Gruppo parlamentare

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Un gruppo parlamentare è un organo che raccoglie le istanze e le rappresentanze politiche all'interno di un parlamento.

Esso è stato definito come:

« l'unione dei membri di un ramo del Parlamento appartenenti allo stesso partito che si costituiscono in unità politica con un'organizzazione stabile ed una disciplina costante di gruppo.[1] »

Esso dal punto di vista pratico costituisce la proiezione di un partito politico in parlamento.

Come ha sottolineato lo stesso Rescigno, artefice di questa definizione, la formula in esame, pur essendo in linea di principio corretta, necessita peraltro di essere integrata sulla base di un ulteriore aspetto che caratterizza sovente la prassi concreta, vale a dire la non necessaria coincidenza fra partito e gruppo parlamentare.
Basti pensare, sotto questo profilo, che possono esistere gruppi non corrispondenti a nessun partito o a più partiti contemporaneamente. In secondo luogo, possono esserci partiti i cui parlamentari non possono costituirsi in gruppo secondo le regole poste dai regolamenti parlamentari.

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

I “gruppi politici” con il tradizionale nome di “ufficio” entrano nel Parlamento italiano dopo la riforma del regolamento della Camera dei deputati nel 1920, la quale seguì la modificazione in senso proporzionale della legge elettorale. Per effetto di queste due innovazioni (legge elettorale, riforma regolamentare), il Parlamento liberale dei “notabili” si trasformò dunque nel Parlamento dei “partiti”, la cui proiezione naturale era costituita per l'appunto dai gruppi parlamentari.

La riforma del 1920 ha avuto però vita breve: in seguito alle elezioni del 1924, la mozione Grandi cancellò gruppi e commissioni della Camera, segnando il tramonto delle istituzioni rappresentative.E tuttavia, i motivi ispiratori ed i contenuti della riforma del 1920 verranno richiamati dall'Assemblea Costituente, la quale darà un riconoscimento diretto in Costituzione ai Gruppi parlamentari.

La grande riforma regolamentare del 1971, nell'ambito della riflessione sulle procedure delle “democrazia concertata”, valorizzerà ulteriormente il ruolo dei gruppi parlamentari, riconoscendoli come vere e proprie articolazioni politiche fondamentali. Come è stato scritto nella relazione sulla riforma regolamentare del 1971 della Giunta per il regolamento della Camera dei deputati, uno dei principali motivi ispiratori della riforma è appunto la «reale necessità di una Camera organizzata per gruppi e dai gruppi».

La disciplina dei gruppi parlamentari nell'ordinamento[modifica | modifica sorgente]

La disciplina dei gruppi, nel nostro ordinamento, va ricercata anzitutto in due disposizioni costituzionali che toccano, sia pure incidentalmente, il tema in questione: il terzo comma dell'art. 72:

« il Regolamento può stabilire i casi e le forme in cui l'esame e l'approvazione dei disegni di legge vengono deferiti a Commissioni, anche permanenti, in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. »

ed il secondo comma dell'art. 82:

« le Commissioni d'inchiesta sono formate in modo da rispecchiare la proporzione tra i vari gruppi. »

Alle due norme sopra indicate si aggiungono poi le indicazioni che indirettamente possono ricavarsi dall'art. 49 Cost:

« tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale »

e dall'art. 67 Cost.

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. »

In particolare, quest'ultima disposizione segna la rottura con quelle esperienze costituzionali che, allo scopo di mantenere la disciplina interna ai gruppi, avevano invece adottato la famigerata “clausola cecoslovacca”.
Il divieto di mandato imperativo importa quindi, sotto il profilo giuridico, che nessuna conseguenza può derivare a carico del parlamentare per il fatto che egli abbia votato contro le direttive del proprio gruppo parlamentare.

Nello specifico, la disciplina è dettata dai Regolamenti della Camera e del Senato. In particolare, essi stabiliscono:

  • una condizione numerica minima per la costituzione dei gruppi, ossia venti deputati (dieci senatori a Palazzo Madama), salvo diversa autorizzazione dell'Ufficio di Presidenza (Consiglio di Presidenza) in presenza dei requisiti stabiliti dall'art. 14 secondo comma R.C. (art. 14 quinto comma R.S.);
  • l'obbligatoria iscrizione al Gruppo misto per i parlamentari non appartenenti ad alcun Gruppo;
  • la possibilità di costituire all'interno del Gruppo misto delle “componenti politiche”;
  • l'elezione degli organi direttivi dei Gruppi parlamentari secondo le modalità previste dall'art. 15 e 15bis R.C. e dell'art. 15 RS..

I gruppi parlamentari sono poi presenti nella legislazione ordinaria, specialmente in un settore strategico come quello della comunicazione e dei rimborsi elettorali.

Le disposizioni richiamate, costituzionali, legislative o regolamentari, vanno infine unite con il cospicuo corpus di fonti non scritte che caratterizzano il diritto parlamentare (giurisprudenza parlamentare, prassi, consuetudini, convenzioni). Si pensi, per esempio, alla convenzione in base alla quale il Capo dello Stato nelle consultazioni per la formazione di un nuovo Governo è solito convocare le delegazioni dei gruppi parlamentari.

Nell'esperienza parlamentare europea[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito del diritto parlamentare comparato è possibile individuare due fondamentali filoni in tema di gruppi parlamentari:

  • i Regolamenti delle Assemblee dell'Europa continentale, i quali disciplinano dettagliatamente il fenomeno dei gruppi parlamentari;
  • l'esperienza del Regno Unito, nella quale i parliamentary parties sono pressoché interamente regolati a livello convenzionale.

Muovendo dagli ordinamenti del primo tipo, occorre innanzitutto rilevare le caratteristiche comuni di questo filone, al di là delle peculiarità di ciascun ordinamento. Un primo aspetto comune è costituito dalla tendenza di operare una riduzione della dispersione rappresentativa, perseguendo nella composizione dei Gruppi l'obiettivo di un equilibrio duraturo fra consistenza numerica e coesione ideale e programmatica. Per assicurare il raggiungimento di questo scopo, i Regolamenti parlamentari continentali intervengono su due diversi livelli: su un piano quantitativo, innanzitutto, è normalmente prevista una soglia minima di composizione numerica dei Gruppi che varia da caso a caso (in genere tale soglia è compresa fra il 3,5% circa ed il 5% dei membri dell'Assemblea); in secondo luogo, sotto un piano qualitativo (o della rappresentatività) i Regolamenti prevedono alcune deroghe al requisito della consistenza numerica minima, la previsione di forme alternative di aggregazione e l'imposizione di limiti alla mobilità fra i Gruppi.

Quanto al filone "Westminster", il leader ha il controllo del “partito parlamentare” attraverso il Chief whip, figura a cui spetta la responsabilità materiale della gestione e dell'organizzazione dei lavori parlamentari. A tale figura fa poi riferimento l'intera squadra dei Government/Opposition Whips, i quali fungono da raccordo fra la base parlamentare ed il vertice del partito: da un lato, infatti, essi esercitano il controllo dei Backbenchers; dall'altro, essi riferiscono al leader le opinioni che si formano all'interno della Camera.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G.U. RESCIGNO Gruppi parlamentari, Milano 1969

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • T. MARTINES - G. SILVESTRI – C. DE CARO – V. LIPPOLIS – R. MORETTI, Diritto Parlamentare, Giuffrè, Milano, 2005.
  • P. MASSA, Parlamentarismo razionalizzato e procedura parlamentare: lineamenti di diritto parlamentare comparato, Giuffrè, Milano, 2003.
  • G.U. RESCIGNO, Voce Gruppi parlamentari, in Enciclopedia del Diritto, vol. XIX, Giuffrè, 1970.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]