Riforma delle pensioni Fornero

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La riforma delle pensioni Fornero, è una legge di diritto pubblico di modifica dei rapporti giuridici tra i soggetti di diritto, previsti dall'art. 38 della Costituzione Italiana ossia tra i cittadini lavoratori nella condizione di bisogno e gli enti previdenziali in qualità di pubbliche amministrazioni istituite per la gestione dei sistemi pensionistici obbligatori.

E' quindi una riforma previdenziale del sistema pensionistico obbligatorio e delle assicurazioni sociali obbligatorie. Venne emanata ai sensi dell'art. 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 (detto "decreto salva Italia") - convertito successivamente in legge 22 dicembre 2011 n. 214.

La riforma venne varata dalla coalizione di partiti che sostenevano il governo Monti, composta da PD, PDL, Unione di Centro e Futuro e Libertà per l'Italia e altre liste minori.

La riforma del sistema pensionistico obbligatorio si rese necessaria in un momento di grave crisi finanziaria dello Stato italiano in quanto, come in tutti i paesi OCSE, lo schema pensionistico adottato dagli enti previdenziali è quello del sistema pensionistico senza copertura patrimoniale del debito pensionistico latente e pertanto, per garantire la sostenibilità fiscale dei sistemi pensionistici obbligatori si interveniva sia diminuendo i costi correnti dello Stato con una modifica delle norme per il conseguimento e la determinazione delle prestazioni previdenziali, sia aumentando le aliquote dei contributi previdenziali (metodo PAYG).

La riforma ha quindi interessato gli iscritti a tutti gli enti previdenziali, quindi a tutti i fondi gestiti dall'INPS e alle casse di previdenza dei liberi professionisti.

La riforma è stata redatta in 20 giorni essendo il governo Monti iniziato il 16 novembre 2011.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

La riforma del sistema pensionistico obbligatorio viene realizzata in un momento di grave crisi finanziaria dello Stato Italiano quando si sono rese necessarie correzioni significative delle spese e delle entrate. Il sistema pensionistico pubblico è un sistema pensionistico senza copertura patrimoniale del debito pensionistico latente (unfunded), ossia delle obbligazioni derivanti dalle prestazioni previdenziali promesse pertanto deve essere mantenuto l'equilibrio finanziario del bilancio dello Stato su cui grava la spesa pensionistica corrente.

La concomitanza di una crisi che si trascinava dal 2007 con una caduta del PIL e l'aumento della pressione fiscale non erano sufficienti a compensare l'aumento dell'incidenza della spesa pensionistica sul PIL in base alle norme previgenti (Riforma Dini e s.m.)e quindi alle promesse pensionistiche fatte dalla politica. Inoltre il sistema pensionistico obbligatorio, per mezzo delle pensioni di anzianità, ha svolto per lungo tempo anche la funzione di ammortizzatore sociale per le aziende in crisi.

La riforma delle pensioni Fornero ha eliminato le pensioni di anzianità e introdotto la pensione anticipata. Il governo italiano decise quindi di intervenire sulla spesa pensionistica sia nel breve che nel lungo periodo aggiornando la legge speciale sulle assicurazioni sociali obbligatorie visto che il sistema pensionistico obbligatorio adotta il metodo PAYG.

Essendo il sistema pensionistico obbligatorio finanziato con l'imposizione fiscale comprendente i contributi previdenziali e i trasferimenti dello Stato, ed essendo il sistema pensionistico senza copertura patrimoniale con la gestione finanziaria a ripartizione, in un periodo di grave crisi finanziarie dello Stato Italiano, la riforma delle pensioni Fornero operava una correzione dei conti pubblici sia nel breve periodo che nel lungo periodo con una riforma strutturale del sistema pensionistico obbligatorio. Interventi che dal lato delle entrate hanno previsto anche l'aumento delle aliquote contributive pensionistiche di finanziamento con conseguente aumento del cuneo fiscale per le categorie interessate di commercianti, artigiani e agricoltori.

