Francesco Barbato

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on. Francesco Barbato
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Francesco Barbato
Luogo nascita Camposano (NA)
Data nascita 3 novembre 1956
Titolo di studio Laurea in scienze politiche
Professione Talent scout di Compagnie di Assicurazione e Procuratore-agente generale di assicurazioni
Partito Italia dei valori
Legislatura XVI Legislatura
Gruppo Italia dei Valori
Coalizione PD-IdV
Circoscrizione XIX (Campania 1)
Incarichi parlamentari
  • Componente della VI Commissione (Finanze)
Pagina istituzionale

Francesco Barbato detto Franco (Camposano, 3 novembre 1956) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1985 al 1991 è Consigliere Comunale d’opposizione per il PSI di Camposano, comune del nolano del quale nel 1992 diventa sindaco, ma alla fine del 1993 si dimette, anche in seguito a un attentato subito. Viene tuttavia rieletto sindaco nel 1994[1]. Resta sindaco fino al 1998.

Nel 1998 è tra i fondatori dell'Italia dei Valori assieme ad Antonio Di Pietro[1]. Nel 2007 è tra i promotori della Lista Civica Nazionale. Alle elezioni politiche del 2008 viene eletto alla Camera dei deputati nella lista dell'Italia dei Valori nella Circoscrizione Campania 1.

Il 7 luglio 2010 durante una seduta della Camera dei deputati viene aggredito fisicamente da un gruppo di parlamentari del Popolo della Libertà, colpito al volto e trasportato in ospedale[2][3].

A dicembre 2011 entra in parlamento con una microcamera nascosta sotto la cravatta e parla con alcuni deputati raccogliendo materiale bollente per la trasmissione di La7 "Gli intoccabili" andata in onda il 7 dicembre. Nel video il deputato Razzi dichiara di essere passato nel PdL per riuscire a ricevere il vitalizio e la nomina a console onorario di Lucerna, città dove ha sempre vissuto.

A marzo 2012 suscita scalpore un servizio de Le Iene in cui una sua ex-assistente parlamentare dichiara di essere stata assunta e pagata senza un regolare contratto. La causa di lavoro scaturita tra il deputato e l'ex-collaboratore si risolse con un accordo in cui le parti si impegnarono a mantenere il segreto della transazione e che Barbato corrispondesse dei soldi alla controparte. Barbato negò tutto rifiutandosi di leggere il contenuto dell'accordo portatogli dall'inviato de Le Iene.

Il 14 maggio 2012 comunica la propria autosospensione dalla Camera dei Deputati, apprendendo di essere oggetto di indagini da parte della magistratura inquirente.[4][5] Tuttavia senza che la sua posizione sul fronte delle indagini sia cambiata, il 3 luglio 2012 torna in aula venendo espulso per aver utilizzato una frase volgare per attaccare la maggioranza[6]. Mentre usciva dall'aula, il deputato ha rivolto il dito medio verso gli esponenti del PD.

Il 31 ottobre 2012 si è avvicinato al Partito Pirata Italiano, offrendo collaborazione per presentare due proposte di legge (una sulla trasparenza delle istituzioni e una sulla riforma della SIAE)[7] utilizzando il metodo orizzontale partecipativo dell'Assemblea Permanente del Partito Pirata, grazie alla piattaforma di e-democracy LiquidFeedback e dell'HUB Pirata.

L'8 gennaio 2013 presenta la lista denominata "I Cittadini - Democrazia Liquida" con la quale intende partecipare alle elezioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il curriculum politico di Franco Barbato in Sito ufficiale Franco Barbato. URL consultato il 7 luglio 2010.
  2. ^ Rissa alla Camera tra il Pdl e Barbato Pugno al dipietrista: in ospedale in Corriere della Sera, 07 luglio 2010. URL consultato il 7 luglio 2010.
  3. ^ Rissa in aula sul ddl Meloni Botte e insulti, seduta sospesa in La Repubblica, 07 luglio 2010. URL consultato il 7 luglio 2010.
  4. ^ Indagano su di me? Allora mi autosospendo da deputato= il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2012. URL consultato il 14 maggio 2012.
  5. ^ Inchiesta di Woodcock,Barbato ora si autosospende= Corriere della Sera, 14 maggio 2012. URL consultato il 14 maggio 2012.
  6. ^ Barbato alla maggioranza: "Avete rotto i coglioni" in Il Fatto Quotidiano, 03 luglio 2012. URL consultato il 4 luglio 2012.
  7. ^ Sito del Partito Pirata italiano, Proposte di Legge. URL consultato il 20 febbraio 2013.

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