in seguito al precedente tentativo di costruire un partito centrista, l'UDR, nel quale Mastella ha condotto un gruppo di cristiano-conservatore provenienti dal CCD.

Dal 2000 collabora organicamente con i partiti del centro-sinistra nella coalizione dell'Ulivo e dell'Unione, fino al 2008 quando provoca la caduta del Governo Prodi II per questioni di natura giudiziaria che coinvolgono Mastella e la sua consorte Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania. L'UDEUR non partecipa alle successive elezioni politiche né alle elezioni europee del 2009, candidando però il segretario nazionale Mastella nella circoscrizione sud nel PDL.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] XIII Legislatura

[modifica] La nascita nel 1999 dopo l'esperienza dell'UDR

sede udeur a Roma (aprile 2007)

Il partito nasce il 23 maggio del 1999 su iniziativa di Clemente Mastella, reduce dall'esperienza dell'Unione Democratica per la Repubblica (UDR), il progetto politico ispirato da Francesco Cossiga per creare un'alternativa centrista nella politica italiana e consentire la prosecuzione della legislatura dopo la caduta del primo Governo Prodi.

Il progetto UDR, nel quale Mastella era confluito con il suo movimento dei Cristiani Democratici per la Repubblica (CDR) scissosi dal Centro Cristiano Democratico (CCD) che aveva contribuito a fondare insieme a Pier Ferdinando Casini, sfuma dopo circa un anno. Mentre i Cristiani Democratici Uniti (CDU), che avevano partecipato alla costruzione dell'UDR, ritornano nella coalizione di centrodestra e gli altri movimenti prendono varie strade, Clemente Mastella trasforma l'iniziale progetto dell'UDR in UDEUR, un partito con il simbolo del Campanile al quale inizialmente aderisce lo stesso Cossiga e, tra gli altri l'ex presidente della Camera Irene Pivetti che ne diventa presidente.

L'UDEUR debutta immediatamente alle elezioni europee del 13 giugno 1999 raccogliendo mezzo milione di voti (1,6%) ma dimostrando il suo radicamento e la sua forza elettorale soprattutto al sud e nelle isole (dove raggiunge punte di oltre il 6%).

In seguito a questi risultati positivi (soprattutto in Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata, Molise), l'UDEUR adotta una linea distintiva nella difesa del Mezzogiorno d'Italia, in contrapposizione alla Lega Nord di Umberto Bossi, ma senza eccessi.

[modifica] L'adesione al centro-sinistra

L'UDEUR lavora, in questo periodo, per la costituzione di un grande centro, mantenendo una posizione di autonomia verso i due poli ma, dopo circa un anno, stringe accordi con la coalizione dell'Ulivo di centrosinistra, guidata in questa fase da Massimo D'Alema, il cui governo in precedenza aveva già ricevuto la fiducia di Mastella e dell'UDR.

Così, alle elezioni regionali del 2000, l'UDEUR è parte integrante delle coalizioni di centrosinistra: non presenta liste in tutte le regioni, si attesta intorno all'1,5% (dato nazionale) ma radica sempre di più la sua forza al sud (in Campania è al 7%, in Basilicata al 7,4%).

"Siamo alleati di un centro-sinistra scritto col trattino, anzi col trattone", precisa spesso Mastella, che sostiene in modo convinto il ritorno al sistema proporzionale e l'accentuazione del ruolo degli organi assembleari (primi fra tutti i consigli regionali) a discapito degli esecutivi.

[modifica] XIV Legislatura

[modifica] Dalla Margherita all'Alleanza Popolare

L'alleanza con l'Ulivo prosegue e, alle elezioni politiche del 13 maggio 2001, l'UDEUR sostiene la candidatura al governo di Francesco Rutelli presentata dalla coalizione, aderendo al progetto federativo della Margherita presentando una lista unitaria insieme al Partito Popolare Italiano, a I Democratici e Rinnovamento Italiano, formazione che conquista il 14,5% dei consensi e costituisce gruppi parlamentari unici (80 deputati e 43 senatori).

Quando, però, la Margherita decide di andare oltre il progetto elettorale e di costituirsi come partito unico (luglio 2002), l'UDEUR non vi aderisce, preferendo proseguire il cammino per la propria strada e abbandonando i gruppi parlamentari unitari: non c'è però la consistenza necessaria per costituire gruppi autonomi e l'UDEUR finisce nel gruppo misto (con 6 deputati e 4 senatori).

