Antiberlusconismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Silvio Berlusconi.

« La paranoia della cospirazione universale non finirà mai e non puoi stanarla perché non sai mai cosa c'è dietro. E' una tentazione psicologica della nostra specie. Berlusconi ha passato tutte le sue campagne elettorali a parlare di doppia cospirazione, dei giudici e dei comunisti. Non ci sono più comunisti in circolazione, nemmeno a cercarli col lanternino, eppure per Berlusconi stavano tentando di conquistare il potere... »
(Umberto Eco, da un'intervista per il The Guardian, 28 novembre 2011[1])

L'antiberlusconismo è l'atteggiamento di critica e di opposizione nei confronti della linea politica teorizzata o sostenuta da Silvio Berlusconi e dai partiti o movimenti politici da lui fondati o partecipati come il PdL o Forza Italia. Chi manifesti tale atteggiamento viene definito antiberlusconiano (o anti-berlusconiano).[2][3]

Nascita e sviluppo dell'antiberlusconismo[modifica | modifica wikitesto]

Nato dopo la cosiddetta "discesa in campo"[4], il termine viene utilizzato per definire genericamente tutte le iniziative, volte a contrastarne l'azione politica o governativa, che si focalizzano sulla figura di Silvio Berlusconi.

L'antiberlusconismo è stato seguito e praticato, oltre che da politici, anche da giornalisti, artisti e intellettuali di area che hanno prodotto libri, film, canzoni e altre opere, marcatamente centrate sulla critica o sull'opposizione alle iniziative di Berlusconi o nei confronti della sua persona.

Alcuni osservatori politici italiani hanno individuato nell'antiberlusconismo l'unico o il principale "collante ideologico" in grado di unire le varie forze politiche e sociali italiane che hanno composto le coalizioni di centrosinistra, a partire dalle elezioni politiche del 1994.[5][6][7][8] Molti di questi osservatori, in varie occasioni, hanno stigmatizzato tali alleanze, avvertendo che nel caso di vittoria nelle elezioni, la compagine di centrosinistra si sarebbe subito trovata priva dell'originario obiettivo, già ottenuto con la sconfitta elettorale di Berlusconi, e incapace di indirizzare le differenti ideologie delle formazioni politiche che la componevano, verso un obiettivo comunemente condiviso, come poi avvenuto nella XIII e XV legislature della Repubblica Italiana.[9][10][11]

« ...in un Paese come il nostro che vede atei devoti come Marcello Pera corteggiare il Papa e cristiani ricchi di fede come Oscar Luigi Scalfaro battagliare in difesa della laicità, si è visto quanto fosse assurdo tenere insieme tutte le anime di un centrosinistra che per anni, all'opposizione, s'era illuso che per fare squadra bastasse l'antiberlusconismo. Come se questo potesse tenere insieme un teorico delle liberalizzazioni come Pier Luigi Bersani e un no-global come Francesco Caruso, capace di portare alla Camera due finte molotov e marchiare Tiziano Treu e il povero Marco Biagi come «assassini». »
(dall'editoriale Tormenti e poi tradimenti - La legislatura dei tre cilici di Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera del 5 febbraio 2008)

L'antiberlusconismo nella stampa[modifica | modifica wikitesto]

Da 1994 ad oggi, molte critiche sono state indirizzate a Berlusconi per mezzo stampa e tutto ciò è stato spesso interpretato dai sostenitori di Berlusconi come testimonianza di "una continua campagna di stampa avversa".

Per quanto riguarda la stampa estera, è degna di menzione la lunga campagna antiberlusconiana della testata finanziaria inglese Economist che pubblicò, il 18 luglio 1998, l'editoriale The Berlusconi problem nel quale veniva sostenuta la tesi che l'Italia è un Paese «dove non c'è una democrazia normale». Lo stesso giornale, dopo altri interventi critici e in vista delle elezioni politiche, il 26 aprile 2001 pubblicò un secondo editoriale intitolato An Italian Story - Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy nel quale si sosteneva che «Berlusconi non è adatto a reggere il governo di alcun Paese, tantomeno quello di una delle democrazie più ricche del mondo» in quanto inquisito per «riciclaggio di denaro, complicità in omicidio, legami con la mafia, evasione fiscale e corruzione di politici, giudici e Guardia di Finanza».[12] A due anni dalle elezioni, il 30 giugno 2003, l'Economist chiamò nuovamente in causa Berlusconi con l'editoriale Dear Mr Berlusconi... Our challenge to Italy prime minister, nel quale il direttore Bill Emmott intimava "Le scrivo per porle delle domande, le cui risposte, credo, l'opinione pubblica ha il diritto di ascoltare. Dal momento che questo non è più possibile nei tribunali italiani, queste domande devono essere poste in pubblico e ad esse si deve rispondere in pubblico".[13] Il 5 novembre 2011 il Financial Times pubblicò un editoriale intitolato In the name of God and Italy, go! (In nome di Dio e dell'Italia, vattene!). Il quotidiano rimproverò il premier di aver minimizzato la crisi economica e, pertanto, ne chiedeva le dimissioni.[14] Il Time magazine, lo stesso mese, dedicò la propria copertina dell'edizione europea al politico italiano intitolando The man behind the world's moste dangerous economy (l'uomo che sta dietro alla più pericolosa economia del mondo).[15] Nel medesimo numero, compare un servizio redatto da Rana Foroohar in cui la giornalista sostiene come Berlusconi abbia messo in pericolo, attraverso la sua politica, l'intera Unione Europea.[16]

