Mansioni

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Diritto del lavoro in Italia








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Categoria:Diritto del lavoro
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Le mansioni, nel diritto del lavoro, indicano l'insieme dei compiti e delle specifiche attività che il prestatore di lavoro deve eseguire nell'ambito del rapporto di lavoro.

Esse costituiscono l'oggetto specifico dell'obbligazione lavorativa, generalmente sono individuate nel contratto di lavoro.

Disciplina normativa[modifica | modifica sorgente]

Tutto questo trova fondamento nel principio di contrattualità delle mansioni, di cui all'art. 2103 del codice civile italiano, come novellato dall'art. 13 dello Statuto dei Lavoratori, secondo cui:

« il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto [...] ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte »

Le mansioni come le categorie di appartenenza sono stabilite dai CCNL di categoria. Il codice civile all'art. 2095 stabilisce tre categorie: operaio, impiegato, dirigente. Ai contratti di categoria è affidata la disciplina di qualifica e categoria[1]. Successivamente, la legge n. 190 del 13 maggio 1985, con la modifica dell'art. 2095 del Codice civile, ha riconosciuto giuridicamente la categoria intermedia dei quadri entrati anche nella contrattazione collettiva[2] Inoltre, il lavoratore non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, disponendo che ogni patto contrario sia nullo (art. 2103 Codice civile).

È vero quindi che il prestatore di lavoro può essere adibito alle mansioni di assunzione, ma anche alle mansioni corrispondenti alla categoria o livello superiore che abbia successivamente acquisito oppure a mansioni equivalenti a quelle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.

Modifica delle mansioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ius variandi.

È possibile modificare le mansioni del lavoratore, attraverso il cosiddetto jus variandi, che indica il potere del datore di lavoro di modificare le mansioni del lavoratore oltre l'ambito convenuto, nel rispetto della legge, dei contratti collettivi e del principio generale di buona fede. In ogni caso, secondo il principio di cui all'art. 36 Cost, il lavoratore ha diritto ad una retribuzione dignitosa e proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro.[3]
Inoltre, al fine di tutelare il lavoratore che abbia acquisito una professionalità l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione del lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi.

In particolare l'art. 2103 c.c afferma che nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta. Inoltre la norma vieta l'assegnazione del lavoratore a mansioni inferiori (cd. mobilità verso il basso), a meno che non si sia in presenza di esigenze straordinarie sopravvenute e temporanee, oppure per tutelare la salute del lavoratore o il suo interesse alla conservazione del posto di lavoro (è il caso della lavoratrice madre), ovvero in caso di crisi aziendale con soppressione del posto di lavoro e delle corrispondenti mansioni.
Per motivi sanitari il lavoratore può essere tuttavia temporaneamente assegnato a mansioni inferiori per essere allontanato da esposizioni nocive (art. 8 d.lgs. 15 agosto 1991 n. 277).[4] In caso di tale assegnazione, che deve riguardare mansioni equivalenti o anche inferiori, il datore di lavoro deve dare attuazione alla prescrizioni del medico competente ed al lavoratore viene comunque garantito il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.[5]

Oltre questi casi, il lavoratore può legittimamente rifiutarsi di svolgere mansioni diverse da quelle per le quali è stato assunto.

Mansioni e compiti[modifica | modifica sorgente]

Comunque bisogna distinguere tra le mansioni esecutive e i compiti. Generalmente le mansioni sono correlate ad attività lavorative strettamente legate agli ordini ricevuti dal datore di lavoro. Per quanto riguarda la definizione di "compiti", in questo caso c'è una prestazione lavorativa che mette in campo anche le capacità intellettive di colui che le svolge. Le mansioni costituiscono l'oggetto dell'obbligazione dovuta dal lavoratore con la sua prestazione (il corrispettivo della prestazione di lavoro è la retribuzione).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Diritto del lavoro. 2. Il rapporto di lavoro subordinato, Carinci F., De Luca Tamajo R., Tosi P., Treu T.
  2. ^ Categorie dei lavoratori. Discipline privatistiche, Digesto (Discipline privatistiche), Garilli A., UTET, 1988
  3. ^ Art. 36 comma 1 della Costituzione della Repubblica Italiana
  4. ^ Massimo Viceconte, Lavoro e previdenza oggi pp. 202 ss.
  5. ^ Art. 42 d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Massimio Viceconte - Lavoro e previdenza oggi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]