Articolo 18 dello statuto dei lavoratori

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L'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, è un'articolo della legge 20 maggio 1970, n. 300 della Repubblica Italiana, meglio conosciuta come statuto dei lavoratori.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Disposizione contenuta nello statuto dei lavoratori emanato nel 1970, dall'inizio degli anni 2000 vari partiti italiani hanno tentato a più riprese di riformarlo. I sindacati si sono sempre opposti con decisione ad ognuno di essi, temendo un allentamento della tutela dei lavoratori; tuttavia la norma ha subito modificazione nel 2010 con la riforma del lavoro Fornero durante il governo Monti prima, e succesivamente con il jobs act del governo Renzi poi.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La dispoizione fa riferimento alla reintegrazione nel posto di lavoro, costituendo applicazione della cosiddetta tutela reale disciplinando il reintegro con risarcimento e l'indennità in sostituzione della reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo (ovvero effettuato senza comunicazione dei motivi, ingiustificato o discriminatorio) di un lavoratore.

Ambito di applicazione[modifica | modifica wikitesto]

Riguarda:

  • le unità produttive con più di 15 dipendenti (5 se agricole);
  • le unità produttive con meno di 15 dipendenti (5 se agricole) se l'azienda occupa nello stesso comune più di 15 dipendenti (5 se agricola), suddivise in più unità;
  • le aziende con più di 60 dipendenti.

L'insussistenza del fatto, e la possibilità di reintegrazione, non concerne la condotta materiale, ma il "fatto giuridico". Ovvero, è il giudice che deve valutare se un determinato comportamento del lavoratore è giuridicamente rilevante e reca le conseguenze di legge. Ciò deriva:

  • dal proporzionalismo fra gravità del fatto e pena, fondante e imprescindibile nel diritto penale, così come criterio di determinazione di una sanzione amministrativa nel diritto civile. Oltre a valere come criterio per le sanzioni decise da un giudice o da un altro potere pubblico, è pacifico che valga per sanzioni inflitte fra privati (potere disciplinare del datore di lavoro), di cui un giudice è chiamato a valutare la legittimità;
  • dalla previsione, operata della riforma del lavoro Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92), di applicare il licenziamento in extrema ratio, e la sanzione più conservativa e favorevole al dipendente fra quelle relative alle condotte tipizzate nei contratti collettivi e nei codici etici o disciplinari aziendali;
  • anche in assenza di una previsione di legge esplicita in merito, resterebbe il valore legale e l'esigibilità giudiziale di tutti i contratti o atti scritti inerenti al rapporto di lavoro (quali sono i contratti collettivi e i regolamenti aziendali).

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