Interventi che dal lato delle uscite hanno previsto la riduzione dell'importo delle nuove pensioni con l'introduzione per tutti a partire dal 2012 del metodo di calcolo misto o metodo di calcolo pro-rata per la pensione di vecchiaia ossia il calcolo della quota di pensione per i contributi versati dal 2012 con il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata. Altri interventi per ridurre le uscite hanno riguardato l'aumento dell'età per il pensionamento di vecchiaia con l'aumento immediato per le donne da 60 anni a 65 anni e 6 mesi e per gli uomini da 65 anni a 66 anni.

Ciò ha determinato un numero elevato di esodati, ossia di lavoratori prossimi all'età di conseguimento della pensione di vecchiaia, espulsi dalle aziende in crisi che non hanno potuto accedere al pensionamento in base ad accordi tra le parti sociali, secondo le leggi previgenti alla riforma Fornero. Ma in quella situazione di crisi economica, lo Stato Italiano non aveva le risorse economiche per far assorbire al sistema pensionistico obbligatorio i costi di queste ristrutturazioni, e ancora nel 2013 venivano fatte leggi ad hoc per riassorbire tali gruppi.

Nel 2013, l'ISTAT ha rilevato che il rapporto tra le spesa pensionistica ed il PIL era comunque aumentato nel 2012, al 17,28[1] dal 16,85% nel 2011 a sua volta aumentato di circa due punti percentuali rispetto al periodo del 2007 ove era al 15,03%, livello che la Riforma Fornero si prefiggeva di stabilizzare.[2]

I punti salienti della riforma in sintesi[modifica | modifica sorgente]

Assicurazione sociale obbligatoria per la vecchiaia[modifica | modifica sorgente]

Il primo effetto della Riforma delle pensioni Fornero è quello di far entrare definitivamente in vigore a 17 anni dalla sua introduzione con la riforma Dini, il calcolo della pensione di vecchiaia con il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata, in forma pro-rata. Quindi dal 1/1/2012 si ha:

In conclusione, fino alla riforma Fornero, e per molti anni ancora, la sostenibilità fiscale del sistema pensionistico italiano sarà condizionata da generose prestazioni previste dalla normativa vigente nonostante la riforma Dini.[4]

La stabilizzazione dei conti pubblici nel medio lungo periodo[modifica | modifica sorgente]

Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario-Rapporto n.13

Così come la Riforma Dini ha introdotto il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata nel 1995, per alcune categorie di lavoratori, iniziando la correzione della crescita del debito pensionistico latente, ma non essendo ancora entrato a regime non ha avuto alcun effetto sulla sostenibilità fiscale degli enti previdenziali. La riforma delle pensioni Fornero, ha posto fine alla crescita del debito pensionistico latente con l'estensione a tutti i lavoratori, siano essi dipendenti o autonomi o liberi professionisti, del metodo di calcolo contributivo per l'anzianità contributiva maturata a partire dal 1/1/2012 (v. c. 2 art. 24). Ciò è dovuto al fatto che a differenza del metodo di calcolo retributivo che restituiva una riserva matematica maggiore rispetto a quanto versato dal singolo iscritto essendo tale metodo svincolato dai contributi, ma legato al reddito, il metodo di calcolo contributivo tende a restituire quanto versato e quindi tende a non ingenerare negli iscritti esagerate aspettative pensionistiche o a credere ad insostenibili promesse pensionistiche. Quindi in futuro, le manovre economiche che dovranno eseguire gli enti previdenziali, a meno di squilibri economici o demografici, saranno dovuti tendenzialmente allo smaltimento del debito previdenziale latente pregresso.[5]

In particolare, la riforma sfrutta l'allungamento dell'età per il pensionamento di vecchiaia quale elemento fondamentale per la riduzione dei costi sia fissando a 67 anni l'età pensionabile dal 2021 sia con l'adeguamento della stessa alla speranza di vita con cadenza biennale dal 2019.[6]

L'OCSE prevede con tale normativa che nel 2060 l'età pensionabile in Italia sarà tra le più elevate arrivando a 69 anni.[7]

Un altro intervento significativo nella realizzazione della stabilizzazione della spesa pensionistica nel lungo periodo è quello dell'adeguamento prima triennale poi biennale a partire dal 2019 dei coefficienti di trasformazione in rendita previsti dal metodo di calcolo contributivo.

La stabilizzazione dei conti pubblici nei bilanci correnti[modifica | modifica sorgente]

Il blocco della perequazione per gli anni 2012-2013, previsto al comma 25, insieme all'innalzamento dell'età pensionabile, previsto al comma 6, hanno determinato un risparmio della spesa previdenziale e quindi un riequilibrio del bilancio dello Stato.[8]

È stato inoltre introdotto al comma 21 un contributo di solidarietà con l'intento di penalizzare le prestazioni pensionistiche corrisposte con il metodo di calcolo retributivo.

Un importante contributo nella diminuzione della spesa pensionistica deriva dalla diminuzione del numero di pensioni erogate nel 2012 nonostante l'aumento dell'importo medio delle stesse.[9]

Ciò dipende dalla definitiva eliminazione della pensione di anzianità e dalla introduzione della pensione anticipata che innalzando i requisiti anagrafici ha drasticamente diminuito le uscite anticipate. Altri stringenti requisiti anagrafici introdotti sono l'innalzamento a 66 anni dell'età per il pensionamento di vecchiaia con aumento di un anno per i lavoratori e di 6 anni per le lavoratrici allineandole alla media dei paesi OCSE.

La sostenibilità fiscale dei sistemi pensionistici obbligatori[modifica | modifica sorgente]

Lo scopo della riforma Fornero era la stabilizzazione della spesa pensionistica in rapporto al PIL. Tale risultato dovrebbe essere valutato nell'ipotesi di crescita o almeno in presenza di un PIL stabile. Ciò non si è verificato nel 2012 e nel 2013 in quanto l'Italia ha avuto un decremento del PIL. Nella legge di stabilità 2014 ci sono stati ulteriori interventi di blocco della perequazione.

L'esplosione del fenomeno degli esodati[modifica | modifica sorgente]

Il repentino innalzamento dell'età pensionabile, soprattutto per le lavoratrici, l'eliminazione della pensione di anzianità e l'introduzione della nuova pensione anticipata ha determinato la moltiplicazione del fenomeno degli esodati ossia di quei lavoratori, vicini al raggiungimento dei requisiti per avere la pensione che sono stati espulsi dal mondo del lavoro con accordi che prevedevano l'accompagnamento alla pensione. Ma una volta esaurito il rapporto di lavoro, la modifica dei requisiti per ottenere le auspicate prestazioni previdenziali pensionistiche, ha lasciato questi lavoratori senza reddito.

Mentre nel primo periodo successivo alla riforma si è additato il fenomeno ad un errore dei "tecnici", si comincia a manifestare anche l'opinione che, nell'ottica generale della legge di operare una brusca correzione dei conti pubblici, si sia deliberatamente colpita una platea relativamente ristretta ma che consentiva consistenti riduzioni di spesa pubblica.[10][11]

In questo modo i politici che avevano votato la riforma, addossavano quindi la responsabilità del fenomeno degli esodati al governo tecnico nonostante il loro voto favorevole alla riforma, mentre in realtà riuscivano ad effettuare la correzione dei conti pubblici senza colpire una vasta platea di potenziali elettori, ma concentrando il sacrificio in modo insostenibile su un consistente, ma sempre limitato, gruppo di lavoratori.

D'altra parte non si comprende come si possa pensare che degli specifici e complessi commi della legge quali il comma 14 e il comma 15 dell'art. 24 della legge Salva Italia siano il frutto di un errore di esperti di previdenza, ma non una volontà specifica del Parlamento Italiano.

I risparmi della manovra economica[modifica | modifica sorgente]

Come ogni riforma previdenziale dei sistemi previdenziali con gestione a ripartizione, la variazione delle norme serve per mantenere l'equilibrio tra le entrate fiscali che finanziano il sistema pensionistico e le uscite costituite dalle prestazioni previdenziali ed assistenziali. La riforma delle pensioni Fornero, è previsto che porterà ad una correzione dei conti per 20 miliardi di euro.[12]

Analisi della riforma delle pensioni Fornero[modifica | modifica sorgente]

Errate valutazioni della riforma degli organismi internazionali, degli esperti e della Fornero[modifica | modifica sorgente]

Le prime valutazioni dopo un anno della riforma, sia degli organismi internazionali (OCSE, Commissione Europea) erano che la riforma aveva reso sostenibile il sistema pensionistico obbligatorio italiano, ignorando o sottovalutando completamente i costi derivanti dalle scellerate scelte pensionistiche precedenti (pensioni baby, pensioni di anzianità, pensioni d'oro, vitalizi dei parlamentari, pensioni retributive, casse di previdenza dei liberi professionisti). Anche la redattrice della riforma Elsa Fornero rivendicava tale risultato nel dicembre del 2013 salvo essere smentita immediatamente dagli interventi sulla perequazione previsti nella legge di stabilità 2014. Pertanto tale riforma veniva presto giudicata come insufficiente.[13] La spesa pensionistica in rapporto al PIL era quindi nel 2013 arrivata al 17,28%.[14]

Stabilizzazione della sostenibilità fiscale della spesa pensionistica[modifica | modifica sorgente]

Come tutte le riforme previdenziali di sistemi pensionistici gestiti a ripartizione, la riforma voleva garantire per un medio periodo la stabilizzazione della spesa pensionistica in rapporto al PIL. Nonostante l'entrata in vigore del metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata e l'innalzamento dell'età per il conseguimento della pensione di vecchiaia molto brusco per le donne lavoratrici, nonché altri consistenti interventi sulla perequazione e sulle aliquote contributive pensionistiche di finanziamento, continuava la corsa della spesa pensionistica in rapporto al PIL, complice anche la caduta di questo ultimo nel 2013. Infatti, i regali concessi dal metodo di calcolo retributivo sia alle pensioni correnti che alle nuove pensioni, non riuscivano ad essere compensate dai pesanti interventi. Permaneva il forte squilibrio tra le entrate contributive e la spesa pensionistica da cui il costante ricorso al finanziamento con la fiscalità generale.

Adeguatezza delle prestazioni pensionistiche[modifica | modifica sorgente]

Una critica riguarda la scarsa adeguatezza delle prestazioni previdenziali pensionistiche per i redditi bassi in quanto non è prevista una gradualità del tasso di sostituzione che effettui una solidarietà intragenerazionale tra i lavoratori, come avviene in tutti gli altri sistemi pensionistici obbligatori degli altri paesi OCSE.

Prospettive oltre la riforma[modifica | modifica sorgente]

La riforma cambiava strutturalmente il sistema pensionistico obbligatorio rendendolo più sostenibile per la parte successiva al 2012, ma interveniva in modo insufficiente su quanto maturato e vigente. Non potendosi in futuro intervenire con ulteriori strette fiscali, per la elevata pressione fiscale e l'elevato cuneo fiscale, si andava a delineare un ambito ben definito ove vi sono ulteriori ampi margini per intervenire nella stabilizzazione della spesa pensionistica ossia sulle aspettative pensionistiche e sulle quote di pensioni calcolate con il metodo retributivo ove si andava ad intervenire con la legge di stabilità 2014 con un contributo di solidarietà.

I sindacati italiani e la Confindustria per la riduzione del cuneo fiscale[modifica | modifica sorgente]

I conti dello Stato a fine 2012 mostravano il forte squilibrio tra le entrate contributive e la spesa pensionistica che necessitava di un forte apporto dalla fiscalità generale. I sindacati e la Confindustria ritenevano che il cuneo fiscale dovesse essere ridotto per migliorare l'occupazione, trasferendo quindi una ulteriore quota dei costi della previdenza sociale dai lavoratori attivi al bilancio dello Stato centrale ovvero alla collettività.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ pim.it 3/4/2014, op. cit., ... per un valore pari al 17,28% del prodotto interno lordo (PIL)
  2. ^ Bliz20131115, op. cit., Così tante eccezioni che, dell’oltre mezzo punto percentuale di Pil che si doveva risparmiare se ne è persa traccia, 16.3% costava la spesa previdenziale, e 16.3 costerà.
  3. ^ Sbilanciamoci20131206, op. cit., ... sia perché iniziano ad andare in pensione sempre più lavoratori che nel 1995 avevano meno di 18 anni di contributi, e che perciò si ritrovano, a differenza di quelli andati in pensione finora, già con più di metà della loro pensione calcolata con il sistema contributivo.
  4. ^ S2420120803, op. cit., «Il pensionato in causa – spiega – ha versato 102.396 euro di contributo soggettivo e, considerando anche quello integrativo, ha versato in tutto 175.018 euro di contributi, attualizzati al 2006. Finora ha riscosso 339.962 euro di pensione, il doppio di quanto ha versato. In base alla sua speranza di vita riscuoterà altri 963.967 euro per un totale di 1.303.929 euro: ossia 7,45 volte i contributi versati»
  5. ^ MilanoFinanza20130823, op. cit., ... resta comunque il conto da pagare per tutti gli anni di ritardo nel dire addio al generoso metodo retributivo. Oggi il 90% delle pensioni che vengono erogate è calcolata con il metodo retributivo, ma secondo le stime dell’Inps queste saranno ancora il 66% del totale nel 2025 e il 36% nel 2035.
  6. ^ MF20131209, op. cit., Con la riforma previdenziale varata a inizio 2012 dall'ex ministro Fornero l'Italia, come afferma l'Ocse, sarà uno dei Paesi che manderà più tardi in pensione i suoi lavoratori.
  7. ^ OCSE20131126Italia, op. cit., I paesi con l'età pensionistica più elevata tra i paesi OCSE sono Danimarca e Italia
  8. ^ Panorama20130607, op. cit., La colpa non è soltanto della Riforma Fornero ma anche di altri analoghi provvedimenti adottati in precedenza, negli anni '90 e dal 2000 in poi. Si tratta di misure che, in certi periodi, hanno interrotto o attenuato la rivalutazione automatica degli assegni Inps, che avviene ogni anno in base al tasso di inflazione (la cosiddetta perequazione).
  9. ^ MilanoFinanza20131205, op. cit., La riforma Fornero in vigore dal 2012, che ha allungato l'età di pensionamento introducendo il metodo di calcolo contributivo per tutti, inizia a mostrare i primi effetti sui conti pubblici. Secondo i dati del bilancio sociale Inps del 2012 in totale nell'ambito previdenziale si registrano 629.774 nuovi trattamenti, considerando anche le nuove pensioni ex Inpdap ed ex Enpals (confluite nell'Inps a inizio 2012), con un calo complessivo del 7,4% rispetto al 2011.
  10. ^ Libero 15/01/2014, op. cit., Se poi ci si mettono anche i ministri (come madame Fornero), che dimentica qualche centinaio di migliaia di lavoratori nel limbo degli esodati, la frittata è bella e fatta. Dimenticanza o furbizia da esperta di conti, visto che il bilancio Italia portato all’esame di Bruxelles ha ricevuto il consenso di Ue e Bce solo perché taroccato da una variabile che oggi viene valutata in 11 miliardi, ovvero il costo della “dimenticanza” degli esodati. Se la riforma ne avesse effettivamente tenuto conto né a Bruxelles, né a Francoforte ci avrebbero tenuto a galla ma imposto misure modello Grecia.
  11. ^ L'Unità 18/09/2012, op. cit., «Voglio però ricostruire la vicenda - ha precisato - dobbiamo salvaguardare le persone che sono uscite. Domanda: quante sono? Risposta: 50mila. Mettiamo 65mila per essere più larghi. E poi troviamo che gli accordi sono tanti, registrati e non registrati. Quando il Governo ha visto che la situazione era questa, un problema che secondo me poteva essere gestibile è diventato un problema che è stato sommerso da un'onda esagerata»
  12. ^ Teleborsa, op. cit., La riforma del sistema previdenziale varata dal Governo Monti farà risparmiare allo Stato 2,76 miliardi di euro quest'anno e fino a 22 miliardi di euro entro il 2020.
  13. ^ Il Sole 16/01/2014, op. cit., ... ha strigliato l'Italia e il suo sistema politico cui «manca coraggio» nell'affrontare il debito pubblico. E ha fatto «riforme scarse» a confronto dei sacrifici degli altri paesi in difficoltà.
  14. ^ pim.it 3/4/2014, op. cit., ... per un valore pari al 17,28% del prodotto interno lordo (PIL)

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