In occasione delle elezioni europee del 2004, il partito prende il nome di Alleanza Popolare-UDEUR, in seguito all'adesione di Mino Martinazzoli (ultimo segretario della Democrazia Cristiana). La nuova formazione ottiene come risultato all'elezioni l'1,3% dei voti, ottenendo un solo seggio che, dopo la rinuncia di Mastella, va a Paolo Cirino Pomicino. In seguito, però, Martinazzoli abbandona l'alleanza e lo stesso Pomicino sarà espulso dal partito.

Nasce intanto la nuova coalizione del centrosinistra, L'Unione. L'UDEUR vi aderisce e cambia ancora simbolo e nome: nel simbolo campeggia un campanile (emblema del partito) su uno sfondo più chiaro, mentre il nome è ora Popolari UDEUR.

[modifica] Il 2005, adesione e insofferenza nell'Unione

In vista delle elezioni regionali del 2005, l'UDEUR pone qualche pregiudiziale alla coalizione chiedendo, come elemento essenziale per dare seguito all'alleanza, la presidenza di una delle principali regioni del sud (Campania, Puglia o Calabria). Il vertice dell'Unione non tiene in considerazione la richiesta: in Campania c'è l'uscente Bassolino (Ds), la Calabria va alla Margherita e in Puglia si tengono le primarie, col successo del candidato di Rifondazione.

L'UDEUR minaccia di uscire dalla coalizione e di presentarsi sola alle elezioni, con propri candidati alla presidenza di tutte le regioni. Ma la crisi rientra, il leader dell'Unione Romano Prodi e gli altri alleati riconoscono all'UDEUR lo status di partito con pari dignità e di essere un alleato "fondamentale" per la coalizione.

Si tengono le elezioni, l'UDEUR appoggia i candidati dell'Unione (che vince in 12 regioni su 14) e rafforza la sua consistenza: si attesta intorno al 2,5% sul dato delle regioni chiamate al voto, ma nelle regioni del sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia) è sulla media del 7,5%. Sandra Lonardo, moglie di Mastella, viene eletta Presidente del Consiglio Regionale della Campania.

Nel corso del 2005 il partito acquisisce nuove rappresentanze in Parlamento, accogliendo molti reduci di Forza Italia e della Casa delle Libertà, scontenti e smossi dalla sconfitta elettorale della CdL. I deputati dell'UDEUR, da 6 diventano 14 (5 provenienti da FI, 2 dalla Margherita, 1 dall'UDC); i senatori sono 5 (con un'adesione da FI).

[modifica] Mastella terzo alle primarie

A seguito dell'organizzazione delle consultazioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione, Clemente Mastella decide di presentare la sua candidatura per presidiare il centro della coalizione, "un centro che diventi il vero futuro della politica". Le elezioni primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Mastella arriva terzo, raccogliendo 196.014 voti (il 4,6% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi (74,1%), che riceve l'investitura di candidato premier della coalizione, e di Fausto Bertinotti (14,7%).

Nella giornata delle votazioni, però, Mastella si rende protagonista di una serie di critiche nei confronti dell'evento, definendo le primarie come un "gioco fasullo". A scatenare la miccia è il fatto che, a metà mattinata, nel suo paese di residenza (di cui Mastella è anche sindaco), Ceppaloni, le schede erano già terminate e molta gente non aveva potuto votare. Il leader dell'Udeur accusa altresì di essere venuto a conoscenza che in alcuni seggi di Roma erano presenti schede già votate per Prodi e pronte per essere inserite nelle urne. Già in precedenza, Mastella aveva denunciato incongruenze nell'allestimento dei seggi sostenendo che erano stati costituiti in numero inferiore al Sud, dove il suo partito è più forte.

Questa fase di contrasto viene superata definitivamente nel gennaio 2006, quando il congresso nazionale conferma l'alleanza del partito con l'Unione e presenta le sue liste all'interno della coalizione di centro-sinistra guidata da Prodi.

[modifica] XV Legislatura

[modifica] Le elezioni 2006 e l'ingresso al Governo

Il 9 e il 10 aprile 2006 si svolgono le elezioni. Il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Mentre alla Camera il risultato basta ad ottenere un ampio premio di maggioranza, al Senato la maggioranza dell'Unione è decisamente risicata.

Il risultato dell'UDEUR è fermo all'1,4% (534.000 voti alla Camera e 477.000 al Senato), riuscendo a superare l'1% soltanto nelle regioni del centro-sud. Non supera, pertanto, lo sbarramento nazionale del 2% previsto alla Camera per le liste coalizzate, ma partecipa comunque alla ripartizione dei seggi in qualità di "miglior perdente" (lista che ha raccolto il maggiore risultato al di sotto dello sbarramento), secondo la norma prevista dalla legge elettorale appena entrata in vigore. Elegge così 14 deputati, grazie anche ai deputati candidati per "diritto di tribuna" nelle liste dell'Ulivo.

