Massimo Donadi

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on. Massimo Donadi
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Massimo Donadi
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione avvocato
Legislatura XV, XVI
Gruppo Italia dei Valori
Coalizione Pd-IdV
Circoscrizione VIII (VENETO 2)
Collegio Rovigo
Incarichi parlamentari
Pagina istituzionale
sen. Massimo Donadi
Monogramma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Legislatura XIV (dal 25 gennaio 2005)
Gruppo Italia dei Valori
Collegio Rovigo
Incarichi parlamentari
  • Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia)
Pagina istituzionale

Massimo Donadi (Venezia, 11 febbraio 1963) è un politico italiano.

Laureato in giurisprudenza, avvocato, è un esponente di primo piano dell'Italia dei Valori, il movimento politico di Antonio Di Pietro.

Indice

[modifica] Studi e vita familiare

Nativo del sestiere veneziano di Santa Croce, Donadi studia al prestigioso Liceo Foscarini di Venezia e si laurea in giurisprudenza con 110 e lode all’Università di Bologna[1].

[modifica] Attività accademica e professionale

Per cinque anni Donadi fu assistente del professor Francesco Galgano, civilista e docente d'istituzioni di diritto privato, presso l’Università di Bologna. Ha scritto numerose pubblicazioni nel campo del diritto bancario e assicurativo[1]. Dal 1987 esercita la professione di avvocato, a Venezia e dal 1997 a Mestre[1].

Donadi è consulente legale dell’Adusbef, l’associazione dei consumatori protagonista della battaglia legale contro l’anatocismo bancario, il sistema d'interessi discriminatòri sui conti correnti[1]. Nel giugno 2006 ha fondato, insieme al professor Sandro Trento, il Centro Studi Folder, Forum Liberal Democratico per le riforme, di cui è presidente. Il Folder è un centro di studi indipendente che si propone di cercare proposte concrete per il rilancio dell’economia e del sistema Paese[1].

[modifica] Attività politica

Nel 1998 si candida al consiglio comunale di Venezia per la lista civica “Insieme per Venezia e Mestre” di Paolo Costa, nella coalizione di centrosinistra che sosteneva la rielezione del sindaco Massimo Cacciari[1]. Partecipa alla fondazione dell'Italia dei Valori, che più tardi insieme al Movimento dei Sindaci (Centocittà), a Rinnovamento Italiano, ad Alleanza Democratica e alla Lista Prodi darà vita sul piano nazionale ai Democratici dell’Asinello, di cui il Donadi è stato coordinatore regionale per il Veneto[1].

In seguito ha ripreso i propri ruoli nell'Italia dei Valori, quando questa ha ricominciato un percorso autonomo dalle altre formazioni[1]. Nel 2003 è stato il responsabile nazionale dell’iniziativa referendaria per l’abrogazione del lodo Schifani, coordinando la campagna che in tre mesi ha raccolto un milione di firme contro la legge, poi dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale[1]. Nel 2004 è stato responsabile nazionale della lista Di Pietro-Occhetto-Società Civile nella campagna nazionale per le elezioni europee[1].

Nel giugno del 2004 è entrato nell’amministrazione provinciale di Venezia, governata dal centrosinistra, come assessore alla Cultura, caratterizzando l'assessorato per le iniziative nel campo teatrale destinate ai giovani della scuola dell’obbligo e nell’ambito dell’interculturalità religiosa[1].

[modifica] Senatore IDV (2005-06)

È stato dapprima senatore della Repubblica, candidato alle elezioni suppletive del 23 gennaio 2005 nel collegio uninominale di Rovigo, come rappresentante della coalizione di centrosinistra.

[modifica] Deputato dell'Ulivo (2006-08)

Nella legislatura seguente, che ebbe inizio con le elezioni dell'aprile 2006, fu invece eletto alla Camera, ma nelle liste dell'Ulivo, come rappresentante della quota del "diritto di tribuna" concesso all'Idv, nel caso il movimento non avesse superato gli sbarramenti. Pertanto gli fu attribuita, col sistema della nuova legge proporzionale a liste bloccate, una posizione utile nella lista dell'Ulivo in Puglia, che gli permise di essere eletto. Fu quindi nominato capogruppo del gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori alla Camera[1].

[modifica] Deputato IDV (2008)

È capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera dei deputati e membro della Commissione Affari Costituzionali. Massimo Donadi è stato vittima dello "scandalo del pizzino" tra Nicola Latorre (PD) e Italo Bocchino (allora PDL, oggi FLI), avvenuto negli studi di Omnibus (La 7) il 18 novembre 2008[2] dove il senatore del Pd Nicola Latorre, di fronte all'evidente stato di difficoltà in cui versava Italo Bocchino per gli attacchi di Donadi, gli andava in soccorso suggerendogli come mettere in difficoltà Donadi e l'Italia dei Valori a proposito dell'elezione del Presidente della Regione Siciliana.

Nel corso della primavera/estate del 2009 Massimo Donadi prende in diverse occasioni le distanze da Antonio Di Pietro, a causa degli attacchi di quest'ultimo al Capo dello Stato Giorgio Napolitano[senza fonte]. Nel gennaio 2010 invia una lettera allo stesso Napolitano, in seguito alla missiva del Presidente della Repubblica ad Anna Craxi, esprimendo totale dissenso; alla lettera del Donadi Napolitano ha dato risposta[3].

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Biografia sul sito ufficiale di Massimo Donadi
  2. ^ Rai, spunta il biglietto di Latorre: consigli ad An contro Di Pietro, La Repubblica, 19 novembre 2008
  3. ^ http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-12496.htm

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati Successore:
gruppo non costituito 17 maggio 2006 in carica
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