Antonio Razzi

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sen. Antonio Razzi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Data nascita 22 febbraio 1948 (67 anni)
Professione Tessitore
Partito Il Popolo della Libertà - Forza Italia
Legislatura XVII
Coalizione Coalizione di centro-destra
Regione Abruzzo
Pagina istituzionale
on. Antonio Razzi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Data nascita 22 febbraio 1948 (67 anni)
Titolo di studio Diploma di istituto tecnico commerciale
Professione Tessitore
Partito IdV (2006-2010), Noi Sud (2010.2011)
Legislatura XV, XVI
Gruppo IdV (fino al 9/12/10) , NS (fino al 19/01/11), IR, (dal 20/01/11)
Coalizione Coalizione di centro-destra
Collegio Europa
Incarichi parlamentari
  • Segretario della XIV Commissione (Politiche dell'Unione Europea) dal 22/05/08
  • Componente VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) dal 2/08/11 al 16/11/11
  • Componente XIV Commissione (Politiche dell'Unione Europea) dal 6/06/06 al 28/04/08
  • Componente VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) dal 5/10/06 al 20/06/07
Pagina istituzionale

Antonio Razzi (Giuliano Teatino, 22 febbraio 1948) è un politico italiano, residente in Svizzera.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lascia l'Abruzzo nel 1965 emigrando a Emmenbrücke nel Canton Lucerna in Svizzera, lavorando per l'attuale ditta tessile Tersuisse Multifils SA (allora Viscosuisse). Sposato con una donna di origine spagnola, è padre di due figli. È presidente e socio fondatore del Centro regionale abruzzese di Lucerna dal 1977.

Fino al 2007 è stato anche presidente della Federazione emigrati abruzzesi in Svizzera (FEAS).

Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto alla Camera dei deputati nella lista dell'Italia dei Valori nella Circoscrizione Estero - Europa e confermato alle elezioni politiche del 2008.

Nel dicembre 2010, con l'avvicinarsi della votazione sulla mozione di sfiducia al Governo Berlusconi IV, Razzi lasciò l'Italia dei Valori e passò a Noi Sud.[1] Il 14 dicembre votò contro la mozione di sfiducia al Governo Berlusconi.[2][3]

Nel maggio 2011 viene nominato consigliere personale del Ministro dell'Agricoltura Francesco Saverio Romano, come lui del gruppo di Iniziativa Responsabile.[4][5]

Alle elezioni politiche italiane del 2013, viene candidato in quarta posizione di lista al Senato in Abruzzo per Il Popolo della Libertà[6] e viene eletto.[7]

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.[8]

Controversie e prese di posizione[modifica | modifica wikitesto]

Le gaffes e le affermazioni di Antonio Razzi sono continuamente riprese da Maurizio Crozza nel suo show Crozza nel Paese delle Meraviglie.[9][10]

Nel 2009 Razzi, quando era deputato dell'Italia dei Valori, ha manifestato «piena solidarietà» alla Lega Nord per le sue politiche sull'immigrazione.[11]

Viene spesso criticato per la sua mancanza di competenze e per la sua difficoltà a padroneggiare la lingua italiana.[12][13][14][15] Tali difficoltà a esprimersi correttamente in italiano sono state notate anche in occasione di un discorso al Senato del giugno 2013.[16]

Intervistato da Un giorno da pecora Razzi ha affermato di essere «di proprietà di Berlusconi, quello che lui mi dice io faccio». Ha inoltre aggiunto che per Berlusconi farebbe «qualsiasi cosa, anche buttarsi sotto ad un treno».[17][18] Aveva precedentemente definito Berlusconi «il nostro unico Dio».[19]

In occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica del 2015 ha dichiarato di essere pronto a votare anche Totò Riina, se Berlusconi gliel'avesse chiesto.[20]

Compravendita di parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 settembre 2010 Razzi denunciò pubblicamente una presunta compravendita di deputati da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiarando che gli era stato proposto il pagamento del mutuo, un posto nel governo e la rielezione sicura.[21] Nel dicembre 2010, con l'avvicinarsi della votazione sulla mozione di sfiducia al Governo Berlusconi IV, Razzi lasciò l'Italia dei Valori e passò a Noi Sud. Il suo abbandono fu fortemente criticato dal leader dell'Idv, Antonio di Pietro[22]. Il 14 dicembre votò contro la mozione di sfiducia al Governo Berlusconi, che venne respinta per pochi voti. Nel dicembre 2011 la trasmissione Gli Intoccabili trasmise un video ripreso di nascosto all'interno del Parlamento in cui Razzi ammette di aver votato la fiducia al governo solo per motivi di tornaconto personale economico:[23]