Al Senato supera lo sbarramento regionale del 3% solo in Campania, Basilicata e Calabria e si verificano le condizioni per l'assegnazione di due seggi in Campania ed uno in Calabria. Lo stesso Mastella, finora deputato, viene eletto senatore. Nel Governo Prodi II, l'UDEUR rivendica inizialmente il Ministero della Difesa, ma il 17 maggio 2006, all'insediamento dell'esecutivo, Mastella viene nominato Ministro della Giustizia e Marco Verzaschi sottosegretario al Ministero della Difesa.

Mauro Fabris è il capogruppo alla Camera, mentre Stefano Cusumano diventa vicepresidente del Gruppo Misto al Senato, cui aderiscono i senatori UDEUR. Intanto, al Parlamento europeo subentra un nuovo rappresentante dell'UDEUR, Armando Veneto (che in seguito, tuttavia, lascerà il partito).

All'inizio del 2007, l'UDEUR partecipa ad un progetto di "Federazione Democristiana" insieme ad alcuni movimenti neo-democristiani e centristi, mentre, in occasione delle elezioni amministrative, stipula un accordo con il Partito dei Rumeni d'Italia per ospitare al suo interno rappresentanze rumene, in base alla comune ispirazione ai valori del cristianesimo.

[modifica] La fine del governo e il "D-day"

Nel corso della legislatura le posizioni dell'UDEUR si allontanano spesso da quelle del governo fino alle ripetute minacce di Mastella di uscire dalla maggioranza. Uno dei terreni di scontro è quello della riforma elettorale: l'UDEUR si schiera apertamente contro il referendum promosso esponenti di entrambe le coalizioni volto a ripristinare un sistema sostanzialmente maggioritario e bipartitico.

Ma l'evento cruciale si verifica il 16 gennaio 2008, il cosiddetto "D-day" per l'UDEUR: in Campania vengono spiccati un gran numero di mandati d'arresto nei confronti di esponenti del partito, tra cui quello di Sandra Lonardo, moglie dello stesso Mastella, accusata di concussione ai danni del Presidente della Regione Antonio Bassolino in merito ad incarichi dirigenziali regionali. Nell'inchiesta sono indagati, tra gli altri, lo stesso Mastella e i due assessori regionali dell'UDEUR in Campania. Quella stessa mattina, il ministro Mastella ha in programma una relazione alla Camera sull'attività del Ministero della Giustizia, con la quale annuncia le proprie dimissioni dal Governo, pronunciando questa frase:

« Mi dimetto perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo. Avrei potuto operare sottili distinguo. Mi dimetto per essere più libero umanamente e politicamente. »
(Clemente Mastella)

Le dimissioni, in un primo momento, vengono respinte da Prodi, ma Mastella - il giorno successivo - le conferma come irrevocabili, annunciando che l'UDEUR darà appoggio esterno al Governo. Dopo la richiesta di un documento con il quale la maggioranza esprimesse solidarietà al ministro (che nella sua relazione aveva criticato l'operato di una parte della Magistratura) e dopo le ferventi critiche del ministro Antonio Di Pietro, Mastella rende più radicale la propria posizione e quella del suo partito.

Il 21 gennaio 2008 annuncia l'uscita dell'UDEUR dalla maggioranza, per le posizioni espresse da varie forze politiche in merito alla riforma del sistema elettorale, che non avrebbe dato rappresentanza ai piccoli partiti. L'UDEUR ritiene che non ci siano più le condizioni per far andare avanti il Governo in carica, attribuendo responsabilità in tal senso al Partito Democratico e al suo segretario Walter Veltroni. Il partito annuncia che voterà "no" alla fiducia qualora il Governo si presentasse per richiederla al Senato, dove la maggioranza è molto ristretta e la decisione dell'UDEUR sarebbe determinante.

Nella votazione della fiducia alla Camera dei Deputati, il 23 gennaio 2008, i deputati dell'UDEUR non partecipano al voto così come annunciato in aula dal capogruppo Mauro Fabris. La scelta peraltro non comporta problemi per l'ottenimento della fiducia da parte del Governo Prodi.

Il giorno successivo, nella votazione al Senato, Mastella annuncia il voto contrario da parte dei tre senatori eletti nelle liste dell'UDEUR. Tuttavia, nella votazione, si dissocia il senatore Stefano Cusumano, che annuncia invece il suo voto favorevole alla fiducia in aperto contrasto con la scelta del suo partito: ciò fa scaturire una violenta reazione da parte dell'altro rappresentante dell'UDEUR in Senato, Tommaso Barbato, che provoca un malore a Cusumano. Quest'ultimo sarà poi espulso dall'UDEUR e approderà nel PD.