L'antiberlusconismo nel mondo dello spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

L'antiberlusconismo nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

In campo cinematografico, il primo film a trattare l'antiberlusconismo, in chiave comica, è la commedia Selvaggi del 1995, diretta da Carlo Vanzina, nella quale il vetero-comunista Nardone, interpretato da Antonello Fassari, viene mostrato come affetto da un antiberlusconismo viscerale che sfiora la paranoia.

Le manifestazioni di piazza contro Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle manifestazioni di piazza e alle pubbliche iniziative contro i vari governi italiani di centrodestra, si sono svolte due manifestazioni specificamente rivolte contro Silvio Berlusconi.

Il No Cav Day[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi No Berlusconi Day#Il precedente del No Cav Day.

La prima manifestazione, intitolata "No Cav Day", con il significato "Giorno per dire No al Cavaliere", è stata organizzata dalla rivista MicroMega, con l'adesione del girotondismo, dell'Italia dei Valori e di alcuni parlamentari del Partito Democratico ed ha avuto luogo in Piazza Navona, l'8 luglio 2008, con la partecipazione circa 15.000 persone, secondo i dati forniti dalla questura di Roma[17].

Il No Berlusconi Day[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi No Berlusconi Day.

Il "No Berlusconi Day" o "No B Day" è stato organizzato da Il Popolo Viola autoconvocatosi tramite Facebook e si è tenuto il 5 dicembre 2009 a Roma, in piazza San Giovanni in Laterano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Umberto Eco: Berlusconi ritornerà, affaritaliani.it, 28 novembre 2011
  2. ^ Treccani - Neologismi [1]
  3. ^ Giovanni Adamo, Valeria Della Valle, Neologismi quotidiani: un dizionario a cavallo del millennio, 1998-2003, Olschki, Firenze, 2003
  4. ^ Ugo Volli, Le speranze di Riondino, La Repubblica, 13 luglio 1994: David Riondino parla di "antiberlusconismo" come "concetto di base della sinistra" già nel luglio 1994 [2]
  5. ^ Francesco Verderami, Il segnale di Bertinotti che vale anche per i Ds, Corriere della Sera, 1º agosto 2003
  6. ^ Francesco Verderami, Tutti i petali di Silvio, Corriere della Sera, 3 agosto 2006
  7. ^ Luca Telese, Sergio Cofferati: Antiberlusconismo? Non è una parolaccia, Il Fatto Quotidiano, 10 dicembre 2009
  8. ^ Cronologia dell'AntiBerlusconismo
  9. ^ Ernesto Galli Della Loggia, La caduta del Centrosinistra - Alle origini del fallimento, Corriere della Sera, 27 gennaio 2008
  10. ^ Gian Antonio Stella, Tormenti e poi tradimenti - La legislatura dei tre cilici, Corriere della Sera, 5 febbraio 2008
  11. ^ Angelo Panebianco, Il dialogo e le invettive, Corriere della Sera, 6 febbraio 2008
  12. ^ Enrico Caiano, Berlusconi, l' atto d' accusa dell' «Economist», Corriere della Sera, 27 aprile 2001, pag.9[3]
  13. ^ Gianluca Luzi, Politica, affari e processi - l'Economist sfida Berlusconi , La Repubblica, 1º agosto 2003 [4]
  14. ^ www.rainews24.it
  15. ^ www.time.com
  16. ^ www.repubblica.it
  17. ^ In migliaia per il "No Cav day", La Repubblica, 08-07-2008. URL consultato il 16-12-2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]