« [...] Andavamo e dicevamo "Presidente, siamo noi due, quanto ci molla? [...] Qui, ce ne date un milione?" E io e lui, con un milione ci facevamo una campagna elettorale, facevamo un partito nuovo. [...] Perché per noi due il governo s'è salvato. Che 314 a 311. Se io e Scilipoti andavamo di là per un voto cadeva, cadeva Berlusconi. [...] Io avevo già deciso da un mese prima [di votare la fiducia, ndr]. [...] Io non avevo la pensione ancora. Dieci giorni mi mancavano. E per dieci giorni mi inculavano. Perché se si votava dal 28 come era in programma, il 28 di marzo, io per dieci giorni non pigliavo la pensione. [...] »
(La trascrizione integrale è disponibile su Wikiquote)

In seguito Razzi ha dichiarato di non aver ricevuto nulla in cambio del suo voto, ma di aver salvato il governo per non perdere il posto di lavoro e la paga necessaria a pagare un mutuo («È stato un atto di salvarmi la mia paga [...] Se salviamo il governo, io mi salvo tutto e almeno pago il mutuo»).[24]

Rapporto con la Corea del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Razzi ha più volte espresso giudizi positivi sulla politica della Corea del Nord e sull'operato di Kim Jong-un (giovane dittatore nordcoreano) definendolo «un moderato» che «sta cercando di portare un po’ di democrazia in quel paese».[25] Ha infatti negato che il paese sia sotto dittatura paragonando la Corea del Nord alla «Svizzera d'Oriente» con «strade sono belle e molto pulite [...] Lì puoi andare tranquillo, nessuno ti tocca. Mica è Roma. Forse è la nazione più sicura che conosca».[26]

Il senatore ha inoltre negato che in Corea del Nord ci siano dei campi di prigionia,[27][28] contrariamente a quanto sostiene l'Organizzazione delle Nazioni Unite,[29][30] affermando che al massimo «ci sono serre di pomodori grandissime, mai viste così grandi, saranno quelle, le scambiano per lager».[31]

Precedentemente Razzi, in qualità di segretario della Commissione Esteri aveva partecipato, con Paolo Romani, ad una cerimonia ufficiale in Corea del Nord. Romani creò polemica per aver applaudito durante la manifestazione: applausi che attribuirà non al dittatore coreano ma alle coreografie («è impossibile non battere le mani di fronte a quello spettacolo»).[32]

Razzi ha affermato di recarsi in Corea del Nord sin dal 2007.[32] Nel 2013 Razzi ha manifestato la sua intenzione di riportare la pace tra le due Coree.[33] A tal proposito ha affermato: «Ci sono spiragli di dialogo [...] Mi hanno detto che potrei pure vincere il Nobel. Qualcuno ha ironizzato sulla mia iniziativa ma ci volevo proprio io per promuovere un progetto che dovrebbe portare alla riunificazione, a distanza da quel lontano 1953 quando al termine della guerra si separarono. Far cadere quel "muro", lungo il 38º parallelo, come si è riusciti a buttare giù quello delle due Germanie nel 1989».[33][34][35]

A suo dire Kim Jong-Un e i suoi generali «sono delle bravissime persone» e non hanno intenzioni bellicose.[33]

Razzi ha inoltre negato che la Corea del Nord sia in possesso della bomba atomica[34] (contrariamente a quanto risulta da numerose fonti internazionali nonché dai numerosi test nucleari che la Corea del Nord svolge tuttora).[36][37][38]

Il 31 agosto 2014, insieme a Matteo Salvini, visita nuovamente la Corea del Nord dove consegna una lettera al presidente della Assemblea Popolare Suprema Kim Yong-nam destinata al dittatore Kim Jong-un.[39][40]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Appropriazione indebita[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Razzi è stato, sino al 2009, presidente del Centro Regionale Abruzzese di Lucerna. L'associazione ha in seguito avviato un procedimento penale in Svizzera contro Razzi, con l'accusa di appropriazione indebita in relazione ai fondi destinati dalla regione Abruzzo per l'alluvione di Lucerna del 2005.[41][42][43] Secondo l'accusa tali somme ammontano a duecentomila franchi svizzeri.[44]

Nel 2013, secondo la Luzerner Zeitung, il processo viene archiviato.[44]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della presidenza del Consiglio dei ministri»
— Roma, 2 giugno 1994[45]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Trocino, Rissa sui «transfughi». Razzi lascia l'Idv in Corriere della Sera (Roma), 10 dicembre 2010. URL consultato il 26 aprile 2014.
  2. ^ Finiani-Pdl, la trattativa torna in salita Un dipietrista dice sì a Berlusconi in Corriere della Sera (Milano), 10-9 dicembre 2010. URL consultato il 26 aprile 2014.
  3. ^ APCOM, Quando Razzi disse: Pdl consolidato in compravendita parlamentari in notizie.virgilio.it, 9 dicembre 2010. URL consultato il 9 dicembre 2010. [collegamento interrotto]
  4. ^ Antonello Caporale, Ecco Razzi, neo consigliere (per i ristoranti) del ministro in la Repubblica, 4 maggio 2011. URL consultato il 26 aprile 2014.
  5. ^ Silvia Cerami, Razzi, il pranzo è servito in l'Espresso, 6 maggio 2011. URL consultato il 26 aprile 2014.
  6. ^ Liste Pdl, ecco i nomi su Giornalettismo.com, 21 gennaio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014.
  7. ^ Le urne bocciano senza appello Fini. Fuori dal Parlamento Di Pietro e Ingroia in Corriere della Sera, 26 febbraio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 17 febbraio 2015).
  8. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia in Corriere della Sera, 16 novembre 2013. URL consultato il 26 aprile 2014.
  9. ^ Maria Volpe, Tele raccomando in Corriere della Sera, 8 novembre 2013, p. 62. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  10. ^ Maurizio Crozza imita Antonio Razzi, Osservatorio Satira Politica, 25 ottobre 2013. URL consultato l'8 gennaio 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  11. ^ Razzi, il deputato «leghista» di Idv in Il Giornale, 4 novembre 2009. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  12. ^ Wil Nonleggerlo, Razzi, basta la parola in l'Espresso, 8 maggio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  13. ^ Marco Esposito, L’onorevole Antonio Razzi e la lingua italiana in l'Espresso, 2 ottobre 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  14. ^ Antonio Razzi, il senatore che non conosce l’italiano, Giornalettismo.com, 7 maggio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  15. ^ Adriano Costantino, Antonio Razzi, il novello Obama su fanpage.it, 11 agosto 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2013).
  16. ^ Razzi, serie di strafalcioni nell'intervento al Senato in Libero, 21 giugno 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 10 gennaio 2014).
  17. ^ Chiara Sarra, Razzi: «Se me lo chiedesse Berlusconi, mi butterei anche sotto al treno» in Il Giornale, 4 novembre 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  18. ^ Antonio Razzi: «Io sono di proprietà di Silvio Berlusconi» su fanpage.it, 4 novembre 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  19. ^ Wil Nonleggerlo, 'Silvio è Gandhi, no è Gesù' in l'Espresso, 23 agosto 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2013).
  20. ^ Quirinale, Antonio Razzi: "Se Berlusconi me lo chiede, voto pure Totò Riina". Fedeltà assoluta al leader: "È un genio" in L'Huffington Post, 20 gennaio 2015. URL consultato il 17 febbraio 2015 (archiviato il 17 febbraio 2015).
  21. ^ Filmato audio Razzi (Idv): "Così Berlusconi voleva comprarmi", la Repubblica, 16 settembre 2010. URL consultato il 25 marzo 2014.
  22. ^ Marco Marozzi, Di Pietro fa il bunga bunga al premier "Anche noi vittime di Razzi e Scilipoti in La Repubblica (Bologna), 11 dicembre 2010. URL consultato il 26 aprile 2014.
  23. ^ Gli intoccabili: La compravendita dei parlamentari, La7. URL consultato l'11 dicembre 2011.
  24. ^ Razzi vuota il sacco: "Grazie a Silvio ho salvato la pensione" in Repubblica, 22 dicembre 2014. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  25. ^ Razzi: «Kim Jong Un? È un moderato» in Corriere della Sera, 8 gennaio 2014. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  26. ^ Antonio De Frenza, L'intervista, Antonio Razzi: «La mia Corea del Nord pulita e tifosa di calcio» in il Centro, 4 agosto 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato il 9 gennaio 2014).
  27. ^ Antonio Razzi: "Non ci sono campi di prigionia in Corea del Nord". Il senatore smentisce anche il governo di Pyongyang in L'Huffington Post, 09 ottobre 2014u. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato il 26 febbraio 2015).
  28. ^ Federica Seneghini, Corea Nord, Razzi: «L'ex detenuto? Tutte balle, i lager non esistono» in Corriere della Sera, 07 ottobre 2014. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato il 26 febbraio 2015).
  29. ^ Onu: «In Corea del Nord crimini contro l'umanità». Avviso a Kim Jong Un: «Accertare responsabilità» in la Repubblica, 17 febbraio 2014. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato il 26 febbraio 2015).
  30. ^ Federica Seneghini, «Io, ex detenuto, vi racconto com’è vivere in un lager della Corea del Nord» in Corriere della Sera, 2014. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato il 26 febbraio 2015).
  31. ^ Razzi: «Lager in Corea del Nord? Sono serre per pomodori» in Il Sole 24 ORE, 21 ottobre 2014. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato il 26 febbraio 2015).
  32. ^ a b Renato Benedetto, Romani, Razzi e i 15 secondi col dittatore Kim in Corriere della Sera (Milano), 30 luglio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  33. ^ a b c Razzi vola a Pyongyang e tratta per la pace, Lettera 43, 12 luglio 2013. URL consultato l'8 gennaio 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  34. ^ a b Corea del Nord, la pace impossibile di Razzi, Lettera 43, 25 luglio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  35. ^ Renato Benedetto, La "mission impossible" dell'onorevole Razzi «Porto pace in Corea» in Corriere della Sera, 25 luglio 2013, pp. 10-11. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  36. ^ Roberto Paura, Perché la bomba atomica della Corea del Nord fa paura su fanpage.it, 13 febbraio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  37. ^ Terzo test nucleare della Corea del Nord. Obama: «È una provocazione per gli Usa» in la Repubblica (Pyongyang), 12 febbraio 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  38. ^ Larry Greenemeier, La Corea del Nord è un pericolo reale? in Le Scienze, 13 aprile 2013. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato l'8 gennaio 2014).
  39. ^ Missione Corea del Nord, la strana coppia Razzi-Salvini a Pyongyang in RAI News 24, 31 agosto 2014. URL consultato il 17 febbraio 2015 (archiviato il 17 febbraio 2015).
  40. ^ Aldo Cazzullo, Matteo Salvini, il capo dei «popoli padani» che ama schierarsi in difesa degli oppressori in Corriere della Sera, 12 ottobre 2014. URL consultato il 17 febbraio 2015 (archiviato il 17 febbraio 2015).
  41. ^ Giulia Turi, Razzi su Lucerna in Lettera 43, 30 maggio 2011. URL consultato il 02 marzo 2015 (archiviato il 02 marzo 2015).
  42. ^ Dino Martirano, Idv, è scontro sui «moralizzatori». E de Magistris finisce nel mirino in Corriere della Sera, 29 dicembre 2010. URL consultato il 02 marzo 2015 (archiviato il 02 marzo 2015).
  43. ^ Abruzzesi in Svizzera contro Razzi in Corriere del Ticino, 28 febbraio 2013. URL consultato il 02 marzo 2015 (archiviato il 02 marzo 2015).
  44. ^ a b Giovanna di Lello, Politiche 2013, il dopo voto. Gli abruzzesi in Svizzera: "Tanta rabbia contro Razzi" in il Centro, 28 febbraio 2013. URL consultato il 02 marzo 2015 (archiviato il 02 marzo 2015).
    «[...] Il processo secondo la Luzerner Zeitung (vedi foto in basso) è stato archiviato, ma questo non placa la rabbia dell’associazione. [...]».
  45. ^ Sito del Quirinale - dettaglio decorato - consultato l'11 nov 2014.

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