Al voto contrario dei senatori UDEUR si unisce anche quello di altri senatori decisi a passare con il centrodestra, come Lamberto Dini, così il Senato nega la fiducia al Governo e, dopo lo scioglimento delle Camere per l'impossibilità di costituirne uno nuovo, l'UDEUR stipula un accordo con il nascente Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi affinché i suoi candidati vengano ospitati nelle liste del PDL. L'accordo, tuttavia, non viene rispettato perché Berlusconi ritiene che i sondaggi provochino al suo partito un calo di consensi in caso di alleanza con Mastella. Così l'UDEUR tenta, ma infruttuosamente, il dialogo con l'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini. Infine decide di non presentarsi alle elezioni.

Nel corso della campagna elettorale, Enrico Boselli offre a Mastella una candidatura per diritto di tribuna nelle liste del Partito Socialista, ma la proposta viene rifiutata.

[modifica] Lo sfaldamento del partito

In seguito all'uscita dalla coalizione di centrosinistra si apre all'interno dell'UDEUR un acceso dibattito che porta all'uscita dal partito di numerosi esponenti e gruppi. In particolare si verifica la scissione dell'intero gruppo UDEUR della provincia di Matera e di quasi tutto il gruppo regionale, che confluiscono nel nuovo movimento "Popolari Uniti". Nella stessa regione Rosa Mastrosimone, consigliere regionale, ex vicepresidente nazionale dell'Udeur e commissario regionale di Puglia e Basilicata dal 2004 al 2008, fonda "Alleanza Democratici di Centro".

Nella stessa Regione Campania, ben quattro tra i sette consiglieri regionali, più il sindaco di Benevento e numerosi consiglieri delle province di Caserta e di Benevento lasciano il partito dando vita al movimento dei "Popolari Democratici"[1]. A Salerno invece il parlamentare Paolo Del Mese - insieme con un pugno di fedelissimi e al giovane collega umbro Gino Capotosti - trasloca nella Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza.

Lo stesso senatore Tommaso Barbato approda nel Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, apparentato col PDL. Il capogruppo dell'UDEUR alla Camera Mauro Fabris invece passa direttamente al PDL. Numerose altre defezioni si verificano anche tra gli amministratori locali, soprattutto in Campania e Basilicata, dove l'Udeur era molto radicato. Lascia anche il vice di Mastella, Antonio Satta che in seguito aderirà alla Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini.

Secondo il blog di Beppe Grillo, le percentuali di voto previste per il partito di Mastella, nella campagna elettorale del 2008, vedrebbero proiezioni sfavorevoli: "per la prima volta un partito italiano registra intenzioni di voto negative. Fa perdere tra il 10 e il 12% dei voti a chi se lo prende". Questo spiegherebbe perché nessun apparentamento con tale lista sia stato ricercato o concesso da alcun partito, condannando l'UDEUR a confrontarsi con la soglia di sbarramento del 4 per cento alla Camera e dell'8 per cento al Senato.

[modifica] Udeur con Udc per le Regionali in Abruzzo 2008

In occasione delle elezioni regionali in Abruzzo del 2008 l'Udeur ha scelto di allearsi con l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, correndo sotto le insegni comuni dell'Unione di Centro.

[modifica] Udeur col Pdl per le Europee e Amministrative 2009

Il 14 febbraio 2009 Mastella annuncia il Patto di San Valentino[2]: alle Europee sarà candidato nelle liste del Popolo della Libertà, in quanto ritiene impossibile raggiungere autonomamente il nuovo sbarramento del 4% e in quanto sia l'Udeur sia il PdL fanno riferimento al Partito Popolare Europeo; inoltre l'Udeur si alleerà con il PdL per le elezioni amministrative.

[modifica] Correnti

Non sono ravvisabili, all'interno del partito, delle particolari correnti formalmente costituite né tendenze interne di diverso orientamento.

[modifica] Risultati elettorali

Voti % Seggi
Europee 1999 498.742 1,61 1
Politiche 2001 Camera nella Margherita - 7
Senato nell'Ulivo - 4
Europee 2004 420.089 1,29 1
Politiche 2006 Camera 534.553 1,39 14
Senato 476.938 1,39 3
Europee 2009 nel PdL - 1

[modifica] Congressi

[modifica] Segretari

[modifica] Presidenti del consiglio nazionale

[modifica] Note

  1. ^ "Caserta, ex Udeurrini formano gruppo popolari democratici, "Caserta Sette, 13 febbraio 2008
  2. ^ Mastella è in pista con il Pdl - Corriere della sera da Agr

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali